Open Space Technology
L’Open Space Technology (OST)
è stato creato nella metà degli anni ’80
da un esperto americano di scienza delle organizzazioni, Harrison
Owen, che realizzò che le persone che partecipavano alle
sue conferenze apprezzavano più di ogni altra cosa i
coffee break. Da qui l’idea di creare un ambiente simile
al coffee break che permettesse di lavorare con la libertà
di movimento e l’interesse che caratterizza le pause di
lavoro: spostare il lavoro nella pausa, e la pausa nel lavoro.
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Come funziona
I seminari organizzati secondo la metodologia
OST non hanno relatori invitati a parlare, programmi predefiniti,
o espedienti organizzativi. Al contrario i partecipanti, seduti
in un ampio cerchio, apprendono nell’arco della prima mezz’ora
come faranno per creare la propria conferenza. Chiunque intenda
proporre un tema per il quale prova sincero interesse, si alza in
piedi e lo annuncia al gruppo, e così facendo assume la responsabilità
di seguire la discussione e di scriverne il resoconto. Quando tutti
quelli che sono fatti avanti hanno proposto un tema, viene dato
avvio alla prima sessione di lavoro e si comincia. Alla fine della
giornata sarà distribuito ai partecipanti il resoconto di
tutte le discussioni svolte.
I quattro principi
Ci sono solo pochi elementi che guidano l’evento.
Quattro principi:
1. chi partecipa è la persona (whoever comes is the right
people) ;
2. qualunque cosa succeda va bene (whatever happens is the only
thing) ;
3. quando si inizia si inizia (whenever it starti is the right time)
;
4. quando si finisce si finisce (when it’s over, it’s
over).
La legge dei due piedi (two
feet):
“se ti accorgi che non stai né imparando né
contribuendo alle attività, alzati e spostati in un luogo
in cui puoi essere più produttivo”.
I confini che vengono posti sono quelli di inizio e fine lavori
per ogni sessione dedicata alla proposta dei temi, che non deve
durare più di un’ora e mezza.
Che cosa succede
All’interno dell’OST vengono riconosciuti comportamenti
che tutti tendiamo ad assumere in situazioni collettive, semplicemente
viene predisposto un contesto in cui le buone maniere sono temporaneamente
ribaltate: non è scortese spostarsi da un luogo all’altro,
anche mentre qualcuno sta parlando, e non lo è allontanarsi
da un gruppo di lavoro se ci si vuole intrattenere con qualcuno.
Ci sono due metafore che vengono evocate e incoraggiate nell’OST,
il bombo e la farfalla. Il bombo è rumoroso, si sposta da
un luogo all’altro, e tende ad impollinare, fertilizzando
i luoghi in cui si posa; la farfalla, anch’essa in continuo
movimento, è silenziosa e gradevole, e crea degli spazi di
distensione e di relax per gli altri partecipanti.
In sintesi, nell’OST gli unici responsabili di un evento noioso
o poco stimolante sono i suoi stessi partecipanti, e questa consapevolezza,
inspiegabilmente, rende i lavori più intensi, appassionati
e produttivi. Incertezza, diversità, numerosità, possibili
conflitti sono elementi che nell’OST sono da considerarsi
favorevoli al lavoro perché stimolano creatività,
energie e sinergie, motivazione: si crea ciò che si vuole
sviluppare. I partecipanti devono essere stimolati anche nell’immaginario
in modo da alimentare anche la dimensione evocativa ed immaginativa.
Nessuno è totalmente in controllo di ciò che sta succedendo,
ma il risultato è di straordinaria creatività e responsabilizzazione.
Dove si svolge
Il setting di lavoro è fondamentale, deve essere affrontato
rispettando alcune regole:
- nello spazio per la plenaria i partecipanti devono disporsi in
cerchio, l’unica posizione che permette a ciascuno di vedere
chiunque, e le sedie devono essere sistemate su una o due file al
massimo per non allontanare i partecipanti;
- i gruppi di lavoro devono potersi riunire in salette facilmente
accessibili a tutti e attrezzate con sedie e lavagne di carta, al
termine dei lavori devono poter avere facile accesso ad uno spazio
destinato alla restituzione dei lavori dotato di computer e stampanti;
- alcuni spazi sono destinati alle pause, in cui sarà possibile
mangiare o bere un caffè durante tutto il corso della giornata.
Gli spazi per la plenaria, il lavoro e la pausa devono essere concomitanti
e molto vicini tra loro per permettere alle persone di sentirsi
sempre in una situazione di lavoro/incontro e agli organizzatori
di osservare globalmente gli spostamenti.
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