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Paestum 2013 :: Adesioni - perché ci sarò di Lea Melandri

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Care amiche, pensavo che i due report dell'incontro di Bologna fossero tali da chiarire che la decisione di un Paestum 2013 è stata condivisa dalle presenti (una settantina circa, di città, generazioni, gruppi e associazioni diverse) sulla base del significato nuovo che gli si voleva dare, perchè non fosse una replica del precedente: cioè il fatto che fossero le "femministe storiche di generazioni diverse" - come le ha chiamate qualcuna per evitare la contrapposizione giovani e anziane - a promuoverlo, scrivere la lettera invito, indicare temi e modalità di lavoro più vicini ai loro interessi, alle loro esperienze.

Per non lasciare indietro un solo nome di donna di questa infinita strage - di Giancarla Codrignani

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L’ultima, in ordine di tempo (precisazione d’obbligo visto il drammatico susseguirsi degli eventi), si chiamava Rosi, aveva 25 anni ed era madre di un bimbetto di due. Anni di denunce e scappare da casa non sono bastati per salvarle la vita: l’ex compagno l’ha uccisa davanti al loro bambino, rimasto a vegliarla fino all’arrivo dei nonni.

Dal di dentro - in risposta all'articolo di Annamaria Tagliavini

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Cara Annamaria, ho letto con molto interesse le tue riflessioni sulla morte di Silvia, l'ennesima donna uccisa dalle mani di un uomo e mi sono resa conto che c'è una linea di demarcazione netta tra i pensieri di chi tratta di violenza sulle donne dal di fuori, pur con cognizione di causa e grande sensibilità, e quelli di chi invece i segni della violenza li ha portati sul fisico e continua a portarli nell'animo.

La sconfitta, di Annamaria Tagliavini

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Ci sono eventi dinanzi ai quali ciascuno di noi avverte un profondo senso di sconfitta. È ciò che ho provato stamattina leggendo le parole lucide, consapevoli, ma insieme rassegnate e oramai del tutto inutili, scritte da Silvia Caramazza nel suo blog, dal titolo emblematico «Latte versato».

Come e quanto le donne sono complici dello stesso incubo di cui sono vittime? di Lea Melandri

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La violenza contro le donne in ambito domestico sembra aver subìto la sorte di tutti i grandi «rimossi» della storia: comportamenti umani considerati a lungo «naturali» e per questo destinati a diventare invisibili che vengono improvvisamente allo scoperto, tra lo stupore e l’incredulità. È stato così per la sessualità femminile, identificata a lungo con la procreazione, e per la divisione sessuale del lavoro, regolata sulla base dei ruoli complementari dell’uomo e della donna.