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Indice de "Le parole per dirlo: tutti i modi
di dire lesbica in italiano"
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TERMINI ITALIANI USATI
PER GLI UOMINI
BARDASSA
o BARDASCIA [link
al "Checcabolario"
di Giovanni Dall'Orto]
BUGGERONE,
BUZZARONE o BUGGIARONE [link al "Checcabolario"
di Giovanni Dall'Orto]
CHECCA
[link al "Checcabolario"
di Giovanni Dall'Orto]
CUPIO
[link al "Checcabolario"
di Giovanni Dall'Orto]
FINOCCHIO
[link al "Checcabolario"
di Giovanni Dall'Orto]
FROCIO
o FROSCIO [link al "Checcabolario"
di Giovanni Dall'Orto]
GARRUSU
(e le varianti ARRUSU, IARRUSU, JARRUSU) [link al "Checcabolario"
di Giovanni Dall'Orto]
INVERTITO
[link al "Checcabolario"
di Giovanni Dall'Orto]
OMOSESSUALE
[link al "Checcabolario"
di Giovanni Dall'Orto]
RECCHIONE
o RICCHIONE [link al "Checcabolario"
di Giovanni Dall'Orto]
URNINGO
(e URANISTA, URANITA e URANIANO) [link al "Checcabolario"
di Giovanni Dall'Orto]
CULO - CULATTONE
Portato alla ribalta della
cronaca grazie alle esternazioni di Tremaglia (*) del 12 ottobre 2004
("Purtroppo Buttiglione ha perso. Povera Europa: i 'culattoni'
sono in maggioranza". Ha commentato così il ministro per
gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia il voto con cui la commissione
dell'europarlamento ha dato ieri parere negativo alla nomina di Rocco
Buttoglione a commissario europeo).
Da "Etimologaya",
inedito di Massimo Consoli, in copia ad es. allo http://italy.indymedia.org/news/2004/10/662777_comment.php
La parola "culo"
e' d'origine indoeuropea ed e' entrata nella nostra lingua attraverso
il latino "culum" che e' attestato nel suo
significato di "deretano" fin dal 1300, o come "fondo d'un
recipiente o d'un oggetto" fin dal 1571 (1). E' un termine che ha
dato origine a numerose espressioni. Nel Nord Italia "culo",
ma anche l'accrescitivo "culattone", indica il gay, con l'uso
di una forte sineddoche (che nomina una parte, in questo caso il culo,
appunto, per il tutto, cioe' l'uomo omosessuale). Oppure possiamo
definirlo un traslato, una metonimia: una figura retorica che consiste
nell'usare, invece del termine che gli sarebbe piu' proprio, un altro
che, comunque, abbia con il primo un riferimento logico. Percio', invece
di parlare di un uomo che usa l'ano nei suoi rapporti sessuali, si parla
direttamente del suo organo. Appunto, il culo.
Leccare il culo:
vuol dire adulare qualcuno, ad imitazione di come fanno alcuni animali
che, appunto, leccano quella parte nel maschio dominante nel gruppo o
nel branco, per manifestare la loro sottomissione. "Essere culo e
camicia": si usa soprattutto nel Norditalia, con l'eccezione del
Veneto, e della Toscana, dove si preferisce il piu' morbido "essere
come pane e cacio" (2).
"Capi' cor culo": a Roma indica una totale mancanza di comprensione
(3) e corrisponde all'altro modo di dire: "in culo si', in testa
no". "Vent'anni e 'r culo tonno, dureno poco" (4): sempre
a Roma, vuol dire che la giovinezza e la perfetta forma fisica sono destinate
a svanire con il tempo. "Paraculo": e' espressione tipicamente
romana e serve a indicare una persona
astuta, un "dritto", uno che riesce a raggiungere il suo scopo.
Forse l'origine e' da spiegare nel modo seguente: uno che si "para"
il culo, cioe', se lo copre, se lo difende, per evitare di essere "inculato",
dimostra di essere in gamba. "Prenderlo in culo": e' sinonimo
di "prendere un fregatura". "Prendere per il culo"
(5): prendere in giro, offendere. "Vattela a prenne 'n culo":
invito piuttosto forte ad essere lasciati in pace rivolto a chi ci infastidisce.
