DETTO E NON

PROLOGO

I gruppi, le associate e i documenti,
le cene calde, io canto, e l'eloquenza
che furo al tempo dei dibattimenti
che al movimento diedero coscienza
or d'un confronto, ed or di schieramenti
per cui battaglia diè chi vaga scienza
dell'ascoltare confuse per l'orgoglio
col coltivare soltanto l'erba voglio.


GIORNO PRIMO

S'apron le sale, ed è nel giorno primo
(il tempo e il luogo stranamente esatti
le segretarie affaccendate al tavolino
persino pronti cartelline ed Atti)
che s'avvicendan gruppi promotori
con lor stendardi farciti di proposte
tradotte in voce (per fortuna brevemente).
Sfilano in molte: ecco, là è Milano,
e le Romane, e l'Arci Nazionale,
vedo avanzarsi, e Critiche cangiate,
e la compagine del giglio fiorentino
- che non rinuncia al mezzo audiovisivo,
fosse soltanto per dir: "Buongiorno care".
E ancor Bologna, che illustra a più riprese
chiari e impensati disagi del settore,
e le solinghe armigere accampate
con lance aguzze attendono il torneo.

Dal Parlamento giungono due messe
- i cui cavalli presti e lesti per le valli
corsero troppo, anticipando gli interventi
di ben due giorni, ma questi son gli incerti
di contattare paladine indaffarate -
che la novella, mesta ma prevista,
portano seco: "E' tempo di battaglie
che perderemo, perciò care compagne
potreste almeno tacer di criticare
queste proposte ormai depositate?
D'altronde è noto: vi son gli emendamenti,
in sede adatta potrem modificare."
Ma in quale modo cangiar e qual prospetto
all'uopo sia a detta delle astanti
non vi è più tempo d'ascoltar: la via
- "Saluti e baci e buon proseguimento" -
hanno già preso lor destrieri bianchi.

Quindi allo scranno appare il sindacato
che reca omaggi per la sua inviata
(che si sospetta essendo in ogni dove
sempre comunque, aver dal cielo in dote
l'ubiquità, oppure che da sempre
la CGIL conti solo una persona)
la qual comunica interessamento vivo
per il convegno, e parte immantinente
verso altri lidi (tipo casa sua).
Ma or che accade? Veggo andirivieni,
e gran ardore, e muoversi legioni,
dentro al tracciato, e gran preparamenti:
Forse che dunque, malgrado l'ora tarda,
il gran torneo si sta per iniziare?
Son quelle schiere allineate per pugnare
mentre vassalle gli recano le armi?
Ma no, son solo piatti di lasagne,
e tutte in fila si accingono a cenare!


GIORNO SECONDO

Molte le folle, e molto il movimento,
per questo giorno in cui ci si domanda
se sarà pugna o arte dell'incontro
a dominar la sorte del convegno.
Molta la speme che da tale luogo
si possa uscir più balde e rafforzate,
o che i panini, almeno, il bar-ristoro
abbia acquistato in dosi sufficienti.

"Compagne care, ecco in pergamena
la sacra legge degli dei onniscenti
che tutto intende - coppia o formazioni,
o single rara - tutelar, ordunque:
dateci tosto la vostra approvazione!"
Così le prodi di Strasburgo adepte
per la nazione propongono la via,
senza avvedersi, ahimé, che al loro fianco
s'alzan gli scudi: "Ma questo è il patriarcato!
Di quale unione vorreste noi garanti
se poi da sole finiamo danneggiate?"
"Orsù, suvvia - rispondon le insignite -
mica vorrete negare a chi si ama
di registrarsi come in matrimonio
e usufruire di case popolari?
E poi, si sa, è un punto come tanti,
guardate oltre, e dateci l'assenso".

