Presentazione
Il quaderno ungherese
Ed. Il Saggiatore, 2009
ANNE-MARIE GARAT

http://www.anne-marie-garat.com/
PRESENTAZIONE DI LILIANA RAMPELLO
Io sono molto felice di presentare Anne Marie Garat una grande scrittrice francese che ha alle sue spalle più di 15 romanzi molti dei quali premiati [a me piace sempre ricordare soprattutto le Prix Femina per Aden ] e che arriva in Italia con questo suo primo libro Il quaderno ungherese che è stato definito sostanzialmente dalla critica un incrocio tra un feuilleton e una spy story .
Io sono in parte d'accordo con questa definizione, ma non del tutto e cercherò di spiegarvi perché. Il feuiletton è un tipo di romanzo che è stato pubblicato in Francia (soprattutto nell'Ottocento), usciva a puntate sui giornali e aveva come suo principale obiettivo quello di tenere avvinto il lettore episodio per episodio in modo tale che la settimana seguente o il mese seguente quello stesso numero di lettori comprasse il giornale per sapere il seguito della storia. Questo tipo di romanzo ha infatti al suo centro soprattutto la trama: una trama piena di colpi di scena, che viene definita da CLIFFHANGER vale a dire talmente avvincente da tenere in sospeso il proprio lettore. Naturalmente, nella Francia dell'Ottocento, scriveva a episodi anche Balzac, anche se tutti noi sappiamo che in realtà il più importante dei feuilletons è stato I misteri di Parigi di Eugène Sue. Ma, Dickens stesso, in Inghilterra, scriveva a episodi, vale a dire scriveva i suoi romanzi, da Casa desolata a Il nostro comune amico ,sempre a episodi, quindi rincorrendo lui stesso la sua trama e soprattutto facendo correre il lettore che così aveva voglia di voltare la pagina per cercare il seguito. Dunque, il cuore della trama è un CUORE temporale, perché tutti noi quando leggiamo ci chiediamo – che cosa succederà dopo?- . E nel feuilleton classico i personaggi NON erano così importanti. Questo, infatti, è uno dei primi motivi per cui questo romanzo non può essere definito semplicemente un feuilleton , ma un vero e proprio grande romanzo! C'è una trama forte, piena di colpi di scena (infatti io non ve la racconterò perché dovete leggerla!), ma ci sono molti PERSONAGGI , e tutti disegnati con grande precisione e grande complessità (sia i protagonisti che i co-protagonisti, i co-primari; i personaggi secondari). Il tutto, nel testo della Garat, con una interessantissima inventiva combinatoria , per cui, ad esempio, la parte più strettamente a suspense , tipica del feuilleton , fa diventare questo romanzo anche un mistery , nel senso che si piega verso la soluzione di un enigma e la risoluzione di un mistero: al centro di questa trama, infatti, ci sarà un quaderno scritto in ungherese, quindi scritto in una in lingua sconosciuta ai personaggi che vivono in Francia e che sono per lo più francesi a parte, appunto, Gabrielle che è la protagonista. Gabrielle è orfana e nipote emigrata di una donna ungherese. Gli elementi che ho tracciato fanno semmai pensare a un romanzo popolare alto e dico alto perché la scrittura di questo romanzo è suntuosa, molto ricca, piena di riferimenti e citazioni che non imbarazzano mai il lettore. Tali rinvii letterari possono essere colti, e in questo caso, naturalmente, arricchiscono l'immaginazione ossia completano quello che noi non riusciamo a immaginare del testo. Ripeto: non vengono mai inseriti nel testo per pura esibizione o per fare capire che Garat ha una conoscenza della letteratura francese e europea sconfinata.
