Il 16 giugno scorso presso l’aula magna Santa Lucia in Via Castiglione a Bologna, si è svolto un incontro organizzato anche dalla sezione di Amnesty Bologna, che ha visto come protagonista Shirin Ebadi, Premio Nobel per la Pace 2003.
Non ho voluto mancare all’evento e seppur con un po’ di ritardo sono riuscito a prendere parte alla conferenza sui diritti umani in Iran. Volevo vedere chi era la donna che ha “soffiato” il Premio Nobel per la Pace al favorito Papa Giovanni Paolo II. Ricevere il premio, in realtà, ha sorpreso anche la stessa Ebadi che in quel momento si trovava a Parigi. La motivazione dell’assegnazione del prestigioso riconoscimento da parte del Comitato Nobel è stata: “A Shirin Ebadi per la sua coraggiosa dedizione alla difesa delle libertà fondamentali attraverso il suo servizio di monitore dei diritti umani”.

(Shirin Ebadi)
La vita di Shirin non è stata affatto facile a causa del suo impegno in favore del rispetto dei diritti umani, considerati un “optional” in un paese come l’Iran. Nata nel 1947, si è laureata in giurisprudenza all’Università di Teheran dove tutt’ora insegna. La sua carriera iniziò nel 1975 diventando il primo giudice donna dell’Iran ma per poco tempo. Con il trionfo della rivoluzione islamica e la presa del potere da parte di Khomeini nel 1979, fu costretta a lasciare l’incarico. Divenne quindi docente di diritti all’Università di Teheran ma non ha mai smesso di lottare per i diritti umani.
Nel giugno del 2000 la Ebadi è stata arrestata per aver prodotto e diffuso una videocassetta sulla repressione anti-studentesca del luglio ’99. E’ stata perseguitata essendo avvocatessa delle famiglie di alcuni scrittori ed intellettuali uccisi nel 1998.
Shirin Ebadi ha fondato l’associazione per i diritti del bambino in Iran ed ha difeso i diritti della comunità “bahai”, una religione nata in Iran nel XIX sec i cui membri sono considerati non musulmani e spesso perseguitati.
Per tutto questo è stata insignita del Premio Nobel per la Pace e grazie al prestigioso riconoscimento adesso può girare per il mondo portando il suo messaggio di pace e per informare sulla sua lotta per i diritti umani.
“E’ giusto porre fine all’impunibilità”, tuona la Ebadi, “gli organismi internazionali non possono rimanere a guardare in presenza di violazione dei diritti umani”.
Quali strumenti hanno le istituzioni internazionali come l’Onu per far rispettare i diritti fondamentali dell’uomo? Shirin Ebadi afferma che l’unico modo per esportare democrazia in un paese sia quello di appoggiare e sostenere le forze democratiche nel paese in questione. In pratica quello che non si sta facendo per Aung San Suu Kyi nello Myanmar, costretta agli arresti domiciliari da oltre un anno, leader di un partito democratico che la giunta militare ha dichiarato fuori legge. L’Onu si limita a farle visita periodicamente, assicurarsi sulle sue condizioni di salute ed imporre l’embargo ad un paese poverissimo.
E’ evidente che tale sistema di operare non porta democrazia così come l’intervento militare per “liberare” un paese. In Iraq la nuova costituzione è stata redatta dagli americani e gli americani imporranno le direttive prima di lasciare il paese agli iracheni. Attualmente, come ha sottolineato il Premio Nobel per la Pace Esquivel, le potenze occidentali si trovano ad agire contro la democrazia.
Pochi mesi fa, ad Haiti, è stato sollevato il Presidente Aristide regolarmente eletto e l’opposizione è stata armata dalle potenze occidentali che hanno interessi economici nell’isola. Lo stesso è accaduto due anni fa in Venezuela quando l’imprenditore Carmona ha tentato di destituire il Presidente Chavez con la benedizione degli Stati Uniti. E’ la guerra di “bassa intensità”, come la definisce Esquivel, agire nell’ombra (indipendentemente dalle ragioni democratiche) per ottenere ciò che le grandi potenze vogliono. E’ questa la democrazia? Alla Ebadi viene chiesto se non abbia paura che anche all’Iran possa spettare la stessa sorte dell’Iraq. Non lo esclude poiché i pretesti per un’invasione americana sarebbero molti, ma lei sta lottando affinché la violazione dei diritti umani non diventi uno di questi pretesti.