"Rodimento di culo": situazione di forte nervosismo, di luna
storta. "Essere inculato", e' figurativo per "essere derubato",
"prendere una fregatura", "subire qualcosa di sgradevole"
(tipo, un'interrogazione in classe andata a male: "Il professore
di Storia m'ha inculato su Garibaldi!"). "Una faccia come il
culo", "avere il culo in faccia": e' usato un po' in tutta
Italia per indicare qualcuno che ha la faccia tosta, e' impertinente,
sfrontato. "Alzarsi con il culo storto": svegliarsi male al
mattino. "Avere il culo chiacchierato": e' sinonimo di omosessualita'.
"Avere culo": avere una fortuna esagerata. Questa e' l'espressione
di certo piu' curiosa ed ha senz'altro a che vedere con l'abitudine di
toccare il
culo ai propri amici per augurarsi la buona sorte. Corrisponde al carezzare
la schiena del gobbo. Probabilmente l'origine e' da ricercarsi nel fatto
che i bei giovani dal culo appetitoso venivano molto richiesti dai romani
di una volta che, per poterli penetrare sessualmente, li ricoprivano di
regali. Cosi', avere un bel culo, per un ragazzo, era indizio di una vita
piu' facile, piu' fortunata dei propri coetanei. Che i giovani fossero
piuttosto ricercati da adulti non necessariamente omosessuali (un po'
com'era avvenuto nell'Antica Grecia), e' dimostrato anche dal proverbio
che io stesso sentivo ripetere dai vecchi di Testaccio (sposati e con
figli), un popolare quartiere romano, quand'ero ragazzino: "carne
de maschietto, carne de capretto"! Anche su quest'altra parte del
corpo umano, la genialita' di Giuseppe Gioacchino Belli si e' scatenata,
dando vita al sonetto Pijjate e CCapate, cioe', Prendete e Scegliete.
Pe nnun di' cculo, ppo'i di
chiappe, ano,
Preterito, furello, chitarrino,
Patume, conveggnenze, siggnorino (6),
Mela, soffietto, e Rrocca-Canterano (7).
Di' ttafanario, culeggio-romano(8),
Piazza-culonna (9), Culiseo (10), cusscino,
La porta der cortile, er perzichino (11),
Bbomme' (12), frullo, frullone
(13) e dderetano.
Faccia de dietro, porton
de trapasso,
Er cularcio (14), li cuarti (15), er fiocco, er tonno (16),
E ll'orgheno, e 'r trommone, e 'r contrabbasso.
E cc'e' cchi lluna-piena
l'ha cchiamato,
Nacch'e ppacche (17), sedere, mappamonno,
Cocommero, sescesso (18), e vviscinato (19).
1 In un testo
di Benvenuto Cellini, riportato da Cortellazzo-Zolli, Vol. I, pag. 305.
2 Paolo Zolli, Le Parole Dialettali, Rizzoli, Milano 1986, pag. 96.
3 Valentino De Carlo, Er Gran Libro de la Parolaccia, Meravigli, Vimercate
1992, pag. 52.
4 Anonimo, I Proverbi Romanesschi, Grandmelo', Roma 1996, pag. 30.
5 Pino Carciotto - Giorgio Roberti, L'Anima de li Mottacci nostri, Piazza
Ed., Torino 1982, pag. 50.
6 ) Nome prediletto dalle monache.
7 ) Paese dello Stato romano: equivoco di monticello, da ca'ntero.
8 ) Collegio romano.
9 ) Piazza Colonna.
10 ) Colosseo, detto veramente da' plebei di Roma er Culiseo.
11 ) Piccola pe'rsica (cioe' pesca, nda)
12 ) Abbombato.
13 ) E' noto strumento da abburattare che si vede nell'impresa della Crusca
col motto "Il piu' bel fior ne coglie".
14 ) Specie di taglio di macelleria di bestia grossa presso l'ano. Termine
dei macellai che indica un taglio di carne dei quarti posteriori... si
chiama pure culaccio.
15 ) Propriamente delle carni macellate.
16 ) Il tondo.
17 ) Pacche... in napoletano vuol dire natiche, e a Roma in traslato si
dice comunemente delle meta' delle frutta, dei carciofi spaccati in due.
18 ) Secesso (cioe', l'evacuazione o l'interno del corpo umano, nda).
19 ) Allorche' un ano e' enorme, si dice: "Pare un vicinato".
* Ma si può scrivere culattoni? E si può dire?
