MILANO, domenica 28 settembre 2009

SOTTOSOPRA

Dialogo sulla presentazione generale e coordinata nel maggior numero di luoghi in tutta Italia, col maggior numero di persone coinvolte, ricordandosi, però, che:

“tre è la famiglia; quattro è la politica°

 

CHIARA EUSEBIO. PESCARA. A un congresso della CGIL abbiamo presentato i primi Quaderni e poi anche Il doppio sì, rispetto a esso questo documento si sposta in modo evidente e si caratterizza per essere un manifesto che va oltre la conciliazione.

La scrittura stupisce con la bella invenzione delle due lettere indirizzate a Caro Amico e Cara Amica. Nella loro apprezzabile differenza trovo che la prima sia però un po’ troppo dura, col rischio di interrompere o pregiudicare la discussione con gli uomini che potrebbero sentirsi colpiti, aggrediti. [l marito di una delle donne presenti ha commentato che in quella lettera “si sente la rabbia”]. Mentre sarebbe auspicabile il confronto proprio con gli uomini: “Cosa apre per loro?”. Forse l’iniziativa sarà in CGIL aperta alla città.

Il testo è molto divulgabile. Il linguaggio è “semplice”, immediato, diretto, non gergale. Si sente un buon lavoro.

 

FRANCA. ROMA. CASA INTERAZIONALE DELLE DONNE. GRUPPO ECONOMIA. Noi non siamo in sintonia con questa iniziativa che sul tutto ci appare poco convincente poiché non vi scorgiamo una proposta politica chiara e palpabile oltre all’aspetto dell’inserimento sul posto di lavoro. Più in generale non siamo spesso d’accordo su quanto scrive la Muraro e su altri testi miliari della vostra politica, ma riconosciamo un patrimonio di saperi e competenze con cui vorremmo confrontarci.

Noi, a Roma, stiamo lavorando sulla teoria del dono: si tratta di una concezione che rifiuta imposizione da parte dell'economia dello scambio di dirigere e controllare il flusso dei liberi doni in modo da creare una scarsità artificiale tramite lo spreco e l'accumulazione di beni nelle mani di pochi. La scarsità è necessaria perché se vi fosse abbondanza per tutti, ognuno potrebbe soddisfare i bisogni direttamente e partecipare ad un'economia del dono senza dover servire il sistema di mercato che potrebbe quindi perdere il controllo. Non c'è un mercato giusto. Non c'è un commercio equo. Il mercato deve sfruttare (e questo significa l'appropriazione dei doni) per poter sopravvivere. Le donne, che hanno praticato il paradigma del dono per secoli, necessitano di divenire coscienti di questo e della dignità, dei loro valori alternativi e quindi condurre il movimento in questa direzione. Gli uomini possono dare il dono di riconoscere le struttura patriarcali e di cooperare per cambiarle. secondo cui e quindi sono qui a proporvi un confronto.

Questo è un tratteggio molto breve e incompleto di una visione che ci appartiene, su cui stiamo lavorando e sulla quale vorremmo aprire una discussione di confronto con voi.

 

IDA DOMINIJANNI. MILANO. Io trovo questo testo RIVOLUZIONARIO. E ritengo che l’iniziativa della presentazione concomitante il 24 ottobre sia GENIALE. La portata epistemologica del linguaggio è eversiva: Dice alla Sinistra - “basta con la lagna dell’inserimento!!”. Aspettiamoci che questo documento crei dei fantasmi inaspettati presso i partiti e parte dell’opinione pubblica, perché la presentazione concomitante risulterà una forza organizzata. Tutto ciò potrebbe avere un effetto deflagrante.

 

FIORELLA CAGNONI. LECCE. Sono d’accordo nell’affermare che questo documento espone una concezione che supera Il doppio sì, e la sua proposta politica è estremamente chiara, quindi su questo punto sono in disaccordo con Roma. Bisognerà parlarne, confrontarsi…

Il linguaggio è scelto e curato, ma può risultare semplice alla lettura di chi intende strumentalizzarlo, per questo motivo vale la pena fare attenzione ai cosiddetti fantasmi che può suscitare. Così da evitare quella che si potrebbe etichettare come reazione di “distanza preventiva”.

