L'ACQUA LA INSEGNA LA SETE, L'IMPRESA L'AMORE
Nel febbraio '99 Alessandra, Carla, Paola proposero alle altre collaboratrici della libreria la seguente riflessione
E' difficile rendere conto del lavoro svolto tra noi, che ci ha coinvolte nella discussione dei brevi saggi tratti da "La rivoluzione inattesa", che ci ha permesso di riandare ai nostri lavori passati o agli anni trascorsi o al senso dei nostri differenti impegni e che ci ha dato la possibilità di ragionare sull' attuale esperienza in Libreria.
E' difficile perché, oltre alle acquisizioni capite, vorremmo anche dare conto di come questo lavoro ci ha fatto venire voglia, ora, di pensare,studiare, riflettere ancora per rilanciare la nostra esperienza.
Rendere conto di un mutamento, quindi, che vuole dire anche riprogettare e non ripetere solo il già conosciuto anche se lo consideriamo di valore.
Ma cominciamo dall'inizio, o per lo meno da qualcosa di certo: il nostro impegno in una libreria che ora esiste.
La libreria fra desiderio e danaro.
Nella gioia del progettare iniziale, grazie ad un desiderio condiviso e collettivo, il denaro usciva dalla pesantezza della privazione, dal ricatto della necessità, dall'utilizzo "sensato", a cui abitua il timore che venga a mancare, e si prospettava come un gioco che nella parola si trasformava in un progetto, una possibilità intravista.
Solo a posteriori abbiamo felicemente verificato che investendo sul desiderio non abbiamo fatto errori nel valutare le necessità economiche. Ciò che avevamo previsto fosse necessario investire per la realizzazione è stato esattamente quello che abbiamo avuto bisogno di spendere, così come ci siamo adoperate nell'intrecciare diverse capacità creative per far esistere il progetto secondo quello che era economicamente a disposizione.
In questo intreccio di disponibilità e di utilità la creatività continua ad aiutarci nel non sprecare denaro, ma anche nel non farci spaventare dalla sua mancanza.
L'investimento iniziale ci ha insegnato ad accettare e a saper interpretare come espressione di differenti desideri, come fiducia nelle relazioni, come legame fra noi il di più di chi ha regalato con generosità; il senso del denaro dato ( poco o molto, è stato comunque quello che ciascuna voleva o poteva dare) era un passaggio concreto per realizzare il desiderio.
Abbiamo accettato, quindi, che il denaro fosse un mezzo e una delle misure per l'esistenza del nostro progetto.
Ora siamo ritornate alla facilità iniziale, dopo aver attraversato anche un periodo di difficoltà e di incomprensioni, soprattutto perché alcune di noi si erano assunte responsabilità solo parziali e altre non avevano saputo intrecciare e scambiare conoscenze che permettessero la consapevole amministrazione delle risorse. Si erano costruite, quindi, relazioni carenti da cui sono nati, ovviamente, problemi economici.
Il desiderio si fa strada
La presenza del denaro in Libreria ci dà l'opportunità di metterci a confronto con le leggi del mercato.
Nonostante dobbiamo vivere, e ci piaccia vivere, confrontandoci con l'esterno, abbiamo trovato modi che, secondo noi, non sono schiacciati dalle leggi del profitto e abbiamo trovato metodi che infrangono le pretese del mercato continuando ad avere la nostra autonomia di scelta senza esserne estromesse.
Per fare questo scommettiamo sull'acquisizione continua di professionalità, sulla gentilezza dell'accoglienza, sulle scelte significanti dei titoli dei libri. Alla base di tutto c'è la scelta di una linea che dà importanza più alla qualificazione che non alla vendita quantitativa; così, per esempio, la ricerca dei libri introvabili perché fuori catalogo, di libri rari o di scrittrici poco conosciute, ci permette di non dimenticare e di far circolare la ricchezza del pensiero e della creatività che le donne esprimono da sempre: un patrimonio cui attingere ancora.
Nel costruire l'identità della Libreria si sente l'esigenza di misurarci con l'esterno, con il proprio tempo, di rendere visibile ciò che si fa, descriverne il senso e creare uno spazio pubblico/politico.
In questo senso tutte le attività che ruotano attorno alla Libreria sono occasioni di scambio con l'esterno, ci permettono di stare aderenti alla realtà e superare il silenzio, in modo che la pratica diventi agire.
