(27/10)
GIAN ANDREA
FRANCHI
Riflessioni
Desiderio, immaginazione, tempo
La percezione attiva del futuro è
sempre immaginaria. Solo sull’immaginario si possono ergere possibilità e
progetti. Immaginario significa anche dare immagini, cioè
forma, alle emozioni e alle relazioni che sono la matrice prima delle emozioni.
L’emozione è il medium della
relazione.
Il potere, per controllare la
capacità progettuale dei subalterni, deve agire
sull’immaginario: lo deve catturare, costruire, per porre il discrimine tra possibile e impossibile, che è la sua essenza.
In fondo a questo discrimine c’è la morte, che è
l’ultima ma fondamentale risorsa di ogni forma di
potere.
Temporalità
diverse:
temporalità femminile, legata al corpo, quindi al dar vita, alla vita concreta
situata; temporalità maschile, che tende a prescindere dal corpo basata su
progetti generali, astratti, ad esempio la promozione dell’uguaglianza
prescindendo dalla differenza. Vi sono inoltre, forse, temporalità
diverse tra le generazioni. Vi è infine la temporalità delle
trasformazioni ambientali. Mi sembra importante la questione del rapporto fra
temporalità.
Linea del desiderio. Mettere il privilegio del desiderio al servizio di chi non può o
non riesce a desiderare. Ma è possibile?
Differenze culturali.
Fallimento dell’immaginazione
politica maschile a causa della sua parzialità.
L’immaginazione politica femminile
non pretende di essere una totalità al posto di quella maschile, ma di effettuare uno spostamento.
L’esperienza
femminile del lavoro come “cura dell’esistenza o della vita” può essere un
punto di partenza per agire sul lavoro come produzione di merci per il mercato. La deformazione capitalistica
del rapporto umano, individuata da Marx, sta nel fatto che il capitale non
produce tanto valori d’uso, cioè “beni”, quanto valori
di scambio e che il suo scopo non è soddisfare bisogni ma acquisire un
profitto. Il punto di vista femminile deve agire, secondo me, anche a questo
livello, se vuol essere veramente attivo. Riscoperta femminile del valore
d’uso. Bisogna rifiutare creativamente il valore di scambio. Il valore di
scambio distrugge il valore d’uso, distrugge il mondo,
la vita. E’ quel che vediamo.