Io. da parte mia, porterò la realtà di questo documento anche nelle mie zone, dove, più che al Nord, si sentono l’esigenza e il desiderio di tenere unito il lavoro e la cura della vita.

 

LUCIANA PALAZZI. CHIOGGIA. Io faccio parte della rete delle Città Vicine e partecipo all’Associazione Insieme ArTE - amare Chioggia. Noi ci stiamo occupando di molti progetti, e non credo che il 24 ottobre riusciremo a essere presenti sul territorio con questa presentazione per impossibilità organizzativa.

Per quanto non possiamo garantire disponibilità immediata, mi impegno a dare risonanza a questo manifesto il prima possibile, perché condividiamo la matrice innovativa e sovversiva di questo passaggio politico.

 

VOCI DA BERGAMO.

*    Aspettavo questo momento da anni: in questo momento sono sia emozionata che inquieta. Agitata perché l’incontro con il vostro pensiero mi ha sempre posto nella condizione di chiedermi – “Cosa posso fare sulla scena pubblica?” -. Oggi so cosa faremo: ci muoveremo! La sperimentazione è solo da cogliere!

*    Io completo la testimonianza di Annamaria. Anche per me è scattato questo sentimento di rispondere alla chiamata - "sì, ci siamo!”. Non sappiamo bene cosa potremmo fare, però a Bergamo abbiamo contatti e delle amicizie femminili molto belle e anche in posizioni di un certo rilievo, quindi riteniamo che questo stimolo sia quello giusto per attivarci e portare avanti un desiderio che è estremamente diffuso. Il desiderio e la necessità sono quelli di non rimanere passive in un momento così importante. La volontà è di sviluppare questo obiettivo insieme a tutte, perciò rimane il timore di non avere competenza a fare certe cose (la presentazione), però ne abbiamo imparate tante (di modalità e competenze) che impareremo anche questa.

 

Voce di un’altra Amica. Per quanto riguarda il Sottosopra l’ho ricevuto soltanto questa mattina "a questa specie di comunione!" (sorriso).

La prima lettura mi ha suscitato un'impressione molto positiva “LA RIVOLUZIONE, comincia la Rivoluzione” (sorriso) poi ho letto qua e là... e in effetti condivido che la lettera al Caro Amico risulta un po’ dura quando dice - "il mondo che AVETE costruito" - Io penso che questo irriti molto gli uomini anche perché questo mondo lo ABBIAMO costruito INSIEME, in un modo o nell’altro. Nel lavoro e in generale. (sussulti generali)

 

LILIANA RAMPELLO. MILANO (si impegna per PARMA). Qualche osservazione rispetto al testo e alla sua capacità di essere convincente.

La prima impressione è di grandissimo piacere perché questo documento è la dimostrazione evidente che pratiche politiche concrete producono invenzione. Si tratta di un dato di fatto importantissimo perché ri-orienta anche dentro di noi il significato di FARE POLITICA. E questo testo è lì, a dirlo con forza! E spazza via l’idea che ci sia discontinuità, frammentazione, carsicità! Sta a mostrare che: se si lavora in un certo modo, se le pratiche sono quelle; allora il risultato sposta, letteralmente sposta! Da questo punto di vista a me personalmente non interessa se i toni e il registro del linguaggio sono duri o morbidi, perché credo che più di tutto questo esito è il punto del lavoro di un gruppo. E noi tutte NON siamo chiamate a presentarlo tout court il 24 ottobre, bensì siamo chiamate a CAPIRE in che rapporto ci mettiamo con questa invenzione e come la facciamo "camminare" nel tempo. Quindi la data del 24 ottobre è un momento sacrosanto per dare il massimo della forza a questo risultato. Ma il rapporto tra noi e il testo non è una relazione di stima per giudicare la qualità della scrittura, è piuttosto lo sforzo di entrare in relazione interiore con l'interrogativo - "cosa mi dice di me? e come io lavoro rispetto a questo risultato?" -. La risposta può manifestarsi accogliendolo; contrastandolo, comunque elaborandolo! Questo scambio tra interiorità e parola è un significato che scaturisce dalla considerazione che questo documento NON è rivolto a quelle che lo presenteranno; questo lavoro è rivolto a TUTTE. Dunque chiama a una risposta in prima persona!

