MILANO,
domenica 28 settembre 2009
SOTTOSOPRA
Dialogo sulla presentazione
generale e coordinata nel maggior numero di luoghi in tutta Italia, col maggior
numero di persone coinvolte, ricordandosi, però, che:
“tre è la
famiglia; quattro è la politica°”
CHIARA EUSEBIO. PESCARA. A un congresso
della CGIL abbiamo presentato i primi Quaderni e poi anche Il
doppio sì, rispetto a esso questo documento si sposta in modo evidente
e si caratterizza per essere un manifesto che va oltre la conciliazione.
La scrittura
stupisce con la bella invenzione delle due lettere indirizzate a Caro Amico
e Cara Amica. Nella loro apprezzabile differenza trovo che la prima sia
però un po’ troppo dura, col rischio di interrompere o pregiudicare la
discussione con gli uomini che potrebbero sentirsi colpiti, aggrediti. [l
marito di una delle donne presenti ha commentato che in quella lettera “si
sente la rabbia”]. Mentre sarebbe auspicabile il confronto proprio con gli
uomini: “Cosa apre per loro?”.
Il testo è
molto divulgabile. Il linguaggio è “semplice”, immediato, diretto, non
gergale. Si sente un buon lavoro.
FRANCA. ROMA. CASA INTERAZIONALE DELLE
DONNE. GRUPPO ECONOMIA. Noi non siamo in sintonia con questa iniziativa che sul
tutto ci appare poco convincente poiché non vi scorgiamo una proposta politica
chiara e palpabile oltre all’aspetto dell’inserimento sul posto di lavoro. Più
in generale non siamo spesso d’accordo su quanto scrive la Muraro
e su altri testi miliari della vostra politica, ma riconosciamo un patrimonio
di saperi e competenze con cui vorremmo confrontarci.
Noi, a Roma, stiamo lavorando sulla
teoria del dono: si tratta di una concezione che rifiuta
imposizione da parte dell'economia dello scambio di dirigere e controllare il
flusso dei liberi doni in modo da creare una scarsità artificiale tramite lo
spreco e l'accumulazione di beni nelle mani di pochi. La scarsità è necessaria
perché se vi fosse abbondanza per tutti, ognuno potrebbe soddisfare i bisogni
direttamente e partecipare ad un'economia del dono senza dover servire il
sistema di mercato che potrebbe quindi perdere il controllo. Non c'è un mercato
giusto. Non c'è un commercio equo. Il mercato deve sfruttare (e questo
significa l'appropriazione dei doni) per poter sopravvivere. Le donne, che
hanno praticato il paradigma del dono per secoli, necessitano di divenire
coscienti di questo e della dignità, dei loro valori alternativi e quindi
condurre il movimento in questa direzione. Gli uomini possono dare il dono di
riconoscere le struttura patriarcali e di cooperare per cambiarle. secondo cui
e quindi sono qui a proporvi un confronto.
Questo è un tratteggio molto breve e
incompleto di una visione che ci appartiene, su cui stiamo lavorando e sulla
quale vorremmo aprire una discussione di confronto con voi.
IDA DOMINIJANNI. MILANO. Io trovo questo
testo RIVOLUZIONARIO. E ritengo che l’iniziativa della presentazione
concomitante il 24 ottobre sia GENIALE. La portata epistemologica
del linguaggio è eversiva: Dice alla Sinistra - “basta con la lagna
dell’inserimento!!”. Aspettiamoci che questo documento crei dei fantasmi
inaspettati presso i partiti e parte dell’opinione pubblica, perché la
presentazione concomitante risulterà una forza organizzata. Tutto ciò potrebbe
avere un effetto deflagrante.
FIORELLA CAGNONI. LECCE. Sono d’accordo
nell’affermare che questo documento espone una concezione che supera Il
doppio sì, e la sua proposta politica è estremamente chiara, quindi su
questo punto sono in disaccordo con Roma. Bisognerà parlarne, confrontarsi…
Il linguaggio è scelto e curato, ma può
risultare semplice alla lettura di chi intende strumentalizzarlo, per questo
motivo vale la pena fare attenzione ai cosiddetti fantasmi che può
suscitare. Così da evitare quella che si potrebbe etichettare come reazione di
“distanza preventiva”.
Io. da parte mia, porterò la realtà di
questo documento anche nelle mie zone, dove, più che al Nord, si sentono
l’esigenza e il desiderio di tenere unito il lavoro e la cura della vita.
