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Intervento di Donatella Massara nel dibattito su/tra le generazioni di femministe

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Sollecitata dalla lettera di Gioia Virgilio, Donatella Massara prosegue ed arricchisce il dibattito intra-intergenerazionale tra femministe.

Cara Gioia, Pinuccia mi ha sollecitato a leggere la tua lettera su Server Donne e così sono venuta a conoscenza del dibattito che la lettera di Lorena M. ha ottenuto.

Mi ha anche invitata a risponderti e così faccio ma non solo perché me l’ha suggerito Pinuccia anche perché la tua lettera mi è piaciuta molto, sostenuta così com’è di una esperienza diretta, quella alla scuola estiva, con donne - come dici - delle generazioni ‘giovani’. Uso il plurale perché ci sono le 40enni, le 30enni, le 2Oenni. Non sono generazioni però secondo me sono gruppi differenti di età.

Allora vedo che la tua proposta è parlare, parlarci come hai fatto. Benissimo. Anche se la lettera delle ragazze del master fa pensare che vogliano parlare soprattutto fra di loro. Ma che scemenza maschile. Non ne posso più di sentire reiterare questi luoghi comuni, questa saggezza adulta presa a prestito. Era Platone che aveva ammazzato il padre Parmenide per fare passare un pensiero che contemplasse non solo l’essere (parmenideo) ma anche il non essere (come è nella dialettica platonica).
Basta con le guerre anzitutto!!! che portano male e fanno perdere voti e consensi (come Blair dopo 10 anni di successi sta mostrando. Alle nuove elezioni il Labour ha perso la metà dei voti dei Tory)

Non sono d’accordo: non è vero che bisogna ammazzare qualcuno o qualcuna per avere successo nella vita!!

Lo dico non facendo finta di niente. Qui si dice le 50enni hanno condisceso a farci mettere in questa condizione di precariato. Lo confermo e mi prendo la colpa che però condivido: sono sempre stata una precaria stabile, adesso sono precaria, anzi, sono senza lavoro. Sono stata un’insegnante di filosofia e storia, vincitrice di concorso con tutto in regola, ho due master biennali, corsi di aggiornamento i cui attestati riempiono una cartella, scrivo, faccio un sito, conosco l’inglese, manovro i computer con professionalità, ho conoscenze di psicoanalisi, eppure MAI sono passata di ruolo, mai ho avuto un’apertura verso l’università o che altro ecceda la scuola e l’iter di chi entra nei posti di lavoro con i punteggi e i concorsi.

Tuttavia, come precaria non ho fatto abbastanza per combattere il precariato, è vero. Me la sono presa anch’io con le mie coetanee che erano entrate di ruolo, magari restando alle medie inferiori invece che passare ai licei dove insegnavo io (perché la filosofia si insegna solo lì e non ci ho mai rinunciato) Mi sono chiesta: ma cosa fanno per me queste? sono come il sindacato anche loro perché non si battono per me, per fare ruoli, per garantire assunzioni. Queste sono intellettuali neanche tanto aggiornate che se la studiano sì: la lingua, la sessuazione del linguaggio, il simbolico femminile, l’autorità materna, ma quando mai si dedicano a pensare a come assumere più insegnanti, a risolvere le situazioni come la mia? Figuriamoci: non ci hanno mai pensato, mai le ha sfiorate il problema; per loro è normale che la scuola sia piena di gente come me che va a tappare i buchi di gente come loro che chiede congedi, maternità, anni sabbatici, quelli pochi, pensioni, quelle molte, metà tempo e via dicendo. Il motto unificante è: il massimo di autorità con il minimo di potere. A furia di averne poco mi sono trovata a non averne più per niente.

Ma io che ho fatto per combattere e difendere il mio posto di lavoro? quasi niente. Non sai letteralmente che fare quando sei precaria, sola, ognuna con un problema diverso e con aspettative differenti. Però a scuola ho agito alla grande, con la piena libertà di insegnamento, ho portato programmi di studio che includevano le filosofe e la storia femminile, ho interrotto il normale rapporto strutturato frontalmente con lavori collettivi e seminariali, ho agito le relazioni femminili, potenziando le ragazze fino a rasentare provvedimenti disciplinari. Mi hanno anche sospeso per un anno. Per fortuna in una scuola dove non intendevo andare.

Non ho fatto molto per difendere sindacalmente me e le persone nelle mie stesse condizioni. Ho sperato che la situazione migliorasse come era sempre migliorata, che prima o poi mi assumessero. E invece no. Anche nella scuola sono arrivati tagli, mancate assunzioni, che vuole dire stipendi fermi alle precarie e ai precari mentre quelli in ruolo hanno gli aumenti, precariato vuole dire licenziabilità ferie non pagate se non attraverso la disoccupazione che viene poi tolta al monte pensione.
Così adesso mi arrangio, la pensione non me la danno, la scuola è cinque anni che ne sono fuori e ogni giorno faccio gli esercizi spirituali sull’argomento denaro, non sarà molto elevato come oggetto di pensiero però è concreto.

Alle giovani dico che le capisco anch’io se penso a quelle più ‘potenti’ (quelle in ruolo, quelle in posizione dirigenziale, quelle che lavorano in università) e che, negli anni scorsi, se la vedevano in complessi convegni sulla valutazione invece che sul precariato docente, se decido di affibbiare la colpa di tutto perché sono arrivate prima di me nella scuola (è così ho cominciato insegnare ai licei a 40 anni) so di non essere contenta e non ne sono innamorata.

Però mettendomi fra quelle che hanno prodotto la situazione odierna, pur condividendola dico:
ebbene sì ho preferito avere davanti al mio tavolo di lavoro i libri di Simone Weil e la Critica della Ragion Pura di Kant piuttosto che i conti della pensione. Dedicarmi con tutta me stessa a mettere insieme e dare il mio piccolissimo e infinitesimale contributo alla costruzione di una lingua delle donne, quella che le ragazze usano con tanta maestria e creatività propria, ho preferito fare la femminista a tempo pieno, dedicarmi all’elaborazione di simbolico femminile che è stata una grandissima fatica, alla difesa del posto di lavoro fisso; non ho tenuto insieme le cose, anzi le ho proprie aperte. E penso che su questa scia sia meglio continuare.

di Donatella Massara
Donne e conoscenza storica

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file wordScarica la lettera di Lorena Melchiorre, ‘Impulsi matricidi’ (file word), pubblicata su Via Dogana n. 75.

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