Pensando alla data del 24 ottobre posso dire che a Parma, luogo che ho conosciuto per moltissimi anni e dove ci sono relazioni per me importanti, cercherò di trovare donne e uomini che aderiscano e partecipino a questa iniziativa di presentazione.

La data comune di manifestazione è un'occasione, mentre questo lavoro di rielaborazione rimane, da ora in poi, un impegno quotidiano.

- Che aiuto possiamo dare al gruppo sul lavoro?! – Qualora la chiave di lettura delle donne di quel preciso gruppo non corrisponda ai desideri di tutte, allora i pensieri di ognuna dovranno essere rivolti a cercare in prima persona una risposta, perlomeno a impostare una riflessione Altrimenti questa pratica NON modificherebbe niente di me e niente del mondo. Qui c’è, insomma, un RISULTATO CHIARISSIMO!

In secondo luogo, legherei il ragionamento appena svolto all’intervento di IDA DOMINIJANNI. Mi riferisco all'osservazione sulla possibilità che una così felice idea di presentazione nel maggior numero di luoghi possibili possa evocare fantasmi. Io non so se sarà così, ma anche questo è un aspetto che NON mi interessa, perché quello che deve risultare è che tutta quella "roba" che viene detta, - "voi lavorate in un piccolo gruppo, vale solo lì, vale solo per voi" -, venga smentita dal fatto che nella rete nazionale le relazioni producono, rimbalzano e fanno eco; e che non c’è bisogno di nessun partito per poter attraversare il pensiero e le pratiche nelle diverse città.... bastano, anzi, SONO le relazioni che fanno vivere questo risultato.

In conclusione e unitariamente i due poli di attenzione sono sintetizzabili nel DOVERE di tenere ben presente, noi per prime, che ognuna di noi ha il compito di lavorare su se stessa a partire da QUI, se lo ritiene importante; e nell’EFFETTO DIRETTO della POTENZA SIGNIFICATIVA del 24 ottobre come MANIFESTAZIONE: il mondo basta (delle), passa attraverso (le) relazioni; le cose si possono fare anche senza l’organizzazione come di solito è pensata; a prescindere dai fantasmi.

 

ALESSANDRA CASARINI. BOLOGNA. LDB°. Per quanto riguarda la Liberia delle Donne di Bologna, al nostro interno abbiamo attraversato e stiamo tuttora attraversando anni di ristrutturazione della Libreria con grandi sovvertimenti e quindi non siamo pronte, tra virgolette, a presentare un’elaborazione compiuta attorto al Sottosopra. Purtroppo non siamo riuscite a presentare Il doppio sì, mentre abbiamo presentato i Quaderni relativi alle parole delle donne sul lavoro, e a fine ottobre, con ritardo, presenteremo La vita alla radice dell'economia insieme alla MAG di Verona. In questa occasione ci farà piacere confrontarci con Roma proprio e soprattutto perché non abbiamo la stessa idea di economia.

Dato che la Libreria sta diventando un’altra Libreria, con pochissime delle vecchie fondatrici (forse rimarremo 2 o 3 al massimo) ma con molte ragazze giovani, la richiesta di essere presenti oggi l'ho accolta nella logica di ripartire da qui. Innanzitutto trovo straordinaria l'idea dell'iniziativa simultanea il 24 ottobre. Mi coinvolge e entusiasma la strategia di fare in modo che ogni piccolo territorio sia presente con questo stesso ragionamento nella stessa data; senza grandi spostamenti di massa per grandi seminari.

Personalmente penso - "finalmente riesco a parlare di lavoro!" -. Io sono stata una sindacalista bancaria, tanto tempo fa, e già allora sperimentato e avuto esperienza della grande capacità di elaborazione delle donne in materia di lavoro, quindi sono contenta di continuare questo percorso.

Penso quindi al 24 ottobre come giorno di inizio. Come da un lato, a causa delle difficoltà interne alla Libreria, non potremo fare il punto di un'elaborazione che ancora non c’è stata; d’altro canto penso che nella "peggiore" delle ipotesi la data del 24 ottobre sarà la giornata inaugurale della lettura ragionata del documento. In seguito, sono d’accordo con Liliana, continueremo questo lavoro di elaborazione e discussione.