Dicevo dell' ATTENZIONE AI PERSONAGGI perché viene rilanciato un romanzo popolare; consapevole però che oggi il pubblico è cambiato e che lettori e lettrici sono più sofisticati, hanno attese diverse da quelle dell'Ottocento, non accetterebbero un romanzo con una soluzione iterata (che ci si può aspettare facilmente), quindi la complessità dell'insieme fa sì che non lo si possa semplicemente ridurre a quelli che sono gli schemi o gli stereotipi del romanzo a feuillton . E peraltro io penso che quel tipo di romanzo si è, semmai, letteralmente trasferito nella televisione: sono le telenovelas , le soap operas , i sequel . Cioè, è lì che incontriamo il romanzo pieno di stereotipi e che di fatto ci rassicura (perché finisce esattamente come noi pensiamo che debba finire una storia del genere), e non più nella scrittura. Ora, la scelta che ha fatto Mme Garat con questo romanzo è una scelta che incrocia, secondo me, un desiderio reale del lettore e un desiderio rinnovato e molto attuale di sentirsi raccontare una grande storia. Di recente rileggevo un'intervista che Anne Marie Garat ha rilasciato a Lire (una rivista francese) in un numero monografico dedicato a Marcel Proust in cui molti degli scrittori venivano interrogati sul perché stavano leggendo o stavano ri-leggendo la Récherche e la risposta di Marie Garat è un indizio molto prezioso: lei dice perché - stanca del NOUVEAU ROMAN , e quindi stanca di quel romanzo che si è sviluppato nella seconda metà 900 e che era un romanzo praticamente senza narratore, un romanzo che indagava se stesso, un meta romanzo – aveva avuto voglia di scrivere una grande storia, ed è quello che ci ha consegnato. Naturalmente , in questa grande storia la protagonista, Gabrielle Demachy , è un'orfana e ho detto “ naturalmente ” perché è vero che ci sono alcuni topoi che ricorrono in questo romanzo: se io dico che la protagonista è un'orfana, che farà come mestiere la governante, che avrà affidata alle sue cure una bambina orfana … credo che a moltissimi di noi venga in mente la Brönte quindi Jane Eyre , quindi c'è nella scrittura di Garat il ri-attraversamento di alcuni elementi archetipici e quasi da favola . Ma cos'è che cambia?! Cambia sostanzialmente il fatto che la sua protagonista non è come una giovane donna ottocentesca in attesa dell'amore per perdersi ; Gabrielle incontrerà l'amore in questo grande romanzo, MA ciò che le interessa, quello a cui lei è interessata è la ricerca di se stessa , una vera e propria quête (la chiama così la Garat stessa): la ricerca di se stessa e la scoperta di una verità. Una verità che la schioderà dal suo primo amore che era ancora un amore adolescenziale per il cugino con cui si era fidanzata e che era sparito in Birmania. Quindi, già l'ambientazione è immediatamente duplice : c'è l'Europa, anzi il cuore dell'Europa con la Francia, e poi c'è il Paese lontano, il Paese straniero, il Paese sconosciuto. Al centro, tra due mondi, c'è questo quaderno che è scritto in lingua straniera ed è indecifrabile . E qui arriva, a mio avviso, il primo grande elemento di attualità : vale a dire la prima scena si apre su questa vecchia signora emigrata dall'Ungheria e la nipote, è proprio una zoomata [perché Garat ha insegnato a lungo cinema e fotografia e questa cosa la si sente molto nel testo, la sua scrittura è una scrittura visiva ], siamo al Jardin du Luxembourg , e lo zoom su queste due povere donne si focalizza sulla zia di Gabrielle, Agota , che è terrorizzata perché le è stato chiesto di passare dal Ministero ed è una sans papiers , in altre parole è una emigrata senza permesso di soggiorno. Percui, il primo disegno della figura è un croquis che richiama immediatamente quello che succede intorno a noi ancora oggi, ma c'è una ROTAZIONE tale del personaggio che permetterà che proprio colei che è “l'altra” arrivata all'interno della nostra civiltà sarà l'unica che potrà decifrare questo famoso quaderno e quindi che permetterà a chi sta in Europa di capire cosa succede. Quindi il personaggio che dovrebbe essere emarginato, povero, il più isolato arriva al centro della scena con la possibilità di insegnare qualcosa a noi europei. Dal punto di vista, poi, dello sviluppo del personaggio, Gabrielle è la protagonista di un ROMANZO DI FORMAZIONE FEMMINILE vero e proprio e