Se oggi possiamo dire che in molti settori del tessuto sociale europeo le donne sono adeguatamente presenti rispetto al passato, non lo possiamo affermare parlando della politica.
Come ha denunciato più volte il Ministro delle Pari Opportunità Prestigiacomo, la presenza femminile in politica nel nostro Paese è più bassa rispetto alla realtà europea.

Mediamente, il 30% degli eletti in Europa sono donne, in Italia la forbice varia fra l'8 ed il 12%. Ed al Parlamento Europeo? Stesso discorso, su 79 eurodeputati italiani, 14 sono donne.
Di queste 14, Serverdonne ha intervistato le on. Monica Frassoni e Amalia Sartori per capire l'Europa attraverso gli occhi di due donne al secondo mandato presso il Parlamento Europeo.
Amalia Sartori, vicentina, laureata in lettere all'Università di Padova, è stata eletta per la prima volta al Parlamento Europeo nel 1999. Fra i suoi vari impegni, ricopre la carica di coordinatrice per i lavori della commissione per i diritti della donna ed è membro della delegazione per le relazioni con il Mercosur e l'America Latina.

Monica Frassoni nasce in Messico nel 1963 ma studia scienze politiche all'Università di Firenze con la tesi sui rapporti fra Europa ed America Latina. Oggi è co-presidente del gruppo dei verdi al Parlamento Europeo.
Donne e politica, un binomio difficile
"Penso che da una parte ci si "scontri" con un fattore culturale e con dei pregiudizi secondo cui le donne non avrebbero le capacità per occupare posti di primo piano. Dall'altra credo però anche che talvolta le donne stesse non siano abbastanza motivate per farsi protagoniste della scena politica; anche perché i meccanismi attraverso i quali si selezionano le persone, i tempi della politica e le logiche di potere sono fatti apposta dagli uomini e per gli uomini". L'on. Frassoni ritiene inoltre che debba essere ridiscussa la questione "quote" nei partiti per ovviare al problema.
Meno allarmante la posizione di Amalia Sartori secondo la quale il problema è da ricondurre al recente impegno delle donne nella vita politica. Solo alla fine della seconda guerra mondiale infatti, le donne italiane hanno ottenuto il diritto di voto. La società si evolve, vengono superati antichi tabù, all'interno delle nuove coppie avviene una maggior condivisione degli impegni familiari e se a tutto questo si sommerà una ferma volontà delle donne di far politica, si supereranno tutte le disuguaglianze.
Perché la politica?
Di solito la politica è una vocazione, una scelta di vita proprio perché non è facile affermarsi soprattutto per le donne. Per Amalia Sartori invece è stata più casualità e occasione presa al volo dato che non era mai stata impegnata in politica. Altre volte sono degli incontri speciali che illuminano la strada da percorrere. E' il caso di Monica Frassoni che ha trovato l'ispirazione politica dopo l'incontro avuto con alcuni grandi europeisti come Altiero Spinelli e Mario Albertini.
Se fossi Presidente…
Cosa farebbe l'on. Frassoni se fosse Presidente della Commissione Europea?
"Presterei senza dubbio maggiore attenzione alle politiche ambientali. Ancora recentemente la Commissione Barroso ha purtroppo dimostrato il suo scarso interesse per l'ambiente con il rinvio della discussione di due documenti relativi all'inquinamento atmosferico e con la sua dura opposizione a nuove leggi in materia di prodotti chimici, protezione della natura, rifiuti o regole per la costruzione di grandi infrastrutture. Queste non sono questioni marginali. Il nostro sviluppo economico deve basarsi su criteri di eccellenza, di rispetto dell’ambiente e dei diritti sociali. La Commissione fa sempre meno per proteggere i suoi cittadini da una visione dell’economia che tende a mettere la crescita illimitata come obbiettivo, ma questo ha dei costi in materia di degrado ambientale e di salute.
Continuerei la battaglia con la quale ho cominciato la mia vita politica e cioè la Costituzione europea. Il rilancio dell’UE passa attraverso la capacità dell’Unione di agire in modo efficace e democratico. Per questo bisogna avere soldi e disporre di istituzioni forti. Poi mi farei promotrice di iniziative che favoriscano la trasparenza delle istituzioni e il dialogo con i cittadini, senza dimenticare politiche in grado di facilitare l'emergenza di un vero senso di appartenenza all'Europa, come gli scambi culturali, artistici, di ricerca e tra lavoratori."
Il futuro dell'Europa
Pochi mesi fa la Costituzione Europea è stata messa ai voti e bocciata da alcuni Paesi. Costruita la moneta unica, il futuro dell'Europa sembra incerto e difficile.
