Introduzione
L’Associazione “Orlando” ha avviato, a partire dalla
fine del 2004, un progetto pluriennale di ricerca sulle culture politiche
delle donne in età contemporanea, con una focalizzazione specifica
sul femminismo nell’ultimo trentennio del secolo.
Metodologia
privilegiata di questo primo passaggio è stato il censimento
e l’esplorazione dei fondi posseduti dall’Associazione “Orlando”
e conservati presso il Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa
delle Donne, in particolare presso la sua biblioteca. Il recente trasferimento
di quest’ultima e di una serie di attività, strutture e
servizi del Centro presso la sede dell’ex-convento di S. Cristina
ha costituito l’occasione per procedere ad una ricognizione complessiva
del patrimonio documentario e alla formulazione di un ulteriore progetto,
l’Archivio storico, volto alla sua valorizzazione e pubblicizzazione.
La nuova iniziativa è andata sempre più intrecciandosi
con il progetto già in corso di realizzazione di una Biblioteca
Digitale, volto allo sviluppo digitale, secondo le tendenze in atto
nell’intero sistema bibliotecario nazionale e internazionale,
di monografie, periodici, fotografie, manifesti, non book materials,
relativi alla memoria storica, culturale, politica e sociale delle donne
italiane e dei loro movimenti dall’Ottocento ad oggi. Sviluppo
della biblioteca e avvio del processo per l’apertura dell’archivio
storico (con il trasferimento su supporto informatico e la progressiva
digitalizzazione dei documenti più rilevanti in esso conservati)
sono venuti così a costituire le due facce di un lavoro di ricerca
storica e archivistica che si pone l’obiettivo di mettere a disposizione
di un pubblico sempre più vasto e differenziato un patrimonio
significativo di conoscenza dell’esperienza storica femminile
e, al tempo stesso, di salvaguardarlo secondo le tecniche disponibili
per impedirne la dispersione e - nel caso dei materiali più fragili
(registrazioni sonore, ciclostilati, ecc...) - la vera e propria perdita.
1.
La ricerca storiografica: un quadro in movimento
Il desiderio di rendere visibile, accessibile e duraturo
nel tempo questo vasto patrimonio costituito da testi scritti, voci
(registrazioni di interviste e di convegni), immagini (manifesti, fotografie,
filmati) è stata la prima ragione che ci ha portate a programmare
questa attività. Tale scelta ha poi trovato ulteriore motivazione
per il fatto che è venuta a coincidere con la specifica congiuntura
della ripresa del dibattito sul neofemminismo e sulla possibilità
di scriverne la storia per il quale rinviamo al saggio di Elda Guerra,
Femminismo/femminismi: appunti per una storia
da scrivere, che rappresenta un primo esito del nostro percorso
di ricerca.
E’
noto che, in specifico, nella situazione italiana ci troviamo di fronte
ad un’assenza, ad un vuoto di ricostruzione storica. Dopo una
prima stagione avviatasi intorno alla metà degli anni ’80
che ha dato luogo a prime ricerche documentarie, a storie di singoli
gruppi, a numeri specifici di riviste, a primi saggi di riflessione
ed interpretazione la ricerca per più di un decennio è
sembrata fermarsi. Non sono mancate alcune importanti eccezioni, ma
non è proseguito il lavoro capillare - città, per città,
gruppo per gruppo - di ricostruzione di percorsi ed intrecci e di raccolta
della memoria delle singole attraverso interviste. Un primo importante
segnale di ripresa è venuto a partire dall’ingresso nel
nuovo millennio dalla pubblicazione di una collana non a caso intitolata
Letture
di archivio, promossa dalla Fondazione
Elvira Badaracco e dagli Archivi
Riuniti delle donne di Milano e diretta da Lea Melandri. L’idea
di fondo di questa collana è la pubblicazione di materiali grigi,
difficilmente rintracciabili accompagnati da ampie introduzioni di lettura
e rilettura dei contesti e delle vicende che li hanno prodotti.
