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Dal di dentro - in risposta all'articolo di Annamaria Tagliavini

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Cara Annamaria, ho letto con molto interesse le tue riflessioni sulla morte di Silvia, l'ennesima donna uccisa dalle mani di un uomo e mi sono resa conto che c'è una linea di demarcazione netta tra i pensieri di chi tratta di violenza sulle donne dal di fuori, pur con cognizione di causa e grande sensibilità, e quelli di chi invece i segni della violenza li ha portati sul fisico e continua a portarli nell'animo.

La sconfitta, di Annamaria Tagliavini

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Ci sono eventi dinanzi ai quali ciascuno di noi avverte un profondo senso di sconfitta. È ciò che ho provato stamattina leggendo le parole lucide, consapevoli, ma insieme rassegnate e oramai del tutto inutili, scritte da Silvia Caramazza nel suo blog, dal titolo emblematico «Latte versato».

Come e quanto le donne sono complici dello stesso incubo di cui sono vittime? di Lea Melandri

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La violenza contro le donne in ambito domestico sembra aver subìto la sorte di tutti i grandi «rimossi» della storia: comportamenti umani considerati a lungo «naturali» e per questo destinati a diventare invisibili che vengono improvvisamente allo scoperto, tra lo stupore e l’incredulità. È stato così per la sessualità femminile, identificata a lungo con la procreazione, e per la divisione sessuale del lavoro, regolata sulla base dei ruoli complementari dell’uomo e della donna.

Paestum 2013 :: elementi sul contesto dell’incontro del 22 giugno a Bologna - di Raffaella Lamberti

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Care Tutte, con tempi che non sono da blog, ma miglioreranno, fornisco elementi sul contesto dell’incontro del 22 giugno a Bologna. Eravamo circa sessanta, mentre l’attesa era di essere la metà come nell’incontro in vista di Paestum 2012; le città presenti erano una quindicina – Bologna, Firenze, Lecce, Mantova, Milano, Napoli, Padova, Parma, Paestum, Ravenna, Reggio Emilia, Roma, Torino, Verona - .

La buona informazione contro il sessismo: le giornaliste di Giulia ci mettono la faccia - di Monica Lanfranco

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Senza finanziamenti, solo con lavoro fatto online, a furia di brainstorming effettuati da casa alle ore più strane, da donne che cercano di fare un mestiere spesso poco (o nulla) pagato e non sempre gratificante, ma che è centrale nella formazione dell’opinione pubblica e quindi anche degli stereotipi di genere: è così che è nato lo spot Io me ne curo, e tu?