
Oggi in Brasile, e da oltre venti anni, ci sono circa un milione di contadini accampati in tende di fortuna, in attesa che venga riconosciuto il loro diritto alla terra.
Di queste persone non si sente quasi mai parlare a meno che qualche manifestazione di protesta non si trasformi in scontro sanguinoso con la polizia.
Marina Dos Santos fa parte del coordinamento nazionale del MST (Movimento Sem Terra) ed anche lei ha avuto una storia che accomuna molti degli iscritti.
Figlia di piccoli agricoltori, negli anni 80 perse la propria terra che dovette essere riconsegnata alla banca per saldare i debiti. I piccoli coltivatori chiedevano dei prestiti per continuare a coltivare le piantagioni ma in caso di alterazioni climatiche sfavorevoli, l’unica soluzione era consegnare la terra alle banche.
“Fu un periodo molto difficile per la mia vita. Solo i grandi proprietari possono permettersi un’assicurazione agricola” ricorda Marina.
Suo padre fu costretto a lavorare come mezzadro mentre Marina per poter continuare a studiare decise di diventare suora nel 1989.
“All’età di 15 anni andai con un prete in un accampamento di lavoratori agricoli. Quando vidi l’organizzazione delle famiglie sul posto, i rapporti di solidarietà instaurati per garantire la loro sopravvivenza, non ebbi dubbi, lasciai la chiesa e rimasi nel MST”.
Da allora Marina è diventata una delle leader donna più importanti del movimento, nel marzo di quest’anno ha ricevuto la medaglia Chico Mendes di Resistencia del gruppo Tortura Nunca Mais per la difesa dei diritti umani.
Secondo la Fao, il Brasile, dopo il Paraguay, è il paese con la maggiore concentrazione di proprietà terriera al mondo. Un esempio su tutti, Cecilio Do Rego Almeida è proprietario di sette milioni di ettari nella regione del Parà, nel nord est brasiliano. Un territorio equivalente all’Olanda e al Belgio messi insieme nelle mani di un solo uomo.
L’assurdità non è questa bensì che oltre quattro milioni di persone, di contadini che vivono in condizioni di estrema povertà ma con voglia di lavorare la terra, debbano restare al di fuori dei recinti di grandi appezzamenti incolti.
Molti contadini non ci stanno ed occupano queste terre.
“Le nostre occupazioni sono legittime” afferma con decisione Marina Dos Santos. Effettivamente la costituzione brasiliana, all’articolo 184 recita che il Governo Federale deve espropriare le terre che non abbiano una funzione sociale e destinarle alla Riforma Agraria. L’articolo 186 inoltre dice che per compiere la finalità sociale, il proprietario deve usufruire in “forma ragionevole” della terra.
Su questo punto nasce il problema. Per portare avanti la Riforma Agraria con decisione, senza passare per lunghe e laboriose cause giudiziarie fra Sem Terra e proprietari, bisognerebbe aggiornare gli indici di produttività che permetterebbero di applicare con più severità l’articolo 186 della costituzione. Ad oggi questi indici sono aggiornati al 1975. Da anni l’Mst si batte per una revisione di questi indici attraverso studi condotti dell’EMBRAPA (Impresa Brasiliana di Ricerca in attività agricole).
Il governo Lula nel 2003 si era impegnato pubblicamente a distribuire la terra a 400.000 famiglie entro il 2006. L’obiettivo non è stato raggiunto.
“Il presidente è rimasto in ostaggio della politica economica che è una continuazione del governo Cardoso. Ha privilegiato le grandi imprese multinazionali. Il governo è nelle mani dell’agrobusinnes”.
Il primo governo Lula aveva promesso discontinuità rispetto alla politica precedente, il presidente inizialmente era contrario alle coltivazioni di piantagioni transgeniche ma in questi anni ha rivisto le proprie posizioni.
