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Magazine

Il magazine del Server Donne ha l'obiettivo di pubblicare contenuti, fare informazione e produrre riflessioni in chiave sessuata per caratterizzare la presenza delle donne nei nuovi media e raccogliere/diffondere altre voci, altre visioni, altre idee. Non solo organo di informazione multimediale, ma vera e propria presenza "politica" con l'intento di creare un nuovo linguaggio di comunicazione con codici grafici e comunicativi specifici e personali.

Chiediamo il ritiro del ddl Pillon

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L’Associazione Orlando scenderà in piazza il 10 novembre per

 CHIEDERE IL RITIRO del DDL PILLON

 a fianco dei Centri Antiviolenza, del movimento Non una di meno, delle associazioni di donne e del terzo settore, delle associazioni professionali, delle organizzazioni sindacali,  comitati cittadini formatisi ad hoc e delle associazioni che si occupano di infanzia.

 Il disegno di legge Pillon, nostalgico della vecchia indissolubilità cattolica contenente le "Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità", renderà, se approvato, la separazione e l'affido estremamente complessi e costosi a causa dell'introduzione:

  • della mediazione obbligatoria a pagamento
  • dell’imposizione di tempi paritari e della doppia domiciliazione/residenza dei minori
  • del mantenimento diretto dei figli/e
  • della stesura di un rigido piano genitoriale
  • dell’introduzione del concetto di alienazione parentale

Saremo unite in tutta Italia nel chiedere il ritiro del Disegno di legge Pillon e degli altri 3 disegni di legge sulla stessa materia attualmente in discussione al Senato, per continuare a garantire la libertà reale delle donne di potersi separare, soprattutto dai partner violenti.

Ci ritroviamo a Bologna in Piazza Re Enzo alle 15.00

 

 

 

 

La lotta non è finita, riprendiamoci la (nostra) vita

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L'Associazione Orlando, che gestisce il Centro delle Donne di Bologna, intende esprimere pubblicamente tutto il suo sgomento e la sua massima allerta di fronte ai recenti fatti di Verona, Ferrara e alle ultime dichiarazioni di Papa Francesco in merito all'aborto.

Lo scorso 4 ottobre il Consiglio comunale di Verona ha approvato una mozione finalizzata a finanziare e a sostenere associazioni cattoliche che promuovono iniziative contro l'aborto. Il documento, presentato dalla Lega e sottoscritto dal sindaco Federico Sboarina, proclama "ufficialmente Verona città della vita". Dopo pochi giorni, a Ferrara il consigliere comunale di Fratelli d'Italia Alessandro Balboni ha sollecitato la giunta estense a "farsi promotori presso la Regione Emilia-Romagna di un progetto ad hoc che sia diretto all'aiuto delle donne in gravidanza che si trovano in stato di difficoltà" e di "proclamare Ferrara 'città che tutela gli indifesi'".

Ribadiamo la falsità delle affermazioni dei gruppi integralisti cattolici che si scagliano contro l'aborto come mezzo di limitazione delle nascite, e denunciamo l'attacco violento alla legge 194/78 attraverso l'obiezione di coscienza, che ha raggiunto ormai una media nazionale del 70% dei medici ginecologi.

Mentre, Papa Francesco in merito all'aborto ha dichiarato in settimana: "Non è giusto, è come affittare un sicario per risolvere un problema". Ci allarma fortemente un linguaggio dai toni così violenti e vicini ai gruppi cattolici più integralisti, che in varie parti del paese stanno saldando l'alleanza con l'estrema destra coniugando la visione "dio-patria-famiglia" con un profondo razzismo, sessismo e omo-lesbo-transfobia.

Riteniamo fondamentale creare reti ed allenze più ampie possibili affinchè vengano garantite ovunque: educazione sessuale e al genere nelle scuole, la contraccezione gratuita e i finanziamenti ai consultori pubblici.

Per questo, Orlando partecipa alla manifestazione del 13 ottobre a Verona convocata da Non Una di Meno.

Giù le mani dalla casa

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Giù le mani dalla casa

L'approvazione della mozione Guerrini, consigliera M5S, da parte dell'Assemblea Capitolina, che prepara la strada alla chiusura della Casa internazionale delle Donne, rappresenta un gravissimo attacco non solo nei confronti del movimento delle donne, ma nei riguardi di tutte le e gli abititanti della città.