secondo gli schemi dei nostri giorni, ossia secondo i riferimenti che appartengono all'attualità. E questo disegno del personaggio è fatto proprio con una CUCITURA CONTINUA. Un centone tra la grande storia che avviene attorno a lei e la propria piccola storia, la propria storia esistenziale che diventa appunto storia di una autoeducazione e soprattutto di una interiorità che man mano che lei cresce (in fondo lei cresce in un solo, unico anno) le permetterà di incontrarsi da adulta . Sono molti gli altri i personaggi femminili che fanno da corona a Gabrielle: la vecchia zia Agota, la balia-governante Renée; Mathilde Bertin che invece è un altro tipo di figura femminile estremamente interessante: è una capitana di industria, quindi una donna che noi oggi diremmo in carriera, emancipata … è una donna che deve tenere in piedi e insieme l'industria e la famiglia e alla famiglia riesce a dare poco; e quindi sente la presenza dei quattro figli quasi come un fallimento. È un personaggio, anche questo, straordinariamente complesso e molto interessante. A me è piaciuta molto la figura di Mathilde perché è una donna molto forte, apparentemente anche molto cattiva per certi versi. C'è una scena ferocissima nella quale Mathilde osserva Gabrielle che è andata a chiedere il posto di governante presso la sua famiglia; e questa scena immortala lo sguardo della donna potente sulla donna più debole, più fragile , la donna in cerca di lavoro . Poi c'è la bambina Millie che è un nodo, un grumo straordinario di dolore e anche questo nodo si scioglierà nel rapporto che la bambina svilupperà con la donna adulta, la sua governante (Gabrielle). Ancora, amica e confidente di Gabrielle incontriamo Dora e questa è un'ulteriore figura di donna che ha attraversato il 900 perché Dora è molto libera, indipendente, sola, disponibile a una sessualità sia con donne che con uomini, musicista, colta e perfettamente autonoma. Allora è ovvio che una figura del genere era presente agli inizi del Nocevento: se noi pensiamo alla Parigi del Novecento, di donne di questo calibro ne incontriamo quante vogliamo, da Colette, Monnier, a tutto il gruppo che girava intorno a Gertrude Stein … Sono tante le donne che hanno incarnato questa disposizione e questa figura, però certamente lo sguardo attuale di Anne Marie Garat le permette di raccontarcele in questo modo.
Attorno a tutto questo coro di donne ci sono anche molti personaggi principali maschili , anch'essi pieni di CHIARO-SCURI [elemento che differenzia ulteriormente questo romanzo dal feuilleton classico] . In questo romanzo c'è una lotta tra il bene e il male in modo abbastanza esplicito, però il bianco e il nero non sono così netti: non tutto il bene sta da una parte e il male dall'altra, a parte forse Michel la spia che a me è sembrato un malvagio, un malvagio puro [ma su questo vorrei sentire Anne Marie Garat]. Accanto c'è Pierre il medico , anche qui attenzione, un medico di tipo particolare, che collabora con l' Istituto Pasteur: quindi, attraverso la medicina e la ricerca, ci avviciniamo a un altro tema di grande attualità che è la GUERRA BATTERIOLOGICA . E del resto proprio in quegli anni l'Istituto Pasteur stava lavorando sull'uso dei gas letali che compare per la prima volta nella Prima Guerra Mondiale . È infatti da tenere presente che il romanzo si arresta esattamente nel 1913, alle soglie della prima Grande Guerra e in battaglia andrà Pierre che è il personaggio principale maschile, amato da Gabrielle. Questo fa appunto venire in mente un altro grande romanzo novecentesco che è La montagna incantata di Thomas Mann che finisce esattamente con Hans Castorp che si perde in un campo di battaglia, ma sarebbero anche molte altre le suggestioni letterarie che i protagonisti ci fanno venire in mente. Henri , ad esempio, marito di Mathilde, uomo assente, vagabondo, collezionista è, a mio parere, un personaggio quasi jamesiano, fa venire in mente Ritratto di signora , o Il vaso d'oro di Hofmann. Daniel il cineasta è un giovane uomo che tenta la strada di un lavoro ai suoi albori (il cinema che è sperimentato per la prima volta) e lui questo vuole fare, e coniuga il suo desiderio di libertà col libertinaggio. Poi c'è Marcus l'anarchico rivoluzionario e Robin l'ispettore , altro personaggio estremamente simpatico.
