01.09.06

INTERVISTA A SILVIA HOFFER

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Continua il nostro viaggio all'interno del paddock di Formula 1 alla scoperta di donne italiane che ricoprono un posto chiave nei team. Dopo l'intervista a Patrizia Spinelli del team Renault, abbiamo intervistato Silvia Hoffer, addetta stampa del WilliamsF1 Team.

Il suo cognome non sembra molto italiano ma Silvia Hoffer è italianissima, la conferma viene dal suo cognome “da signorina”, Frangipane. Nata in provincia di Bolzano, da otto anni lavora nel team di Frank Williams e Patrick Head.
Lei è il trait d'union tra la squadra ed i media: coordina le interviste dei piloti, dei tecnici, di Frank Williams, scrive i comunicati stampa, organizza le conferenze, insomma, l'immagine del team è nelle sue mani.
Eppure il suo destino sembrava lontano dal mondo delle corse.

Laureata in architettura al Politecnico di Milano, il suo sogno era disegnare e già durante gli studi universitari ebbe l'opportunità di lavorare presso il centro stile della Ettore Bugatti.
"All'inzio facevo parte dell'equipe che curava l'immagine aziendale, dalla progettazione dei punti vendita, ai prodotti, alle campagne pubblicitarie. Un lavoro da architetto, insomma."
Quando la Bugatti fallì, dopo una breve parentesi nel mondo della moda trascorso fra Mosca e Milano, Silvia Hoffer è approdata alla Ducati come PR Manager.
"Risposi semplicemente ad un annuncio trovato sul Corriere della Sera. Mi trasferii a Bologna per affrontare ancora una volta, un'importante esperienza che mi ha molto arricchito sotto il profilo professionale ed umano. Il mondo delle moto e delle auto sono ovviamente molto vicini e dopo nemmeno due anni mi venne proposto di condurre l'ufficio stampa della Minardi, storico team di F1. Accettai e trascorsi una stagione a Faenza imparando in fretta come funziona la F1 grazie soprattutto a Gian Carlo Minardi, personaggio con doti fuori dal comune, che tutta la squadra amava e rispettava. E' una squadra con un grande cuore e sono tutt'ora affezionatissima a tutti i ragazzi che vi lavorano (anche se oggi si chiama Toro Rosso, il cuore e' sempre quello).
L'anno dopo, nel 1999, la Williams mi propose di cambiare casacca. In Inghilterra avevano bisogno di un'addetta stampa che sapesse il tedesco (perché di li a poco sarebbe iniziata la collaborazione con la BMW), che magari sapesse anche l'italiano (Alex Zanardi era stato appena messo sotto contratto), avesse esperienza in F1 e (mi auguro) che sapesse fare il suo lavoro.
Da quel giorno sono passati otto anni e sono ancora qui. Non ho perso un GP a parte una parentesi di sette mesi, quando nacque Veronica, la mia bimba."

Silvia è sempre in giro per il mondo, conduce una vita molto frenetica, "durante i weekend di gara la sveglia è alle 6 o 6,30 (a volte prima, come in Giappone dove il nostro hotel è a più di un’ora dal circuito, a volte piu’ tardi, come a Monte Carlo, dove possiamo raggiungere la pista a piedi in 15 minuti) quindi in pista, al motor-home, per la riunione con i colleghi del marketing, colazione, uno sguardo ad internet per vedere cosa è successo, cosa si dice, quindi le prove libere, o le qualifiche, da seguire nel box, il comunicato stampa, le interviste TV e con la stampa scritta, i servizi fotografici, l’aggionamento del sito internet e tutto quello che si puo’ fare fino alle 18:30/19:00. Se poi la sera c'è un evento, solitamente di qualche nostro sponsor, si corre in hotel per una doccia e si esce nuovamente. Faticoso. Frenetico. Si arriva a sera che nemmeno te ne accorgi."