Un
dibattito interessante si è sviluppato in uno specifico workshop
svoltosi nel corso della IV
Conferenza di ricerca femminista, svoltasi a Bologna nel 2000. In
esso è emersa la necessità di un confronto internazionale
per cogliere analogie e differenze di un movimento che ha segnato profondamente
le relazioni di genere, gli assetti culturali e simbolici dell’ultimo
trentennio del XX secolo: confronto internazionale tanto più
necessario oggi nella prospettiva dell’Europa allargata. La discussione
si è soffermata sul difficile rapporto tra la memoria della generazione
di donne che ne è stata protagonista e la possibilità
di una ricostruzione che, senza cancellare o oggettivare le diverse
soggettività, fosse in grado di misurarsi con i più ampi
contesti storici, l’analisi critica, il confronto con le fonti
coeve. Come hanno scritto Linda Gordon e Rosalyn Baxandall nell’introduzione
di un’altra importante raccolta documentaria relativa al neofemminismo
statunitense: “Women's liberation was the largest social movement
in the history of the U.S. Yet at the and of the twentieth century,
very had been written that examines the movement's breath and variety,
and no publication presents the movement both in historical perspective
and in the voices of its own activists" (Rosalyn Baxandall.,
Linda Gordon L. (eds.), Dear Sisters. Dispatches from the women’s
liberation movement, New York, Basic Books 2000 p.1).
Importante
è stato poi il confronto con generazioni più giovani,
rispetto alle quali sembra essere intervenuta – in questa assenza
di ricostruzione storica – anche una frattura nella trasmissione
della memoria, in una sorta di ripetizione rispetto a quanto era avvenuto
per la prima fase del movimento delle donne, quella d’inizio secolo.
In un saggio sulle forme del backlash, vale a dire di contraccolpo,
che secondo molte studiose ha coinvolto il femminismo contemporaneo,
Sylvia Walby istituisce una comparazione tra gli anni Venti e gli anni
Novanta del Novecento e scrive: “While is now clear that political
activity by women did continue throughout the period between 1920 and
1968, which is the conventional gap, many of these women did not call
themselves feminist (…) .So am I sayng that backlash was unsuccesfull,
that feminism did continue despite it? The answer is both yes and no.
Feminism did continue, but backlash changed the way that women organized
and described themselves, and the campaigns could more easily continue.”
(Sylvia Walby, Backlash in Historical Context, in Mary
Kennedy, Cathy Lubelska, Val Walsh (eds.), Making Connections: Women’s
Studies, Women’s Movements, Women’s Lives, S. Walby,
1993, p.85).
Sono parole utili per comprendere la situazione contemporanea.
Secondo i risultati di ricerche recenti, tra cui
una prima indagine sulle “Gender
Transformations” condotta all’interno del Centro di
Documentazione delle donne di Bologna l’aggettivo/sostantivo femminista
appare un difficile termine di autoidentificazione per donne appartenenti
alle più giovani generazioni. Nella formazione di questa attitudine
hanno certamente giocato le rappresentazioni sociali diffuse del neofemminismo,
quelle rappresentazioni, costruite in particolare attraverso i mass-
media che ne hanno messo in evidenza gli aspetti più eclatanti
delle manifestazioni e dei gesti, oscurando quanto stava dietro a slogan
e striscioni: in particolare il processo di autocoscienza, vale a dire
la grande invenzione del femminismo contemporaneo.
Lo
scarso sviluppo degli studi e gli stessi processi di formazione del
senso comune e della memoria collettiva hanno condotto, dunque, ad un
vuoto di conoscenza, vuoto avvertito dalle donne più giovani
che, soprattutto negli ultimi anni, partecipano numerose e interessate
alle occasioni che sono loro offerte per comprendere il passato recente,
quel passato che ha segnato profondamente vicende e traiettorie biografiche
della generazione dei padri e delle madri.
Esempio
di questa nuova domanda è stata La Scuola estiva di storia delle
donne promossa dalla Società italiana delle storiche nell’agosto
del 2004 su “La
sfida del femminismo ai movimenti degli anni Settanta”.
La
Scuola, come è nelle sue tradizioni, si rivolgeva a donne diverse,
giovani e meno giovani, ancora impegnate in un percorso di studi o già
inserite nel lavoro.
Il
tema proposto ha avuto una risonanza immediata: in pochissimo tempo
sono state raccolte oltre novanta iscrizioni che hanno superato il numero
originariamente previsto, e di queste l'ottanta per cento era rappresentato
da giovani con un’età compresa tra i 19 e i 30 anni.
Anche
in questo caso il nodo storia e memoria è stato centrale, assieme
a quello del rapporto del femminismo con il contesto storico degli anni
’70, o a quello della sua periodizzazione: anche il movimento
delle donne è finito nella difficile conclusione di decennio,
o è andato oltre dando luogo a nuove forme di aggregazione e
di presenza delle donne sulla scena pubblica?
Di
fronte a questo come ad altri interrogativi è emersa l’importanza
di avviare nuove ricerche, incrociando lo sguardo tra diverse generazioni,
recuperando memorie individuali e collettive, aprendo e riordinando
i tanti materiali che fortunatamente, pur nel silenzio della ricerca,
si sono accumulati nel corso degli ultimi trent’anni del secolo
scorso. Il Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne
di Bologna è parte integrante di questa vicenda per la rilevanza
della sua stessa storia, in una storia complessiva del neofemminismo,
e per il suo essere un luogo in cui si è sedimentato uno straordinario
corpus di fonti documentarie.