Molti personaggi; una grande trama; un affresco storico che si muove su tutto il campo europeo dall'Ungheria alla Francia, alla Birmania e emergono, man mano, nella lettura, tutti i grandi noti della letteratura classica: l'amore, la morte, la guerra, la paura particolare di quella Prima Guerra (in cui appunto l'uso dei gas letali faceva temere l'uso batteriologico delle armi) la scienza, la politica e il giornalismo. Sono tutti elementi di una trama estremamente attuale. E il grande scenario geografico è poi anche uno scenario di interni di estrema precisione, quasi-cinematografica : ci sono le case, le piccole case degli emigrati, le grandi ville degli industriali, c'è la campagna, c'è Parigi, ci sono i giardini, ci sono gli ALBERGHI, una delle grandi scene dell'ultima parte che si svolge al Lido di Venezia è a mio avviso una scena perfettamente viscontea. Insomma c'è una MESSA A FUOCO degli ambienti di estrema precisione. Le ultime cose che voglio dire riguardano proprio il modo in cui Garat ha affrontato questo tema che in qualche misura l'autrice ha costruito alle nostre spalle attraverso un lavoro della memoria, dipingendo un'Europa che anticipava precisamente quello che l'Europa è diventata. In qualche modo una COSTRUZIONE TEMPORALE che passa dall'oggi al ieri con una precisione quasi ricamata .
Il libro ha, nell'edizione francese, come titolo Dans la main du diable e io credo che Garat, con la precisione della sua mano; con la signoria della sua mano, sia in effetti il diavolo autrice di questo grande romanzo ... che è poi [ma questo lo dico solo alla fine] il primo di una TRILOGIA . Sappiate che questo primo libro ha una sua autonomia perfetta, certo che sapere adesso che ce ne sono altri due mi mette esattamente nella stessa posizione del lettore che aspetta il seguito.
INTERVENTO DI ANNE MARIE GARAT
Merci d'être là. Je voudrais commencer par une profession de foi en conviction de la puissance du roman comme genre inoxydable que, en tout cas en France, et encore ici peut-être, on a cru, pendant les dernières décennies, limité à des récits, comme le disait Liliana, subjectifs et tournés vers les crises intimes d'un sujet coupé du temps long et je crois que j'ai ressenti dans mon parcours d'écrivain, peut-être depuis longtemps on n'avais-je désir, de renouer cette grande tradition romanesque (héritée du XIX siècle bien s û r, héritée de mes lectures de jeunesse, des œuvres populaires qui lisait ma grand-mère du genre de feuilleton, sentimentales, mais aussi de textes éclectiques aussi bien de Féval, d'Alexandre Dumas, de Céline, ou de Victor Hugo ou de Virginia Woolf) et donc de rendre hommage à ce bonheur et au plaisir de la machine Romanesque
Je ne suis pas historienne, mais je suis convaincue que les destinées privées, intimes, individuelles, familiales nous fabriquent profondément par l'héritage du mémoire historique dans ses retombées à l'échelle individuelle qui ne sont pas négligeables, au contraire je crois qui nous instruisent autant que les connaissances savantes (scolaires, universitaires) de l'histoire.
Les grands bouleversements, les grandes catastrophes de l'histoire du dernier siècle ont construit un imaginaire qui à l'échelle individuelle décide de l'histoire de chacun. Raconter une histoire, raconter des histoires, ce qui est inscrit dans le très longtemps de l'humanité depuis les mythes, les contes, les légendes, les sagas, les cycles épiques, héroïques, etcetera, etcetera (qui sont grands les grands fondements de la littérature), raconter des personnages et raconter aussi l'Histoire avec l'hache majuscule; c'est retrouver les motifs, l'action en chacun de nous de cette dimension collective.
Alors bien s û r, comme il l'a dit Liliana, j'invente des multiples personnages: des hommes, des femmes, des enfantas, des vieux, des gens de la grande bourgeoisie; industriels, dans le domaine de l'art, des avocats; mais aussi des petits gens: des domestiques, des paysans, des milieux anarchistes, des milieux ouvriers etcetera, etcetera; des milieux militaires, des agents de renseignements. Bon, tous les ingrédients d'une société dont je conçois presque à un moment donné du XX siècle, qui est pour moi (et pour les historiens même) la naissance du XX siècle qui s'ouvre dans la boucherie de la Guerre du '14. Je suis dans la veille.
Mais sous ce récit multiple et à rebondissements de mystère, d'intrigue, de complot, d'enquête m'intéresse la question du CRIME : la manière dont, dans les sociétés humaines et juste dans l'intimité des différents milieux qui j'ai évoqués, se trame une vocation profonde des individus à engendrer le mal, la violence, la barbarie qui traversent tous les couches de la société, et qui préparent la Première Guerre Mondiale. Dans le deuxième épisode je me situe en 1933 aux prémices de la démontée du Fascisme. Le dernier épisode se situe en 1963 qui apparemment est une période de paix, mais qui en réalité est à l'origine de tous les grands bouleversements des sociétés que nous connaissons aujourd'hui.