Mi fa piacere farlo proprio perché venendo da una terra di diritti ritengo che sia fondamentale spostare l'attenzione su un pensiero politico diverso, soprattutto perché tutto quello che è stato costruito in termini di linguaggio economico, gius-lavoristico e politico a livello istituzionale tende a banalizzare quelle che invece sono le parole che raccontano la vita; parole semplici nel senso di essenziali.

 

PINUCCIA BARBIERI. LDM°. Proprio a Bologna penso che tutte le forze messe assieme [Orlando, Lamberti; Gioia Virgilio] possano fare un bel lavoro e ottenere un risultato significativo!

 

LOLA SANTOS. SIENA. UNIVERSITÁ DI SIENA (traduce anche i testi LDM per la SPAGNA).

Sono ricercatrice di diritto del lavoro presso l’Università di Siena, perciò per me questo è un momento emozionante. All’Unisi lo scorso luglio abbiamo presentato e discusso Il doppio sì con Giovanna, Silvia e Maria. L’occasione era ritagliata all’interno di un grosso seminario di ricerca italo-spagnolo, tuttavia siamo comunque riuscite a introdurre anche lì parole e concetti diversi (nuovi) e qualcosa ha iniziato a muoversi. Inoltre un anno fa, sempre all’università, abbiamo creato un gruppo di discussione con altre donne di altre facoltà, quasi tutte studiano Lettere. Per questo credo che proprio in quell’ateneo si possa, il 24 ottobre, portare il documento. È da considerare anche che il gruppo che si incontra per discutere sul ruolo della donna all’interno dell’università è composito: è composto da docenti, studentesse, anche da impiegate nell’apparato amministrativo, quindi i pensieri circolano, raggiungono e raccolgono molteplici situazioni e vicende umane; di conseguenza anche successivamente al 24 ottobre il testo potrà essere letto e condiviso.

Inoltre sono in rapporti con la Spagna, in particolare, con la mia amica LAURA MORA, ho tradotto i Quaderni di Via Dogana. [Viene comunicato a tutte che, su segnalazione di una cliente, il testo è già disponibile sia a Barcellona che a Madrid]

Do la mia disponibilità organizzativa, ma non posso entrare nel merito dei contenuti poiché ho appena ricevuto il documento.

 

LOREDANA ALDEGHERI. VERONA. MAG. Io volevo dire qualcosa sul linguaggio rispetto all’esperienza di sintesi de Il doppio sì che ho svolto con SANDRA DE PERINI. In quel caso le parole erano molto aderenti all’opera originaria. Successivamente abbiamo costituito un gruppo per rielaborarlo, poiché siamo coinvolte in un progetto rivolto a disoccupate/i di Verona e per poter distribuire il testo nei centri per l’impiego ci siamo impegnate a ridurre il testo “ai minimi termini”. In certi momenti avevo il timore che lo stessimo “annacquando”. Nonostante queste “interpolazioni”, l’effetto sulle donne è stato immediato. Le risposte, al doppio sì, descritto come il sentimento delle donne di non volersi dividere anzi lacerare tra le molteplici attività che svolgono a casa e professionalmente, sono stati i sorrisi immediati, un rifiorire dalla depressione. Dimostrazione che i contenuti sono talmente veri che la mediazione di parole SEMPLICI, PUNTUALI, POCHE fa l’autenticità del testo che è sufficiente a evocare, muovere, spostare. L’autenticità di queste parole impedirà la loro banalizzazione. Inoltre le donne di oggi è molto più pronto a maturare consapevolezza.

 

LIA CIGARINI. MILANO. LDM. Sempre a proposito del linguaggio: noi lo abbiamo definito “lingua corrente”. Questo sintagma non è, però, sinonimo di “semplicioneria”. Anzi dietro a questa ragionata scelta linguistica si percepisce uno sforzo filologico che si è trasformato nella sofisticata costruzione di una lingua, figlia di un patrimonio di concetti e saperi che da anni si sono formati unitamente alla costituzione del gruppo. Si sente quindi la voce autentica e capace delle persone che parlano di lavoro e dell’esperienza.

 

RENATA SARFATI. MILANO. LDM. Io sono rimasta colpita dalla felicità di questa scrittura. È proprio la sua semplicità che ci racconta che lavoro straordinario è stato fatto. Si sente la vita dentro queste parole; e si sente nel modo di parlare di lavoro la capacità di narrazione. La lettrice è avvinta dalla lettura. Implicazione che raramente i documenti conoscono. “(Scrittura) davvero straordinaria!”.