La consigliera Guerrini ha parlato di fallimento del progetto della Casa e nel documento presentato è previsto l'impegno per la sindaca e la giunta a "riallineare e a promuovere il 'Progetto casa internazionale della donna' alle moderne esigenze dell'Amministrazione e della cittadinanza, attraverso la creazione di un centro di coordinamento gestito da Roma Capitale e prevedendo con appositi bandi, il coinvolgimento delle associazioni".

E' un'inaccettabile incapacità politica quella di non comprendere che la ricchezza prodotta dalla Casa è prima di tutto una ricchezza relazionale, affettiva, umana, patrimonio raro e che ogni amministrazione comunale avrebbe il compito di tutelare e promuovere, mai di attaccare.

Le attività, i servizi e gli eventi che ogni giorno vengono organizzati alla Casa non sono valutabili tout court in termini di denaro. Ammesso per un momento che debbano esserlo, il valore prodotto dalla Casa negli ultimi quaranta anni è chiaro a tutte noi che risulterebbe superiore al canone di affitto pregresso richiesto dall'amministrazione.

Inoltre, sostenere che un'amministrazione moderna è quella che offre un coordinamento a realtà autoorganizzate e che utilizza i bandi, strumento facilmente manipolabile, è un'affermazione che nasconde una volontà di controllo politico, che ci auguriamo vivamente non essere sinonimo di modernità.

L'Associazione Orlando, che ha dato vita e gestisce il Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne della Città di Bologna- Archivio di storia delle donne, Biblioteca Italiana delle Donne, ha condiviso molti percorsi di studio, molte lotte, molti obiettivi con la Casa Internazionale delle Donne.

Orlando ha aperto tavoli di negoziazione, firmato convenzioni e mediato con le istituzioni. In particolare il Comune di Bologna aveva compreso già all'inizio degli anni ottanta che l'efficacia di uno spazio delle donne a disposizione della città potesse essere garantita non dal coordinamento dell'amministrazione comunale, ma dalla gestione autonoma da parte di un'associazione femminista in convenzione.

Ci uniamo fortemente a quel foltissimo coro che in queste ore chiede a Sindaca e Comune di Roma di riaprire il dialogo, riconoscendo il valore della Casa Internazionale delle Donne non solo per le donne di Roma, ma per tutto il movimento delle donne a livello nazionale e internazionale.

Associazione Orlando
Centro delle donne di Bologna
Biblioteca Italiana delle Donne

Dialogo interculturale: il corso di lingua italiana (L2) a mamme straniere in collaborazione con Sopra i Ponti

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Dialogo interculturale: il corso di lingua italiana (L2) a mamme straniere in collaborazione con Sopra i Ponti

Nel 2108 l’Associazione Orlando ha presentato un progetto sul “Dialogo interreligioso e interculturale” insieme a Sopra i ponti, We are Iranian Women e la Casa di preghiera Santa Marcellina. Siamo consapevoli che per un processo dinamico bilaterale di adeguamento di immigrati e nativi è indispensabile l’acquisizione di conoscenze di storia e istituzioni della società ospitante, nonché lo scambio di esperienze culturali, tradizioni e religioni delle diverse comunità ospitate nel nostro paese. A tal fine nel 2018 tale acquisizione di conoscenze supererà i soli confini linguistici. Aspetto innovativo nell’insegnamento della lingua alle donne migranti risulterà la mediazione con momenti conoscitivi delle rispettive storie, tradizioni, religioni ponendo al centro esperienze vive e condivise della realtà cittadina in cui ci troviamo a vivere insieme.

Il progetto di incontro con donne straniere residenti a Bologna di prima generazione e donne richiedenti asilo è stato avviato da Febbraio 2018 in collaborazione con l’Associazione Sopra i Ponti e ha previsto interventi didattici con mamme accompagnate dai loro figli in età prescolare dislocati in tre luoghi: Castenaso, Pilastro e Centro Zonarelli su questi temi o scenari:
  1. L’organizzazione del governo delle città: il Comune;
  2. I matrimoni: riti civili e religiosi tra italiani, tra stranieri, e tra italiani e stranieri;
  3. La città di Bologna: storia e mappe della città;
  4. Le festività civili e religiose delle diverse comunità.
Ad incontri in classe (indoor lessons) si sono alternate uscite (outdoor lessons): per i primi temi un’uscita in Comune per conoscere il luogo e il funzionamento delle pratiche che in esso si svolgono (anagrafe, servizi sociali), per il secondo un’uscita per conoscere uno dei più significativi monumenti della città di Bologna (Complesso di Santo Stefano) e per visitare il Museo della Storia di Bologna, e per il terzo una festa con cucina multietnica presso in Centro Zonarelli. In questi incontri volti alla conoscenza della città e al funzionamento dell’amministrazione comunale ci siamo rese conto di quanto scarsa sia questa conoscenza da parte di donne che pur vivendo a Bologna da molti anni non sono mai state in Piazza Maggiore o in Piazza Santo Stefano.