LUCIANA PALAZZI. CHIOGGIA. Io
faccio parte della rete delle Città Vicine e partecipo all’Associazione Insieme ArTE - amare Chioggia. Noi ci
stiamo occupando di molti progetti, e non credo che il 24 ottobre riusciremo a
essere presenti sul territorio con questa presentazione per impossibilità
organizzativa.
Per quanto non possiamo
garantire disponibilità immediata, mi impegno a dare risonanza a questo
manifesto il prima possibile, perché condividiamo la matrice innovativa e
sovversiva di questo passaggio politico.
VOCI DA BERGAMO.
Aspettavo questo momento da anni: in questo momento sono sia emozionata
che inquieta. Agitata perché l’incontro con il vostro pensiero mi ha sempre
posto nella condizione di chiedermi – “Cosa posso fare sulla scena pubblica?”
-. Oggi so cosa faremo: ci muoveremo! La sperimentazione è solo da cogliere!
Io completo la testimonianza di Annamaria. Anche per me è scattato
questo sentimento di rispondere alla chiamata - "sì, ci siamo!”.
Non sappiamo bene cosa potremmo fare, però a Bergamo abbiamo contatti e delle
amicizie femminili molto belle e anche in posizioni di un certo rilievo, quindi
riteniamo che questo stimolo sia quello giusto per attivarci e portare avanti
un desiderio che è estremamente diffuso. Il desiderio e la necessità sono
quelli di non rimanere passive in un momento così importante. La volontà è di
sviluppare questo obiettivo insieme a tutte, perciò rimane il timore di non
avere competenza a fare certe cose (la presentazione), però ne abbiamo imparate
tante (di modalità e competenze) che impareremo anche questa.
Voce di un’altra Amica. Per quanto riguarda il Sottosopra l’ho ricevuto
soltanto questa mattina "a questa specie di comunione!"
(sorriso).
La prima lettura mi ha suscitato
un'impressione molto positiva “LA RIVOLUZIONE, comincia la Rivoluzione”
(sorriso) poi ho letto qua e là... e in effetti condivido che la lettera al Caro
Amico risulta un po’ dura quando dice - "il mondo che AVETE
costruito" - Io penso che questo irriti molto gli uomini anche perché
questo mondo lo ABBIAMO costruito INSIEME, in un
modo o nell’altro. Nel lavoro e in generale. (sussulti generali)
LILIANA RAMPELLO. MILANO (si impegna per
PARMA). Qualche osservazione rispetto al testo e alla sua capacità di essere
convincente.
La prima impressione è di grandissimo
piacere perché questo documento è la dimostrazione evidente che pratiche
politiche concrete producono invenzione. Si tratta di un dato di fatto
importantissimo perché ri-orienta anche dentro di noi
il significato di FARE POLITICA. E questo testo è lì, a dirlo con forza!
E spazza via l’idea che ci sia discontinuità, frammentazione, carsicità! Sta a mostrare che: se si lavora
in un certo modo, se le pratiche sono quelle; allora il risultato sposta,
letteralmente sposta! Da questo punto di vista a me personalmente non interessa
se i toni e il registro del linguaggio sono duri o morbidi, perché credo che
più di tutto questo esito è il punto del lavoro di un gruppo. E
noi tutte NON siamo chiamate a presentarlo tout court il 24 ottobre,
bensì siamo chiamate a CAPIRE in che rapporto ci mettiamo con questa
invenzione e come la facciamo "camminare" nel tempo.
Quindi la data del 24 ottobre è un momento sacrosanto per dare il
massimo della forza a questo risultato. Ma il rapporto tra noi e il testo
non è una relazione di stima per giudicare la qualità della scrittura, è
piuttosto lo sforzo di entrare in relazione interiore con l'interrogativo -
"cosa mi dice di me? e come io lavoro rispetto a questo risultato?"
-. La risposta può manifestarsi accogliendolo; contrastandolo, comunque elaborandolo!
Questo scambio tra interiorità e parola è un significato che scaturisce dalla
considerazione che questo documento NON è rivolto a quelle che lo
presenteranno; questo lavoro è rivolto
a TUTTE. Dunque chiama a una risposta in prima persona!
