L'infanzia perduta

 

DISGREGAZIONE

Segregato
Inchiodato
Li
In contemplazione
Impotente e muta
Dello sfacelo.
Dalle ferite rimarginate
Fiotti di sangue
Dalle cicatrici indolenzite
Ondate di male
Dalla pelle lacerata
Dai contorni del corpo
Ormai disgregato
Sfuggono
Brandelli di carne viva.
Suono ovattato
Colore sbiadito
Odore impreciso
Sfuma l’orientamento
Nelle nebbie
Della landa
Desolata e perduta.
Troppo
Pressante
La richiesta
Troppo
Esigente
Il mondo
Troppo
Atroce
La sofferenza
Per
Non
Sbarrare
Le porte
E
Chiudere
Se
Stesso
All’urlo
Agghiacciante
Della
Voce.

 

 

 

 

 

Pittore: Gianluca Sbrana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA SOGLIA

Ovattato
Silenzio
Frammentaria
Percezione
Nell’esplosione
Di inconcepibili suoni
Di inesprimibili colori
La flebile voce
Non supera
Mai
La soglia
Della porta
Chiusa
Per sempre
Alla vita
Degli altri

 

Pittore: Gianluca Sbrana

 

CAPACITA' INTUITIVA E CONOSCENZA SCIENTIFICA

 

Antonio Gonnelli-Cioni impiegò tutte le sue energie, affinché i bambini frenastenici potessero varcare la soglia a loro preclusa e in lui troviamo alcune tematiche che, nei decenni successivi, sarebbero state oggetto di studio approfondito da parte di eminenti psicologi e psicoanalisti.

Ci sono diversi passi, nella sua opera, che testimoniano il peso che egli attribuisce alla storia infantile di ognuno, alla situazione familiare, la comprensione di come l'infanzia possa condizionare l'esistenza futura.

Ponendo l'accento sulla posizione del fanciullo ritardato in seno alla famiglia, cioè sui rapporti con madre, padre, eventuali fratelli, ed esaminando tali aspetti relazionali, dà prova di profonda capacità intuitiva, giacché considera il bambino, non come a se stante, ma come elemento integrante del nucleo familiare.

Gli elementi citati, in embrione in Gonnelli-Cioni, sono stati oggi confermati dagli studi di Maud Mannoni ed elaborati nel suo libro "Il bambino ritardato e la madre", in cui l'autrice applica i concetti psicoanalitici ai bambini ritardati mentali, non già per curare o risolvere il ritardo, bensì per intervenire in quegli aspetti affettivi e relazionali, collegati con la problematico stessa.

Il futuro psicologico del bambino comincia già a delinearsi durante la gestazione, in quanto comincia ad esistere nelle fantasie della madre, che proietta in lui le proprie speranze, i propri ideali; speranze ed ideali che si infrangono brutalmente, se il bambino nasce affetto da ritardo mentale.

Se la madre è emotivamente adulta, cioè ha superato i suoi conflitti infantili, reagirà al trauma senza farsene travolgere; ma, se pretende, inconsciamente, che il bambino la compensi delle sue proprie carenze infantili, se le sue aspettative e le sue fantasie non possono realizzarsi, quelle carenze potranno riacutizzarsi ed ella si convincerà della sua incapacità di essere donna e madre.

Da ciò scaturiranno reazioni comunque eccessive: o si dedicherà completamente al bambino, per riparare all'acuto senso di colpa di avere generato un figlio imperfetto; o si disinteresserà di lui, fino al punto di affidarlo ad un Istituto, rifiutando o negando la prova evidente della sua incapacità riproduttiva.

Le possibilità che il bambino ritardato ha nella vita adulta dipendono, pertanto, dal sistema familiare: se non viene superata la formazione reattiva dell' iperprotezione, che compensa il rifiuto, o se i genitori guardano ad ogni regressione con ansia e sospetto, il ragazzo non riuscirà a realizzare la sua autonomia.

Il padre è spesso assente dal rapporto madre-bambino, soprattutto perché la società affida alla madre li compito di educare i figli e di curarli quando sono malati, e poi perché egli si rifiuta di identificarsi con il figlio che non può crescere.

Spesso una coppia decide di avere un altro figlio, dopo avere generato un bambino handicappato, quasi a voler dimostrare a se stessi e al mondo che, quella nascita anomala, è da attribuirsi al Fato avverso. non già al loro corpo, peraltro perfetto.

Inoltre, la nascita di altri figli normali consente ai genitori di identificarsi con loro, cioè di investire le speranze, gli ideali, i bisogni insoddisfatti e di delegarne a loro la realizzazione.

Per quanto concerne la rivalità fraterna, presente in qualsiasi sistema familiare e basata sulla legge del più forte, generalmente si esprime con l'aggressività corpo a corpo o col rifiuto, cioè con la rottura dei contatti con il rivale, il quale, ad esempio, può essere allontanato durante il gioco.

Ovviamente, questi due atteggiamenti si esasperano, quando uno dei fratelli è un bambino tardivo e difficilmente si instaurano rapporti affettivi paritari.

Spesso, capita che i fratelli del bambino handicappato assumano atteggiamenti premurosi e docili, avendo rimosso la pulsione aggressiva e non potendo nemmeno sfruttare il meccanismo di sublimazione nella competizione ludica.

Un altro aspetto interessante, nell'opera di Gonnelli-Cionì, è che egli rifuggiva sia l'entusiasmo eccessivo sia la rassegnazione impotente, consapevole che i soggetti possono migliorare, anche se non possono essere recuperati completamente.

Non si trattava di decidere se un soggetto era recuperabile o no, ma in che modo fosse possibile assicurargli una buona qualità di vita, o come fosse possibile stimolare le potenzialità ,che non si erano sviluppate per motivi ambientali, rispettando i limiti organici.

Questo ci rimanda al ragazzo selvaggio dell'Aveyron, raccolto da ltard e da lui considerato un fallimento, perché non era riuscito a recuperarlo totalmente.

Oggi sappiamo che, in realtà, il caso di Victor fu un successo, di cui ltard non si era reso conto, perché non aveva considerato che, nel ragazzo, certe attitudini si erano atrofizzate.

Gonnelli-Cioni sottolineava l'importanza di un intervento completo, che considerasse la personalità globale, adottando un metodo riabilitativo, ma anche affettivo, sostenendo la necessità di un atteggiamento fermo, ma tenero e paziente e l’esigenza di bandire la condiscendenza ed il pietismo, esprimendo la più profonda autenticità affettiva.

E, ai giorni nostri, anche Maud Mannoni conclude che le tecniche psicoanalitiche non hanno la pretesa di guarire il ritardo mentale, ma possono fare in modo che il bambino acquisisca un'autonomia affettiva ed un suo posto nel mondo, confermando gli obiettivi pedagogici e psicologici di Antonio Gonnelli-Cioni.

 

 

Testo e poesie di Claudia Galante
(poesie tratte da "Dreams"
Ombra d'Oro Editrice Multimedia)
Dipinti di Gianluca Sbrana
© Tutti i diritti riservati

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