Così i seminari di studio, le serate di presentazione di autrici o di libri, i momenti di discussione (tutti a partecipazione gratuita) sono occasioni di conoscenza, di apprendimento, di crescita di ciascuna, dove il ritorno economico è secondo, viene cioè di conseguenza al significato del pensare, del fare e dell'incontro.
Questo perché, fin dall'inizio, ci siamo dette che non volevamo accumulare ricchezza, ma soltanto guadagnare il denaro necessario all'esistenza e alla crescita della nostra "impresa".
Nel nostro concetto l'impresa non è produrre denaro ( componente pur necessaria,a come abbiamo spiegato), ma è fare esistere il proprio desiderio. Impresa come un sogno che realizzandosi supera costantemente se stesso e si apre ad un imprevisto perché si incontra e si scontra con ciò che lo rende costantemente possibile.
Il desiderio che ha mosso l'impresa viene costantemente verificato e il senso del già costruito muove verso il futuro.
Abbiamo anche dei dubbi rispetto alla costruzione del nuovo, che speriamo ci aiutino a fare scelte oculate per non compromettere il nostro bene più prezioso: le nostre relazioni.
Reinvestiamo con tempo e lavoro
L'esistenza della libreria comporta molto lavoro, si avvale del lavoro volontario di molte donne; é un lavoro che non aderisce al concetto di necessità economica. La necessità che emerge é di tipo diverso. Possiamo parlare di necessità legata al senso di esistere come donne, come soggetti sociali, come soggetti politici.
La necessità che spinge tante donne a offrire il proprio lavoro , tempo e impegno in una impresa che non dà sussistenza è il bisogno di investire il proprio desiderio e rilanciarlo in una scommessa politica. Ciascuna di noi ha lavorato o lavora in un' impresa, in enti pubblici, nel settore impiegatizio o altro dove, comunque, il senso del tempo è dato o dall'organizzazione del lavoro o dalla necessità economica.
Sappiamo che nel costruire le nostre modalità di lavoro in libreria ci portavamo come esperienza il ricordo delle esigenze di donne o colleghe che spesso ci sollecitavano con i loro ragionamenti sul senso del tempo trascorso sul lavoro o sugli sprechi e le insensatezze dell'organizzazione del lavoro stesso: pretese che, se ascoltate, avrebbero spostato in maniera radicale un ordine che non le prevedeva. Questi ricordi e le nostre scontentezze nell'esperienza lavorativa ci hanno però aiutato ad avere chiarezza su come organizzare il lavoro collettivo di adesso.
Inserirsi in un lavoro collettivo, per noi vuole dire sentirsi un anello utile di una catena che funziona, poiché cerchiamo di lavorare con rispetto reciproco, dando pari dignità ai diversi compiti, esprimendo fiducia nelle altre, legate fra noi dall'affetto dell'amicizia, e pensando che sia fondamentale fare circolare la conoscenza dei diversi passaggi del lavoro, trasmettere il sapere che si acquisisce, passarsi con l'agire e con il racconto il senso del progetto e il percorso che lo costruisce.
Per arrivare all'oggi siamo passate attraverso varie difficoltà: prima, una mancanza di elaborazione profonda con nuove collaboratrici che si erano proposte per condividere il progetto, dando per scontato, ingenuamente, che il desiderio non potesse essere che condiviso, senza approfondire il valore delle diverse esperienze precedenti; abbiamo inoltre verificato la fatica nell'assunzione delle responsabilità, fatica che si manifestava o con una pretesa di protagonismo o con un ritrarsi pauroso di fronte all'investimento che le altre davano. Da tutto questo è emersa una competitività come atteggiamento distruttivo, in quanto nella mancanza di approfondimento si sono fatte giocare più l'immaginazione, i propri fantasmi, le paure inespresse, che l'analisi della realtà. Da qui sono sorti gruppi contrapposti, anche se non consapevolmente desiderati.
Ora cerchiamo invece di lasciare spazio alle competenze e ai desideri personali, sapendo che l'obiettivo comune è uno sfondo di senso nel voler far esistere la Libreria.
Le competenze possono far esistere un'idea sfaccettata di Libreria che ora consideriamo una ricchezza da salvare.