Pensando alla data del 24 ottobre posso
dire che a Parma, luogo che ho conosciuto per moltissimi anni e dove ci sono
relazioni per me importanti, cercherò di trovare donne e uomini che aderiscano
e partecipino a questa iniziativa di presentazione.
La data comune di manifestazione
è un'occasione, mentre questo lavoro di rielaborazione
rimane, da ora in poi, un impegno quotidiano.
- Che aiuto possiamo dare al gruppo
sul lavoro?! – Qualora la chiave di lettura delle donne di quel preciso
gruppo non corrisponda ai desideri di tutte, allora i pensieri di ognuna
dovranno essere rivolti a cercare in prima persona una risposta, perlomeno a
impostare una riflessione Altrimenti questa pratica NON modificherebbe niente
di me e niente del mondo. Qui c’è, insomma, un RISULTATO
CHIARISSIMO!
In secondo luogo, legherei il
ragionamento appena svolto all’intervento di IDA
DOMINIJANNI. Mi riferisco all'osservazione sulla possibilità che una
così felice idea di presentazione nel maggior numero di luoghi possibili possa
evocare fantasmi. Io non so se
sarà così, ma anche questo è un aspetto che NON mi interessa, perché quello che
deve risultare è che tutta quella "roba" che viene detta, -
"voi lavorate in un piccolo gruppo, vale solo lì, vale solo per voi"
-, venga smentita dal fatto che nella rete nazionale le relazioni producono,
rimbalzano e fanno eco; e che non c’è bisogno di nessun partito per poter
attraversare il pensiero e le pratiche nelle diverse città.... bastano,
anzi, SONO le relazioni che fanno vivere questo risultato.
In conclusione e unitariamente
i due poli di attenzione sono sintetizzabili nel DOVERE di tenere ben presente,
noi per prime, che ognuna di noi ha il compito di lavorare su se stessa a
partire da QUI, se lo ritiene importante; e nell’EFFETTO DIRETTO della POTENZA SIGNIFICATIVA
del 24 ottobre come MANIFESTAZIONE: il mondo basta (delle), passa attraverso
(le) relazioni; le cose si possono fare anche
senza l’organizzazione come di solito è pensata; a prescindere dai fantasmi.
ALESSANDRA CASARINI. BOLOGNA. LDB°. Per quanto riguarda la Liberia delle Donne di
Bologna, al nostro interno abbiamo attraversato e stiamo tuttora attraversando
anni di ristrutturazione della Libreria con grandi sovvertimenti e quindi non
siamo pronte, tra virgolette, a presentare un’elaborazione compiuta attorto al
Sottosopra. Purtroppo non siamo riuscite a presentare Il doppio sì,
mentre abbiamo presentato i Quaderni relativi alle parole delle
donne sul lavoro, e a fine ottobre, con ritardo, presenteremo La vita
alla radice dell'economia insieme alla MAG di Verona. In questa occasione
ci farà piacere confrontarci con Roma proprio e soprattutto perché non abbiamo
la stessa idea di economia.
Dato che la Libreria sta diventando
un’altra Libreria, con pochissime delle vecchie fondatrici (forse rimarremo 2 o
3 al massimo) ma con molte ragazze giovani, la richiesta di essere presenti
oggi l'ho accolta nella logica di ripartire da qui. Innanzitutto trovo
straordinaria l'idea dell'iniziativa simultanea il 24 ottobre. Mi coinvolge e
entusiasma la strategia di fare in modo che ogni piccolo territorio sia
presente con questo stesso ragionamento nella stessa data; senza grandi
spostamenti di massa per grandi seminari.
Personalmente penso - "finalmente
riesco a parlare di lavoro!" -. Io sono stata una sindacalista
bancaria, tanto tempo fa, e già allora sperimentato e avuto esperienza della
grande capacità di elaborazione delle donne in materia di lavoro, quindi sono
contenta di continuare questo percorso.
Penso quindi al 24 ottobre come giorno
di inizio. Come da un lato, a causa delle difficoltà interne alla Libreria, non
potremo fare il punto di un'elaborazione che ancora non c’è stata; d’altro
canto penso che nella "peggiore" delle ipotesi la data del 24
ottobre sarà la giornata inaugurale della lettura ragionata del documento. In
seguito, sono d’accordo con Liliana, continueremo questo lavoro di elaborazione
e discussione.
