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Il MercatoDiverso fa la differenza. Donne nell’altra economia

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Questo il titolo del seminario che si è tenuto sabato 10 giugno a Bologna, all’interno della seconda edizione di “MercatoDiverso”, fiera dell’economia solidale organizzata presso la sede del Quartiere San Vitale di Vicolo Bolognetti dalle numerose associazioni promotrici delle giornate dell’economia alternativa.

“Il seminario”, spiega Fernanda Minuz dell’Associazione Orlando “nasce dall’esigenza di mettere a confronto le visioni e le pratiche del femminismo con le ragioni dell’economia solidale”. Molto hanno in comune infatti, i temi della riflessione femminista e la ricerca di alternative all’economia tradizionale, nella quale è entrato in crisi il paradigma emancipazione- lavoro-diritti.

Per questo confronto sono rilevanti tre filoni di riflessione delle donne, a partire dagli anni '80, ha sottolineato Paola Zappaterra: da un lato la riflessione, a ridosso dei fatti di Chernobyl, sulla coscienza del limite e l’etica della responsabilità nei percorsi della scienza e della conoscenza, dall’altro il filone cosiddetto dell’”economia politica della differenza sessuale”, che puntava a mettere in luce come alla base dell’accumulazione capitalistica vi fosse il lavoro non pagato svolto dalle donne; infine il pensiero delle ecologiste femministe, che hanno rilevato come nelle interrelazioni tra uomini e donne vi fossero forme di scambio non riducibili alla logica del profitto, ma ad altri termini come il dono la cura di sé, dell’altro, ed anche dell’ambiente circostante.

Non è un caso allora, che siano molte le donne impegnate nell’impresa sociale, seppure anche in questo settore esse siano poco visibili, e l’occupazione femminile si caratterizzi per debolezza e precarietà, riprende Fernanda Minuz. Altro elemento comune tra femminismo ed economia alternativa è l’azione a difesa dei beni comuni e la costruzione di progetti alternativi di vita, che passano per la messa in campo di pratiche politiche alternative, segnando la presenza nella sfera pubblica attraverso l’autorganizzazione della società civile.

“Oggi non siamo più di fronte alla scelta tra le ragioni del progresso per esigenze di giustizia, e la salvaguardia ambientale”, continua Zappaterra, “ma ci troviamo in una vera e propria emergenza-pianeta, un pianeta che non sopporta più l’economia e lo sviluppo attuali, e in cui le risorse naturali, dai combustibili fossili, all’acqua, all’aria sono in esaurimento”. Complicità, anche di quella minoranza di donne che prova a lavorare nella criticità e nel conflitto verso il sistema, il patriarcato, e l’economia attuale, si è interrogata invece Monica Lanfranco direttora della rivista Marea, e sugli strumenti per interrompere questa complicità e realizzare i principi dell’altr’economia, al centro anche delle riflessioni delle tante femministe che parteciparono al Convegno “Punto G8”, che precedette le giornate di Genova 2001.

Pur nella consapevolezza della difficoltà e della solitudine nella lotta contro una globalizzazione che ammala e violenta, foriera non solo del mercato unico ma anche del pensiero unico. Ma le donne non possono rinunciare, secondo Lanfranco, ad operare delle scelte, parlando di limite e ponendo il paradigma della riproduzione al di sopra di quello della produzione; ripartendo cioè da quei concetti del femminismo degli albori, che sono stati per lungo tempo dimenticati anche da una parte del femminismo e che hanno contaminato poco i movimenti, per quanto secondo l’autrice la culla teorica del pensiero antiliberista si debba far risalire alle riflessioni di Vandana Shiva, femminista donna, scienziata, indiana, che a metà degli anni ’80 ebbe il coraggio di denunciare nel suo paese la distruzione dell’economia della senape, bene primario per l’economia indiana, schiacciata dall’industria della soia transgenica, imposta dalle multinazionali statunitensi.

“Bisogna inoltre cominciare a ragionare seriamente” continua Lanfranco “sul rapporto sogno/bisogno, posto che nella nostra società la maggioranza dei consumi sono indotti, e scambiati per bisogni”. Strumento utile in questa direzione, ancora secondo Lanfranco, è rappresentato dal mandato con cui si investono le donne che stanno all’interno delle vecchie istituzioni, soprattutto nelle amministrazioni locali, posto che, come ha confermato Pamela Meier, Assessora alle Attività produttive della Provincia di Bologna, è più facile a questi livelli la messa in essere di azioni concrete, che restituiscano alle cittadine e ai cittadini il mandato ricevuto, e che rispondano altresì all’esigenza delle donne delle istituzioni di interagire con i soggetti destinatari delle loro politiche, attraverso il dialogo e il confronto.

(Delt@) Cristina Karadole

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