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La Lezione magistrale di Luisa Muraro: Che cosa è capitato con il femminismo?

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Venerdi 13 maggio, l’Auditorium di Roma, in occasione del Festival della Filosofia, ha ospitato la “lezione magistrale” di Luisa Muraro. Una platea affollata e soprattutto inaspettata, visto che in seguito alle pressanti richieste delle molte e molti rimasti fuori dalla porta, alla fine è stato necessario chiedere alla filosofa di replicare la sua lezione magistrale.

Luisa Muraro“In primo luogo - sostiene Muraro - una spaccatura teoretica generata, a suo parere, dall’incomprensione e da una cattiva interpretazione del pensiero della differenza sessuale, teorizzato soprattutto dalla filosofa Lucy Irigaray e a cui hanno fornito un contributo anche le elaborazioni teoriche prodotte in Italia da parte di molte filosofe, tra cui quelle appartenenti alla “Libreria di Milano” e al gruppo della comunità filosofica di Verona “Diotima”.

“Non ci si capisce più” - ha ironizzato Luisa Muraro - con la spiacevole conseguenza che le filosofe europee leggono molto di più i testi delle americane di quanto facciano loro nei nostri riguardi.
Orientarsi tra la griglia tematica in cui si annoda il dibattito contemporaneo sul femminismo, è un compito difficile anche per gli/le specialisti/e, se si considera che lo stesso femminismo italiano è insidiato da contrasti e divergenze.

Per tale motivo, è opportuno oramai parlare di "femminismi". Un punto d’incontro e di partenza comune tra le varie espressioni oggi affaciatesi vi è stato. Il femminismo radicale sorto negli Stati Uniti alla fine degli anni '60 e innervatosi nei movimenti di liberazione europei ha dato voce ad un ordine simbolico lasciato in ombra dal linguaggio e dalla cultura patriarcale. Secondo la filosofa, le ricerche americane sul “gender“ diversificate in studi etici, poltici e teorie eco-femministe, hanno racchiuso l’originalità del pensiero della differenza in una economia binaria dei sessi che ripropone i classici binomi maschi-femmina, cultura-natura e ragione-sentimento; una dualità che lo stesso femminismo della differenza ha cercato di superare ritenendolo una gabbia teorica e simbolica della soggettività femminile.

”In Italia, quello che vogliamo è che la cultura umanitaria regisitri donne e uomini come umanità e non consideri la donna un gruppo o una categoria. Per tale motivo ci siamo sempre rifiutate di istituire gli studi di genere nelle università; scelta, quest’ultima, che ci ha sempre costata l’accusa di avere un sistema retrogrado rispetto ad un avanzamento degli studi femministi di matrice anglo-americana” - ha sostenuto la filosofa.

Il pensiero della differerenza sessuale, nella riflessione di Muraro, è materialista, parte dalla differenza dei corpi e pone al centro un femminile che non è mai dato, ma è sempre apertura in divinire, ritenendo infondata l’accusa di essenzialismo che le teoriche del genere imputano soprattutto all’etica della differanza sessuale di Lucy Irigaray. Un punto di vista, quello di Muraro, condiviso anche dalla filosofa Rosi Braidotti che, nel suo recente libro ”In Metamorfosi”, legando il pensiero di Irigaray al post-stutturalismo di Deleuze, tenta di ridare autenticità al pensiero della differnza sessuale oscurato dalle teorie di genere.

La filosofia della differenza ha ereditato dal post-strutturalismo e dal decostruttivismo la metodologia. Irigary e molte pensatrici erano studiose e ricercatrici del persiero di Freud, Lacan e Foucault. In questo senso non hanno creato nulla di nuovo, se non aver agito quelle contraddizioni rilevate con la pratica dell’autocoscienza e aver vissuto quest’ultima come militanza. Foucault, è stato uno dei primi filosofi a svelare che i nostri corpi interiorizzano il potere. Il pensiero della differenza sessaule, sulla base di tali teorie ha liberato la soggettività femminile.

Il secondo momento della lezione, è stato dedicato al destino del femminismo. Per Muraro la seconda ondata del femminismo è giunta al termine, nel senso che le femministe hanno portato in luce il conflitto dei sessi e svelato l’ordine naturale che il patriarcato ha assunto nella storia e nella cultura. “Ma continuiamo a lasciare e a tenere ben fisse le pretese che lungo questa fase abbiamo rivendicato”.

Alla fine della lezione vi sono stati molti interventi da parte di studiosi, alcuni dei quali anche insidiosi, poiché vertevano sulla mancanza di mediazione che il femminismo della differenza sessuale pone con la politica istituzionale. Un atteggiamento, questo che porta spesso a non prendere posizioni, che a volte sono importanti e necessarie e che rischia, cosi come sostengono molte femministe, di immobilizzare l’azione politica e di insidiare i progetti di emancipazione delle donne.

(Delt@) Angela Ammirati

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