 

TRAUDEL SATTLER. MILANO. LDM. Io ho tradotto questo documento in tedesco, e così anche altri testi della libreria a partire da Non credere di avere dei diritti. E come sempre spero di riuscire a trovare la stessa “lingua corrente” in tedesco, tuttavia non è scontato. Non è una operazione agile: benché appaia ben leggibile in italiano, lo stesso stile non è facilmente riproducibile. Addirittura, di altri testi tradotti in passato spesso è stato detto che il lessico risultava difficile. Ad esempio la parola affidamento è rimasta affidamento in tedesco, perché non ho trovato una parola più adatta, “non la farei più questa scelta”, ma tant’è, e da anni ormai circola in Germania questo vocabolo.

E penso che sarà necessario un lavoro di MEDIAZIONE che, oltre a spiegare il linguaggio, faccia capire la novità di questo testo cosicché possa sgretolarsi anche il cliché con cui la Germania pensa le Italiane [rispetto all’attuale Governo] – “donne sotto Berlusconi; ah le povere donne” -.

La polivalenza del testo rende possibile una novazione anche per la stessa Germania nell’avere elementi per smentire la politica dell’attuale Ministra della famiglia Ursula von der Leyen secondo cui il sistema di aumentare i posti disponibili all’asilo garantirebbe un aumento delle maternità. Policy e congettura frustrate dal momento che da due anni i crescenti posti d’asilo sono direttamente proporzionali alla diminuzione demografica: “le donne da due anni non fanno più figli”. L’aver sperimentato oltre confine il fallimento di questa amministrazione farà, speriamo, decadere, questa formula sciocca secondo la quale le donne italiane non fanno figli perché non ci sono abbastanza asili.

Saranno organizzati incontri perché i nostri testi avranno sempre bisogno di essere accompagnati in Germania, raramente sono riusciti a camminare autonomamente, a questo scopo potranno aiutarci amiche che abbiamo in tante città tedesche e italiane, con le quali sarà la buona occasione per riattivare e riallacciare relazioni che già esistono, ma che hanno perso un po’ di forza. Ora tali rapporti hanno la chance di avanzare e rafforzarsi.

 

PINUCCIA BARBIERI Parlando di traduzioni, possiamo anticipare che RENATA SARFATI si occuperà della trasposizione in inglese; abbiamo mandato un documento in Spagna e ci siamo anche attivate per trovare un’amica che si occupi della versione in francese!

 

GIOVANNA PIZZUL. MILANO. CORRIERE DELLA SERA. Premetto che per ora ho dato solo un rapido sguardo al documento quindi non posso farne una recensione approfondita, ciò nondimeno mi hanno colpita eminentemente il linguaggio che anche io trovo felice (cfr. RENATA SARFATI), ma alto per le narrazioni delle esperienze di vita. In quest’ultimo caso probabilmente gioca l’immedesimazione che provo rispetto alla lavoratrice che racconta di sentirsi donna quando in ufficio guarda fuori dalla finestra e tutto il resto del tempo uomo. È una realtà che riconosco e condivido passando circa dieci ore al giorno al computer per lavoro.

Non ho capito esattamente la valenza che volete imprimere alla giornata del 24 ottobre, anche se da quello che ho interpretato ascoltandovi è che si tratta di un tentativo di coordinamento di gruppi, librerie e centri di donne dislocati sul territorio nazionale. Secondo me si tratta di una manifestazione necessaria alla luce di questo tempo di crisi e delle accuse di silenzio e mancata presa di posizione che ci vengono mosse.

Aggiungo però che, per deformazione professionale (lavorando in un grande giornale) ho, forse, una visione un po’ distorta in base alla quale tutto deve avere un forte peso mediatico per esistere, altrimenti si configurerebbe un fenomeno élitario, collaterale e in quanto tale incapace di esprimere la forte esperienza che lo ha concepito e la carica utopica di cui c’è tanta necessità.

In attesa del 24 ottobre c’è ancora tempo, nel frattempo varrebbe la pena investire in contributi da destinare a questa “piattaforma”.

