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PIOVE
Annetta
L'acqua viene giù dal cielo come fosse
una cascata. La pioggia è così fitta che i vetri della finestra
ne sono coperti e non riesco a vedere cosa ci sia dopo di essa. Prima
udivo il lieve ticchettio che sono solite fare le gocce quando vengono
a contatto con una superficie solida: sull'asfalto, poi sul marmo del
davanzale e infine contro il vetro. Ora nulla. Non c'è più
nulla.
Il vento non spira forte stasera, è quasi dolce, e il suo ululato
si avverte come un incubo sognato tanto tempo fa, di cui avvertiamo l'inconscia
paura ma non il ricordo effettivo. Stasera la vita non sembra vita, è
come se qualcosa stesse per accadere, tiro un lungo sospiro ed il vetro
si appanna
"Cos'altro ancora mi aspetta?" Mi domando; come sempre lascio
questo quesito senza risposta. Nonostante la pioggia incessante non mi
permetta di vedere molto al di là della mia stanza, avverto il
mondo brulicante di vita sbattere avanti e indietro per le strade allagate.
"Nonostante tutto continua a girare" mi dico, come se non sapessi
che è tutta una scusa, un'enorme giustificazione per spingermi
a vedere la mia situazione attuale come un qualcosa di poco significativo
in confronto alla vita stessa.
Stasera la notte rispecchia questa mia esistenza trascurata. La foschia
che avvolge i Monti Lattari rappresenta l'incertezza che cela il mio futuro,
il vento richiama questa tempesta di rabbia e disperazione che non mi
permette di parlare e quasi mi soffoca, la pioggia rimembra le lacrime
che in questo momento verserei se non fossi così maledettamente
orgogliosa da nascondere il dolore fino a farmelo scoppiare dentro. E
poi ci sono le nuvole. Le nuvole sono gli ostacoli che mi separano da
te, gli impedimenti che non mi lasciano agire come vorrei, il tempo vigliacco
che mi sfugge senza affrontarmi, per paura di essere preso e vissuto come
sarebbe più giusto.
"Non è colpa sua" continuo a ripetermi, già, non
è colpa tua. Stasera ho voglia di starti accanto, ho voglia di
asciugare le tue lacrime e di dirti di insistere in tutto. Ho voglia di
dirti "Va' da lui" anche se poi lo farei soffrendo e stringendo
forte i pugni poi li sbatterei contro un muro più duro della mia
testa. E la gelosia stasera implode in disperazione.
Non vuoi un uomo con cui andare a letto, vuoi uno spirito che ti stia
accanto.
Mi chiedo costantemente cosa farei se tu fossi qui adesso. Una parte di
me mi spinge a pensare che ti guarderei negli occhi e ti direi che il
male che mi stai facendo è immenso , un'altra parte invece, mi
obbliga a credere che ti abbraccerei, e coccolandoti ti sussurrerei all'orecchio
che ti starò vicina ugualmente, qualunque scelta tu faccia. So
che la debolezza del mio spirito deriva dall'amore che ho dentro. Se,
infatti, non ti amassi ti avrei già dimenticata e sapendo che probabilmente
il tuo cuore batte per un uomo, mi sarei allontanata da te, scomparendo
gradualmente.
"Mi chiamerà" ,sussurro a bassa voce, "Ne sono certa".
Pronuncio questa frase con convinzione, quasi ci credessi davvero. Poi
qualcosa dentro me scatta, il dispositivo della ragione s'innesca e subito
ricado brutalmente su questa terra :
" Se non l'ha fatto fino ad adesso, perché dovrebbe farlo
proprio ora?" Non voglio più credere in nulla; sono stanca
della fede che si sgretola, di credenze che sembrano indiscutibili e che
poi si rivelano illusioni.
Ad un tratto le immagini del paesaggio burrascoso si fanno più
nitide. Abbandono per un istante i miei pensieri e giaccio nel silenzio
del corpo e dell'anima. Guardo fuori; il vento si è fatto più
insistente, quasi fosse maturato con i miei pensieri; le foglie degli
alberi in balia della tempesta cadono incessantemente come se il tronco
fosse percosso con forza da qualcuno. Per un momento rimango nel dubbio
.
Guardo più attentamente: non c'è nessuno. Si, non c'è
nessuno.
Quante volte ho ripetuto questa parola: Nessuno.
Ondeggio fra la paura di rimanere sola e quella di trovare un'altra persona
che ti sostituisca nella mia vita.
Rimango incerta sul fatto che qualcuno sia davvero in grado di occupare
il posto che tu hai lasciato. Ma in realtà, non l'hai lasciato.
Ti sei nascosta. Temo che te ne sia andata e allo stesso tempo che sia
rimasta. Da un lato non voglio staccarmi da te, dall'altro mi sembra l'unica
soluzione da prendere.
So che staccarmi da te non significherebbe non vederti più, ma
vederti con altri occhi, quelli dell'amicizia, dell'affetto, della protezione.
Ma non dirti che ti amo, non pensare a te quando infantilmente immagino
il mio futuro, è chiedere troppo. Ma forse non è abbastanza.