"L'Europa si trova in un momento storico in cui si deciderà se continuare sulla strada dell'integrazione politica con istituzioni integrate oppure limitarsi ad un unico grande mercato" afferma l'on. Frassoni, che aggiunge "bisogna dare un nuovo senso ed una maggiore legittimità all'Europa attraverso una reale integrazione perché solo così possiamo dare risposte soddisfacenti ai cittadini europei".
Positiva anche la posizione di Amalia Sartori, "l'Europa è riuscita ad ottenere in questi 50 anni livelli di integrazione straordinari ed impensabili. Sono sicura che questo cammino non si interromperà, potrà forse rallentarsi in qualche momento ma il destino di questo nostro vecchio continente è quello di avere un'anima sola".
L'Europa ed il sud del mondo
Con i Paesi sottosviluppati l'Europa vive un rapporto conflittuale, da una parte elargiamo ingenti fondi ma dall'altra impediamo materialmente ai Paesi più poveri di "camminare con le loro gambe". L'Argentina potrebbe essere aiutata a risollevarsi dalla crisi economica se potessimo importare liberamente l'ottima carne sudamericana. Gli agricoltori africani che producono canna da zucchero sono finiti in miseria a causa delle sovvenzioni europee ai nostri agricoltori. Aminata Traoré, leader africana del movimento no-global, in un suo libro ha scritto "l'Europa ha bisogno di un'Africa senza africani". La vera sfida è come conciliare un vero aiuto ai Paesi poveri senza penalizzare l'economia europea.
"In modo generale bisognerebbe eliminare il sistema dei sussidi alle esportazioni europee, cancellare il debito ai Paesi più poveri e pagare un prezzo giusto per i prodotti provenienti da questi paesi" afferma l'on. Frassoni. "Bisogna però fissare anche delle regole chiare per quanto riguarda i diritti dei lavoratori ed il rispetto dell'ambiente in quei Paesi. Dietro i produttori di carne argentini o i produttori di soia ogm brasiliani non ci sono schiere di contadini che potrebbero uscire dalla povertà ma grandi imprese agro-industriali che pagano una miseria i loro lavoratori e distruggono le loro stesse risorse naturali". Una strada senza uscita dunque?
Non la pensa così Amalia Sartori, "in molte parti del mondo, dall'America Latina all'Asia all'Africa, con fatica le democrazie si affermano, la scolarizzazione aumenta, la consapevolezza dei diritti anche. Credo che su questo terreno gli stessi Paesi in via di sviluppo potranno essere più mediatori veri con l'occidente anche per quanto riguarda le politiche di aiuto".
Diritti umani
L'Europa nel corso della sua storia ha sviluppato una grande coscienza sul tema dei diritti umani. Cosa può fare il vecchio continente per imporre concretamente il rispetto dei diritti umani nei Paesi dove tali diritti sono violati? Esiste solo lo strumento dell'embargo che poi alla fine danneggia la popolazione civile?
Sull'argomento l'Europa potrebbe esercitare maggiori pressioni ma spesso gli interessi economici hanno nell'"agenda" una posizione prioritaria rispetto ai diritti umani.
Amalia Sartori ricorda che l'Europa crea numerose missioni europee per promuovere i valori della persona ma i risultati sono lenti.
L'on. Frassoni aggiunge,"l'embargo è uno dei tanti strumenti a disposizione per sottolineare divergenze profonde su impegni comuni. In ogni accordo bilaterale fra l'Unione Europea e i paesi terzi, sia esso un accordo di Commercio e Cooperazione, di Partenariato e Cooperazione o di Associazione (gli accordi variano a seconda della profondità delle relazioni) esiste la cosiddetta "clausola della democrazia e dei diritti dell'uomo" che consente ad una delle parti di sospendere tutto o parti dell'accordo in caso di sua violazione. L'embargo è una misura estrema adottata peraltro quasi sempre nel quadro delle Nazioni Unite e che hanno spesso dimostrato di non funzionare perché colpiscono la popolazione e non le cricche al potere. In genere l'Unione si avvale di "sanzioni intelligenti" (smart sanctions) proprio per evitare di infliggere inutili sofferenze a civili innocenti. Per esempio con la Bielorussia esistono sanzioni diplomatiche che impedisco l'accesso nei paesi dell'Unione ad alcuni esponenti del regime di Lukashenko. Lo stesso per alcuni paesi dei Balcani dove il visto è negato ad alcuni esponenti del nazionalismo più acceso. Poi c'è l'embargo sulla vendita di armi alla Cina ancora applicato dal 1989 quando avvenne il massacro di piazza Tien-An-Men. Con due paesi, Cina ed Iran, la questione dei diritti dell'uomo è stata istituzionalizzata in un dialogo che vede periodicamente confrontarsi esperti in materia dei due lati. Con la Russia esiste da pochi mesi una consultazione periodica in materia dei diritti dell'uomo. Il vero problema è che spesso questi temi vengono appena abbozzati negli incontri bilaterali dove prevalgono come al solito le questioni economiche e commerciali. Si tende troppo spesso a fare la voce grossa con i deboli (paesi piccoli come Bielorussia e Birmania) tacendo con i grandi (Russia e Cina). La clausola della democrazia va applicata: non può restare lettera morta o divenire una vaga citazione. Ed i soldi a sostegno dei diritti dell'uomo devono potere arrivare direttamente alle ONG di quei paesi senza passare per i rispettivi governi."
