
Ha 92 anni, è la più anziana fra le Madri di Plaza de Mayo che il 30 aprile scorso, a Buenos Aires, hanno celebrato i 30 anni dalla loro fondazione.
L’intervista a Juanita
Ha 92 anni, è la più anziana fra le Madri di Plaza de Mayo che il 30 aprile scorso hanno celebrato i 30 anni dalla loro fondazione.
Juanita è la più stretta collaboratrice di Hebe de Bonafini, la presidente. L’accompagna sempre in giro per il mondo anche perché parla diverse lingue.
Nel 1976 in Argentina si insediò una delle più atroci dittature militari che causarono più di 30.000 “desaparecidos”, gli scomparsi.
Erano giovani ragazzi militanti contro il regime militare ma anche semplici catechisti, volontari impegnati in attività sociali che si adoperavano per aiutare i poveri nelle “villas miseria”.
Bastava un indizio insignificante, un nome in un’agenda di un sospettato per essere “chupado” ovvero preso dai militari per poi sparire per sempre senza lasciare tracce.
Già nel 1977 Hebe, Juanita ed altre madri si recavano davanti al Congresso per chiedere al generale Videla dove fossero i loro figli.
Per questa semplice domanda una madre, Azucena Villaflor de Vincenti scomparve per sempre allungando l’elenco dei desaparecidos.
Si costituì così il 30 aprile 1977 l’Associazione delle Madri di Plaza de Mayo. Ogni giovedì da quel giorno si ritrovano in Plaza de Mayo per ricordare i loro figli scomparsi.
Incontriamo Juanita nella Casa de Las Madres a Buenos Aires sede dell’Università da loro fondata.
Oggi dopo trent’anni, le madri stanno ottenendo parziali successi come la giustizia. Quando Kirchner è stato eletto Presidente dell’Argentina nel 2003, sono state abolite le leggi del punto finale e dell’obbedienza dovuta e quindi ha fatto sì che si riaprissero i processi contro i militari coinvolti in crimini contro l’umanità.

(alcune madri con il presidente argentino Kirchner)
“Le madri non possono parlare di successi” dice Juanita. “Quello che hanno passato i nostri figli è stato troppo tremendo e nessuna soddisfazione ci appagherà mai”.
Nel 1983 le madri di divisero in due gruppi, Hebe guida la linea più “rivoluzionaria”, poi c’è la Linea Fundadora di Nora Cortinas, più moderata. Hanno divergenze sulle rivendicazioni e sui contenuti della lotta. La linea fundadora vuole sapere dove sono i loro figli, ottenere le riesumazioni, hanno accettato soldi dal governo Alfonsin come indennizzo.
Hebe de Bonafini ha rifiutato tutto questo.
“Sappiamo benissimo che i nostri figli non sono vivi, non ci interessano né i soldi né l’esumazione dei corpi, né gli omaggi postumi. Il nostro obiettivo oggi è creare una coscienza collettiva rispettosa dei diritti umani. I nostri figli lottavano per un futuro diverso e noi vogliamo continuare questo impegno”.
Le madri hanno fondato un’università che oggi conta 250 iscritti. Le aule sono al piano superiore della Casa de Las Madres. Sul muro di fronte all’entrata spiccano le 850 foto tessere in bianco e nero di desaparecidos.
“Riteniamo che la cultura sia un’arma di lotta, con la cultura si fa progredire un paese. Attraverso l’università delle madri vogliamo formare giovani consapevoli di quello che è successo in Argentina per ottenere un cambiamento, quel cambiamento in cui credevano i nostri figli”.

Oggi sempre più persone sopravvissute alla dittatura fanno riemergere i propri ricordi che hanno tenuto nascosti per anni perché troppo dolorosi, e così adesso nuovi processi contro militari argentini si aprono sia nel paese sudamericano ma anche in Italia.
“Il governo Kirchner si è mostrato al nostro fianco, il Presidente stesso è stato anche lui un militante che sarebbe potuto diventare un desaparecido. Kirchner ci riceve, rispetta le opinioni delle madri”.

(Hebe con la first lady)
Nonostante la volontà politica di fare i conti con il proprio passato, in Argentina le forze armate hanno ancora molto potere. Il 18 settembre 2006 è stato rapito Jorge Julio Lopez, testimone chiave contro il processo all’ex commissario di polizia di Buenos Aires Miguel Etchecolatz responsabile di 21 centri clandestini di detenzione.
Lopez, sequestrato nel 1976 e sopravvissuto alla tortura e alla detenzione, trent’anni dopo avrebbe dovuto testimoniare ma a 77 anni si trova ad essere nuovamente un desaparecido.
“E’ sicuramente una manovra contro il governo Kirchner che si sta adoperando per i diritti umani” afferma Juanita.
La più giovane fra le madri ha 71 anni ma hanno ancora tanta energia che mettono in tutto quello che fanno. Si stanno adoperando per la costruzione di alcune case in una “villa miseria” dove un incendio ha lasciato senza casa numerose famiglie e stanno provvedendo alla costruzione di una scuola elementare in un quartiere povero di Buenos Aires.
“La sparizione dei nostri figli è l’eredità triste di questo paese fatto di povertà e abbandono. E’ stata cancellata una generazione di ragazzi intelligenti che avrebbero potuto mettere il loro entusiasmo al servizio del nostro paese per un futuro migliore”.
Federico Bastiani