
Mercedes Lourdes Frias è nata a Santo Domingo nel 1962. Madre di tre figli, laureata in Geografia, da 17 anni vive in Italia dove ha lavorato nel terzo settore per i diritti degli immigrati. Il 9-10 aprile 2006 viene eletta deputata al Parlamento Italiano. L’intervista dopo un anno di governo per Serverdonne
On. Frias, la sua storia sembra una favola a lietofine..
Che dire..sono nata in una periferia di Santo Domingo, famiglia numerosa, padre operaio, ho studiato ad un politecnico femminile pubblico gestito da suore. Non si tratta della lietofine, il percorso è stato abbastanza lineare nei contenuti; poi ci sono anche le circostanze.
Però è riuscita a laurearsi
Sì anche se avrei voluto studiare economia ma l’accesso all’università, anche se pubblica, per alcune carriere come economia, era stabilita, di fatto, in base al censo così mi sono decisa sulla geografia che comunque mi interessava molto
Il suo impegno nel terzo settore è iniziato già a Santo Domingo?
Ho lavorato come operatrice di sviluppo comunitario nelle comunità rurali di immigrati haitiani per una ong e poi ho lavorato in un collettivo che organizzava le donne dei quartieri periferici
E come è entrata in contatto con l’Italia?
per amore! Ho conosciuto un italiano, sono arrivata in Italia nel 1990, mi sono sposata e separata nel 1997. Oggi vivo con i miei figli di 16 e 12 anni
Lei è l’unica donne nata all’estero eletta al parlamento italiano. Già è difficile per le donne italiane fare politica, quanto lo è stato per lei?
Già prima di venire in Italia avevo scelto fra gli ambiti di militanza, alcuni dei quali la mia condizione era elemento costitutivo: genere, classe, per esempio. In Italia ho continuato a occuparmi di questioni legate alle donne, l'immigrazione, i rapporti nord/sud, la formazione. Quindi militanza anche a partire della propria condizione sociale. Essere in prima persona può fare molto male, bisogna metterci tutto quello che si è, con grandi costi. Dall'altra parte la militanza può essere una trappola; non se ne esce più, sei la donna-nera-immigrata per sempre e comunque molto difficilmente si riesce a prendere la parola, ad agire..
Le quota rosa potrebbero aiutare in questo senso..
In linea teorica sono contraria alle quota rosa perché noi donne non siamo una “riserva protetta” però le quote diventano una forzatura necessaria visto che il sistema non si equilibra in modo naturale
Da assessore per le pari opportunità, all'ambiente e ai diritti di cittadinanza del Comune di Empoli al Parlamento Italiano, cosa l’ha spinta verso questo “salto”?
Mi è stato proposto. Ho accettato volentieri anche perché da una parte la proposta mi è arrivata da una forza politica con la quale mi sono identificata nei contenuti: rifondazione. Questo significa spostare ad una istanza superiore le richieste di equità sociale per le quali mi sono battuta in contesti associativi e di movimento. Il perseguimento dell'utopia, che, come dice Eduardo Galeano, è come l'orizzonte, si sposta sempre. L'utopia di contribuire a costruire una società di eguali, in cui le diversità non continuino a giustificare le disuguaglianze.
Quali obiettivi si era prefissata quando è entrata in Parlamento?
Portare nuove istanze in prima persona, quelle dei diritti degli ultimi, di quelli e quelle che non hanno voce, non hanno rappresentanza: quelle persone perfettamente “integrati” economicamente e allo stesso tempo socialmente esclusi. Far risuonare la parola razzismo. Contribuire a promuovere una cultura di non discriminazione e a individuare strumenti per combattere razzismo e discriminazione di ogni tipo.
Ed il bilancio dopo un anno di governo com’è?
Bilancio complessivamente modesto, per usare un eufemismo
La maggiore soddisfazione ottenuta in questo anno?
L'approvazione della mozione alternativa a quella delle donne della destra, per quanto riguarda “la difesa delle donne maltrattate in base a precetti religiosi”, completamente strumentale, mirata a demonizzare, usando le donne, i cittadini immigrati di religione musulmana. La nostra mozione alternativa, sposta la questione sulla violenza sulle donne, enfatizzando il suo carattere trasversale alle società e di religioni diverse
E la delusione più grande?
La finanziaria: quella ipertrofia delle spese militari, per esempio, a scapito delle spese del sociale, della cultura, della scuola e la ricerca.
Il tema dell’integrazione sociale con gli immigrati è sempre di attualità. Lei pensa che l’Italia sia pronta per una vera integrazione?
Anzitutto integrarsi a cosa? A chi? Le persone sono soggetto di diritto indipendentemente da qualsiasi attributo e il ruolo delle istituzioni è garantire l'esercizio di quei diritti.
Le tasse degli immigranti per il 2006 ammontano a 1.87 miliardi di euro ef il loro contributo al pil è del 6%, nonostante siano il 5% della popolazione. Converrà con me che gli immigrati e le immigrate apportano di più di quello che ricevono in servizi, visto che per molte prestazioni ci sono dei requisiti quali la cittadinanza italiana o la carta di soggiorno. La percezione della realtà sulla presenza degli immigrati e l'illegalità è viziata da un'enorme amplificazione mediatica di singoli fatti di cronaca, sistematicamente etnicizzati.
Quali sono allora i passi verso una vera integrazione?
Riconoscere come soggetto di diritto ogni persona in quanto essere umano, parità di accesso ai beni simbolici e materiali, parità di trattamento, equità nel rispetto delle diversità. Superare la visione di “eternamente ospiti”. Da questo discende anche il diritto ad avere voce in capitolo, nel luogo in cui ci si è stabiliti.
Lei insieme ad altri quattro parlamentari è di fede evangelica. Cosa pensa dell’interferenza della chiesa cattolica nelle scelte del governo ad esempio sulla questione dei Di.co?
Quello che per me è fede, non può, non deve essere legge per gli altri, per questo considero ogni ingerenza un'azione legata all'esercizio del potere e alla difesa dei propri spazi e privilegi e non un atto legato alla fede. Quando sono gli altri a far diventare vincoli per tutti la loro fede, li chiamiamo integralisti: la pagliuzza si vede molto meglio nell'occhio altrui.
Cosa cambierebbe del sistema politico italiano?
L'attuale legge elettorale, che rende troppo passivi i cittadini e le cittadine e consegna un enorme potere a pochissime persone: quelle che nei partiti decidono chi portare in parlamento e di conseguenza, i parlamentari si trovano con scarsissima legittimazione popolare.
Federico Bastiani