2. Storia di un archivio
Quando è stato possibile riaprire le porte dei magazzini della
ditta di trasporti dove per diversi anni, a causa della mancanza di
spazi adeguati, le carte erano rimaste sepolte non ci aspettavano di
essere travolte da esse. Sapevamo – lo ricordavamo e lo avevamo
scritto più volte - di possedere un archivio importante, ma la
memoria soggettiva di chi lo era andato man mano costruendo ne aveva
ridimensionato la mole, quasi a negare il tanto tempo trascorso dalle
prime discussioni intorno all’idea di creare un centro delle donne,
mentre lo sguardo “ingenuo” delle più giovani che
ancora non avevano avuto a che fare con quelle carte si sorprendeva
felicemente di fronte alla loro quantità.
Ci
siamo trovate davanti oltre 600 cartoni contenenti in parte materiali
relativi alla storia del movimento politico delle donne nell’ultimo
trentennio, in parte materiali relativi alla storia
stessa del Centro
di Ricerca, Documentazione e Iniziativa delle Donne di Bologna e
dell’Associazione “Orlando” che lo ha gestito. Sul
piano della ricerca storica le due parti risultano strettamente intrecciate
in quanto la storia del Centro bolognese e di “Orlando”
costituiscono per l’insieme delle parole, delle elaborazioni,
delle pratiche che in esso hanno trovato inizio e continuità,
per le figure e le relazioni che lo hanno fatto vivere e lo hanno attraversato
un capitolo significativo del femminismo contemporaneo.
L’archivio
ne è stata l’ombra silente che ha accompagnato l’intera
vicenda. Fin dall’inizio, infatti, si è scelto di accumulare
memoria, di non cancellare le tracce di quanto si andava facendo.
Esso
si è andato così via via formando a partire dalla fine
degli ’70 con i primi documenti sull’ideazione e fondazione
del Centro delle donne e sul dibattito che portò alla costituzione
formale – avvenuta nel 1983 - dell’Associazione “Orlando”.
Troviamo qui, in questo percorso documentario, un primo elemento di
originalità della vicenda locale nel più vasto contesto
internazionale: l’invenzione di un peculiare rapporto tra affermazione
di un’autonoma soggettività femminile e rapporto con le
istituzioni. La scelta compiuta dal gruppo originario delle fondatrici
fu, in quella congiuntura, una scelta legata al fatto di volere costituire
uno “spazio”, visibile e duraturo nel tempo. L’invenzione
fu quella di un soggetto privato – un’associazione di donne-
che in convenzione con il Comune era responsabile di un luogo pubblico
non tanto nei termini della gestione di un servizio, ma in quelli più
forti e incisivi della creazione di uno spazio della sfera pubblica
in cui potessero esprimersi e sedimentarsi esperienza, cultura, pensiero
femminili.
Da
quel primo inizio l’archivio è cresciuto in una molteplicità
di direzioni.
La
ricerca realizzata
alla fine degli anni Ottanta sul movimento delle donne in Emilia Romagna
ha segnato un passaggio fondamentale. Questo censimento ha consentito
di recuperare il fondo a quel tempo raccolto e farne un inventario allo
stato attuale.
Il
fondo “Il movimento delle donne in Emilia Romagna” e gli
archivi personali
Parte fondamentale del fondo è rappresentata da materiale sonoro.