Avere una vita privata non è facile però Silvia ha la fortuna di avere un marito maestro sci che lavora prevalentemente d'inverno ed una madre disposta a fare la nonna a tempo pieno così la sua Veronica non è mai sola.
"Lavoro tantissimo al computer di notte o la mattina presto, quando comunque la mia famiglia non ha bisogno di me. Non e’ una storia nuova che per noi donne mettere d’accordo lavoro e famiglia sia dura!"
Nella sua carriera nel mondo delle corse non ha mai trovato discriminazioni essendo una donna in un contesto prettamente maschile, anzi, "credo che l’immagine che la F1 da di sé al di fuori del circus sia fondamentalmente sbagliata, perché questa domanda mi e’ stata posta un sacco di volte. La risposta e’ “no”. Essere donna in F1 secondo me e’ solo un vantaggio. La maggior parte dei miei interlocutori, cioè i medi ,- sono uomini ed io trovo che sia addirittura più semplice trattare con rappresentanti dell’altro sesso. E’ chiaro che devi saper fare il tuo lavoro, a prescindere dal fatto che tu sia uomo o donna, ma una volta che hai dato prova di essere all’altezza, ti sei guadagnato il rispetto di chi hai intorno. Niente pregiudizi, per quanto mi insegna la mia esperienza."

Quando viene interrogata sul dilemma donne e Formula 1, Silvia si schiera con chi pensa che "volere è potere".
"Le corse sono una passione e, ammettiamolo, ci sono pochissime donne che ce l’hanno. Se si guarda la percentuale di signorine che corrono nelle formule minori, si può ben capire perché nessuna arrivi in F1 e poi comunque rimane il fatto che sia uno sport faticosissimo. Lo so bene perché noi addetti stampa siamo tra i primi ad accogliere i piloti appena scendono dalla macchina, dopo un GP. Sono esausti, grondanti di sudore, stravolti. E’ uno sforzo fisico immenso e molto violento, credo più adatto ad un fisico maschile che femminile."

Nonostante da qualche anno la Williams non stia attraversando un periodo di risultati sportivi positivi, Silvia ha sempre una grande motivazione. E' affascinata dalla Formula 1, dalla velocità, dalla precisione che sta nel saper guadagnare un decimo di secondo su un giro di pista di un minuto e mezzo.
"Perdere i motori BMW ha significato perdere un partner importante, bisogna ammetterlo, soprattutto dal punto di vista economico, ma nonostante sforzi da entrambe le parti, le due anime (tedesca ed inglese) non si sono mai del tutto amalgamate e la partnership ha funzionato non proprio al 100%. Si vede che era destino che le strade si separassero. Senza un partner come la BMW alle spalle è vero che le cose sono più difficili, ma Frank Williams e Patrick Head (comproprietario della scuderia) hanno già passato questi momenti in passato e sanno come superarli."

nik.jpg (Silvia con Nico Rosberg)

Quest'anno il team Williams ha deciso di puntare sul giovane pilota figlio d'arte Nico Rosberg, ha contato molto avere un padre vincente sulle quattro ruote per approdare nella massima formula?
"Questa è la domanda che hanno posto a Nico più volte in assoluto. E’ difficile avere un parente famoso, devo ammetterlo. Dopo la vittoria in GP2 l’anno scorso ed il brillante avvio di stagione in F1, Nico rispondeva “sono contento di aver dimostrato che dietro ad un cognome c'è un buon pilota”. Forse il suo cognome l’avrà aiutato in qualche situazione, ma se Nico non avesse talento, non sarebbe in Williams. Per esempio, ai piloti che “proviamo” per vedere se sono abili, oltre alla pratica, facciamo fare un test scritto, un po’ come agli esami per la patente e Nico si dimostrò talmente preparato, che stupì il nostro direttore tecnico! All’epoca aveva solo 17 anni...
Quello che apprezzo in Nico e’ la maturità, l’intelligenza, l’educazione, la preparazione, il rispetto degli altri, la modestia e l’ironia. Assicuro che non sono doti diffusissime tra i piloti di F1 anche molto più stagionati di Nico."

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Nella sua lunga carriera il pilota con cui è rimasta più umanamente legata è Alessandro Zanardi anche se nella sua permanenza del team non è mai riuscito a dimostrare il suo potenziale.
Pessimismo è una parola che Silvia non vuole usare, è orgogliosa di lavorare in Williams, un team che ha comunque vinto nove titoli mondiali costruttori e sette campionati piloti. Anche se le cose non vanno così bene ultimamente, in Williams si avverte sempre un'atmosfera da top team, le persone che vi lavorano sono orgogliose di dare il loro contributo al successo della squadra. Per questo motivo Silvia Hoffer è fiduciosa sul futuro della squadra.

Federico Bastiani


Pubblicato da Federico il 11:47 | Comments (0)