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L'8 marzo a Bologna noi scioperiamo!

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L'8 marzo a Bologna noi scioperiamo!

L'8 marzo in più di 70 paesi nel mondo le donne scioperano contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere, per denunciare che la violenza è strutturale e ribadire che il cambiamento sociale per sconfiggerla deve essere complessivo e radicale.

In Italia la mobilitazione verso lo sciopero è partita con una nuova grande manifestazione, indetta da Non Una di Meno lo scorso 25 novembre 2017 a Roma, in cui più di 100.000 donne hanno attraversato le piazze e le strade della città per rivendicare la libertà di decidere del proprio corpo e della propria vita e per presentare il Piano Femminista Anti-violenza. scritto in un anno di lavoro da migliaia di donne da tutta Italia

Il Piano Femminista si pone come principali obiettivi: la piena autonomia dei centri antiviolenza, l'educazione alle differenze di genere in ogni ordine e grado formativo, la trasformazione radicale dell'immaginario mediatico, un reddito di autodeterminazione, un welfare basato sull'individuo e non sulla famiglia, la libertà di movimento delle/dei migranti, l'abolizione dell'obiezione di coscienza all'IVG, il ruolo politico dei consultori e la loro apertura ai bisogni e ai desideri delle donne e delle soggettività LGBTQ.

L'Associazione Orlando sostiene fortemente questo percorso a livello locale, nazionale e internazionale, perché crede sia urgente una forte mobilitazione femminista capace di mettere in discussione le fondamenta di un sistema economico e sociale ancora incentrato sul ruolo dominante del maschio eterosessuale bianco e, soprattutto, capace di costruire nuovi immaginari sociali e culturali, a partire dal garantire una reale libertà riproduttiva, sessuale e affettiva di tutti i corpi.

Da sempre l'Associazione Orlando ha lavorato molto e ha promosso numerose iniziative sull'autodeterminazione nel campo della salute (libertà di scelta, accesso all’aborto, diritti alla non riproduzione), sulla critica al neoliberismo e sulla crisi del lavoro e del welfare, sulle relazioni internazionali con donne in luoghi di guerra e di conflitti, sulla modalità concrete di supportare le donne migranti sul territorio.

L'Associazione Orlando partecipa allo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, e invita a interrompere la quotidianità caratterizzata dal lavoro sempre meno tutelato e sempre più precario, a sospendere tutte le attività di cura e riappropriarsi dei propri spazi e tempi di vita.

Rilancia gli appuntamenti della mattina alle 9.00 in Piazza Maggiore e del corteo pomeridiano alle 18.00 in Piazza Nettuno.

#noiscioperiamo
#wetoogether
#nonunadimeno

Solidarietà ad Asmae Belfakir per la libertà di scelta e di azione delle donne

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L'associazione Orlando si unisce alla Comunità Islamica Bolognese nell'esprimere piena solidarietà ad Asmae Belfakir, praticante avvocata dell'ufficio legale dell'Università di Modena e Reggio, allontanata da un'aula di tribunale a causa del suo rifiuto di togliersi il velo in seguito alla decisione del giudice, Giancarlo Muzzarelli, presidente della seconda sezione del TAR.

Orlando, attraverso il Centro delle Donne di Bologna,la Biblioteca Italiana delle Donne e l'Archivio storico delle donne, è impegnata da più di trentanni nella pratica di conoscenza e scambi tra donne con provenienze, culture, tradizioni e religioni diverse. Per questo motivo, ritiene che questa azione sia fortemente lesiva della libertà di scelta delle donne. Tanto più in questo tempo storico in cui si impone la necessità di un dialogo intereligioso e interculturale per garantire una convivenza pacifica all'interno della nostra società in continuo cambiamento. Come parte della rete cittadina attiva nel progetto dell'Istituzione per l'inclusione sociale e comunitaria Don Paolo Serra Zanetti, "Per un dialogo interreligioso e interculturale", che promuove la libertà e il rispetto dei diritti delle donne nelle varie religioni, Orlando non può non sentire questa azione come l'ennesima manifestazione di una pericolosa islamofobia e come una provocazione di divisioni tra le comunità che vivono nella nostra città.

Orlando ribadisce con forza che non debba esistere un'unica modalità di emancipazione e che debba essere in ogni caso rispettata la libertà di scelta e di azione delle donne.

Via dalla violenza. La Casa delle donne di Bologna apre una nuova sede

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Via dalla violenza. La Casa delle donne di Bologna apre una nuova sede

Nell’ambito del progetto RADICE, finanziato dal Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, è stata aperta una sede distaccata della Casa delle donne ad Anzola dell’Emilia

Via dalla violenza - Casa delle donne di Anzola si trova presso il Comune di Anzola dell'Emilia, in via Grimandi, 1 ed è aperta nei seguenti orari:

lunedì 9-13
giovedì 9-13 e 14.30-17.30

Le attività prevedono l'ascolto telefonico e personale, supporto di gruppo, percorsi di protezione dalla violenza e attività di rete, oltre all'accesso a tutti gli altri servizi della Casa delle donne, come l'ospitalità, l'orientamento al lavoro,ecc. Viene garantita la gratuità e la tutela della privacy.