Quanto manca prima che la pioggia smetta di cadere, prima che l'amarezza
della mia vita si trasformi in un brutto ricordo da seppellire nel dimenticatoio?
Quanto manca affichè le nuvole si scansino portate via da un vento
dolce ma insistente e mi facciano vedere le stelle?
Quanto manca per abbracciarti di nuovo?
Quanto manca per averti accanto?
Quanto manca per amarti e per lasciarmi amare?
- Mai.-
"Perché mai? E' troppo chiedere di amare con serenità?"
- Si, è troppo. Per questa vita è troppo. Ricorda che lei
ti diceva sempre che in questa dimensione, la vera felicità e il
vero equilibrio non esistono. Siamo anime infelici. -
"Perché non tentare? Due anime sole se accostate si completano
a vicenda"
- Ma lei non vuole te -
"E cosa vuole?"
- Qualcosa che tu non puoi darle.-
Brutalmente arresto il mio dibattito con me stessa. Esito a porre quella
domanda, ho paura di sapere, ho paura di scoprire, ho paura di aprire
gli occhi.
"Cosa? Cosa vuole da questa vita? Cosa può desiderare che
l'amore non possa darle? L'amore può darle la gioia di vivere e
di continuare a esistere, il desiderio di vedere il proprio futuro realizzato,
la voglia di essere felice con un'unica anima accanto, quella predestinata
dal Fato. L'amore può mostrarle le stelle anche quando piove come
stasera, l'amore le può insegnare ad essere più se stessa
e meno ciò che gli altri vorrebbero che sia, l'amore le può
dare la libertà, quella vera, autentica.
Perché la vera libertà non si trova sulla cima della montagna
più alta, né ai confini del mondo, ma dentro noi stessi.
Essere ciò che si è rende liberi da qualunque catena."
- Materialmente non puoi darle quello che cerca. La costanza nel starle
fisicamente accanto nel suo mondo, non quello autentico, ma quello dov'è
stata catapultata. Non puoi. Anche se lo desideri più di qualunque
altra cosa al mondo, non puoi. -
Sto perdendo. Sto cadendo.
"E se partissi?"
- Sarebbe inutile perché presto te ne andresti -
Taccio. E' vero, anche se partissi non servirebbe a nulla.
Sta spiovendo. Le gocce diminuiscono sempre di più tanto da permettermi
di aprire la finestra. Alzo gli occhi al cielo. Si cominciano ad intravedere
le prime stelle. Sirio le padroneggia tutte.
" Non c'è luna stasera."
Guardo l'orologio " Le dieci e un quarto."
Il tempo vola eppure sembra non passare mai.
Ogni ora che se ne va mi allontana un po' da te.
"Cosa starai facendo?"
Rimango stupidamente ad aspettare come in attesa di una risposta. Ad un
tratto sento una musica. La conosco. L'ho già sentita. E' la mia
musica e mi parla di te.
Se solo fossi qui…
Stasera il freddo è pungente…ho le mani congelate, il viso paralizzato,
gli occhi lucidi non so se più per le lacrime che vorrei versare
o per la temperatura, così bassa da fare male alla pelle e alle
articolazioni. Comincio a credere che se piangessi, le mie lacrime si
trasformerebbero in cristalli di ghiaccio.
Nonostante la spossatezza le gambe mi portano via quasi per inerzia. Nonostante
tutto continuo a camminare anche se non so dove mi poterà questa
strada.
Nonostante tutto ho ancora voglia di sognare un mondo che non esiste.
Nonostante tutto mi rimane la forza di continuare a rattoppare con veli
di illusione il mio mondo che ultimamente crolla a pezzi.
Il vento spira forte, nel silenzio del mio cammino solitario lungo i sentieri
della vita, odo solo qualche rumore lontano intervallato dal tremolio
dei vetri di queste poche case, percossi dal furore della brezza gelida.
Gli alberi lungo la strada si stringono da ambo i lati del marciapiede
quasi invitandomi ad entrare in un sentiero buio che mi dà l'idea
di essere un vicolo cieco. I grandi Platani dalle foglie ingiallite si
dimenano senza tregua, come se l'alito di questo vento autunnale sussurrasse
all'orecchio di Madre Natura un segreto che intimorisce e che tutti tentano
di rivelare ma che nessuno riesce a pronunciare perché in gran
parte è segreto anche a sè stesso. Alla fine del viale una
volta fiorito, i due Platani chiudono il percorso con un decoroso inchino.
Mi fermo per un momento ad osservarli. E' incredibile quanto possa dire
il silenzio della Natura e ancora più stupefacente è il
modo in cui un'anima afflitta riesce a vedere il dolore anche nelle cose
meno animate da sentimento.
L'albero giunto quasi alla fine della sua esistenza stagionale, trema
all'ululato della corrente; come una donna sinuosa dai lineamenti sensuali
agita le proprie forme soffici sotto il tocco insistente e leggero del
proprio uomo, così quel Platano, nella sua maestosità, contorce
i suoi rami e, voluttuosamente, si lascia andare alle proposte insidiose
del vento.