Et c'est pourquoi je suis très heureuse que le titre italien soit Le Cahier Hongrois qui était mon premier titre (qui était le premier titre que j'avais choisi), car ce cahier - qui arrive dans une malle de Birmanie, accompagné également de films très courts, primitifs, du débout du cinéma (de 30 seconds chacun, qui visent des images d'horreur) apparemment indéchiffrables (dans une langue rare, mal connue en Europe, romane, anglo-saxonne; c'est un cas unique l'hongrois, langue ugrofinnica) - transcrit en hongrois un autre langage: chimique, mathématique, des formules quasiment cabalistiques. Ce cahier hongrois dans son cryptage et de sa gueule, en quelque sorte, traverse tout le roman, en témoignant de l'incapacité et de l'impuissance des hommes à lire leur propre histoire, à lire aussi ce qui s'annonce pour demain. C'est Gabrielle qui lit l'hongrois, c'est donc cette jeune héroïne la seule capable de déchiffrer ce cahier.
Alors Dans la main du diable (qui est une expression en France qui veut dire être destinés en manière maléfique, vu que le diable en sens chrétien est enfin la figure absolue du mal) peut ê tre aussi la main de l'écrivain. Ainsi, pouvons nous imaginer l'historie du Jardin Eden dans lequel règne la Paix, le Bonheur absolus et surtout l'absence de temps: le temps ne passe pas! Il faut l'intervention du Serpent, du Mal pour que, jeté dans le monde mortel et condamnés à la filiation, commence l'histoire des hommes. C'est à dire un début et une fin ainsi peut- ê tre tout roman, toute histoire, tout récit est-il lié à cette condition de l'homme jeté dans le temps; temps romanesque et qui fait qu'on ne peut écrire des histories qu'en posant cette question du mal .
Et vous voyez bien comment c'est une question totalement actuelle; comment la littérature aujourd'hui s'empare, avec encore autant de passion, de cette question qui concerne notre époque, notre temps et interroge les raisons profondes, les mécanismes profonds qui jettent nos sociétés modernes dans les barbaries (je ne parle pas seulement des atrocités nazis, mais aussi de celles qui nous sont contemporaines) et la littérature aujourd'hui réinterroge ces grandes questions: quelquefois avec un nihilisme, une désespérance et une vison anéantissante de nos sociétés, donc de façon obscure, facile; en tout cas plus facile que de poser des raisons pour lesquelles nous sommes capables de continuer à générer des puissances vitales et positives à retourner dans l'âme. Tout ça c'est un peu général ce que je dis là, mais c'est ce qui m'habite en tant que citoyenne et en tant qu'écrivaine, et c'est ce qui me mobile en tant que j'écris et je construis des histoires avec plus de 200 personnages. Dans mon écriture j'y exprime la conviction profonde que, sans résoudre vraiment la question, ces trois roman (qui n'en forment qu'un) sont un acte de foi aussi dans notre capacité d'amour Ce n'est pas sentimental ce que je dis là, c'est très violent.
Dernière remarque: je n'était pas destinée à écrire des gros romans comme cela, jusque là j'ai écrit des romans beaucoup plus brefs, mais c'est aussi que tout lecteur peut s'engager dans la voyage du roman long, comme une traversée, quand il éprouve avec l'écrivain le plaisir, l'amour – entendez-là une profonde connivence de désir et d'énergie vitale - à doubler le monde qu'il vit ordinairement, d'un autre monde qui n'est pas opposé, qui n'est pas rival, qui n'est pas un lieu séparé où se distraire, mais je crois qu'il s'agit dans un monde qui le ramène profondément à lui-même. La lecture pour moi n'est pas une activité de divertissement ou de loisir quand on n'a pas autre chose à faire; je crois qu'est là que nous sommes le plus près de nous-mêmes, de l'humain, des questions qu'on se pose par au courant dans la vie de tout les jours, de l'emploi effréné du temps. La littérature a cette grande fonction de nous permettre de doubler notre vie de raisons de vivre et ça j'appelle Amour. Donc ( voyez ?) je suis loin des définitions mièvres, sentimentales. Le lecteur s'embarque dans une sorte de voyage quand il sait que l'auteur lui même s'est embarqué, c'est à dire s'est risqué à jouer quelque chose de lui-même, qu'il ignore, peut-être, mais qui lui est essentiel!