La battaglia cruciale di Shirin è riformare la legislazione iraniana perché “l’islam non è sinonimo di negazione dei diritti umani e dei diritti delle donne”.
E’ un obiettivo ambizioso, nemmeno il riformista primo ministro Kathami, nonostante gli impegni assunti durante la campagna elettorale, è riuscito nel suo intento.
Lo scoglio insormontabile è il Consiglio dei Guardiani, la massima carica istituzionale la cui funzione è di assicurare che le leggi rispettino i precetti dell’islam. Il Consiglio segue un’interpretazione molto restrittiva delle norme che regolano la condotta politica, sociale e morale.
Uno dei disegni di legge presentato da Kathami ed approvato dal Parlamento nel 2002, avrebbe cancellato il potere del Consiglio dei Guardiani di selezionare i candidati alle elezioni legislative. Come era prevedibile il Consiglio ha respinto la legge così come la proposta di aderire alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.
Shirin Ebadi vuole riuscire dove Kathami ha fallito, dimostrare che l’islam è una religione di uguaglianza. Interpretazioni forzate dei precetti islamici possono provocare gravi conseguenze per la popolazione.
Alcuni esempi. Negli ultimi anni sta crescendo l’uso di sostanze stupefacenti nel Paese e le Nazioni Unite hanno offerto aiuto fornendo cani antidroga. In Iran i cani sono considerati animali impuri. Per legittimare la scelta a livello religioso, una commissione teologica ha dovuto emettere un giudizio secondo cui i cani possono essere usati a tale scopo senza riserve.
Altra questione. E’ stata osteggiata la costruzione di cliniche per curare il crescente numero di malati di Aids. Parlare della malattia nel Paese vuol dire parlare anche di omosessualità, di droga e di uno stile di vita decadente, argomenti considerati tabou. Ovviamente il problema dell’aids rimane e le autorità islamiche lo sanno benissimo ed infatti stanno accettando la costruzione di tali cliniche purché lo si faccia in “silenzio”. Un medico iraniano afferma, “nei Paesi sviluppati se si vuole risolvere un problema bisogna cercare di dargli visibilità. In Iran accade l’inverso, se si vuole risolvere un problema si deve evitare di parlarne ad alta voce”.

(Shirin Ebadi nell'Aula Magna Santa Lucia di Bologna)
Per questo motivo la Ebadi è osteggiata nella sua battaglia per un maggior riconoscimento dei diritti delle donne. Quando le è stato conferito il Premio Nobel, i giornali iraniani hanno minimizzato l’evento. Shirin Ebadi a Bologna ha parlato della situazione attuale delle donne iraniane, “la testimonianza di una donna nel processo vale metà di quella di un uomo. La donna che si sposa non può viaggiare da sola senza il permesso del marito”. La signora Ebadi è riuscita ad ottenere anche importanti risultati durante questi anni. Era vietato alle donne esercitare la professione di giudice, adesso è possibile. In caso di divorzio era il marito ad ottenere sempre l’affidamento dei figli. Shirin è riuscita a dimostrare che l’islam non affermava niente al riguardo e quindi la legge sull’affidamento è stata modificata.
“La religione islamica”, conclude il Nobel per la Pace, “non può essere usata contro le donne”. Dopo un lungo applauso una giovane donna iraniana porta il proprio saluto a Shirin Ebadi ringraziandola per il lavoro che sta compiendo per le donne iraniane. La ragazza si augura di poter tornare in Iran per condurre la stessa vita che conduce a Bologna e Shirin, nonostante l’ambizioso progetto, vuole realizzare il sogno della giovane ragazza.
Federico Bastiani
ciao, vorrei chiederti un favore. faccio la giornalista e avrei bisogno di trovare unformazioni (o comunque almeno un nome su cui lavorare) di una donna importante, famosa, nata nel mese di ottobre... ovviamente non mi riferisco alle star della tv, o quant'altro abbia a che fare con il mondo dei mass media, ma a donne di un certo spessore culturale e intellettuale... spero che tu mi possa aiutare. ciao. buon lavoro. mara
Pubblicato da: mara il 09.07.04 17:07