“Il neoliberismo ha fatto si che l’agricoltura fosse controllata da non più di dieci grandi multinazionali come la Monsanto o la Cargill. Esse controllano i prezzi, il mercato, impostano modelli ed abitudini alimentari. Controllano il credito e mantengono i grandi agricoltori vincolati ai loro interessi”.
Per questo è importante che la terra rimanga nella mani dei grandi proprietari affinché questo legame bilaterale non venga spezzato nonostante le espropriazioni terriere vengano indennizzate dall’INCRA (Istituto Nazionale di Colonizzazione e Riforma Agraria).
“Le multinazionali impongono ai grandi proprietari l’utilizzo dei semi transgenici che noi rifiutiamo. Adesso vogliono anche controllare l’accesso all’acqua e controllare la biodiversità brevettando ciò che esiste già in natura”.
I Sem Terra cercano di agire non solo attraverso le occupazioni di terre ma anche nelle aule giudiziarie per rivendicare legalmente i loro diritti ma non è così semplice perché il potere giudiziario, insieme ai mass media brasiliani, sono dei grandi nemici della Riforma Agraria.
“Accade frequentemente che il giudice che riceve la causa di espropriazione sia proprietario o figlio del proprietario di terre, questo come potete immaginare rallenta il processo o crea conflitti non indifferenti”.
Intanto i Sem Terra continuano a protestare, a manifestare, e sono frequenti gli scontri con la polizia che terminano nel sangue. Solo da gennaio di quest’anno, 28 lavoratori rurali sono stati uccisi ma la giustizia stenta a fare il proprio dovere. Dal 1995 risultano essere stati uccisi 3458 Sem Terra in dodici stati, lo scontro più sanguinoso fu quello di Eldorado Dos Carajas dove furono uccise 19 persone.
“Dopo una decade i 155 poliziotti che parteciparono a quel massacro sono ancora liberi. Dei 144 indagati solo due persone sono state condannate, il colonnello Mario Collares Pantoja ed il maggiore Josè Maria Pereira de Oliveira che però sono in libertà”.I latifondisti ricorrono spesso a milizie private che minacciano giudici e difensori dei diritti umani.
Chi si oppone alla Riforma Agraria sostiene che i Sem Terra non sono in grado di garantire uno sviluppo agricolo adeguato che solo i grandi capitali possono attuare, si rischierebbe quello che sta accadendo in Zimbabwe dove il presidente Mugabe ha espropriato la terra gestita dai bianchi per darla a contadini che non avevano le conoscenze ed i mezzi per coltivarle.
“Sono affermazioni ridicole, negli Usa la maggior parte della produzione agricola proviene dalle family farm ossia dalle unità familiari che gestiscono la terra. Non mi sembra che l’agricoltura americana vada così male..”
Il Movimento Sem Terra non ha personalità giuridica bensì è una semplice associazione, per questo non è tenuta a rendere pubblici i propri finanziamenti però secondo un noto giornale di San Paolo, “Folha”, il movimento riceverebbe oltre 5 milioni di euro da Organizzazioni Non Governative europee (fra cui l’ong italiana Mani Tese). Secondo i “complottisti” dietro ai finanziamenti provenienti da Ong straniere, ci sarebbe una volontà politica europea di sostenere i Sem Terra, contrari all’agrobusiness, per evitare che il Brasile faccia concorrenza all’agricoltura europea.
“Queste tesi dimostrano come i mass media siano contro di noi. Noi abbiamo sostenitori internazionali che provengono dai movimenti sociali, dalla Chiesa, dai sindacati e da chiunque nel mondo sia preoccupato per la disuguaglianza sociale che si sta creando in Brasile. Questa è l’unica motivazione del loro appoggio”.
Governi di destra o di sinistra che siano in oltre venti anni di lotta dei Sem Terra, nono sono riusciti a garantire una riforma agraria adeguata e Marina sembra aver perso fiducia nella classe politica dirigente brasiliana.
Federico Bastiani
Traduzione: Cristina Marfinati Hervoso