Contatti:
Tel. 393 8365333
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Quando si parla di diritti riproduttivi in Italia...

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"Quando si parla di diritti riproduttivi in Italia, il rispetto della legge è tutt'altro che ovvio. Si pensi che in Puglia 9 su 10 ginecologi si rifiutano di praticare aborti, anche se abortire è legale dal 1978. Le statistiche nazionali sono solo leggermente meno scioccanti: 7 su 10 ginecologi in Italia non eseguono interruzioni volontarie di gravidanza. (...) La legge 194 garantisce il diritto all'aborto ma al contempo si impegna a tutelare il valore sociale della maternità. (...) questa ambivalenza del testo di legge, unita alla scappatoia fornita dall'articolo 9 sull'obiezione di coscienza, si spiega con la necessità di mediare tra due posizioni inconciliabili già dalla fine degli anni Settanta: da un lato le rivendicazioni delle femministe, del Partito Radicale e del Movimento di Liberazione della Donna, dall'altro le invettive dei cattolici contro l'aborto".

Così si esprime il New York Times, in un articolo firmato Ilaria Maria la Sala, denunciando che in Italia l'aborto è di fatto un diritto "mancato" (www.nytimes.com/2017/11/13/opinion/abortion-italy-conscientious-objectors.html).

Ma non è solo il contesto medico-legale a preoccuparci. Il clima culturale non è migliorato, si pensi all'attacco neofondamentalista che il prete bolognese Pieri ha lanciato ad Emma Bonino, nota attivista per i diritti riproduttivi. Ancora dobbiamo ricordare che ogni donna ha il diritto a decidere del proprio corpo, ancora dobbiamo ribadire che rifiutiamo il controllo di governi e chiese sui nostri corpi.

Ad Emma Bonino va la nostra complicità, e proprio come ha fatto lei in occasione del suo arresto per procurato aborto nel 1975, uniamo le mani in alto per mimare il gesto femminista scandendo bene parole: l'utero è mio e lo gestisco io.

Ai preti come Pieri rispondiamo con la potenza della nostra intelligenza e della nostra ironia: come la ghianda non è quercia, l'embrione non è bambino...e nonostante la vostra volontà di controllo, a vincere sarà il nostro desiderio di autodeterminazione.

La Casa Internazionale delle Donne di Roma è di tutte

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La Casa Internazionale delle Donne di Roma è di tutte

A cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, quando si diceva via del Governo vecchio si diceva Casa Internazionale delle Donne. La casa era un simbolo, il suo nome era divenuto il nome dell'intera via, in essa si riconoscevano femministe e attiviste dei più svariati tipi, di diverse provenienze. Nel corso degli anni la Casa Internazionale delle Donne ha ospitato riviste fondamentali per gli sviluppi del pensiero femminista (Noi donne, DWF, Il paese Delle Donne), ma anche centri come il Virginia Wolf, diventando punto di riferimento culturale e intergenerazionale. Oggi, nella attuale sede di via della Lungara 19, si riuniscono decine e decine di associazioni di donne. Le attività, i servizi e gli eventi che ogni giorno vengono organizzati alla Casa non sono valutabili tout court in termini di denaro.

La ricchezza prodotta nella Casa è prima di tutto una ricchezza relazionale, affettiva, umana, patrimonio raro e che ogni amministrazione comunale dovrebbe tutelare e promuovere, mai attaccare. Con rabbia apprendiamo che la Casa è ora in pericolo, che Sindaca e Comune di Roma intimano un termine perentorio di pagamento di affitti pregressi, sospendendo il dialogo che da anni vi era tra la Casa e le istituzioni, pena lo sfratto entro trenta giorni.

L'associazione Orlando, che ha dato vita e gestisce il Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne della Città di Bologna- Archivio di storia delle donne, Biblioteca Italiana delle Donne, Server Donne, ha condiviso molti percorsi di studio, molte lotte, molti obiettivi con la Casa Internazionale delle Donne. Orlando, come la Casa, ha aperto tavoli di negoziazione, firmato convenzioni, mediato con le istituzioni, convinta che il presupposto per svolgere attività culturali-politiche volte al miglioramento delle condizioni di vita delle donne fosse la stabilità dei luoghi, la possibilità di durare nel tempo.

Desideriamo vivamente che la Casa Internazionale delle Donne continui a vivere e che tra le sue mura continuino ad alternarsi diverse generazioni, diversi generi e diverse genti. Ci uniamo a quel foltissimo coro che in queste ore chiede a Sindaca e Comune di Roma di ritirare il termine perentorio e riaprire il dialogo, riconoscendo il suo valore non solo per le donne di Roma, ma per tutto il movimento delle donne a livello nazionale e internazionale.

Associazione Orlando
Centro delle donne di Bologna
Biblioteca Italiana delle Donne
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