Mi fa piacere farlo proprio perché
venendo da una terra di diritti ritengo che sia fondamentale spostare
l'attenzione su un pensiero politico diverso, soprattutto perché tutto
quello che è stato costruito in termini di linguaggio economico, gius-lavoristico e politico a livello istituzionale tende a
banalizzare quelle che invece sono le parole che raccontano la vita; parole
semplici nel senso di essenziali.
PINUCCIA BARBIERI. LDM°. Proprio a Bologna penso che tutte le forze messe
assieme [Orlando, Lamberti; Gioia Virgilio] possano
fare un bel lavoro e ottenere un risultato significativo!
LOLA SANTOS. SIENA. UNIVERSITÁ DI SIENA
(traduce anche i testi LDM per la SPAGNA).
Sono ricercatrice di diritto del lavoro
presso l’Università di Siena, perciò per me questo è un momento emozionante.
All’Unisi lo scorso luglio abbiamo presentato
e discusso Il doppio sì con Giovanna, Silvia e Maria. L’occasione era ritagliata all’interno di un grosso
seminario di ricerca italo-spagnolo, tuttavia siamo
comunque riuscite a introdurre anche lì parole e concetti diversi
(nuovi) e qualcosa ha iniziato a muoversi. Inoltre un anno fa, sempre
all’università, abbiamo creato un gruppo di discussione con altre donne di
altre facoltà, quasi tutte studiano Lettere. Per questo credo che proprio in quell’ateneo si possa, il 24 ottobre, portare il documento.
È da considerare anche che il gruppo che si incontra per discutere sul ruolo
della donna all’interno dell’università è composito: è composto da docenti,
studentesse, anche da impiegate nell’apparato amministrativo, quindi i pensieri
circolano, raggiungono e raccolgono molteplici situazioni e vicende umane; di
conseguenza anche successivamente al 24 ottobre il testo potrà essere letto e
condiviso.
Inoltre sono in rapporti con la Spagna,
in particolare, con la mia amica LAURA MORA, ho tradotto i Quaderni
di Via Dogana. [Viene comunicato a tutte che, su segnalazione di una
cliente, il testo è già disponibile sia a Barcellona che a Madrid]
Do la mia disponibilità organizzativa,
ma non posso entrare nel merito dei contenuti poiché ho appena ricevuto il
documento.
LOREDANA ALDEGHERI. VERONA. MAG. Io volevo dire qualcosa sul linguaggio rispetto
all’esperienza di sintesi de Il doppio sì che ho svolto con SANDRA
DE PERINI. In quel caso le parole erano molto aderenti all’opera
originaria. Successivamente abbiamo costituito un gruppo per rielaborarlo, poiché
siamo coinvolte in un progetto rivolto a disoccupate/i di Verona e per poter
distribuire il testo nei centri per l’impiego ci siamo impegnate a ridurre il
testo “ai minimi termini”. In certi momenti avevo il timore che lo stessimo “annacquando”.
Nonostante queste “interpolazioni”, l’effetto sulle donne è stato immediato. Le
risposte, al doppio sì, descritto come il sentimento delle donne di non
volersi dividere anzi lacerare tra le molteplici attività che svolgono a casa e
professionalmente, sono stati i sorrisi immediati, un rifiorire dalla
depressione. Dimostrazione che i contenuti sono talmente veri che la mediazione
di parole SEMPLICI, PUNTUALI, POCHE fa l’autenticità del testo
che è sufficiente a evocare, muovere, spostare. L’autenticità di queste parole impedirà la loro
banalizzazione. Inoltre le donne di oggi è molto più pronto a maturare
consapevolezza.
LIA CIGARINI. MILANO. LDM. Sempre a
proposito del linguaggio: noi lo abbiamo definito “lingua corrente”.
Questo sintagma non è, però, sinonimo di “semplicioneria”. Anzi dietro a
questa ragionata scelta linguistica si percepisce uno sforzo filologico che si
è trasformato nella sofisticata costruzione di una lingua, figlia di un
patrimonio di concetti e saperi che da anni si sono formati unitamente alla
costituzione del gruppo. Si sente quindi la voce autentica e capace delle
persone che parlano di lavoro e dell’esperienza.
RENATA SARFATI. MILANO. LDM. Io sono
rimasta colpita dalla felicità di questa scrittura. È proprio la sua semplicità
che ci racconta che lavoro straordinario è stato fatto. Si sente la vita dentro
queste parole; e si sente nel modo di parlare di lavoro la capacità di
narrazione. La lettrice è avvinta dalla lettura. Implicazione che raramente i
documenti conoscono. “(Scrittura) davvero straordinaria!”.
