Ali smith
Free love

Feltrinelli

Parlare dell’ultimo libro di Ali Smith, che è poi il primo che ha scritto, nel ’95, è in fondo semplice, perché appunto è l’esordio della scrittrice scozzese e dai primi romanzi non si pretende poi tanto.
In realtà io l’ho trovato irresistibile: una dozzina di racconti, che si leggono velocemente, così come con uno stile veloce, a tratti asciutto, sono stati scritti. Racconti toccanti, che lasciano il segno, forse perché non hanno la pretesa di dire tutto, ma si soffermano sui piccoli grandi avvenimenti quotidiani delle protagoniste e dei protagonisti , cogliendo l’attimo prima che fugga, che sfugga.
In quell’ attimo però- dopo un po’ noi ce ne accorgiamo- ci sta il tutto: è un attimo completo, perfetto, perché contiene il pieno di emozioni, gioia come dolore. L’umanità con cui l’Autrice si sporge sulle sue creature- per lo più donne, ma anche uomini, giovani, bambini – è di chi capisce la difficoltà di reggere l’intensità dell’attimo e la consapevolezza del tutto che vi è penetrato. Abile, profonda, la scrittrice tiene i fili di tutte quelle esistenze, dei loro drammi, a volte solo accennati, mai sviluppati. Sembra dire a chi la legge che non serve dire di più, che la scrittura ha già fatto l’essenziale, l’indispensabile: ha colto quegli attimi e li ha fermati. A questo serve scrivere: a raccontare l’attimo che è la vita. E leggere: a ritrovarsi nelle emozioni dei personaggi in quell’attimo. Come se fossimo loro, come se fossero noi.

 

 

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