"Questo giammai! Ho qui mille motivi
- dice la tosca cavaliera dissidente -
per cui dobbiam lottare per le sole,
e queste unioni lasciar dietro la via
ch'altro non sono che schemi di possesso
e privilegio sanciti alle famiglie".
Altre dai ranghi e dalle postazioni
entrano in pista: "Vogliam ben altri scopi
per questa guerra delle istituzioni,
noi siamo donne, vogliam l'autonomia!"
Carica allora l'arciera milanese:
"Guardate bene (ho fatto anche lo schema!)
delle provette e gli uteri il problema:
questo è un attacco al nostro essere madri
capite insomma, difesa ci conviene".
L'indipendente del forte di Pistoia
rilancia ancora: "Parliam d'orientamento
che sessuale si deve trovar scritto
dentro alle leggi perchè vi sia tutela
contro il razzismo che sempre noi subiamo"
"Orientamento? E cosa vuol mai dire?
Io faccio scelte - dice la romana
del contingente riminese trasferito -
e poi comunque non voglio integrazione
con le battaglie, ma invece opposizione!"

"Ma oltre alle leggi vogliamo qui affrontare
delle questioni la radice - chiede alcuna -
e del diritto la nostra concezione
analizzare, e forse altri argomenti?"
"E perchè poi - incalza allora un'altra -
dovremmo stare nelle istituzioni?"
Ahi, questo è troppo: pressioni di tal fatta
non più sostiene il meneghin duetto
e l'altra amazzone si erge d'improvviso:
"Ordunque, insomma, allor che fate qui?
Cosa volete mai, e che possiamo
noi fare insieme? Mi pare proprio niente!"
La segue a ruota la leader bolognese
della neonata federata associazione:
"Ci spiace assai, ma noi delle zavorre
- come insegnava un noto arcaico detto* -
facciamo a meno, e quindi andremo innanzi.
Restate pure qui a ciarlare indarno".
S'alza un brusio e il dubbio assale molte
d'aver sbagliato l'indirizzo: era a un convegno
che fur chiamate, o ad un qualche comizio?

Il giorno avanza, la pausa del caffè
ormai trascorsa si torna nell'arena,
e una romana illustre spadaccina prende parola:
"In tal tenzone (inutile peraltro,
l'avevo detto, ma c'è gente ostinata
che vuol confronti assurdi a tutti i costi),
appare chiaro che tutte noi riguarda
quella miseria simbolica che alcune
troppo sovente innalzano a vessillo".
E ancor la tosca dissidente di cui prima:
"Zavorra è forse chi non è d'accordo,
e si propone di discutere su questo?
Lo chiamerei piuttosto arricchimento!
Invito tutte a più miti consigli,
e a ricordare il valore del confronto".
Ai bordi intanto aumenta lo scompiglio,
fra prodi lese sanguinanti e cure
vieppiù amorevoli e intanto i tentativi
di ricucire le legioni sparpagliate,
o solamente di capire chiaramente
quante persone han prenotato per la cena.
Ancor parola prende intanto l'emiliana
(quella di Rimini, l'abbiamo vista prima)
che - non contenta abbastanza del subbuglio -
dice tranquilla: "Voi di associazione,
che fino ad oggi vivete grazie ai soldi
che danno i maschi, dovrete poi imparare
come campare da noi separatiste":
Fortuna vuole che tale affermazione
- a cui persino le più miti arcine
dovean per forza risponder col duello -
giunga nell'ora esatta della fine
del pomeriggio, quando hanno la meglio
le decisioni delle pance vuote.
Allora tutte verso il parco a fianco,
avendo cura di sedere ai posti
dove i coltelli sian quelli delle amiche
o meglio ancora con il muro dietro.


GIORNO TERZO

Il sol levato ed alto in mezzo al cielo,
il terso aere, il lento smaltimento
della nottata di bagordi, a più mitezza
avran portato le nostre convenute
questa mattina del giorno conclusivo?
O forse è stato l'intervento dell'Olimpo
ove le dee avvedendosi del dramma
che attraversava il nostro movimento
hanno rinchiuso nello sgabuzzino
la lor compagne Fortuna, Ira e Sorte?
Non lo sappiamo, e in fondo poco importa
(ci interroghiamo giusto per la forma
che s'usa aver negli epici poemi).
quello che conta è che i primi interventi
di questa sunday** ebber tono lieve
eppur concreto, e ben conciliatorio.