1° domanda Liliana Rampello. Io intanto pongo una domanda che mi interessa veramente. A partire proprio da queste ultime affermazioni di Marie Garat. Io concordo sul fatto che leggere insegna un piacere, per me lo è profondissimo, ma è anche una forma di conoscenza vera e, soprattutto, la lettura dei romanzi molto spesso ci fa conoscere bene delle realtà che sono state, poi, anche descritte con altri linguaggi (quelli della storia, della filosofia, della politica, della saggistica), però credo che sia un'esperienza abbastanza comune, se ci pensate, sapere che sappiamo molto dell'Ottocento francese proprio perché abbiamo letto Balzac e non perché abbiamo letto chissà quanti saggi sulla storia della società francese di quell'epoca; la stessa cosa ci capita per la Russia … Guerra e Pace secondo me ci racconta la Russia in un modo assolutamente esemplare; i nostri Promessi Sposi ci parlano dell'Italia; La Storia della Morante ci racconta la Seconda Guerra Mondiale in Italia in modo straordinario, ma perché? Non voglio fare delle graduatorie, ma sono convinta che la scrittura letteraria ha una enorme forza di interpretazione che insieme trasfigura e anticipa, e in queste implicazioni, che sono proprie dell'intuizione artistica, noi abbiamo la rappresentazione di una realtà che solo altre discipline possono raccontarci in modo più “oggettivo” (io metterei tra virgolette questo aggettivo). A partire da questo, ossia da un piacere che è una forma di conoscenza e non solo evasione nel senso sciocco del termine, la prima cosa che mi viene da chiedere a Garat è: allora in che rapporto sta la sua invenzione, la rappresentazione che ci dà del mondo alle soglie della catastrofe della Prima Guerra Mondiale con la documentazione. La mia curiosità è sapere se lei si è documentata intorno all'epoca e in che modo e quanto è stata pesante la DOCUMENTAZIONE rispetto al volo della mente, quindi al volo creativo.
RISPOSTA A.M. Garat. Alors pour moi est prioritaire la logique d'énergie du propre ou personnage ou situation de passion, des envies, de désir, de tous les enjeux sociaux, etcetera qui traversent les personnages donc c'est ça qui pour moi est premier et je vais me documenter parce que c'est un pacte avec le lecteur que d'être vraisemblable, c'est la question du réalisme! Et je me dois d'offrir au lecteur une crédibilité (je pense que cela fait aussi partie du plaisir que de laisser du réel) donc je me documente beaucoup et j'espère que cela soit détailleuse aperçu dans la manière dont je décris les vêtements, l'éclairage, des techniques du cinématographe, les bâtiments. Egalement dans la presse, dans les journaux de l'époque je trouve toute une information atmosphériques y compris la météo dont je me sers pour écris mois après mois de manière contemporaine en suivant même les variations que j'estime par la fenêtre. J'ai besoin de créer par l'information savante, par la lecture des journaux de l'époque, même par l'atmosphère qui m'entoure une sorte d'hyper présence de la fiction qui va de l'entourage des personnages à leur environnement matériel (mobilier des maisons, les moyes transport, les écoles, les décors)
Je veux donner un exemple: par exemple, un des derniers épisodes se passe à Venise en juin 1914, j'y emmène mes personnages parce que en réalité c'est tenu à Venise en mai 1914 un symposium scientifique réunissant les immunologistes de toute l'Europe, y compris de la Russie. Mon médecin pastorien qu'y assiste est le seul personnage imaginaire e Je l'emmène là à cause de ce symposion bien s û r, mais aussi parce que j'ai besoin qu'il vive le sommet de la passion amoureuse dans un décor de beauté absolue comme l'est Vénice aussi qu'il y vive la menace (chez thomas Mann du choléra) de la guerre et de l'illusion hygiéniste et scientifique qui annonce déjà l'homme des années 30 défini par le nazis cet homme délivré des miasmes (ex. tuberculose). Cet