Quanto a critiche costruttive: dal mio punto di vista il documento è carente di dati e ricerche positivi che impediscano il rischio di una pretestuosa contestazione sull’effettivo svolgimento dello studio secondo metodo scientifico; sollevando obiezioni sulla sua validità. Oltre a ciò potrebbe essere opportuno approfondire tematiche recentemente molto diffuse: per intenderci mi riferisco, ad esempio, a figure paradigmatiche che io chiamo “precario globale” o “prostituzione ad alta visibilità”. Su questi “punti chiave” si potrebbe dividersi in gruppi per affrontare temi che ci vengono propinati tutti i giorni dai mezzi di comunicazione.

Dall’altro canto mi affascina l’inclusione nell’epilogo di storie professionali personali. La loro forza immaginifica fa trasparire il vissuto di ognuna di noi… Parlo della mia sfera personale: lavoro al Corriere della Sera da dieci anni vice capo redattrice; guadagno molto più di mio marito; ho dei rapporti decenti coi miei colleghi … e non vedo l’ora di essere prepensionata! Ora che c’è lo stato di crisi sto cercando in tutti i modi di anticipare il pensionamento, questo significa che del mio lavoro, onestamente, io non ne posso proprio più!

In questo senso ribadisco che il testo è chiaro e condivisibile.

PINUCCIA BARBIERI. Auspica il gesto di dono di un PAGINONE dedicato all’iniziativa!

 

ALESSANDRA DE PERINI. VENEZIA. Abbiamo elaborato uno scritto sul Doppio sì con MAG di Verona, con cui collaboriamo da tempo per l’importanza che riveste la riflessione sul lavoro. Non so se posso impegnarmi per le Vicine di Casa di Mestre a nome della A. Sborniò, perché tutte hanno lavorato tanto sul tema del lavoro, ma 10-15 anni fa. Ora portano avanti altri desideri; molte di noi sono andate in pensione. Per motivarsi di nuovo nell’avere un desiderio forte su questo tema necessito di una riflessione politica sul legame che ci può essere comunque in materia. Non ci saranno problemi per trovare un luogo per una conferenza stampa o cose simili. Reti e relazioni sono da riallacciare. Ci sono collegamenti da riprendere. Porto, ovviamente, con me il documento da distribuire.

 

PINUCCIA BARBIERI. Se siamo qui significa che abbiamo privilegiato questo momento piuttosto che altri impegni. Vedo questo evento come una sperimentazione. Invece di essere le Donne di Milano ad andare in giro per l’Italia a presentare questo documento, stavolta ogni luogo dovrà fare in proprio per vedere come “regge”. Fare qualcosa subito e contemporaneamente evidenzierà e farà emergere questo movimento, che non sarà più smentibile da parte di tutti quelli che non lo vogliono riconoscere.

 

CHIARA EUSEBIO. Desidero tornare a soffermarmi sul testo. Io mi sono chiesta se è vero e in che misura questo testo comunica effettivamente una invenzione linguistica e di pensiero capaci di leggere, contenere e rilanciare l’esperienza delle singole, che passa attraverso tutte le donne e che muove nel senso di aprire discussioni nei vari schieramenti, in quanto rispondente a una vera necessità. Francamente non lo so, lo spero e ho fiducia che sia così perché la sensazione (ciò che la lettura di questo documento mi ha provocato,e mi interessa sentire il parere anche delle donne più giovani di me) è che questo documento offre un RADICAMENTO in cui ci si può sentire finalmente “a posto”, ristorate dal significato dato alle lacerazioni che abbiamo attraversato e che ancora attraversiamo. Per cui mi interessa meno se il linguaggio regge sul piano accademico; mi interessa che muova!

Lo spazio lasciato al lavoro di cura della vita mi sembra che introduca uno spostamento concettuale nel senso di superamento della conciliazione. Il lavoro “altro” rispetto al lavoro retribuito diventa una misura per leggere e capire cosa vogliamo rispetto a quest’ultimo.

 

SILVIA MOTTA. MILANO. LDM. GRUPPO SUL LAVORO Una cosa di sentimento: io sono quasi commossa nell’ascoltare questa riunione perché non mi aspettavo di poter toccare con mano la misura di quanto tutto può diventare importante e grande.

