“In preparing
this work our object has been to put into permanent shape the few scattered
reports of the Woman Suffrage Movement still be found, and to make it
an arsenal of facts for those who are beginning to inquire into the
demands and arguments of the leaders of this reform.”
Elisabeth Cady Stanton e Susan B. Anthony, “History of Woman Suffrage”,
New York, Fowler & Wells Publisher, 1881, Preface.
Sono passati ormai
trent'anni da quando alla fine degli anni Settanta un piccolo gruppo
di donne ha dato inizio all’impresa di realizzare a Bologna “uno
spazio pubblico” ed un’ istituzione di genere, capace
di esprimere le forme nuove della soggettività femminile apparse
con forza sulla scena internazionale con il neofemminismo. Ad un primo
sguardo tre decenni potrebbero apparire un tempo breve, ma tali non
sono se consideriamo l’accelerazione del mutamento propria della
contemporaneità, le sue discontinuità, l’avvicendarsi
rapido delle generazioni.
Tre decenni sono un tempo lungo anche da un altro punto di vista, quello
della durata stessa del luogo che è stato costruito e della continuità
dell’impresa che è stata compiuta. Tanto più quando
si tratta di imprese di donne particolarmente esposte, come sappiamo,
al gioco della visibilità-invisibilità nel discorso pubblico,
nella narrazione storica, nelle politiche della memoria.
“Percorsi dell’identità
femminile”, “Generare
e trasmettere cultura delle donne”, “Memoria
e invenzione femminili per una civiltà di individue e individui”
sono i titoli successivi dei primi tre progetti programma elaborati
dal gruppo che nel 1983 ha dato formalmente vita all’Associazione
“Orlando” per realizzare e gestire il Centro di documentazione,
ricerca ed iniziativa delle donne di Bologna. In ciascuno di essi è
visibile l’intenzione di “inventare”, di misurarsi
con il nuovo che il tempo storico portava con sè ed, insieme,
il desiderio di lasciare traccia. Individuiamo allora nella Biblioteca
il luogo fisico e simbolico in cui di dare visibilità e permanenza
alla storia, alla creatività, al pensiero delle donne. Successivamente
con la realizzazione di “Server/donne”
ci siamo confrontate con un’altra forma dello “spazio
pubblico” e con la straordinaria potenzialità di ampliare
indefinitamente quel luogo fisico nello spazio virtuale.
Oggi apriamo l’Archivio storico per mettere a disposizione di
quante e quanti lo vorranno le carte, i documenti sonori, le immagini
che si sono accumulate nel corso di questo trentennio. Desideriamo,
lo dicono le parole scelte come exergo, metterle “into a permanent
shape”. Per Elisabeth Cady Stanton e Susan Anthony e tutte
coloro che contribuirono alla loro straordinaria opera, ciò significava
pubblicare la monumentale raccolta di fonti costituita dalla serie di
volumi della “History
of Woman Suffrage”. Per noi, che rappresentiamo soltanto
una delle tante storie che compongono il femminismo contemporaneo, significa
rendere fruibili direttamente e on-line - attraverso il necessario lavoro
di censimento, inventariazione e catalogazione - i documenti che possediamo,
sviluppare i networks già esistenti con gli archivi delle donne
nazionali e internazionali, muoverci in uno stretto contatto con i diversi
archivi del Novecento.
Siamo però convinte che un archivio di questo tipo non possa
vivere ed accrescersi senza un costante lavoro di ricerca storica e
documentaria. Per questo il progetto dell’Archivio di storia delle
donne nasce alla confluenza tra la domanda di una storia del femminismo
ancora da scrivere e la necessità di raccogliere, leggere e rileggere
ciò che lo scorrere degli anni ha lasciato dietro di sé
nella memoria individuale delle singole, negli scritti di allora, nell’iconografia,
nei suoni e nelle immagini fissate nel tempo.
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