L'incapacità d'amare e il sangue freddo: questo sconosciuto.
Riflessioni sul libro: "Animali a sangue freddo" di Stefania Amodio 1997. Massa Editore, Napoli.

Ho iniziato tre volte questa, chiamiamola così, recensione. E' stato un parto lungo e sofferto per l'argomento di cui tratta: l'incapacità d'amare, che sembra faccia pendant con le lesbiche.

La mia natura, più incline ad essere aggressiva che docile, è anche facilmente irritabile; questi due gravi difetti hanno drasticamente limitato le mie capacità di distacco e sobrietà; principalmente perché il libro in questione non mi è piaciuto nemmeno un poco, anzi ero così "alterata" mentre lo leggevo (e sarebbe più appropriato usare un altro termine), che arrivata all'ultima pagina l'alterazione era all'apice, e non avrei potuto mediare tra le emozioni e le parole. Allora ho usato il tempo, l'ho fatto passare mentre ritornavano la lucidità e la calma, per un solo motivo, conosco Stefania Amodio, quindi non volevo scatenare la mia lingua velenosa e assassina, malgrado me stessa, nei confronti della sua opera. E' inevitabile. Naturalmente non sarà contro la sua persona ma a discapito di una maniera un po' deviata ma molto comune di vivere l'amore, e non solo quello tra donne. Ci sarebbe piaciuto aggiungere alla letteratura lesbica un altro buono scritto che avesse da dirci o proporci qualcosa, "Animali a sangue freddo" libro lesbico e autobiografico come la stessa autrice ci comunica nella prefazione, lo definirei più il diario di una vera cieca nel mondo. Non perché mi senta parte di una categoria tacciata di incapacità di amare e che l'autrice tenta bizzarramente di distruggere con rancore, in fondo tra gli incapaci lei include tutti , e se parla di donne che amano le donne è solo una peculiarità (è sempre lei a dirlo); non perché definisce continuamente le lesbiche,anche lei tanto per cambiare, pazze maniache ossessive, doppie e psicolabili, tante Crudelie Demon che vagano, guarda caso, tutte intorno a lei; e non perché sia scandaloso che proprio una lesbica scriva il peggio sulle lesbiche e lo pubblichi, purché se ne parli saremmo disposte a tutto o quasi naturalmente.

Il perché salta agli occhi di chiunque legga anche poche pagine di questo libro. Non c'è un solo rigo che provochi, neanche per caso, una riflessione sull'incapacità di amare, in realtà è più palese che ogni altra cosa l'incapacità dell'autrice stessa a darci lei per prima una sua pur piccola opinione su cosa provochi tale limite di cui lei è la puntuale vittima; ci sommerge di fatti, tampinamenti, chiacchiere, si pavoneggia come amante e disperde amore sotto forma di sangue perché si strappa continuamente le vene, tagliarle sarebbe troppo freddo per la sua natura di animale a sangue bollente. E che dire delle donne di cui s'innamora? solo che sono le più sbagliate per lei. Ma il punto è proprio questo la nostra leonessa cacciatrice non desidera altro che di dover conquistare prede impossibili, ma per fare questo non si munisce nemmeno delle "armi" necessarie, quali ad esempio la sensibilità, il senso della realtà. Al contrario, lei guadagna a più non posso sonori rifiuti perché è semplicemente cieca e un tantino sorda: non vede, non sente, immagina solamente ciò che vuole.

E' evidente che le fette di prosciutto che porta Stefania sono di crudo stagionato.

Questo genere di amore a dir poco persecutorio, quando è diretto verso le donne sbagliate, le rende doppiamente vittime. Comunque siano, qualunque pregio o difetto abbiano queste donne, lei non lo vede, è troppo presa dalle riprese del suo film personale; e mentre studia e premedita gli approcci, con strafottente egocentrismo filtra i segnali che le inviano e con rarefatta fantasia li interpreta a suo piacimento: " Se la dà a gambe levate per paura di amare". "Fugge dalle responsabilità di un vero amore ", "è incapace di amare". E' proprio basso il numero delle persone costrette a scappare davanti all'amore. La sfortunata Stefania le ha incontrate tutte insieme. Il numero delle persone che rincorrono in ogni modo l'amore, invece, è elevatissimo, probabilmente corrono tutte dalla parte opposta alla sua. Quando poi improvvisamente vengono interrotte le riprese da spiacevoli eventi veri, le si raggela il sangue (forse questo terribile ricordo le ha ispirato il titolo così esotico), non capisce più niente, tutto sembra impossibile, un incubo, mentre è solo un film non riuscito. La parte più pietosa? l'elaborazione del fallimento. Cosa è successo? ho incontrato una matta

Degli incontri, degli improvvisi rifiuti, dei cambiamenti di umore delle persone in quanto umane e non umanoidi, lei trae una unica conclusione : tutte insane, pazze, altamente disturbate. Niente altro! possibile? è possibile poi che provi continuamente a sollecitare la nostra approvazione oltre che la complicità nonostante sia evidente la sua totale goffaggine nella materia di cui vorrebbe darci " cospicua" testimonianza?