homme, avec ce grand rêve rencontre ici les miasmes de la lagune et va partir dans mois à la guerre! En tant qu'homme de laboratoire, grand bourgeois, il ignore le peuple; tandis qu'en partant à la guerre il est forcé d'entrer en collision physique avec le peuple. Initialement j'avais pensé à une grève, mais il y en a déjà une, avant dans le roman et en lisant la presse je suis tombée sur la Settimana Rossa notamment dans le soulèvement anarchiste de toute l'Italie du Nord depuis Ancône, jusqu'à Ferrare florence Bologne, Milan. J'ai un peu inventé ce qui s'est passé a Venise, bon : je ne sais pas si s'est vraiment passé ainsi à Venise, c'est ça la fiction romanesque! Vous voyez, j'ai d'abord une nécessité romanesque et en la suivant je vais chercher le contexte de l'histoire qui m'est presque servi sur un plateau. Je ne suis pas historienne, voilà quelle est ma démarche. Je suis volontaire dans la fiction, je crois à mes personnages, ils ont des nécessités intérieures; j'ai besoin de certaines circonstances et je me documente, je vais chercher l'histoire non pas simplement comme décor, mais parce que l'histoire traverse les hommes
1° domanda Liliana Rampello. Vorrei fare un'ultima domanda relativa proprio al rapporto coi personaggi, perché leggendo i diari o le lettere dei grandi scrittori, grossomodo, gli atteggiamenti di solito sono due: c'è chi afferma di essere perfettamente padrone della vita dei propri personaggi, di averla in qualche modo costantemente costruita quindi lo scrittore è un burattinaio con tutte le sue maschere schierate davanti; c'è invece chi dice sostanzialmente di essere dominato, posseduto dai personaggi che in qualche modo hanno una vita propria e che “comandano” la scrittura . Tenuto conto che è una partizione molto generica e anche un po' banale, dovendo scegliere, da quale parte lei si colloca? Dominata dai propri personaggi o dominatrice dei propri personaggi.
RISPOSTA A.M. Garat. Je les connais depuis longtemps, je les ai fréquentés, ils sont autour de moi en permanence. Je suis une espèce de Chamane quand je commence à écrire un roman, c'est que j'ai de familiarité ancienne avec ces gens dont certains je ne peux pas mieux en parler qu'avec la révélation du bain photographique argentique. Ces gens m'approchent et je les connais autant que les gens de ma vie c'est à dire qu'ils sont autant opaques. Et je pense qu'il leur reste dans mon roman, dans mes romans, c'est à dire que je ne crois pas à la radiographie psychologique profonde, transparente, claire des personnages que je rencontre en lisant. Ce genre de physionomie précise m'ennuie. Ce sont les personnages sommaires des romans de gare (des romans faciles) que je garde dans mes personnages, l'opacité est une exigence parce que je ne les connais pas complètement mes personnages. Par exemple, le docteur Gallet qui ramène de Birmanie un secret épouvantable: il a croisé un aventurier, le séduisant cousin Endré, ils ont vécu une fascination réciproque, troublant, sans doute presque homosexuelle (non réalisée). Alors, ça dépend ? Ce personnage mystérieux, énigmatique qui sans doute est amoureux de Gabrielle, mais porte un amour pure à elle; ou l'un à travers l'autre continuent à aimer l'homme qui est disparu. Je ne sait pas résoudre les complexités intérieures des vies des mes personnages, pas plus que les nôtres ne sont réductibles à une définition schématique, simple. Enfin, je ne conduis pas mes personnages non plus, j'ai avec eux une réalation humaine et je crois en eux autant qu'à des êtres réels, humains. J'y mets toute mon empathie envers les êtres humains.
3° domanda Signora del pubblico. Il personaggio di Gabrielle è il personaggio chiave della storia. Di solito ogni autore o autrice si identifica in un personaggio, lei si è immedesimata in Gabrielle? Sempre, chi scrive si rispecchia in un personaggio e sa attingere dal reale. Voglio la verità!
