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Invito al dibattito a partire da una lettera sul n. 75 di Via Dogana: Impulsi matricidi

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Invito al confronto intra-intergenerazionale tra donne femministe dopo la pubblicazione della lettera di Lorena Melchiorre - Impulsi matricidi - pubblicata su Via Dogana n. 75.

“Carissime, vi scrivo prendendo spunto dalla lettera di una donna, Lorena Melchiorre (in allegato a fondo pagina, NdR), sugli ‘Impulsi matricidi’ della nuova generazione di donne femministe, pubblicata su Via Dogana n. 75.

La lettera parla dell’ostilità presunta o reale mostrata dalle trenta-quarantenni rispetto alle madri storiche del femminismo italiano e dei motivi che possono essere alla base di una presa di distanza o di rifiuto rispetto alle stesse. La lettera, prendendo a tema una delle ultime riunioni di via Dogana, nella quale è Ida Dominijanni a riscontrare una certa ostilità delle neo-femministe nei confronti delle donne che le hanno precedute, stimola la riflessione di Lorena Melchiorre, una delle cosiddette ‘giovani’ tirate in causa, ad affrontare in maniera critica e senza troppi giri di parole, in modo chiaro e diretto, alcuni nervi scoperti delle relazioni tra donne.

Il primo nodo è il confronto politico attuale così come si sta configurando in tutta la sua problematicità. Infatti, queste righe, poche ma significative, mettono in luce una condizione di insofferenza politica, oltre che di sofferenza vera e propria, legata a vari aspetti della precarietà di vita e di lavoro con cui noi giovani donne abbiamo a che fare, attraverso una riflessione lucida e appassionata di tutti quegli aspetti molteplici di disagio su cui si può provare a riflettere insieme.

È chiaro l’interrogativo che ci pone Lorena, domandarsi cosa scorre sotto il lembo di questo fiume che abbonda di delusioni e di frustrazioni, che si insinua in maniera sempre più radicale e profonda nelle diverse esistenze di ognuna di noi, stratificandosi in malesseri sempre meno ascoltati e sempre più indicibili. Io stessa mi rendo conto, di non trovare parole che definiscano il mio malessere, e di non poterle affrontare senza lo sguardo dell’altra che lo accoglie, lo fa anche suo, lo riconosce e mi riconosce in questo. Si tratta di una condizione di disagio che mette in crisi il mio e forse il nostro fare politica oggi, che richiede un ascolto di natura diversa, un’attenzione e una tensione all’altra più aderente, uno sforzo ulteriore, un passaggio di senso e di credibilità imprenscindibile per costruire di spazi di confronto autentici tra noi e altre donne.

L’intento di Lorena e il senso che lei ha voluto trasmettere, secondo la mia lettura personale, è di colpire il cuore di una questione delicata e scivolosa per le dinamiche forti e complesse, ma al tempo stesso concrete che scatena, partendo dall’assunzione di responsabilità di ognuna, che presuppone un posizionamento critico ulteriore, che denuncia uno stare delle cose e si appella alla necessità di una nuova presa di consapevolezza che parta veramente dalla messa in discussione di sé e dalla capacità di allargare lo sguardo oltre i propri privilegi, qualora fossero riconosciuti e sentiti come tali, storicizzandoli e contestualizzandoli in modo da creare, a partire da essi, una maniera di parlarci, di comunicarci e di ascoltarci diversamente.

Le lotte delle donne che mi hanno preceduta, sono per me uno strumento e uno sguardo fondamentale di visione sul mondo e su me stessa e un insegnamento prezioso per le scelte politiche che ho maturato, ma la solitudine che io vivo oggi nel fare politica e il senso di scollamento che avverto quando si parla di me indicandomi come una giovane donna che dovrebbe rappresentare altre giovani donne, che io stessa non conosco, che non ho modo di ascoltare, che non incontro nei luoghi della politica che frequento, non mi fanno capire dove sono e cosa sto facendo. Questo è motivo di confusione per me.

Quello che mi muove è la richiesta di un dialogo aperto, chiaro, per certi aspetti umile e attento ai cambiamenti che investono molte donne nel loro continuo ri-negoziare spazi e tempi di vita e di lavoro. Un dialogo veramente pensato come una pratica di costruzione politica, un dialogo non inquinato dalla mancanza di ascolto verso l’altra, o dalla non presa in carico dell’altra, ma propositivo a partire dalle differenze di ciascuna, che riguardino l’età, l’appartenenza politica, i percorsi e i vissuti individuali, o le scelte di vita singole, ma soprattutto le parole con cui ogni donna si sente di definirla tale e la vuole fare sua.

Leggendo queste righe, mi sono sentita sollevata e rinvigorita. Ho provato un sentimento di gratitudine perché una altra donna ha raccontato quello che viviamo ogni giorno senza la paura di rompere un equilibrio che è fatto più di perbenismi camuffati da politiche della differenza, piuttosto che di responsabilità precise che andrebbero verbalizzate e che dovremmo cominciare a nominare tutte, io da qui partirei...

Quello che vorrei proporvi è di provare a parlarci, provare a creare noi il terreno per questo dialogo differente, raccontarci affidandoci anche alla scrittura, prima ancora che alle parole che potremmo far circolare tra di noi, ai pensieri più semplici, più spontanei o alle riflessioni che ci agitano più in profondità, dandoci la possibilità di scambiarci le reciproche esperienze e di rifletterci insieme per tentare strade possibili di confronto, ma insieme. Solo da questo, credo, può nascere una parola differente che sia nostra. Una parola da risignificare con quello che siamo e che facciamo.

Da un primo confronto che può anche essere virtuale, sceglieremo poi insieme modalità e tempi, creiamo uno spazio fisico in cui far confluire quello che ci stimola e su cui potremmo avviare un gruppo di discussione. La Sede nazionale dell’Udi è a nostra disposizione, aspetto vostre considerazioni e proposte ulteriori per organizzarci”.

(Delt@) Antonella Petricone

file wordScarica la lettera di Lorena Melchiorre, ‘Impulsi matricidi’ (file word), pubblicata su Via Dogana n. 75.

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