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Perché fa meraviglia l'articolo di Simonetta Fiori?

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Un commento un po’ strano: sto “sbaraccando” un bel po’ di carte in vista di un trasloco e mentre cestinavo carte, ripensavo all’articolo di Simonetta Fiori su “Repubblica” di domenica. Per caso, stavo facendo piazza pulita di vecchie agende e mi è venuta voglia di citarvi i miei appunti. Poi capirete perché.

Sempre per caso l’anno è il 1984: vi passo alcuni flashes che riguardano le questioni delle donne. In febbraio il comitato regionale del Pci dovette essere riconvocato, perché alla prima tornata mancavano troppe persone: l’argomento era la “questione femminile” e le donne attaccarono perché sentivano che se non si andava incontro alle esigenze e ai modi delle masse femminili (allora si diceva così) il partito sarebbe arretrato. I maschi pensavano che il femminismo era finito e le donne erano “ridiventate ragionevoli”. A Venezia al comitato provinciale delle donne comuniste, una socialista dichiara: “ci sentiamo truffate di dieci anni di fiducia” e le più “cattive” accusano il vicesindaco di dire “le vostre lotte”, e di non capire che sono comuni ai due generi. A cena Lidia Menapace, che non è tenera con “i suoi” del Pdup, racconta che ha chiesto a Lucio Magri (un big di allora) come mai non si accorgeva che le donne sono ricacciate indietro: “beh, tutti sanno che nelle crisi le minoranze sono penalizzate”.

A marzo c’è una grande manifestazione dei lavoratori. Lo slogan delle donne è splendido: “diverse come sempre, unite come sempre”. L’Unità non pubblica l’adesione delle donne comuniste. A maggio la capogruppo delle deputate del Pci propone di acquistare uno spazio sul giornale del partito “per vedere se ci pubblicano le notizie delle donne”( ma poi non se ne farà nulla). Alla fine del mese Susanna Agnelli viene nel mio studio per la questione dei figli di donne italiane sposate a uno straniero che, se porta i bambini nel suo paese a conoscere i nonni, può sottrarli per sempre alla madre: “al Ministero sono disposti a minimizzare tutto, ma io ho detto che ho una figlia che vive con un tedesco e che vuole un figlio. Non è possibile che lui se ne vada con il bambino di mia figlia e non si faccia più vedere”. E ricorda che quando era in Sudamerica, mentre suo marito poteva uscire dai paesi con tutti e sei i figli, lei non la lasciavano partire dall’Uruguay con uno solo, per quanto dicesse che a Buenos Aires erano attesi all’aereoporto dal marito ( e si chiamava Agnelli...).

In agosto grande scalpore perché in Francia era nato, con autorizzazione del tribunale, un bimbo da un vedova inseminata con lo sperma congelato del marito morto. Si trattava di una nuova figura giuridica: figlio certo di padre morto, che figlio sarà? Sempre nel mese di agosto, intervista allo Spiegel di Tina Anselmi: rivela che la P2 ha cercato di impedire la sua elezione, come è chiaro dall’uso del Gazzettino fatto da Gustavo Selva: il sindaco di Padova e Paola Gaiotti confermano. Vale la pena di citare l’Anselmi, presidente della Commissione sulla P2, perché nel 1982, alla mensa dei parlamentari (allora si mangiava con il vassoio in una sorta di tavola calda detta da noi parlamentari “da Nilde”- la Iotti era allora Presidente della Camera) mi disse: “come vorrei che in Commissione ci fossero due o tre donne, perché noi siamo più concrete e qualcosa tireremmo fuori; loro,invece, rispettano il gioco delle parti...va a finire che divento femminista”.

A settembre incontro Maria Eletta Martini, una democristiana di alto rango politico, che mi nega la firma a una dichiarazione di Natalia Ginzburg sul caso di uno messo in galera per terrorismo senza colpa perché “non conosce abbastanza il caso”, anche se, a mio avviso, la questione era di principio; intanto parliamo delle donne e del problema dell’inseminazione (allora detta) artificiale. Dico ridendo: “pensa il potere che abbiamo, potremmo predisporre armadi di sperma congelato, lasciar morire tutti i maschi e ricominciare da zero: peccato che noi donne siamo nonviolente...” e lei ( nella mia agenda c’è ripetuto: “proprio la Maria Eletta”): “però, a pensarci, sarebbe bello...”

Incomincia la discussione sulla legge contro la violenza sessuale: le tribune sono piene di donne (hanno avuto i “passi” da noi; Psi e radicali li hanno negati). Ho una discussione con un collega della Sinistra indipendente: vorrebbe intervenire prima di me a nome del gruppo e assicura che si mette nei panni delle donne. La relatrice è Angela Bottari, comunista: quando la Dc rifiuterà che la violenza sia reato contro la persona, si dimette paralizzando la Camera. Il presidente Napolitano la rimprovera severamente e cambierà idea solo quando si renderà conto che, all’uscita di Montecitorio, c’è una folla di donne che accoglie Anna come un’eroina e protesta a gran voce contro i democristiani, che finiscono per svicolare da un’altra parte.

Conclusione.
1984: c’erano i segni della crisi, ma tante donne erano disposte a impegnarsi a sostegno dei propri interessi e del bene del paese. Erano perfino, pur nella trasgressione, fedeli ai partiti.
2005: oltre vent’anni dopo le più giovani non conoscono più le ragioni della loro differenza in termini di diritti perché non vedono grandi effetti dimostrativi oltre le vaghe promesse. Non amano neppure tanto andare a votare...Le più grandi vedono quello che c’è e quello che manca e si demotivano.

Avevamo sempre detto che gli interessi delle donne giovano al paese intero, anche ai maschi: peccato che i maschi politici della Sinistra (qualunque sia e qualunque cosa debba significare) non si accorgano di essere masochisti... Volete vedere che a loro piace la Merkel?

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