01.09.07

INTERVISTA A LAURA FRATI GUCCI

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Laura Frati Gucci, fiorentina, moglie di Guccio Gucci, imprenditore di moda, discendente della famosa dinastia di pellettieri fiorentini, è la presidente di Aidda, associazione imprenditrici e donne dirigenti d’azienda. L’intervista per Serverdonne

Nel 1945 è stata fondata Femme Chefs d’Entreprise Mondiales del quale Aidda fa parte, per garantire gli stessi diritti delle donne nelle aziende. Qual è la situazione oggi?
L’intento iniziale di FCEM era quello di riunire le imprenditrici sotto un comune senso di appartenenza: una sorta di globalizzazione al femminile che è cominciata in Europa per poi espandersi a macchia d’olio in tutto il Mondo. A mio avviso questi traguardi sono stati raggiunti in epoche in cui il “genere” era solo un sostantivo. La consapevolezza di uguali diritti nelle aziende è un concetto molto più moderno sviluppatosi in epoche più vicine a noi.

Aidda nasce nel 1961 per valorizzare l’imprenditoria femminile. Quali difficoltà incontra oggi la vostra missione? I fondi europei negli ultimi anni hanno investito su questo aspetto, siete soddisfatti?
Il primo convegno organizzato da AIDDA nell’ottobre del 1961 aveva un titolo ancora oggi attualissimo e che sottolinea come l’intuizione di 40 anni fa fosse quella giusta: “L’evoluzione della donna italiana nei posti di responsabilità"
Le difficoltà esistono ancora ma c’è una grossa attenzione da parte delle istituzioni. Mi preme sottolineare un progetto del Ministero del Lavoro “Bollino Rosa” che prevede la realizzazione di una certificazione di qualità di genere con l’obiettivo di riconoscere e incoraggiare l’adozione di buone prassi in termini di strategie aziendali e organizzazioni del lavoro sia nel settore pubblico che privato. L’interesse della comunità europea è sempre confortante e stimolante anche se non sufficiente a coprire i fabbisogni reali di questo “settore” .

Le amministratrici delegate nelle grandi aziende sono praticamente assenti fatta eccezione per Marina Berlusconi. Che spiegazione riesce a dare a questo fenomeno?
Anche Lionella Ligresti o Diana Bracco che sono nostre socie. La spiegazione è semplice: avere una famiglia di grande peso alle spalle consente di avere nomine; poche le donne nominate da enti, ministeri e istituzioni, nessuna donna ai vertici di banche e assicurazioni. E’ certamente la capacità individuale che porta al successo ma le nomine sono spesso indipendenti dalle capacità personali, per questo AIDDA prosegue nella sua attività.

Anche le donne manager non sono poi molte, quando le aziende fanno colloqui a potenziali donne manager si chiede subito se si è sposate, se si desiderano figli…la famiglia è un limite. Come si può ovviare a questo problema?
Le donne sono le manager indiscusse della più grossa azienda del mondo: la famiglia che non considero e non rappresenta assolutamente un limite. Ritengo che aiutando le donne a superare i problemi organizzativi dell’ azienda “famiglia” mettendo loro a disposizione strumenti (infrastrutture idonee ) adeguati per migliorare la situazione globale. Ritenere un limite la famiglia scaricando le incapacità organizzative dei singoli posti di lavoro per coprire esigenze che hanno necessità naturali come la maternità, i familiari anziani è un segno di mediocrità e non certo contemporaneo.

Nel nord Europa la presenza femminile nell’imprenditoria e nel management aziendale è maggiore, come mai questa differenza con l’Italia?
Nel nord Europa il problema di conciliazione famiglia/lavoro è stato preso in considerazione e affrontato con i giusti mezzi molti anni fa mentre da noi è tutto da costruire, per questo vorremmo più donne in politica. La qualità e la disponibilità di servizi accessibili a tutti è fondamentale per un società che vuole definirsi evoluta.

Lei si ritiene una femminista?
Cosa significa oggi essere femministe? Se essere femministe significa essere descritte come “arrabbiate” e contro l’altro sesso non mi sento così. Se femministe significa volere l’aborto per le suore violentate, non accettare di essere definite il sesso debole e cercare di costruire una società a misura di tutti allora mi sento femminista convinta.

Secondo lei la presenza femminile ad alti livelli manageriali, quale apporto può portare all’azienda rispetto al “tipico approccio maschile”?
Gestire un’azienda significa anche gestire una forza lavoro che appartiene all’umanità. Comprendere le diverse esigenze di gestione del tempo tra uomini e donne può essere il valore aggiunto che una donna manager può portare. Una recente ricerca ha monitorato i successi di aziende che hanno inserito donne nel management, le performances aziendali sono consistentemente migliorate….proviamo anche nella gestione delle istituzioni?