Sono complessivamente 50 cassette corrispondenti ad altrettante interviste
per più di 90 ore di registrazione, contenenti interviste individuali
a storia di vita rivolte a donne protagoniste del movimento delle donne
in Emilia Romagna negli anni Settanta, e una serie di colloqui relativi
alla storia dei diversi gruppi. Alle cassette si aggiungono le trascrizioni
allora compiute che coprono gran parte del materiale sonoro, ma non
lo esauriscono. La scelta fatta nel corso di quella ricerca fu quella
di realizzare una serie di Dossier personali, vale a dire singoli fascicoli
o serie di fascicoli che assieme alle cassette, all’eventuale
trascrizione dell’intervista accompagnata da una scheda biografica,
contenessero documenti, fotografie, materiali donati dalle stesse donne
intervistate. Sarebbe stato possibile in tal modo non solo raccogliere
un importante documentazione cartacea, ma rilevare letture, costruire
una biblioteca virtuale delle letture più diffuse, dei documenti
ricorrenti o invece di quelli rimasti confinati in circolazioni più
ristrette. In alcuni casi sono stati donati interi archivi personali
che hanno reso possibile raccogliere manifesti, volantini diffusi a
livello locale o nazionale, rassegne stampa costruite dalle donne o
dai gruppi, recuperare o completare la raccolta di intere di singoli
numeri o intere collezioni di riviste: da Donne è bello,
ai primi numeri di Sottosopra, alla collezione di Effe,
tutti donati da Tina Magnano. Il fondo costituisce dunque una sorta
di stratificazione della memoria, i materiali conservati nell’archivio
hanno già prodotto una prima riflessione sulle stratificazioni
del tempo, sulle possibilità di sguardi incrociati con cui leggere
e rileggere le carte, ascoltare e riascoltare le voci. Le carte, infatti,
la documentazione cartacea (volantini, giornali...) rimandano agli anni
’70, le voci invece già ad un tempo della memoria e della
narrazione rievocativa vale dire il tempo in cui sono state prodotte
quello della seconda metà degli anni ’80.
Centri
e reti delle donne negli anni Ottanta
Un secondo passaggio di grande interesse è stata la rete di relazioni
che il Centro Bolognese e l’Associazione “Orlando”
ha intessuto sul piano nazionale e internazionale.
Si
giunge così, in questo viaggio virtuale attraverso le carte,
agli anni ’80, che nel caso italiano, hanno segnato la nascita
in tante parti del paese di centri, case, luoghi di donne. L’archivio
ne porta una traccia consistente nelle decine di cartoni relativi ai
singoli centri, nati in quella congiuntura in parte ancora attivi, in
parte invece scomparsi. Si tratta di centinaia di documenti contenenti
presentazioni, programmi di attività, scelte compiute. In questa
prima fase sono stati censiti complessivamente quaranta fascicoli, che
nella semplice elencazione rappresentano in modo evidente la diffusione
capillare di questi spazi femminili lungo la penisola, indicarne le
differenti tipologie: dalle Librerie delle donne, ai centri di documentazione,
di studio o di espressione artistica, alle case delle donne, ai diversi
centri di iniziativa sociale e politica. Vocazioni differenti, differenti
forme istituzionali, differenti filoni del femminismo, differenti femminismi
vanno a costituire la geografia assai variegata e complessa di una soggettività
femminile in movimento nel corso dell’intero decennio, la cui
storia è ancora completamente da scrivere.
Diamo
un primo elenco, precisando che tutti i documenti contenuti nei singoli
fascicoli appartengono agli anni Ottanta:
“Biblioteca
delle donne” - Ancona
“Centro Studi Condizione della Donna” - Napoli
“Dimensione Donna” Circolo territoriale A.R.C.I. - Como
“Cooperativa della donna Adelina Crimella” - Rovereto
“Centro di Documentazione e Informazione della Donna” -
Bolzano
“Centro di Documentazione della Donna" ISIS – Roma
“Collettivo Femminista L'Erbagatta” - Cuneo
“Coordinamento Donna Lavoro Cultura” - Genova
“Centro di Documentazione delle Donne 'La Strea'" –
Bergamo
“Centro di Documentazione Donna del Centro Sociale contro l'emarginazione
giovanile” -Brindisi
“Cooperativa Quotidiano Donna Distribuzione” - Milano
“Centro Culturale Virginia Woolf”- Roma
“Casa delle donne” - Torino
"Centro culturale delle donne 'Mara Meoni'”- Siena
“Centro di Documentazione delle Donne” - Pisa
“La Libreria delle donne” - Firenze
"Associazione culturale 'Il filo di Arianna'” - Verona
“La Biblioteca delle donne”- L'Aquila
"Centro Donna" – Grosseto
"Centro Documentazione Donna 'L'acqua in gabbia'” - Pordenone
"Centro Donna" - Jesi
"Centro Donna Associazione 'In altri termini'” - Jesi (Ancona)
"Centro studi, documentazione e ricerca sulla donna" –
Caserta
“Centro documentazione Cinema donna”- Milano
"Centro Donna Comune di Venezia" -Venezia Mestre
"Collettivo autodeterminazione donna. Centro della donna"
– Brescia
Coop. “La Tarantola”, Libreria delle donne, Centro studi
e documentazione sulla condizione femminile - Cagliari
“Gruppo comunicazione visiva” - Genova
GRIFF Gruppo di Ricerca sulla famiglia e la condizione femminile –
Università degli Studi di Milano
“Istituto universitario orientale archivio delle donne”
- Napoli
D.W.F. Donnawomenfemme – Roma
Associazione per la pace - Roma
Coordinamento ARCI Donna - Roma
"Centro donna" – Livorno
"Centro documentazione donna" - Ferrara
"Centro documentazione donna" - Rimini
"Casa delle donne" - Modena
In
questa geografia variabile si sono intrecciati scambi, costruite reti,
organizzati incontri seminari, convegni. Le donne del Centro di Bologna
e di “Orlando” sono state parte attiva e propositiva delle
nuove reti femminili che si stavano man mano formando: da qui, da questa
presenza continua un'altra parte dell’archivio: le decine di cartoni
contenenti materiali relativi alla preparazione e realizzazione di questi
incontri. Ricordiamo in particolare il convegno "Le
donne al centro politica e cultura dei centri delle donne negli anni
’80" svoltosi a Siena nel settembre del 1985.
