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Fiorenza Tarozzi - di Elda Guerra

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Martedì 18 luglio abbiamo salutato in tanti, alla Certosa di Bologna, Fiorenza Tarozzi.

Da pochi mesi era andata in congedo dall’Ateneo bolognese, dove per decenni aveva svolto la sua attività di ricerca ed era stata docente di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere. Aveva insegnato anche Storia delle donne e ricoperto incarichi di docenza nel Master di Studi di genere e politiche di pari opportunità e all’interno Master Gemma in Women’s and Gender Studies.

Moltissime le sue pubblicazioni dominate dalla passione per la storia sociale di uomini e donne: dal lavoro alle condizioni di salute, dall’alimentazione, al tempo libero. Ancora, sempre in una prospettiva di storia sociale, sono stati oggetto dei suoi studi le prime organizzazioni del movimento operaio, la nascita delle forme mutualistiche e di cooperazione – penso agli studi sulle casse di maternità –, le vicende del Risorgimento nazionale e locale, la guerra e l’opposizione a essa, la Resistenza e la storia della città di Bologna. Grande spazio ha avuto la storia delle donne, l’attenzione alle biografie, alla socialità, ai processi di emancipazione politica e, come lei sempre amava sottolineare, di emancipazione sociale.

Qui mi limito a ricordare Curare gli italiani (1990), Con la guerra nella memoria con Alberto Preti (1994), Donne guerra politica, cura con Dianella Gagliani, Elda Guerra, Laura Mariani (1994), Gli italiani e il tricolore, cura con Giorgio Vecchio (1999), Donne e cibo con Giuseppina Muzzarelli (2003) e tra gli ultimi lavori: Le italiane a Bologna, cura con Eloisa Betti (2013) e Dalle Società di mutuo soccorso alle conquiste del welfare state cura con Anna Salfi (2014).

Fiorenza ha avuto un suo modo di interpretare il “mestiere” di storica: amava fare progetti di ricerca condivisi, dissodare terreni nuovi, esplorare fonti e linguaggi diversi attraverso l’ideazione di mostre, di recital accompagnati da canzoni e musiche, di cicli in cui si intrecciavano storia, arte, letteratura. Si divertiva nel suo lavoro e questa attitudine si traduceva in una disposizione propositiva e in una generosità rare.

Lo sanno i tanti studenti e le tante studentesse che l’hanno incontrata, lo sappiamo noi che l’abbiamo avuta amica e compagna di studi ed imprese, lo sanno tutti coloro che l’ hanno vista impegnarsi in associazioni, comitati, fondazioni: dagli istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea, alla Presidenza del Comitato bolognese dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, alla Fondazione Argentina Bonetti Altobelli, al Centro di documentazione e alla Biblioteca italiana delle donne.

Ricordo l’ultimo impegno, poco prima del precipitare del male: la stesura del bando per l’assegnazione a giovani studiose/i del premio dedicato alla memoria di Vinka Kitarovic, partigiana e donna proveniente da terre di confine: un impegno vissuto in quel momento come parte di una quotidianità allegra e condivisa e che oggi, nei giorni del lutto, mi appare nella luce malinconica della perdita.

Elda Guerra

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