
Le librerie Feltrinelli festeggiano i cinquant’anni di attività. L’anima della terza casa editrice italiana ha 75 anni e si chiama Inge Feltrinelli.
E’ un venerdi di agosto a Bologna, un caldo afoso, la città deserta simile all’ambientazione di un film western. Negozi chiusi, la biblioteca comunale anche. C’è un posto però che rimane sempre aperto e che catalizza l’attenzione di turisti, la mia e dei pochi bolognesi rimasti in città.
Le librerie Feltrinelli, che quest’anno festeggiano i 50 anni di attività, non sono semplici librerie ma luoghi di incontri e scambi culturali ai quali partecipo frequentemente.
Oggi Feltrinelli è la terza casa editrice italiana con un catalogo di 2000 titoli e 19 autori premi Nobel ed il merito del successo è legato in gran parte ad Inge Schoenthal Feltrinelli, moglie di Giangiacomo Feltrinelli.
L’INCONTRO CON GIANGIACOMO FELTRINELLI
Il destino di Inge non era minimamente immaginabile. Nata ad Essen in Germania nel 1930, figlia di ebrei immigrati dalla Spagna. Suo padre fu costretto a rifugiarsi in America durante la seconda guerra mondiale. Inge, non bravissima a scuola, non aveva particolari talenti ma era molto curiosa e vitale. Sua madre dovette faticare non poco quando era molto piccola per farla desistere dalla sua ferma volontà di entrare nella Hilter-jugend. Desiderava viaggiare e visitare il mondo ed ebbe questa possibilità intraprendendo la professione di fotografa. Non che fosse la sua passione, conosceva bene i suoi limiti ma fece quel lavoro con dedizione e bravura fino a quando non incontrò Giangiacomo.
Era il 14 luglio del 1958. Inge conobbe l’editore milanese ad un party ed esordì con queste parole, “io so tutto di lei! Sua madre l’ho fotografata a New York ad un ballo e suo patrigno Luigi Barzini a Roma”.
Un rapporto speciale legherà Giangiacomo ad Inge che lo ricorda così, “era un tipo particolare, molto complicato, difficile, infelice, asociale, un outsider insomma. Apparteneva ad una delle più importanti famiglie italiane ma non aveva la minima intenzione di assumersi quel ruolo. A lui interessavano gli scrittori e gli intellettuali, i politici. Le sue opinioni politiche erano fuori dal comune, come pure, in Italia, la sua posizione di editore e di esponente della futura classe dirigenziale. Non riusciva a venire a patti con quegli aspetti della società italiana che ancora erano un retaggio del fascismo”.
LE ORIGINI
Fin dalla fondazione della casa editrice Feltrinelli nel 1955, le scelte editoriali sono andate contro corrente. “Il nostro primo libro uscito il 18 giugno 1955 non era un romanzo italiano ma l’autobiografia di Nehru, il presidente dell’India. Chi si interessava allora dell’India? I vecchi commendatori Rizzoli e Mondatori erano affascinati perché Feltrinelli portava nuove idee. Nel 1957 poi, il dottor Zivago ha reso la casa editrice nota in tutto il mondo. Giangiacomo aveva ricevuto il manoscritto ma su richiesta di Pasternak , aspettava che comparisse l’edizione russa prima di pubblicarlo. Quando fu chiaro che non c’era nessuna intenzione in Unione Sovietica di farlo uscire perché considerata un’opera dissidente, Giangiacomo non si lasciò intimidire dal partito comunista di cui era membro e lo dette alle stampe”.
Fu un successo mondiale, a Pasternak fu conferito il Nobel. Anno successivo, altro successo. Il Gattopardo. Dopo l’uscita del dottor Zivago il partito comunista ritirò la tessera a Feltrinelli.
IL CASO FELTRINELLI
Giangiacomo si divideva fra la sua casa editrice e l’impegno politico. Nel suo ultimo anno di vita scrisse, “se non esiste una via italiana al socialismo, se non sono possibili soluzioni pacifiche, né tanto meno si danno margini di mediazione, l’unico mezzo per battere il fascismo e l’imperialismo, resta lo scontro frontale”.

(Giangiacomo Feltrinelli)
Un pensiero radicale che Inge non ha mai condiviso ma in quegli anni lei non viveva più con Giangiacomo che già dal ’69 era entrato in clandestinità.
“Giangiacomo era così, aveva il sospetto che ci sarebbe stato un colpo di stato di destra e si era dato all’azione. Ha sbagliato però aveva ricevuto tante informazioni che nessuno aveva e che sono venute fuori soltanto dopo, Gladio etc.”
Gli autori che Feltrinelli pubblicava spesso avevano un rapporto privilegiato con lui. Nel ’67 in Bolivia, venne arrestato Regis Debray che per lui aveva scritto”rivoluzione nella rivoluzione?” . Giangiacomo partì per La Paz per aiutarlo, incontrò Che Guevara, fu arrestato ed espulso dal Paese. Essere comunista in quegli anni non impedì all’editore milanese di essere ben accetto negli Stati Uniti, un privilegio piuttosto raro per chi come lui aveva contatti personali con Fidel Castro. I coniugi Feltrinelli incontrarono Fidel per discutere con lui della sua autobiografia e non esitarono a criticarlo direttamente per la repressione che il leader maximo attuava contro gli omosessuali a l’Avana.
Furono anni difficili gli anni ’70 per la casa editrice. Inge aveva in mano le redini dell’azienda, senza suo marito al fianco, le vendite in calo e le banche che chiudevano le fideiussioni.
Poi il 14 marzo 1972 la tragedia. Giangiacomo Feltrinelli viene trovato morto, semicarbonizzato in un campo. C’è una versione ufficiale secondo la quale intendeva sabotare l’impianto elettrico di Milano e rimase ucciso nel tentativo di far saltare in aria un traliccio dell’alta tensione.
Inge Feltrinelli non ha mai accettato questa versione dei fatti. “Potrebbe darsi benissimo che un uomo dei servizi segreti gli sia stato talmente addosso da riuscire a depistare la verità. Giangiacomo veniva tallonato da diversi servizi segreti perché era di sinistra, perché era ricco, perché aveva contatti internazionali, perché non aveva avuto peli sulla lingua nel dire cosa pensava dell’Italia. Per tutti questi motivi risultava pericoloso a molte persone”.
Sul caso Feltrinelli sono state prodotte 600 pagine di documenti ma la verità sembra ancora poco chiara.
Oggi Carlo Feltrinelli, il figlio, è l’amministratore delegato mentre Inge è la Presidente.
Qual è il prossimo traguardo per la sig.ra Feltrinelli? “Vorrei che almeno un altro o altri due dei nostri autori vincesse il Nobel”.
In un paese come l’Italia dove secondo le statistiche si legge sempre meno, quest’anno Feltrinelli ha aperto una nuova libreria, la novantesima! E’ il messaggio più chiaro che a 75 anni Inge Feltrinelli vuole dare sul futuro della casa editrice.
Federico Bastiani