Mi catapulto in quell'istante fuori dal mio corpo, lungi dal mio tempo,
a centinaia di anni luce da quello spazio.
Cosa sono?
Un microcosmo nel Macrocosmo. Un essere senza significato ma che in sé
raccoglie le virtù e i difetti del mondo intero.
Si affollano nella mia mente tutti gli errori commessi; quante volte ho
sbagliato, quante volte avrei potuto riparare e ho sempre preferito aspettare,
quante volte ho alzato gli occhi al cielo pregando Dio che non fosse troppo
tardi per fare qualcosa di buono della mia vita.
Ma ho amato. E in questo credo di non aver mai commesso errori. Ho sempre
amato, anche quando la vita mi voltava le spalle, anche quando con tutta
la forza che avevo in corpo avrei voluto spezzare le ali di un destino
che spesso mi sembrava più insidioso di una trappola, ma che altrettanto
spesso, pensando a ciò che mi aspettava, mi appariva più
bello di un sogno realizzato troppo in fretta.
E mentre ancora la mia anima si dimena in queste dolorose riflessioni,
penso a quanto però ho ferito, a quanto male io ho fatto.
Subito la mente corre a quella sera, quando la stringevo fra le braccia
ed in quell'istante ebbi l'impressione che le sue mani mi stessero sfiorando
l'anima. E ad occhi chiusi, al freddo, già mi rivedevo alla luce
fioca di quattro candele in un posto imprecisato del mondo a pensare senza
parlare, a suonare senza guardare, ad ascoltare senza sentire. E l'anima
a sua volta correva attraverso i ricordi mai seppelliti, a quel piccolo
paesino immobilizzato nel tempo, da quello spirito meraviglioso che, entrando
nella mia esistenza, l'aveva stravolta e mi aveva insegnato che la vita
ci dà sempre più di quanto pensiamo di meritare.
E ora mi torna in mente il suo delizioso stupore, il suo silenzio che
ho sempre avuto l'impressione di capire. E quasi come sottofondo ripenso
a quella poesia, a quei versi canticchiati, e dedicati a me in una lettera
che mi rimbomba ancora nel cuore.
Alzo gli occhi al cielo.
"Cosa le starà succedendo?" mi domando. Già, cosa
ti sta succedendo?
"L'affetto che provo per te stasera mi spinge a farti una promessa
di cui forse in futuro mi pentirò quando mi farai del male: starti
accanto, perché ti voglio bene. Metto al di sopra dei miei desideri
e della mia felicità quello che è meglio per te. So che
forse è più sbagliato di quanto io possa ora immaginare,
perchè prima o poi rimarrò sola e non sarò capace
di prendermi cura di me stessa. Ma ora non è importante. Ora nulla
è più importante. Le cose e i sentimenti così come
le circostanze hanno perso un po' del loro valore intrinseco che le rendeva
speciali.
Adesso ho paura. Mi sto arrendendo. Sto perdendo contro me stessa, contro
il mondo circostante. Sto ancora sbagliando, e dal passato non ho imparato
nulla.
Quando ripenso a te mi accorgo che sei complicata nella tua semplicità;
sei la persona più dolce del mondo ma sai essere anche la più
spietata.
E' come se in te ci fossero tante "xxxx" che vengono fuori a
seconda delle circostanze, ognuna a modo suo. A volte penso che forse
sono solo maschere che ti crei come barriera come faccio tuttora io; altre
volte ,invece, temo che siano reali e che ti appartengano.
Se così fosse ,una sola cosa mi conforta; di tutti questi aspetti
della tua persona, io conosco il più bello e affascinante e a volte
mi piace credere che nel mostrarmelo ti sei fidata di me. Ed è
questo che mi fa ancora pensare di essere in qualche modo speciale per
te.
In quest'ultimo mese mi sono accorta che non ti cerco più come
prima.
Sono successe troppe cose e tutte troppo in fretta. Sto diventando più
consapevole delle circostanze che vivo.
Nei rapporti che ho avuto in passato ho commesso lo stesso tuo errore.
Prendevo ciò che mi faceva comodo ma non davo mai, sebbene mi si
chiedesse poco. Non si riesce a credere quanto male si possa fare ad una
persona finché non ci si trova nella sua stessa situazione."
Cammino silenziosamente per qualche metro nel vuoto più totale.
Dimentico dove sto andando. Dimentico cosa sto facendo. Dimentico di essere
per strada, nel paese in cui sono nata e che non cambia mai, percorrendo
queste vie che non portano da nessuna parte. Dimentico tutto questo. Mi
annullo in ciò che è il mondo. Mi annullo totalmente e profondamente.
Non voglio più essere, non voglio più esistere. Non voglio
più usare le parole o i gesti, voglio solo pensare, come nelle
immagini che spesso mi ritrovo per la mente. Voglio essere un lungo pensiero
che vive solo in funzione di se stesso, voglio amare senza soffrire, e
dalle persone voglio ricevere e dare solo bene.
Voglio essere una nota lunga, un La maggiore, appartenete ad una bellissima
sinfonia e non avere l'impressione di stonare in quel contesto. Voglio
sentirmi al mio posto, a casa, la mia casa.
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