La loro partecipazione a queste uscite ha dimostrato che c’è un forte interesse, direi quasi un bisogno, di conoscere la storia di Bologna e i suoi luoghi più significativi.

Rita Alicchio, Associazione Orlando

A quartant'anni dalla 194... rivendicare il diritto all'aborto e combattere il fascismo per l'autodeterminazione sessuale e riproduttiva

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A quartant'anni dalla 194...
rivendicare il diritto all'aborto e combattere il fascismo per l'autodeterminazione sessuale e riproduttiva


Angela Balzano per l' Associazione Orlando

Tornano – o purtroppo son sempre stati lì? – i fondamentalisti contro l’aborto: neo e/o vetero che siano, i “movimenti per la vita” (leggi: cristiani cattolici contro la libera scelta delle donne) e i fascisti convergono sull’attacco ai nostri diritti sessuali e riproduttivi. Compare un inquietante maxi-cartellone in via Gregorio VII, viene rimosso ma l’escalation continua: uno striscione contro l’aborto viene appeso all’esterno della Casa internazionale delle donne. Prima i cattolici, poi i fascisti: manifestazione di un paese che si trova a resistere contro forze politiche violentemente conservatrici. Il maxi-cartellone dei “pro-vita” fa propaganda ideologica, lo striscione di Forza Nuova aggiunge la minaccia squadrista ed esplicita i termini del conflitto. Non a caso i fascisti hanno affisso il loro terribile striscione sulla cancellata dalla Casa Internazionale delle donne, esplicitando il loro obiettivo: nella crociata contro l’aborto si installa un ancora più temibile attacco all’autodeterminazione delle donne, ai femminismi tutti. Non hanno scelto il Ministero della Salute, né un ospedale o un consultorio stavolta. Perché? Perché la loro ossessione non consiste solo nel combattere l’aborto legalizzato all’interno del sistema sanitario nazionale, la loro ossessione è la possibilità che le donne scelgano di non compiere alcun lavoro riproduttivo: quando dicono “la 194 è una strage di stato” i neofondamentalisti dicono “non voglio che tu sia libera, voglio che tu sia piegata all’ordine riproduttivo della nazione”.

Ancora peggio se analizziamo il maxi-cartellone dei Pro-vita, la cui strategia comunicativa rimuove completamente la presenza della donna che porta avanti la gravidanza. Non c’è alcuna donna, anzi, al suo posto ritroviamo dello spazio vuoto intorno al feto. E quanto mistificante è l’immagine di un feto così simile a un bambino già nato, che addirittura già “si succhia il pollice”? Quando i neofondamentalisti dicono “tu eri così a 11 settimane” stanno in realtà dicendo “le donne non esistono come soggettività autonome, esistono come incubatrici della specie (e sempre della Nazione)”.

Occorre quindi ricordarlo: nel 1975 con la sentenza 27 la C. Costituzionale ha abrogato l’art. del codice penale fascista che condannava l’aborto, affermando: «Non esiste equivalenza fra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona e la salvaguardia dell'embrione che persona deve ancora diventare».

Non si torna indietro, nessuno spazio concesso al dubbio: l’embrione non è una persona, come una ghianda non è una quercia (A defense of Abortion, J. J. Thomson).

Dobbiamo cogliere i nessi, è di cruciale importanza: dobbiamo rivendicare il diritto all’aborto, all’autodeterminazione sessuale e riproduttiva, perché dobbiamo ribadire la nostra piena autonomia soggettiva e collettiva. In questo paese i neofondamentalisti cattolici tessono pericolose alleanze con fascisti, razzisti e neoliberisti. Come se non bastasse, i “pro-vita” si affiancano ai “no-gender”, alla retorica della famiglia nucleare bianca e normalizzata: che le donne tornino tra ferri da stiro e culle ad aspettare gli uomini, che nessuno si attardi in sessualità non riproduttive, che scompaiano (almeno dai libri…) le soggettività LGBTQ e gli orientamenti non eterosessuali.

