01.02.07

ZAINAB SALBI, UNA DONNA TRA DUE MONDI

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Zainab Salbi ha avuto un’infanzia dorata nell’Iraq di Saddam Hussein. Suo padre era il pilota personale del rais. Nella sua avvincente autobiografia racconta la propria giovinezza alla “corte” del dittatore iracheno fino al sogno americano che l’ha portata a fondare Women for Women International. L’intervista per Serverdonne.

“Una donna tra due mondi”. Zainab Salbi non poteva scegliere un titolo più calzante per intitolare la propria autobiografia.
“In realtà la mia idea era quella di raccontare la storia delle donne irachene e poi alla fine inserire me stessa come personaggio”. Ma la sua storia era troppo particolare per dedicarle solo un capitolo perché Zainab ha avuto la fortuna/sfortuna di crescere alla “corte” di Saddam Hussein.
Suo padre era pilota personale del rais iracheno e la madre conosceva bene Saddam da prima che diventasse presidente.

La giovane Salbi ha saputo la verità sul legame fra la sua famiglia e Saddam soltanto quando era negli Stati Uniti e la madre stava per morire.
“Saddam era sempre gentile con me tuttavia provavo sempre una paura indiretta che sorgeva in me quando notavo gli stati d’animo dei miei genitori, sempre sulle spine quando si trovavano con lui”.
Il dittatore iracheno fondava le proprie relazioni sulla paura e per questo è riuscito a mantenere il potere per tanti anni, “prima seduceva poi colpiva” ci racconta Zainab.
Accettando di vivere nell’entourage di Saddam Hussein i Salbi firmarono un patto con il diavolo senza via d’uscita. Ricchezza e benessere non sarebbero mai mancati in cambio della totale devozione al rais, privazione della privacy, delle libertà personali e soprattutto al servizio dei suoi capricci.
“Saddam era lunatico. Una volta ordinò ai suoi ministri di dimagrire altrimenti li avrebbe licenziati tutti”.

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Zainab pur vivendo in Iraq fino a diciannove anni, non vide mai il vero Iraq fatto di povertà a causa della guerra con l’Iran, dell’embargo, di violenze e soprusi perché la sua famiglia era privilegiata.
Durante la guerra con l’Iran Saddam decise di deportare tutti gli iracheni di origine iraniana. Prima deportava i ricchi per espropriare le loro ricchezze e poi tutti gli altri spezzando legami familiari in un attimo. Anche la madre di Zainab sarebbe dovuta essere deportata se non fosse stata “amica” di Saddam.
Per evitare che anche Zainab vivesse nel loro incubo, i Salbi pensarono diverse volte di scappare all’estero ma il padre era restio a lasciare il benessere e la ricchezza per andare verso l’ignoto.
L’alternativa per far crescere Zainab libera ed evitare ritorsioni contro di lei anche all’estero, era quella di farla sposare con un iracheno emigrato negli Stati Uniti.
Da quel momento inizia un’altra vita per Zainab.

“E’ stato il periodo più difficile della mia vita” ricorda. Il matrimonio combinato fu un incubo, costretta a subire violenza sessuale, sola, lontana dalla famiglia, chiusa nel suo silenzio perché Saddam aveva spie ovunque, sarebbe bastato che Zainab parlasse troppo e la sua famiglia sarebbe stata in pericolo.
L’impatto con gli Stati Uniti fu traumatico ma le permise anche di conoscere qual’era il vero Iraq perché per anni era vissuta sotto una campana di vetro.
In America ha avuto la possibilità di scoprire un mondo che lei ignorava e soprattutto le ha fatto conoscere il suo attuale marito con il quale ha dato vita all’associazione no profit Women for Women International.
“Studiavo all’università negli Stati Uniti quando sono venuta a conoscenza della storia terribile di migliaia di donne della Bosnia e della Croazia imprigionate alle quali veniva assegnato un numero prima di entrare nella stanza dove avrebbero subito violenze sessuali”.

Ascoltando queste storie, seppur in situazioni diverse, Zainab ha rivissuto la sua esperienza di violenza domestica e nel 1993 con soli 2.000 dollari provenienti dai regali per la sua luna di miele, ha fondato Women for Women International che ha ricevuto importanti riconoscimenti anche dall’ex presidente americano Bill Clinton in persona.
L’associazione si occupa di fornire aiuti economici e psicologici alle donne vittime della violenza delle guerre.
“Nei paesi come il Bangladesh dove le donne che rifiutano i matrimoni combinati vengono sfigurate al volto con l’acido, finanziamo interventi di chirurgia estetica per far sì che queste donne possano reinserirsi nella società”.
A volte l’aiuto fornito è più semplice. “La storia di Aysha mi colpì molto. E’ stata in un campo di prigionia dove per nove mesi è stata violentata. Quando è uscita era all’ottavo mese di gravidanza e non aveva idea di dove fosse il marito ed i suoi figli ma soprattutto aveva paura di non essere più accettata”.Women for Women cerca di stabilire un legame fra donne americane (e non solo) e vittime di guerra mantenendo una corrispondenza epistolare, un aiuto psicologico ed anche concreto. “In generale ogni donatrice sostiene una vittima inviandole 22 € al mese e una lettera personale. Il denaro serve per la sussistenza e per i corsi di formazione permettendo a queste donne di reinserirsi nel tessuto sociale”.
A 32 anni Zainab è sempre in giro per il mondo presso le sedi di Women for Women che ha aperto in vari paesi dalla Bosnia, all’Afghanistan, al Congo passando per il Sudan avendo già aiutato quasi 60.000 donne e distribuito 24 milioni di dollari.
“E’ importante investire sulle donne per ricostruire un paese devastato dalla guerra perché sono loro a trovare il cibo, a tenere insieme il tessuto sociale. Una società dove le donne non sono coinvolte al livelli direttivi, è una società debole”.
Zainab sostiene questa tesi anche per il suo paese, l’Iraq, che versa in una situazione politico-sociale precaria. “In Iraq ultimamente ci sono state molte professioniste assassinate, studentesse stuprate, sono indizi di una crescente mentalità integralista che vuole le donne in casa”.
La signora Salbi teme che dopo l’allontanamento delle truppe straniere in Iraq si possano insediare i fondamentalisti islamici come è accaduto in Afghanistan.
“In Iraq molti credono che per ricostruire il paese e impedire l’ascesa degli integralisti ci voglia un uomo forte”.
Un nuovo Saddam? “E’ un rischio concreto. Io credo invece che una forte presenza femminile nelle sfere decisionali potrebbe produrre risultati positivi in breve tempo. Di questo argomento parlerà il mio prossimo libro -L’altra faccia della guerra-”.

Federico Bastiani

Per saperne di più:
Women for Women International www.womenforwomen.org

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“Una donna tra due mondi” di Zainab Salbi ed. Corbaccio pagg. 319 € 16.60

Pubblicato da Federico il 12:03 | Comments (0)