Il clima adunque fattosi più calmo,
parea l'incontro potersi indirizzare
verso progetti ancor comuni e rinnovarsi
tanto il confronto che il collaborare,
quando dagli occhi delle giostratrici
spariron l'ombre ultime del sonno,
e dal canale d'impianto d'areazione
- che guarda caso sull'Oimpo è assai capiente -
si liberaron le tre dee rinchiuse:
"Io non voleva intervenir stamane,
però comunque quindi invece sì,
prendo parola sol per ribadire
che penso uguale a ieri pomeriggio".
Così ci parla adesso quella stessa
leader eletta dell'associazione
che dissi avanti; e nuovo gelo piomba.
dentro le sale. "Direi quindi comunque
- continua quella - che vi è certo il problema
dell'esser troppo lontane nell'età:
abbiamo scopi, desii ed intendimenti
inconciliabili, e voi siete noiose"
Tacciono in molte, qualcuna si consulta,
le altre dell'Arci si iscrivono a parlare:
"No, non crediamo sia la confusione
un dato nero, ma anzi un orizzonte,
che apre la mente e muove a riflessioni"
dice ora una, e intanto l'altra afferma:
"Noi non crediamo inutili i confronti,
e vogliam fare ancor lavori insieme;
invito tutte ad esser costruttive
in questa ultima giornata degli incontri".
"Suvvia, ordunque - s'aggiungono anche altre
di gruppi vari e provenienze differenti -
gli aspri conflitti cerchiam di tralasciare
facciam proposte, tentiamo di quagliare".

Intanto Ira s'aggira per le sale
cercando invano le altre paladine
di cui domanda, ma - ahilei! - sono fuggite,
all'albeggiar, per via delle ferite,
che il lor narciso non ebbe a sopportare.
Intanto Sorte col pungolo dorato
dalla filosofa di Critica si reca:
"Orsù, non vedi a quale orribile livello
cala il torneo? (va detto che in effetti
lo spiazzamento aveva procurato
di aprire il varco a serie di commenti
non propriamente molto interessanti)
Intervenir tu devi, proprio adesso!"
E la guerriera per l'urgenza tenta,
ma l'emozione le strozza già la gola;
allora fuma***. Torna rinfrancata e parla
donando agli atti una di quelle perle
che non è dato alla cronista trascurare:
"Io che ho studiato filosofia, sapete,
capisco bene qual sia la differenza
fra avere un certo desiderio e quindi
di quello stesso la realizzazione"
(s'ignora qui, ma non ci stupirebbe,
se tale frase fosse per caso mutuata
da quanto detto un tempo dalla Arendt).
"Uffa!" pensando, Sorte, Ira e Fortuna
ancor si muovono cercando chi a battaglia
un po' si presti, ed ecco: la cantante
del tempo andato glorioso e assai osannato!
"Guarda che quella che ha parlato prima
voleva dire che siete vecchie e sceme;
non indugiare, rispondi per le rime!"
E la cantante, come illuminata,
lesta si appresta a un vero contenzioso,
un faccia a faccia, finché le convegniste
placan la pugna intervenendo con la forza.
"E le altre due, romana vera e nuova,
dove mai sono, perchè non piantan grane?"
pensan le dee, ma niente posson fare,
l'una dispersa, l'altra a fare i conti.

E la giornata ordunque si conclude
con il progetto di un'altra Settimana,
di nuovi incontri, e ancora di fiducia
(le più contente, peraltro, le toscane
che grazie a stallo, gelo, e confusioni
hanno potuto a lungo stamattina
impadronirsi del mezzo audiovisivo).
Ma niente è perso, le dee sono coscienti
che nel futuro prossimo all'azione
potran passare - insieme a lor sorelle
Discordia e Invidia, e a madre Diffidenza -
chè il movimento, no, no, non s'ha da fare. EPILOGO

Narrato ho i fatti, in sintesi spedita
che furo un tempo dentro al Buon Pastore
per il convegno, operazione ardita
che il movimento vide con il cuore
tentar la strada di una nuova vita
seppur nel dubbio, e certo con timore.

Fu forse vano, o inutile o sbagliato?
Al prossim'anno la verifica del dato.

Valeria Santini




NOTE:
*Chi fa da sè fa per tre

**Parola arcaica dall'etimologia incerta, probabilmente indicante il settimo giorno della settimana (su=sopra, oltre, in cima + n=in + day=dì, giorni)

***Si suppone tabacco.