E le foto sui social di Elisa Isoardi che si fa ritrarre mentre stira le camicie di Salvini sono preoccupanti tanto quanto lo striscione di Forza Nuova e il cartello dei Pro-Vita, istantanee di forze politiche che vogliono condannarci all’immobilismo, confinarci in ruoli di genere asfissianti ed eteronormati. Perché questo è il paese con l’obiezione di coscienza al 70%, dove non si fa nulla in materia di salute e libertà sessuale nelle scuole, dove si multano fino a 10.000 euro le donne che abortiscono fuori dal pubblico. È il paese in cui il movimento per la vita è entrato in consultori e ospedali pubblici grazie allo stesso art. 2 della l. 194, istituendo i CAV, centri aiuto alla vita, in cui si svolgono progetti per convincere le donne a portare a termine la gravidanza (i Gemma, che consistono nel procurare un assegno mensile pari a 160 € al mese alla donna che decide di non abortire). Ancora, è questo il paese in cui nessuno spazio è accordato alla riproduzione non eterosessuale o fuori dal perimetro della famiglia, visto che la l. 40 ancora vieta l’accesso alle tecniche di fec. Ass. a lesbiche, gay e single. La riproduzione non è per tutt*, e la schizofrenia del sistema ormai è evidente, da ogni parte dispositivi biopolitici tentano di imbrigliare le nuove forme di vita: imporre alle eterosessuali la riproduzione rendendo oltremodo difficile abortire in modo libero-sicuro-gratuito, negare a gay, lesbiche e trans* di riprodursi quando ne avvertono il desiderio. Tutto ciò è insopportabile. Ad aggravare la situazione la totale assenza di un welfare basato sulla singola persona, che permetta l’autodeterminazione anche e soprattutto a livello materiale. E dulcis in fundo, è questo il paese del Fertility Plan che ci invita a “ritornare ad una crescita della popolazione, che garantisca il futuro riproduttivo del nostro Paese”.

Rispediamo l’invito, il ferro da stiro e la cucina al mittente. Solo NO, senza grazie. Perché noi R/ESISTIAMO. E non ci limitiamo a reagire agli attacchi in corso, rivendichiamo moltopiùdi194, rivendichiamo la pienezza del diritto all’autodeterminazione sessuale e riproduttiva: preti-obiettori-movimenti per la vita fuori da ospedali e consultori pubblici! Ru486 non in regime ospedaliero e fino a 63 giorni! Eliminazione dei sette giorni di riflessione! Contraccezione gratuita!

Abbiamo istanze che non siamo disposte a barattare (leggi: salute e libera scelta non si toccano!), desideri su cui non vogliamo concertare: il futuro non è la promessa aleatoria condensata nell’immagine di un bambino mai nato. La cura non esiste solo nel rapporto “mammà-bebè-papà”, non è la biologia a stabilire le geografie dei nostri affetti.

Il futuro è il nostro desiderio di vivere mondi in cui le forme di riproduzione non conformi alla norma eterosessuale e le scelte non riproduttive abbiano pieni spazi di esercizio e autonomia. Tremate! Tremate! Questo futuro è il presente che costruiamo ogni giorno nelle Case e nei Centri delle donne, nelle collettive e nelle consultorie, nei mille luoghi on e offline dei femminismi che non smetteremo mai di ri/creare e amare.

L'8 marzo a Bologna noi scioperiamo!

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L'8 marzo a Bologna noi scioperiamo!

L'8 marzo in più di 70 paesi nel mondo le donne scioperano contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere, per denunciare che la violenza è strutturale e ribadire che il cambiamento sociale per sconfiggerla deve essere complessivo e radicale.

In Italia la mobilitazione verso lo sciopero è partita con una nuova grande manifestazione, indetta da Non Una di Meno lo scorso 25 novembre 2017 a Roma, in cui più di 100.000 donne hanno attraversato le piazze e le strade della città per rivendicare la libertà di decidere del proprio corpo e della propria vita e per presentare il Piano Femminista Anti-violenza. scritto in un anno di lavoro da migliaia di donne da tutta Italia

Il Piano Femminista si pone come principali obiettivi: la piena autonomia dei centri antiviolenza, l'educazione alle differenze di genere in ogni ordine e grado formativo, la trasformazione radicale dell'immaginario mediatico, un reddito di autodeterminazione, un welfare basato sull'individuo e non sulla famiglia, la libertà di movimento delle/dei migranti, l'abolizione dell'obiezione di coscienza all'IVG, il ruolo politico dei consultori e la loro apertura ai bisogni e ai desideri delle donne e delle soggettività LGBTQ.