Per alcune di noi del gruppo di ricerca si è trattato di riascoltare
nel tempo presente le voci allora raccolte, in qualche caso la propria
stessa voce; per altre, più giovani, è stata un'occasione
unica poter toccare con mano documenti di un passato ancora così
vivo.
Questa
riflessione, che va oltre il censimento, suggerisce un metodo per la
ricerca che, oltre a valorizzare la documentazione contenuta nell'archivio,
permetta di trarre nuovi spunti di riflessione dalle stratificazioni
del tempo cogliendone con lo sguardo dell’oggi e quello delle
più giovani ricercatrici passaggi, snodi, visioni che erano state
consegnate, in parte, alle carte coeve, in parte, a quelle che si sono
contemporaneamente e successivamente accumulate nel corso degli anni.
3. Una conclusione provvisoria: per una galleria di immagini
Per concludere questo primo censimento delle fonti della cultura politica
delle donne conservate nell’Archivio presentiamo una piccola parte
del ricco patrimonio iconografico che costituisce un’altra straordinaria
fonte, testimonianza non soltanto delle iniziative svolte dal Centro
in questi anni, ma anche dello sforzo creativo che sempre ha accompagnato
quel percorso.
Abbiamo suddiviso i manifesti in quattro filoni emblematici della soggettività
delle donne e delle forme della sua espressione nel corso di quel decennio:
politica e pensiero delle donne, corpo e corpi, scambi internazionali
e generare e trasmettere cultura delle donne. Abbiamo scelto di
chiudere questa prima galleria con il manifesto realizzato per l’otto
marzo 1989 che porta il titolo del progetto programma dell’Associazione
“Orlando” relativo a quegli anni, un titolo che costituisce
la cifra materiale e simbolica anche del lavoro avviato con l’Archivio
storico e con questa prima ricognizione.
Tutti i manifesti sono stati elaborati da donne dell’Associazione
“Orlando” per incontri, seminari, convegni promossi nel
corso della gestione del Centro di documentazione delle donne, a volte
singolarmente, a volte in collaborazione con altri gruppi di donne,
a volte con altri enti ed istituzioni.
Li elenchiamo con l’accompagnamento di una breve descrizione.
1)
Politica e pensiero delle donne
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Centro
di Documentazione delle Donne
Visibilità
26 febbraio 1986. Luoghi delle donne: scelte e scambi. Un incontro
tra gruppi femministi.
27 febbraio 1986. Preferenze alle donne: programmi e pratiche.
Un incontro con le elette.
Centro di Documentazione delle Donne, Via Galliera 4, Bologna.
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Il
pensiero politico delle donne: la singola e il genere
Seminario itinerante Bologna -Torino - Modena, 13 aprile 1989,
Casa delle donne, Modena
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Centro
di Documentazione delle Donne, Università degli studi
di Bologna
Teorie del
femminismo made in U.S.A
25 novembre 1992, Aula Magna di S. Lucia, Bologna.
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2)
Corpo e corpi
3)
Scambi internazionali
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Centro
di Documentazione delle Donne
Esiste un movimento
delle donne nel mondo? Discussione sul Forum di Nairobi
8 maggio 1986, Centro di Documentazione delle Donne, Via Galliera
4, Bologna
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Centro
di Documentazione delle Donne – Comune di Bologna
Costruiamo un campo
di pace delle donne nel Libano. Non ci basta dire Basta
25 maggio 1987, Centro di Documentazione delle Donne, Via Galliera
4, Bologna
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Centro
di Documentazione delle Donne – Comune di Bologna –
con il patrocinio della Provincia di Bologna
Da Chernobyl al
Golfo. Le donne riflettono su Scienza, Potere, Coscienza del
limite
22 Aprile 1991, Sala dello Zodiaco, via Zamboni 13, Bologna
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4)
Generare e trasmettere cultura delle donne