All'indomani dell'uscita del ministro Tremaglia («Povera Europa:
i culattoni sono in maggioranza»), i media italiani fanno le acrobazie
per riportare la notizia senza pronunciare la parola incriminata. Dei
quotidiani nazionali, solo l'Unità e Libero pubblicano la frase
di Tremaglia in prima pagina. Su altri giornali l'espressione non compare
proprio, neanche all'interno. In tivù l'hanno detto al Tg5, mentre
in Rai hanno glissato. E dire che il sostantivo figura nel Devoto-Oli.
A pag. 565, per essere precisi. Culattone (cu-lat-tó-ne) s.m. region.,
pop. Omosessuale passivo. [Der. di culo]
Ma se non culattoni, come bisogna chiamarli?
«Culattone è un'espressione agricolo-periferica da
film di Lino Banfi - dice al Riformista Mauro Coruzzi, in arte Platinette,
che un paio d'anni fa ha scritto un libro intitolato Finocchie, per sua
stessa ammissione uno dei termini più politically incorrect che
esista - Ormai culattone non lo usa più nessuno. E' una parola
tipica di chi non ha tante alternative. Di chi, come Tremaglia, ha un
dizionario limitato. Quella del ministro è stata una dichiarazione
thrilling, che denuncia l'ignoranza e l'orgoglio di essere ignoranti.
Il suo non è italiano, come ha teso a sottolineare, ma un linguaggio
scadente da vecchio politicante. Casomai è un italiano allo spiedo,
da pollivendolo di Caltagirone». E allora come bisogna chiamarvi?
«Omosessuale è più un aggettivo
che un sostantivo. Fa molto dopoguerra: Pasolini, Visconti, quella gente
lì. E' un po' aulico, come pederasta. Gay
fa troppo voglia di essere moderni, anche se è il termine che si
avvicina di più al politicamente corretto. Poi c'è ricchione,
che è da bagnino di Ladispoli, bucaiolo, che
è toscano e viene da buco, c'è culano,
orrendo termine emiliano, e c'è la cula, espressione
milanese da iniziati che vuol dire molto donna. Finocchio
non è che un vegetale, mentre busone (che non
ha niente a che vedere con Aldo Busi) è molto usato al nord per
indicare il grosso buco. Checca (fica
in romano, ndr) è desueto. Sa di pasticceria di fine anni Sessanta.
A differenza del culattone, la checca è molto effeminata, si sente
donna dentro ma anche molto donna fuori. E' quella che si mette il mascara,
l'ombretto ed è sempre un po' fonata. E' un atteggio, insomma,
un topos». E l'inglese faggot, tanto usato nella
comunità afroamericana? «Da noi è quasi intraducibile.
La frocia gotica, si diceva negli anni Settanta. Per
indicare scelte di abbigliamento di persone che oggi definiremmo, tra
tante virgolette, con una marcia in più. Personalmente
preferisco frocio, anzi frocia.
Perché frocio è un'accusa: è volgare e ingiurioso.
Non mi chiamo frocio ma mi sento frocia».
Come Platinette, il giornalista Daniele Scalise, ammette che il
politically correct lo frequenta poco. «La parola che preferisco
è froci, come la mia rubrica (sul Foglio, ndr). Mi
piace perché è provocatorio, perché è stato
sempre usato come insulto. Ripetendolo, io ne disattivo il meccanismo
aggressivo, rendendolo insignificante». Quindi frocio, non frocia?
«Frocia e finocchia sono termini
splendidamente Arbasino, ma démodé. Parlare al femminile
era molto in voga negli anni Cinquanta e Sessanta, ma oggi il genere viene
conservato. Francamente, però, a me tutto questo scandalizzarsi
per il culattoni di Tremaglia pare ridicolo. Non mi sento
offeso che un uomo della vecchia destra ironizzi su certe cose. E' umiliante
più per lui che per me, perché così facendo si autodefinisce.
A me offende molto di più il fatto che in questo paese non si riesca
ancora ad affrontare le problematiche gay. Meno che mai in cinque anni
di governo di centrosinistra, ma neanche adesso. Non se ne riesce a parlare
se non in termini sommari, litigiosi o volgari. Esiste una popolazione
omosessuale in Italia? I froci hanno diritti? E se sì, quali?»
[allo http://www.legnostorto.com/node.php?id=20918, 14 ottobre 2004, da
Il Riformista]
''Culattone: da culatta,
nel senso volgare di 'deretano'. Volgarmente, omosessuale passivo'', recita
il vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli; nel Devoto-Oli
a pag. 565: Culattone (cu-lat-tó-ne) s.m. region., pop. Omosessuale
passivo. [Der. di culo]
http://www.elleXelle.it
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