Riflettendo sul fenomeno del radicamento: anche per noi l’elaborazione del documento si è sostanziata in questa prospettiva, ossia “diamo un ancoraggio ai nostri pensieri”. Da anni ci diciamo e ridiciamo cose cercando di esprimerle senza mai trovare il modo per fissare quel momento di ancoraggio che non sia solitario, bensì reale e simbolico, valevole anche per il resto del mondo. Per me è nato così il percorso e oggi ho trovato riscontro nelle vostre parole, già tra di noi ho sentito un po’ di movimento.

Quando IDA DOMINIJANI ha evocato il “fantasma” ho pensato - “bene, bene è lo stesso fantasma che nel documento coincide metaforicamente con il lavoro!”. Inizialmente avevo quindi interpretato il suo intervento in senso positivo, come se lei volesse evidenziare la forza creativa del documento in ordine un fatto simbolico.

Successivamente però, dalle sue parole, ho colto che in realtà stava parlando di un fantasma di rischi, diverso, minaccioso! Ecco, magari teniamone conto perché nei significati simbolici che tenteremo di veicolare esiste il pericolo che le resistenze cerchino in tutti i modi di ricondurci all’esistente, a quello che c’è già, “quindi magari a dire: - il partito della libreria ecc. -” in chiave di strumentalizzazione. È prudente quindi mettere in atto una strategia affinché questa innovazione non venga ricondotta all’interno delle categorie note in attuazione di un’operazione che mira a uccidere la novità per detonare la sua carica esplosiva.

Per il noto tranquillizza e rassicura tutti, quindi … niente di nuovo!”.

 

DONATELLA BARBERIS LODI. Ho fatto parte del gruppo sul lavoro, almeno durante il segmento iniziale del percorso; poi mi sono dovuta ritirare proprio per questioni di lavoro. Del resto vivo il conflitto del doppio sì quotidianamente e per me è molto lacerante!

Oggi provo soddisfazione vedere stampato questo documento! Esso risponde al possibile ancoraggio di avere voci nero su bianco che ci orientino; parole corrispondenti alla discussione di tutti questi anni sul sistema del lavoro femminile e del lavoro generale. Sono interessata al progetto politico poiché per anni questo tema è stato fragile e quel che si diceva non faceva breccia nei fatti. E la presentazione del testo simultaneamente, come hanno sollecitato Ida e Liliana, è il passaggio comunicativo principe per mostrare come l’anima che attraversa la pratica politica delle relazioni possa costruire significati.

Molto spesso alle riunioni del gruppo ci dicevamo che non è più possibile fare gruppi di autocoscienza in materia di lavoro: - “non si fa perché è difficile entrare sui luoghi di lavoro e nelle aziende, è difficile mettersi in contatto con le donne in quegli ambienti.” -, invece con questo documento riusciamo a rendere visibile proprio quello che è impenetrabile. Pertanto ho delle grosse aspettative. Se l’ancoraggio che il documento offre è un approdo rassicurante, la manifestazione comune e l’elaborazione successiva saranno un punto di partenza dinamico. “Allora ce la possiamo fare!”: allora riusciamo a far parlare di questo tema anche chi è distante, innescando dei percorsi di riflessione. Come diceva la ricercatrice di Siena (cfr. LOLA SANTOS) il radicamento favorirà agganci e contemporaneamente susciterà un movimento di pensieri dentro e fuori il circuito.

Più volte mi sono sforzata di trovare un passepartout e mi interrogavo – “Come si può entrare in quei luoghi inaccessibili?! Come si raggiungono quelle donne?!” -, ma oggi ho trovato una possibile risposta: forse si possono invitare quelle donne a discuterne “fuori”, in luoghi costruiti in modo specifico, anche approntando organizzazioni temporanee che ci dobbiamo inventare. In librerie, università, case! Luoghi che siano alternativi alle sedi dei partiti, dei movimenti organizzati; dando allo stesso tempo anche una risposta politica.

Quanto al rapporto con gli schieramenti istituzionali, ritengo che anche per la Sinistra, nella sua latenza, sarà il momento di confrontarsi e di aprirsi ad un dialogo esteso veramente a tutti; inclusivo anche per chi è rimasto molto al margine su questi punti.

Grazie per essere state così tenaci e costanti!

Grazie davvero.

 

 

 



°Cit. Lia Cigarini.

°Libreria delle Donne di Bologna.

°Libreria delle Donne di Milano.