TRAUDEL SATTLER. MILANO. LDM. Io ho
tradotto questo documento in tedesco, e così anche altri testi della libreria a
partire da Non credere di avere dei diritti. E come
sempre spero di riuscire a trovare la stessa “lingua corrente” in
tedesco, tuttavia non è scontato. Non è una operazione agile: benché appaia ben
leggibile in italiano, lo stesso stile non è facilmente riproducibile.
Addirittura, di altri testi tradotti in passato spesso è stato detto che il
lessico risultava difficile. Ad esempio la parola affidamento è rimasta affidamento
in tedesco, perché non ho trovato una parola più adatta, “non la farei più
questa scelta”, ma tant’è, e da anni ormai
circola in Germania questo vocabolo.
E penso che sarà necessario un lavoro
di MEDIAZIONE che, oltre a spiegare il linguaggio, faccia capire la novità
di questo testo cosicché possa sgretolarsi anche il cliché con cui la
Germania pensa le Italiane [rispetto all’attuale Governo] – “donne sotto Berlusconi; ah le povere donne” -.
La polivalenza del testo rende possibile
una novazione anche per la stessa Germania nell’avere elementi per smentire la
politica dell’attuale Ministra della famiglia Ursula
von der Leyen
secondo cui il sistema di aumentare i posti disponibili all’asilo garantirebbe
un aumento delle maternità. Policy e
congettura frustrate dal momento che da due anni i crescenti posti d’asilo sono
direttamente proporzionali alla diminuzione demografica: “le donne da due
anni non fanno più figli”. L’aver sperimentato oltre confine il fallimento
di questa amministrazione farà, speriamo, decadere, questa formula sciocca
secondo la quale le donne italiane non fanno figli perché non ci sono
abbastanza asili.
Saranno organizzati incontri perché i
nostri testi avranno sempre bisogno di essere accompagnati in Germania,
raramente sono riusciti a camminare autonomamente, a questo scopo
potranno aiutarci amiche che abbiamo in tante città tedesche e italiane, con le
quali sarà la buona occasione per riattivare e riallacciare relazioni che già
esistono, ma che hanno perso un po’ di forza. Ora tali rapporti hanno la chance
di avanzare e rafforzarsi.
PINUCCIA BARBIERI Parlando di
traduzioni, possiamo anticipare che RENATA SARFATI si occuperà della
trasposizione in inglese; abbiamo mandato un documento in Spagna e ci siamo
anche attivate per trovare un’amica che si occupi della versione in francese!
GIOVANNA PIZZUL. MILANO. CORRIERE DELLA
SERA. Premetto che per ora ho dato solo un rapido sguardo al documento quindi
non posso farne una recensione approfondita, ciò nondimeno mi hanno colpita
eminentemente il linguaggio che anche io trovo felice (cfr. RENATA SARFATI), ma alto per le narrazioni delle
esperienze di vita. In quest’ultimo caso
probabilmente gioca l’immedesimazione che provo rispetto alla lavoratrice che
racconta di sentirsi donna quando in ufficio guarda fuori dalla finestra e
tutto il resto del tempo uomo. È una realtà che riconosco e condivido passando
circa dieci ore al giorno al computer per lavoro.
Non ho capito esattamente la valenza che
volete imprimere alla giornata del 24 ottobre, anche se da quello che ho
interpretato ascoltandovi è che si tratta di un tentativo di coordinamento di
gruppi, librerie e centri di donne dislocati sul territorio nazionale. Secondo
me si tratta di una manifestazione necessaria alla luce di questo tempo di
crisi e delle accuse di silenzio e mancata presa di posizione che ci vengono
mosse.
Aggiungo però che, per deformazione
professionale (lavorando in un grande giornale) ho, forse, una visione un po’
distorta in base alla quale tutto deve avere un forte peso mediatico
per esistere, altrimenti si configurerebbe un fenomeno élitario,
collaterale e in quanto tale incapace di esprimere la forte esperienza che lo
ha concepito e la carica utopica di cui c’è tanta necessità.
In attesa del 24 ottobre c’è ancora
tempo, nel frattempo varrebbe la pena investire in contributi da destinare a
questa “piattaforma”.