L'Associazione Orlando sostiene fortemente questo percorso a livello locale, nazionale e internazionale, perché crede sia urgente una forte mobilitazione femminista capace di mettere in discussione le fondamenta di un sistema economico e sociale ancora incentrato sul ruolo dominante del maschio eterosessuale bianco e, soprattutto, capace di costruire nuovi immaginari sociali e culturali, a partire dal garantire una reale libertà riproduttiva, sessuale e affettiva di tutti i corpi.

Da sempre l'Associazione Orlando ha lavorato molto e ha promosso numerose iniziative sull'autodeterminazione nel campo della salute (libertà di scelta, accesso all’aborto, diritti alla non riproduzione), sulla critica al neoliberismo e sulla crisi del lavoro e del welfare, sulle relazioni internazionali con donne in luoghi di guerra e di conflitti, sulla modalità concrete di supportare le donne migranti sul territorio.

L'Associazione Orlando partecipa allo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, e invita a interrompere la quotidianità caratterizzata dal lavoro sempre meno tutelato e sempre più precario, a sospendere tutte le attività di cura e riappropriarsi dei propri spazi e tempi di vita.

Rilancia gli appuntamenti della mattina alle 9.00 in Piazza Maggiore e del corteo pomeridiano alle 18.00 in Piazza Nettuno.

#noiscioperiamo
#wetoogether
#nonunadimeno

Solidarietà ad Asmae Belfakir per la libertà di scelta e di azione delle donne

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L'associazione Orlando si unisce alla Comunità Islamica Bolognese nell'esprimere piena solidarietà ad Asmae Belfakir, praticante avvocata dell'ufficio legale dell'Università di Modena e Reggio, allontanata da un'aula di tribunale a causa del suo rifiuto di togliersi il velo in seguito alla decisione del giudice, Giancarlo Muzzarelli, presidente della seconda sezione del TAR.

Orlando, attraverso il Centro delle Donne di Bologna,la Biblioteca Italiana delle Donne e l'Archivio storico delle donne, è impegnata da più di trentanni nella pratica di conoscenza e scambi tra donne con provenienze, culture, tradizioni e religioni diverse. Per questo motivo, ritiene che questa azione sia fortemente lesiva della libertà di scelta delle donne. Tanto più in questo tempo storico in cui si impone la necessità di un dialogo intereligioso e interculturale per garantire una convivenza pacifica all'interno della nostra società in continuo cambiamento. Come parte della rete cittadina attiva nel progetto dell'Istituzione per l'inclusione sociale e comunitaria Don Paolo Serra Zanetti, "Per un dialogo interreligioso e interculturale", che promuove la libertà e il rispetto dei diritti delle donne nelle varie religioni, Orlando non può non sentire questa azione come l'ennesima manifestazione di una pericolosa islamofobia e come una provocazione di divisioni tra le comunità che vivono nella nostra città.

Orlando ribadisce con forza che non debba esistere un'unica modalità di emancipazione e che debba essere in ogni caso rispettata la libertà di scelta e di azione delle donne.

Via dalla violenza. La Casa delle donne di Bologna apre una nuova sede

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Via dalla violenza. La Casa delle donne di Bologna apre una nuova sede

Nell’ambito del progetto RADICE, finanziato dal Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, è stata aperta una sede distaccata della Casa delle donne ad Anzola dell’Emilia

Via dalla violenza - Casa delle donne di Anzola si trova presso il Comune di Anzola dell'Emilia, in via Grimandi, 1 ed è aperta nei seguenti orari:

lunedì 9-13
giovedì 9-13 e 14.30-17.30

Le attività prevedono l'ascolto telefonico e personale, supporto di gruppo, percorsi di protezione dalla violenza e attività di rete, oltre all'accesso a tutti gli altri servizi della Casa delle donne, come l'ospitalità, l'orientamento al lavoro,ecc. Viene garantita la gratuità e la tutela della privacy.

Contatti:
Tel. 393 8365333
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