01.11.07

ISOLE FIJI, PARADISO PERDUTO

fiji.jpg

In questi mesi il regime militare birmano è stato al centro delle cronache di mezzo mondo, ma nell’area pacifica, dove di pacifico c’è solo il nome del suo oceano, pochi ricordano che alle Isole Fiji dal dicembre scorso, si è instaurato un regime militare che ha revocato le libertà democratiche.
Le Isole Fiji sono celebri per il mare stupendo, le spiagge bianche, un paradiso terrestre anche se non la pensano così gli 850.000 abitanti che popolano settanta delle duecento isole.

Il regime militare ha adottato una repressione ben diversa da quella usata dalla giunta birmana. La popolazione ha subito in silenzio la destituzione del primo ministro Qarase avvenuto il 5 dicembre 2006 da parte del comandante Voreqe Bainimarama che si è insediato ad interim.
Il tutto si è svolto nel silenzio, la popolazione non ha protestato ormai abituata a vivere situazioni del genere anche perché questo è il quarto colpo di stato che vivono le isole Fiji.
La ragione dell’instabilità politica va ricercata, come sempre, nella storia. La popolazione figiana si divide in due etnie principali, il 50% costituito dal ceppo melanesiano dei figiani mentre il 44,8% sono indiani arrivati alle Fiji alla fine dell’ottocento quando gli inglesi imposero la monocoltura dello zucchero che richiedeva manodopera straniera, gli indiani appunto.
La convivenza risultò da subito difficile, le due etnie hanno sempre convissuto senza mai integrarsi.

cartina1.bmp

Dopo l’indipendenza del 1970 dal Regno Unito, il padre della patria, Kamisese Mara cercò di allargare le basi del governo figiano aprendosi alla popolazione indiana provocando così la reazione dei militari quasi interamente composti da figiani. I militari hanno attuato tre colpi di stato, due nel 1987 ed uno nel 2000 proprio nel momento in cui venivano riconosciuti maggiori diritti alla popolazione di origine indiana.
Anche durante il recente colpo di stato del dicembre scorso si è verificata la stessa situazione. Alle elezioni del settembre del 2001 il partito figiano United Fiji Party di Qarase ha ottenuto trentadue seggi rispetto ai ventisette del partito laburista (indiano) di Chaudhry. Qarase non è riuscito a raggiungere un accordo con il partito laburista per la creazione di un governo di colazione per il rifiuto del primo ministro di includere Chaudhury nel governo. Il primo ministro durante il suo mandato si era impegnato legiferare su argomenti delicati come leggi in favore dell’etnia melanesiana, riconoscimento dei diritti di proprietà tribali, misure per riparare ai torti subiti dalle comunità autoctone e un’aministra per i protagonisti del golpe del 2000. A queste misure si era apertamente schierato contro il comandante Bainimarama che ha deciso quindi un incruento colpo di stato il 5 dicembre del 2006.
Vengono segnalati casi di maltrattamenti ed abusi compiuti dai miliari ma le notizie escono con il contagocce proprio per l’autocensura che la stampa si è imposta.
Questo colpo di stato sta avendo ripercussioni piuttosto negative sull’economia figiana che ha sempre potuto contare sul sostegno economico della comunità internazionale anche per il contributo militare che i soldati figiani hanno garantito in Kosovo, Somalia, Iraq e Libano.
Adesso la comunità internazionale non è più disposta ad essere tollerante verso il regime. La principale fonte di reddito delle isole Fiji è costituita dall’esportazione della canna da zucchero che peraltro è sempre stata acquistata dall’Unione Europea a prezzi più alti di quello di mercato proprio per aiutare l’economia del piccolo stato. Questi accordi commerciali stanno per scadere e pare che l’Europa non sia intenzionata a rinnovare queste agevolazioni, inoltre il turismo sta risentendo della situazione politica che si è creata. Dei 500.000 turisti l’anno, la maggior parte proviene da Australia, Nuova Zelanda, Gran Bretagna e Stati Uniti, paesi critici al regime militare.
Per il momento l’Australia ha mantenuto gli aiuti per la salute e l’educazione ma tutto dipende da quando il comandante Bainimarma intenderà ripristinare la democrazia. La Gran Bretagna ha deciso intanto una sospensione momentanea delle isole Fiji dal Commonwealth.
Il governo militare, a seguito delle pressioni internazionali, ha dichiarato che le prossime elezioni democratiche dovrebbero tenersi nel primo trimestre nel 2009, intanto la giunta sta cercando partner commerciali alternativi come Cuba e Venezuela per la fornitura di petrolio.
L’Italia si è unita alla posizione dell’Unione Europea in favore del rapido ristabilimento della democrazia attraverso libere elezioni ed ha revocato il visto d’ingresso al comandante Bainmarama per una sua visita a Roma provocando non pochi risentimenti da parte delle autorità figiane.
La situazione appare complessa e di difficile soluzione almeno fino a quando l’esercito figiano svolgerà un ruolo determinante nella politica interna.

Federico Bastiani

Pubblicato da Federico il 16:00 | Comments (123)