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Voci dal dibattito intra-generazionale tra femministe: l'intervento di Rete sui generis

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Cara Lorena, care tutte, le vostre parole sono risuonate forti e chiare nelle nostre teste e hanno trovato immediato riscontro: il tempo che passa e la necessità di fare fronte tutti i giorni alle cose da fare, lavorare gratis o quasi nell'ambito della ricerca, o aver abbandonato la ricerca e fare un altro lavoro per mangiare e sopravvivere e poi anche far fronte a tutto il resto, imprevisti, impegni politici o di altro genere, vita privata.

Anche per questo la nostra risposta giunge in ritardo. Ma la lettera di Lorena e delle altre che le hanno risposto sono state un'occasione per tentare un contatto nuovo tra noi, più strutturato e politico, noi che siamo un gruppo composito amiche - conoscenti di 30-40enni e di queste cose parlavamo, ma più che altro per cenni e allusioni.

Le vostre parole hanno fatto nascere la speranza di un inizio, la nascita di quel senso di condivisione e di riconoscimento reciproco che ci permetterebbe di avere una parola politica autorevole e riconosciuta.

Siamo d'accordo con Antonella Perticone che sia necessario per la nostra sopravvivenza generazionale e per quella del femminismo in questo paese un incontro e un confronto fra noi, e aggiungiamo: fra noi e basta. Ci piacerebbe assumere un sano separatismo di genere e generazione che desse vita a un movimento di opinione, un movimento politico femminista che non avesse paura a dirsi e a farsi collettivo.

Il problema della nostra generazione è l'individualismo, che si traduce per alcune nel puntare tutto sulla carriera (salvo poi scontare l'isolamento, in un contesto sociale e politico disarticolato) e per altre in un senso di sconfitta, nel sottrarsi a ogni tentativo di affermazione in un mondo di lupi. Eppure noi siamo una risorsa, siamo una forza, siamo il momento di cucitura tra le generazioni che non si conoscono: noi conosciamo le cosiddette madri ma conosciamo anche le nipoti, le giovanissime che sono molto più consapevoli di quanto si creda ma soprattutto hanno dalla loro parte il senso dell'aspetto materiale che noi, ubriacate dalle nostre predecessore abbiamo, come generazione dimenticato o mai vissuto.

Noi abbiamo molte cose indispensabili da dire sul precariato e sulle sue devastanti implicazioni politiche, economiche, riproduttive, culturali, psichiatriche, ma anche su come si è trasformato il mondo con le nuove guerre, sul funzionamento e la fruizione dei media, sull'impatto delle nuove leggi sulla riproduzione, ovvero su come si struttura il patriarcato qui e ora. La nostra debolezza, unica ma grande, è la enorme difficoltà con la quale riusciamo a immaginarci come soggetto politico collettivo, e la conseguente lentezza con la quale ci muoviamo in quella direzione.

In noi è maturata una diffidenza verso il femminismo italiano e il pensiero della differenza? No, non crediamo che sia questo, crediamo che il pensiero libero e critico del femminismo ci abbia permesso di sviluppare gli anticorpi per difenderci dal pensiero unico e il pensiero della differenza nella sua articolazione italiana, e non il pensiero della differenza tout court, è stato il pensiero unico del femminismo italiano almeno dagli anni '80. Crediamo che una transizione sia in atto, che sia necessaria, e che questo debba passare per una nostra presa di parola teorica. Solo così potremo dimostrare la buona fede delle nostre intenzioni che non sono assolutamente impulsi matricidi.

Anzi, vorremmo ricordare che, dopo il primo periodo, il femminismo italiano ha spesso preso l'esempio storico delle emancipazioniste come termine di confronto negativo, come se costoro non fossero degne di essere considerate femministe e come se il "vero" femminismo consistesse nel fare e dire il contrario di quanto avevano o detto e fatto le nostre nonne. L'interpretazione da parte delle figlie matricide di allora verso le madri è stata ingrata, infelice, ogni epoca ha il suo femminismo, ogni femminismo è un pensiero vivo, teorico e politico, fatto da donne situate in un determinato momento storico.

Saremo felici di rispondere a ogni proposta di incontro e di contatto.
Noi ci siamo.

Rete Sui generis:
Monia Andreani, Emma Schiavon, Eleonora Missana, Lucia Morra, Piera Vaglio Giors, Gabriella Rossi, Francesca Palazzi Arduini, Emanuela Barberio.

Ci piacerebbe se qualcuna rispondesse al nostro indirizzo:
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file wordScarica la lettera di Lorena Melchiorre, ‘Impulsi matricidi’ (file word), pubblicata su Via Dogana n. 75.

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