Helen Garner

La stanza degli ospiti

Mondadori 2009

 

Anche se non è un capolavoro, la lettura può essere utile a chi è interessata\o ad affrontare il tema della cura, nella vastità dell'accezione del termine e degli ambiti esperenziali coinvolti.

Il romanzo può sembrare affrettato in certi passaggi, non entrare in profondità nelle personalità dei personaggi, ma scorre veloce in superficie perchè a mio parere così funziona l'universo della malattia e della cura: necessità improvvise, urgenze ed emergenze inderogabili la fanno da padrone e dietro a queste il\la protagonista e chi gli\le sta accanto nella cura corrono in perenne affanno e angoscia.

C'è una donna, nonna autonoma e soddisfatta, e c'è una sua amica, malata terminale, che viene a stare per un periodo da lei e da lei è assistita. Punto. Quello che capita alla protagonista è l'esperienza che spesso, di solito, quasi sempre - ognuna scelga l'avverbio più adatto - vive chi è accanto a un malato o una malata terminale che non riesce a compiere il delicato passaggio di accettazione della propria imminente fine. L'altra\o annega nella stanchezza, nell'insofferenza, ma anche nella tenerezza, nella tristezza infinita, nella rabbia. Ecco, rabbia: il romanzo riesce a trasmettere i diversi colori della rabbia di fronte a chi sta morendo, a chi disperata e sofferente senza vera tregua nel corpo e nell'anima non vuole ‘mollare', non vuole accettare la morte, la propria, e tutta presa da questo titanico sforzo non vede l'altra, non misura le sue pretese, si sente in smisurato credito nei confronti di tutti e tutte e chiede chiede chiede. (Che l'altra riesca a tenerla in vita?). La protagonista scopre allora di non essere così paziente, altruista, devota come forse pensava di essere e noi insieme a lei scopriamo, se non lo sapevamo già, che il conflitto tra noi e il mondo, tra noi e gli altri, tra noi e noi può accompagnarci fino all'ultimo giorno e forse solo allora con un'illuminazione essere svelato nel suo vero significato.

 

 

 

 

 

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