Anche con i numeri sembra avere la peggio, la percentuale di " toppe" della quale è vittima supera dieci a zero quella dei successi, risultato: toppe al 100%, risultato del mix " Passione e corteggiamento" classe "GOLD" con la quale l'autrice si presenta e che indegnamente tante animali rifiutano, forse perché evoca un maschile pietosamente melenso. In fondo per farla bruciare di passione sembra sia sufficiente essere bòne, intriganti un poco ambigue, poi fa tutto lei, nient'altro e ce l'avrete tra i piedi, se non sotto la suola delle scarpe, mentre farsi amare da lei, esercizio diverso nel quale non si distingue in quanto a preparazione, è un'impresa praticamente impossibile. Ma allora mi viene da pensare che potrebbe bastare la sola fotografia dell'ammaliatrice per renderla felice ed evitarle tante sofferenze inutili, così fissata nelle chimiche, la promessa, rimarrebbe così come lei la immagina: un'altra, ancora e sempre nel corpo sbagliato. Meno male che le lesbiche sono molto più complesse e poliedriche di come le dipinge. Il piattume che vorrebbe Stefania e cioè "se mi dici ti amo è per sempre e non ti puoi rimangiare niente ormai l'hai detto" non ci piace, è antico, da "Promessi sposi" , quanto poco convincente, e poi, suvvia, alle parole non devono mancare i fatti, ma quelli per l'autrice non sembrano avere il peso che hanno invece le belle frasi leggere come l'aria, intangibili come lo spessore di un foglio di carta velina, si può penetrare, ma disgraziatamente si sbuca subito dall'altra parte. Prendiamo per esempio le pagine di questo libro, sono scritte, potrebbero avere uno spessore metaforico, ma anche in quel caso con tutta la fantasia non ci si riesce ad infilare proprio da nessuna parte senza sbucare irrimediabilmente e subito oltre... nel nulla.Come possa poi, una donna usare un vocabolario così pietoso riferendosi ad altre donne, non è un mistero, è chiaro che non appartiene completamente al genere femminile ma a quella categoria numerosa e accanita dei mezzi maschioni. Non deve essere facile pensare e anche chiamare troia una donna se non si è carichi di un rancore penoso. Come quei poveracci che insultano tutte le donne in quanto l'altro sesso, chiamandole troie, non ci aspettiamo certo di essere rispettate da loro, che crepino sotto il peso dei loro stessi limiti. Altro che parte maschile, la più inutile delle copie del più scadente maschio latino in via d'estinzione è quella che chiama troia, un'altra donna. Questa mentalità influenza il comportamento e le donne sensibili lo sentono senza difficoltà. Qui non si tratta di corteggiamento ma di accerchiamento, non si sente passione, ma pura cecità, non si può parlare di sensazioni perché non c'è spessore e questo è il grande limite del libro e di chi lo scrive. E' labile, si dimentica subito, non lascia niente, a parte lo sconcerto per tanta superficialità. Il mio sforzo nel mediare non deve essere riuscito perfettamente, Non posso affrontare l'argomento "terapia psicanalitica", potrei dilungarmi oltre misura, posso solo condensare dicendo che in questo caso specifico è evidente quanto sia personale, se tale strumento sia efficace o non lo sia affatto. E infine una parola per le animalesse a sangue freddo categoria della quale sono stata vittima prima, e proselite poi, quando cioè ho dovuto imparare a respingere le zanzare più fastidiose, quelle che si appiccicano e non crepano nemmeno con una librata di Kafka, nonché a difendermi dalle donne che mi guardano a metà, che mi immaginano, mi costringono nelle loro fantasie, mi usano per gonfiarsi della conquista e per avere un trofeo in più nella loro miserabile collezione, quelle che attraverso me vorrebbero apparire luminose e invece sono spente come le lampadine fulminate; questo sangue freddo mi è stato, ed è tuttora vitale per sopravvivere a tali sanguisughe. Come non farne uso? come non praticarlo ed esercitarlo? in fondo è una missione quella di questa specie animale; spegnere i finti fuochi con "ettolitri d'acqua" per dirla come l'autrice, "darsela a gambe levate" più semplicemente, glissare per non essere vittima di un amore a senso unico che divampa quanto un'influenza virale.

"Cospicua", quanto inutile, testimonianza sul mondo omosessuale femminile, incompleta di qualunque intervento dell'autrice per evitare al suo scritto il destino di un diario pieno di curiosità morbose; palesemente di parte, la sua, che ne vorrebbe pure uscire vittima incompresa. Che dire poi dello stile? sempre da diario con lucchetto, da tenere rigorosamente chiuso, ma in cassaforte.

Carol Milone