Diritti delle donne
Ho aperto l'articolo parlando della presenza femminile nella politica europea ma ricordiamoci che in molti paesi tali battaglie sono impensabili perché il valore della donna nella società è marginale.

(Monica FRASSONI con Mélanie Delloye, figlia di Ingrid Betancourt, durante l'audizione al Parlamento europeo "Colombia: contro la guerra e l'impunità, per i diritti dell'uomo e la giustizia")
La giornalista Valdez sulla rivista messicana "Proceso" denuncia che dopo sei anni di indagine sulle 400 donne uccise a Ciudad Juarez in Messico a partire dal 1993, esiste oggi la volontà politica messicana di chiudere tutti i casi e dimenticare. Chi si occuperà di fare giustizia sulle vittime di Ciudad Juarez ? Cosa può fare l'Europa? Rivolgo questa domanda all'on. Frassoni che ha seguito direttamente la vicenda.
“Io e altri colleghi del gruppo dei Verdi/ALE seguiamo da tempo con attenzione il caso degli omicidi di donne in Messico e in Guatemala. Pur rispettando il principio della sovranità degli Stati in materia di giustizia, siamo comunque convinti di avere non solo il diritto ma anche il dovere di agire in presenza di gravi casi come questi di violazione dei diritti dell'uomo, in virtù della clausola relativa ai diritti dell'uomo che è alla base dell'accordo di partenariato tra UE e Messico e dell'accordo di cooperazione tra UE e America centrale.
Uno dei miei colleghi, Raúl Romeva, deputato verde catalano, in occasione di un recente viaggio in Guatemala con la Delegazione parlamentare per le relazioni con i paesi dell'America centrale, di cui è vice-presidente, ha avuto un confronto con la rete interparlamentare sugli omicidi di donne. A febbraio durante un viaggio in Messico ha affrontato lo stesso tema con alcuni rappresentanti della Commissione d'inchiesta dell'assemblea messicana.
La mia collega Eva Lichtenberger, deputata verde austriaca, ha presentato a più riprese interrogazioni orali sulla questione e abbiamo avuto conferma dalla Commissione e dal Consiglio che il triste problema degli omicidi di donne è stato all'ordine del giorno di riunioni bilaterali.
Il prossimo autunno la sotto-commissione per i diritti dell'uomo, presieduta dalle verde francese Hélène Flautre, organizzerà una riunione sul tema degli omicidi di donne e anche il nostro gruppo parlamentare affronterà questo soggetto in occasione di un'audizione prevista tra qualche mese.
Lo scopo di tutte queste iniziative è di sostenere le persone che in quei paesi lottano per il giusto funzionamento della giustizia e affinché l'omicidio di donne sia dichiarato come crimine, affinché le donne siano protette e le vittime - così come le loro famiglie - ricevano un accompagnamento psicologico e giuridico adeguato.
Nel caso del Messico e del Guatemala ci troviamo in un momento cruciale. Con il Messico abbiamo cominciato dei negoziati sull'ampliamento di alcune parti dell'accordo (soprattutto per quanto riguarda gli investimenti, i servizi, la proprietà intellettuale). Riteniamo inaccettabile l'intensificazione delle relazioni commerciali se da parte messicana non c'è una volontà manifesta di dare un taglio agli omicidi di donne. Difenderemo questa posizione con la Commissione europea che porta avanti i negoziati.
Per quanto riguarda il Guatemala, l'Unione europea deciderà in autunno se iniziare i negoziati per un accordo di libero commercio con la regione dell'America centrale. Anche in questo caso siamo del tutto contrari al rafforzamento di relazioni commerciali che vanno a vantaggio di un'élite di imprenditori senza innanzitutto esserci assicurati che le promesse di accordi di pace e la difesa dei diritti fondamentali - tra i quali il diritto alla vita - siano assicurati."
Federico Bastiani