Lei è alla guida di Aidda dal 2005. Quale traguardo personale ha raggiunto in questi due anni? Quali sono le prossime sfide?
Il mio traguardo personale si identifica con quello dell’associazione. Credo di aver portato la voce di AIDDA ad essere ascoltata a livello istituzionale come la collaborazione in corso con il Ministero della Salute per promuovere la medicina di genere, nell’ottica di una maggiore attenzione verso la salute della donna e un corretto uso dei farmaci. Stiamo collaborando con il ministero del lavoro per il progetto bollino rosa ma anche per realizzare sgravi fiscali per le imprese che assumono donne over 50, donne che dopo aver cresciuto i figli vogliono rientrare nel mondo del lavoro e che rappresentano la categoria più svantaggiata a livello nazionale….le pare poco?

Lei è anche imprenditrice, presidente di Pirene, agenzia congressuale e di comunicazione ed ha pure due figli. Come è riuscita a conciliare lavoro e famiglia senza penalizzare entrambe le cose?
E’possibile non penalizzare entrambe le cose e i sensi di colpa ci sono ma come in azienda si deve puntare sempre alla qualità, il rapporto con i figli va costruito quotidianamente consapevoli che il nostro lavoro è “anche” per i nostri figli. Ci sono e ci saranno momenti in cui la famiglia risentirà del lavoro e viceversa ma l’arricchimento che viene da una mamma soddisfatta anche se stanca rimane ai figli e si impara a collaborare per il benessere comune, è educativo anche se impegnativo.

Fare imprenditoria in Italia oggi non è così semplice, ha ad esempio rimpianti per il fatto che un’azienda italiana come Gucci non sia più tricolore?
Purtroppo le aziende di famiglia , quelle storiche italiane sono nelle mani di multinazionali
straniere , è il mercato che comanda….invece le grandi aziende nazionali statali si cerca di proteggerle da investitori stranieri (alitalia e ferrovie) lei sa dirmi come mai?

Recentemente è stato pubblicato un libro “volevo solo vendere pizza” di Furini dove appunto si parla delle difficoltà in Italia di aprire un’attività. Qual è secondo lei il giusto limite fra regole e libero mercato? Nel senso.. da una parte i controlli, la burocrazia sono una garanzia per il cliente rispetto magari ad altre attività (vedi ad esempio in Cina) dove regna la deregulation totale..
Sicuramente in Italia è ancora persistente un eccessivo zelo burocratico che ostacola l’avviamento di nuove attività, ma senza per forza mettere in questione la Cina, ci sono esempi europei che dovremmo seguire e che possono senz’altro darci conferma di come può essere efficiente una burocrazia intelligente. All’estero lo stato, le regioni e tutto ciò che è pubblico “incentivano” chi investe da noi è una corsa a ostacoli descritta magnificamente da Furini….roba da non credere e che uno straniero non riesce a comprendere.

Quali sono i principali ostacoli in Italia per l’imprenditoria?
Tasse troppo alte e mancanza della lotta all’evasione che si ritrova solo nei discorsi. Le nostre banche sono ancora arretrate rispetto a un modello internazionale, da noi ogni azienda lavora mediamente con 5 banche all’estero 1 azienda-1 banca, significa conoscersi e lavorare insieme.

L’autore del libro, Furini, dice che la burocrazia in Italia non si sconfiggerà mai perché nella burocrazia lavorano 1 milione di persone e cioè un milione di voti…lei concorda con questa visione?
Assolutamente sì

Cosa può fare la politica per aiutare il lavoro di Aidda?
Aidda è una associazione apartitica per Statuto che si confronta con il mondo delle istituzioni in senso lato piuttosto che con il mondo della politica. E’ confortante sapere che ci sono molto progetti mirati a migliorare l’inserimento e la permanenza della donna nel mondo del lavoro. La politica può, se vuole, accogliere proposte semplici e concrete che la nostra associazione propone.

Qual è l’aiuto concreto che la rete FCEM riesce a fornire ai propri consociati?
Mettere a disposizione delle associate un network di grande spessore e tenerle aggiornate sull’evoluzione dell’imprenditoria femminile in tutto il mondo confrontando le realtà dei paesi più diversi. La nostra presidente mondiale è una donna del Camerun, invece di discorsi…aiutiamo l’africa, abbiamo come donne imprenditrici internazionali dare una visibilità forte alle molte donne africane che lavorano in condizioni difficili e in molti paesi con le guerra.

Federico Bastiani

Pubblicato da Federico il 18:37 | Comments (0)