RISPOSTA Est – ce que moi? Comme Flaubert? Gabrielle c'est moi ? Je n'écris jamais d'autobiographies, d'autofiction. C'est un grand genre l'autobiographie, mais dans mon travail d'écrivain – non, jamais! -: je suis partout en réalité; mon autobiographie est partout; je mets un part de moi autant dans Daniel (le pionnier du cinématographe, libertin et libre et plein de passions douloureuses et presque tragiques) et aussi bien dans le docteur Gallet, je me vois dans ses tourmentes d'homme de morale aussi bien que dans Gabrielle, dans sa découverte érotique et amoureuse, dans sa construction féminine. Mais la petite orpheline, voyez : la question de la mort, de l'enfance abandonnée, de la filiation problématique …. Celle là est une question recourante dans tous mes livres, je ne vous raconterai pas ma vie, mais l'enfant mort vivant (c'est-à-dire l'enfant vivant mais quelque chose est mort en lui) est quelque chose qui me poursuit. Donc je crois que d'être partout, nulle part, aucun est mois! Cependant mes personnages viennent aussi de la littérature (Jane Eyre bien s û r, Austen, de Virginia Woolf) tant mes lectures m'ont imprégné de figures féminines autant je me suis inspirée à Melville, à ses héros qui partent en bateau vapeur vers l'Orient. Les personnages sont emplis de tous les ombres, des toutes les figures littéraires, aussi bien que de mes expériences privés, personnelles. Il y a dans ma familles des femmes humbles, des domestiques, des femmes de maison, je connais ça, je n'invente pas. Je n'invente rien je n'ai pas d'imagination!
4° domanda stessa Signora del pubblico. E quindi per lei Gabrielle è un personaggio vincente?! E se sì perché!
RISPOSTA A.M. Garat. Elle (Gabrielle) est encore vivante dans mon dernier roman. Elle est très vielle, elle traverse le siècle car elle est pour moi un vecteur; elle est la grande réparatrice: ce genre de personne dans l'existence qui passe sa vie à réparer, à recoller, à vouloir (contre toute raison) que le monde tient débout. Par exemple elle recolle la tasse cassée de Mathilde: il ya un épisode de tasse emblématique dont elle ramasse les morceaux pour les recoller. Elle est la grande réparatrice qui est une figure, pour moi (mais je crois presque pour tout le monde) qui est la vrai héroïne, c'est-à-dire une figure imaginaire et peut-être qui appartient aux contes! Je crois beaucoup dans la vertu des contes enfantines (attention: pas infantiles) qui jouent, dans leur puissance d'enfance, un grand rôle dans mes romans, en effet je recours beaucoup aux contes. Donc pour moi Gabrielle est un personnage impossible et au même temps qui je souhaite voir exister. Un personnage plein de puissance d'amour même dans l'accoutument et la souffrance, au risque de la mort. Et c'est une battante, une guerrière. C'est un élément vecteur de réalisation sociale, humaine, affective: à tous les niveaux. C'est une vraie héroïne de ce point de vue là; comme on en n'en trouve plus dans les romans contemporains; comme on en trouvait dans l'épopée, dans les mélodrames aussi. Grand genre le mélodrame!
NOTE
*Il Prix Femina è un premio letterario francese creato nel 1904 da 22 scrittori della rivista La Vie heureuse (oggi conosciuta come Femina ). Il premio viene assegnato ogni anno da una giuria esclusivamente femminile. Il vincitore viene annunciato il primo giovedì di novembre di ogni anno presso l'hôtel de Crillon di Parigi. Il Prix Femina viene spesso scritto Prix Fémina ma la grafia ufficiale è priva di accento anche in francese.
*Il cliffhanger è un espediente narrativo usato in letteratura, nel cinema, nelle serie televisive e in altre forme di fiction , in cui la narrazione si conclude con una interruzione brusca in corrispondenza di un colpo di scena o di un altro momento culminante caratterizzato da una forte suspense . In genere, un cliffhanger conclude un episodio (per esempio di una serie televisiva, o di una storia a fumetti o romanzo a puntate), con l'intento di indurre nel lettore o nello spettatore una forte curiosità circa gli sviluppi successivi (e quindi il desiderio di acquistare il prossimo volume o di guardare la prossima puntata). Letteralmente, l'espressione inglese "cliffhanger" indica chi "rimane appeso a una roccia", una situazione che rappresenta uno stereotipo della suspense nei film e telefilm d'azione. Il concetto di una pausa narrativa in corrispondenza di un momento di tensione, in termini generali, ha origini molto antiche: uno dei più illustri riferimenti a questo espediente è il capolavoro della letteratura persiana Le mille e una notte . Tuttavia, il termine entrato nell'uso in italiano come neologismo è riferito soprattutto alle serie televisive; e più specificatamente, si riferisce normalmente all'uso di questa tecnica negli episodi di fine stagione.
*In Italia questa visione è espressa da Dacia Maraini. V. “ Ho sognato una stazione. Conversazione con Paolo di Paolo ” p.122 e “ Colomba ” (excipit).