E' vero che nell'assumersi la competenza o nel dare concretezza ai desideri , ora, ciascuna di noi svolge tutti i compiti necessari, sia pratici che intellettuali e le altre accompagnano tale esperienza fiduciose che nelle eventuali differenze si possa essere polemiche.
Questo può avvenire perché la nostra idea di contrattazione nelle relazioni fra noi si sposa con la pretesa di lasciare spazi alla libertà.
Il senso della nostra libertà ci viene dato anche dalla constatazione che il lavoro in libreria ci permette la ricomposizione del nostro tempo con la compresenza di un tempo di lavoro necessario, un tempo importante per le relazioni che si costruiscono, un tempo del desiderio confrontato e quindi alimentato.
Questa che noi chiamiamo libertà non può che affezionarci alla nostra vita e creare ancora attaccamento al progetto.
Come un'impresa mossa dall'amore costruisce libertà
Per definire il tempo della necessità economica e il tempo ricomposto nella Libreria, prendiamo in prestito i termini contenuti nel saggio di Vantaggiato da "La rivoluzione inattesa".
La Libreria vive del "resto del tempo" di tante donne, un resto del tempo nell'accezione matematica perché sottratto al tempo dato o delle necessità, ma anche nel concetto di irriducibilità al "tempo del re".
Le ore che ciascuna di noi trova per le riunioni serali, i turni pomeridiani, il lavoro a casa di supporto, il lavoro tecnologico al computer, la ricerca e lo studio di un testo, l'ordine, la pulizia e l'accoglienza del luogo (e quanti altri se ne potrebbero aggiungere!) non sono un riempitivo interessante di un tempo vuoto, ma la creazione di un tempo altro che si contrappone al tempo dato.
E la nominazione che viene dall'esperienza (anche con questo nostro scritto) ha la pretesa di farlo e farci esistere.
Non possiamo dire che la Libreria contenga solo libertà, così come il "tempo dato" non contiene solo schiavitù; troviamo entrambi gli elementi in tutte due le realtà, ma il fatto che la libreria esista mette in discussione il "tempo dato", perché se si dimostra che, oltre a questo esiste un altro tempo , e lo facciamo esistere attraverso il racconto della nostra esperienza, togliamo al tempo dato le caratteristiche di universalità e unicità. Il racconto, cioè la consapevolezza dell'accadimento, ci permette di incidere nella realtà.
Impariamo da Simone Weil che la realtà è la relazione fra ciò che è presente e ciò che non è possibile. In questa relazione la forza di ciò che non è, può essere maggiore di quella del presente e illuminarla di senso.
Nel presente l'ordine patriarcale rappresenta l'aspetto più visibile della realtà; oltre questo presente non troviamo il futuro, ma l'inaudito o l'imprevisto, ovvero l'ordine simbolico femminile.
"Si configura un mondo nel quale il patriarcato rimane sempre presente secondo il proprio ordine ma visto alla luce dell'orizzonte simbolico femminile" (C. Zamboni - Mettere al mondo il mondo).
Se la libreria esiste come imprevisto perché si avvale dell'ordine simbolico femminile, significa che il presente, il "tempo dato", non è inattaccabile. Rimane sempre un resto di tempo fatto di desiderio e di senso, che, anziché rimanere come un semplice dato di fatto, può diventare forza mediatrice per aprire degli spiragli nel "tempo del re" e tentare di far coesistere in entrambi i luoghi , necessità e libertà.
Ottobre-Dicembre 1999
Bibliografia
Via Dogana N. 37 e N.38
Lia Cigarini - Introduzione da AAVV - La rivoluzione inattesa - Ed. Pratiche '97
Iaia Vantaggiato - Quel che resta del tempo da AAVV testo citato
Giannina Longobardi - Sono soldi i soldi da AAVV - t.c.
Wanda Tomasi - Il lavoro tra necessità e libertà da AAVV - t.c.
Quaderni di Azione Mag
AAVV - Le donne e il lavoro - Ed. Censis 98
Robert Kurz - L'onore perduto del lavoro - Ed. Manifestolibri 94
AAVV - L'oro delle vicine di casa - Quaderni di Via Dogana
Paola Piva- Le mosche bianche da DWF - 93 N. 4 (20)