Quanto a critiche costruttive: dal mio
punto di vista il documento è carente di dati e ricerche positivi che impediscano
il rischio di una pretestuosa contestazione sull’effettivo svolgimento dello
studio secondo metodo scientifico; sollevando obiezioni sulla sua validità.
Oltre a ciò potrebbe essere opportuno approfondire tematiche recentemente molto
diffuse: per intenderci mi riferisco, ad esempio, a figure paradigmatiche che
io chiamo “precario globale” o
“prostituzione ad alta visibilità”.
Su questi “punti chiave” si potrebbe dividersi in gruppi per affrontare temi
che ci vengono propinati tutti i giorni dai mezzi di comunicazione.
Dall’altro canto mi affascina
l’inclusione nell’epilogo di storie professionali personali. La loro forza
immaginifica fa trasparire il vissuto di ognuna di noi… Parlo della mia sfera personale:
lavoro al Corriere della Sera da dieci anni vice capo redattrice; guadagno
molto più di mio marito; ho dei rapporti decenti coi miei colleghi … e non vedo
l’ora di essere prepensionata! Ora che c’è lo stato
di crisi sto cercando in tutti i modi di anticipare il pensionamento, questo
significa che del mio lavoro, onestamente, io non ne posso proprio più!
In questo senso ribadisco che il testo è
chiaro e condivisibile.
PINUCCIA BARBIERI. Auspica il gesto di
dono di un PAGINONE dedicato all’iniziativa!
ALESSANDRA DE PERINI. VENEZIA. Abbiamo
elaborato uno scritto sul Doppio sì con MAG di Verona, con cui
collaboriamo da tempo per l’importanza che riveste la riflessione sul lavoro.
Non so se posso impegnarmi per le Vicine di Casa di Mestre a nome della A.
Sborniò, perché tutte hanno lavorato tanto sul tema del lavoro, ma 10-15 anni
fa. Ora portano avanti altri desideri; molte di noi sono andate in pensione.
Per motivarsi di nuovo nell’avere un desiderio forte su questo tema necessito
di una riflessione politica sul legame che ci può essere comunque in materia.
Non ci saranno problemi per trovare un luogo per una conferenza stampa o cose
simili. Reti e relazioni sono da riallacciare. Ci sono collegamenti da
riprendere. Porto, ovviamente, con me il documento da distribuire.
PINUCCIA BARBIERI. Se siamo qui significa
che abbiamo privilegiato questo momento piuttosto che altri impegni. Vedo
questo evento come una sperimentazione. Invece di essere le Donne di Milano ad
andare in giro per l’Italia a presentare questo documento, stavolta ogni luogo
dovrà fare in proprio per vedere come “regge”. Fare qualcosa subito e
contemporaneamente evidenzierà e farà emergere questo movimento, che non
sarà più smentibile da parte di tutti quelli che non lo vogliono riconoscere.
CHIARA EUSEBIO. Desidero tornare a
soffermarmi sul testo. Io mi sono chiesta se è vero e in che misura questo
testo comunica effettivamente una invenzione linguistica e
di pensiero capaci di leggere, contenere e rilanciare l’esperienza
delle singole, che passa attraverso tutte le donne e che muove nel senso di
aprire discussioni nei vari schieramenti, in quanto rispondente a una vera
necessità. Francamente non lo so, lo spero e ho fiducia che sia così perché la
sensazione (ciò che la lettura di questo documento mi ha provocato,e mi
interessa sentire il parere anche delle donne più giovani di me) è che questo
documento offre un RADICAMENTO in cui ci si può sentire finalmente “a
posto”, ristorate dal significato dato alle lacerazioni che abbiamo
attraversato e che ancora attraversiamo. Per cui mi interessa meno se il
linguaggio regge sul piano accademico; mi interessa che muova!
Lo spazio lasciato al lavoro di cura
della vita mi sembra che introduca uno spostamento concettuale nel senso
di superamento della conciliazione. Il lavoro “altro” rispetto al
lavoro retribuito diventa una misura per leggere e capire cosa vogliamo
rispetto a quest’ultimo.
SILVIA MOTTA. MILANO. LDM. GRUPPO SUL
LAVORO Una cosa di sentimento: io sono quasi commossa nell’ascoltare questa
riunione perché non mi aspettavo di poter toccare con mano la misura di quanto
tutto può diventare importante e grande.
Riflettendo sul fenomeno del radicamento: anche per
noi l’elaborazione del documento si è sostanziata in questa prospettiva, ossia
“diamo un ancoraggio ai nostri pensieri”. Da anni ci diciamo e ridiciamo
cose cercando di esprimerle senza mai trovare il modo per fissare quel momento
di ancoraggio che non sia solitario, bensì reale e simbolico, valevole anche
per il resto del mondo. Per me è nato così il percorso e oggi ho trovato
riscontro nelle vostre parole, già tra di noi ho sentito un po’ di movimento.
Quando IDA DOMINIJANI ha evocato il “fantasma” ho pensato - “bene, bene è lo
stesso fantasma che nel documento coincide metaforicamente con il lavoro!”. Inizialmente avevo quindi interpretato
il suo intervento in senso positivo, come se lei volesse evidenziare la forza
creativa del documento in ordine un fatto simbolico.
Successivamente però, dalle sue parole,
ho colto che in realtà stava parlando di un fantasma
di rischi, diverso, minaccioso! Ecco, magari teniamone conto perché
nei significati simbolici che tenteremo di veicolare esiste il pericolo che le
resistenze cerchino in tutti i modi di ricondurci all’esistente, a quello che
c’è già, “quindi magari a dire: - il partito della libreria ecc. -”
in chiave di strumentalizzazione. È prudente quindi mettere in atto una
strategia affinché questa innovazione non venga ricondotta all’interno delle
categorie note in attuazione di un’operazione che mira a uccidere la novità per
detonare la sua carica esplosiva.
“Per il noto tranquillizza e
rassicura tutti, quindi … niente di nuovo!”.
DONATELLA BARBERIS LODI. Ho fatto parte del gruppo sul
lavoro, almeno durante il segmento iniziale del percorso; poi mi sono dovuta
ritirare proprio per questioni di lavoro. Del resto vivo il conflitto del doppio
sì quotidianamente e per me è molto lacerante!
Oggi provo soddisfazione vedere stampato
questo documento! Esso risponde al possibile ancoraggio di avere voci nero su
bianco che ci orientino; parole corrispondenti alla discussione di tutti questi
anni sul sistema del lavoro femminile e del lavoro generale. Sono interessata
al progetto politico poiché per anni questo tema è stato fragile e quel che si
diceva non faceva breccia nei fatti. E la presentazione del testo
simultaneamente, come hanno sollecitato Ida e Liliana, è il passaggio
comunicativo principe per mostrare come l’anima che attraversa la pratica
politica delle relazioni possa costruire significati.
Molto spesso alle riunioni del gruppo ci
dicevamo che non è più possibile fare gruppi di autocoscienza in materia di
lavoro: - “non si fa perché è difficile entrare sui luoghi di lavoro e nelle
aziende, è difficile mettersi in contatto con le donne in quegli ambienti.”
-, invece con questo documento riusciamo a rendere visibile proprio quello che
è impenetrabile. Pertanto ho delle grosse aspettative. Se l’ancoraggio che il
documento offre è un approdo rassicurante, la manifestazione comune e
l’elaborazione successiva saranno un punto di partenza dinamico. “Allora ce
la possiamo fare!”: allora riusciamo a far parlare di questo tema anche chi
è distante, innescando dei percorsi di riflessione. Come diceva la ricercatrice
di Siena (cfr. LOLA SANTOS) il radicamento favorirà
agganci e contemporaneamente susciterà un movimento di pensieri dentro e fuori
il circuito.
Più volte mi sono sforzata di trovare un
passepartout e mi interrogavo – “Come si può entrare in quei luoghi
inaccessibili?! Come si raggiungono quelle donne?!” -, ma oggi ho trovato
una possibile risposta: forse si possono invitare quelle donne a discuterne
“fuori”, in luoghi costruiti in modo specifico, anche approntando
organizzazioni temporanee che ci dobbiamo inventare. In librerie, università,
case! Luoghi che siano alternativi alle sedi dei partiti, dei movimenti
organizzati; dando allo stesso tempo anche una risposta politica.
Quanto al rapporto con gli schieramenti
istituzionali, ritengo che anche per la Sinistra, nella sua latenza, sarà il
momento di confrontarsi e di aprirsi ad un dialogo esteso veramente a tutti;
inclusivo anche per chi è rimasto molto al margine su questi punti.
“Grazie per essere state così tenaci
e costanti!”
Grazie davvero.