24.02.05

UN CANTO PER LA LIBERTA'

Ormai sono anni che seguo i diritti umani, che vengo a conoscenza di ripetute violazioni di diritti umani in ogni angolo della terra compresi i così detti "paesi civilizzati", ma nel 1999 ero alle prime armi e mi colpì subito la storia della monaca tibetana Ngawang Sangdrol.
foto ngwang

Amnesty International l'aveva adottata come prigioniera di coscienza ovvero una persona alla quale pur manifestando pacificamente le proprie idee, viene negata la libertà e come nel suo caso, condannata a 21 anni di carcere per aver gridato in pubblico "Tibet libero".
Il Tibet rivendica la propria indipendenza dalla Cina dal lontano 1950 anno in cui fu illegalmente invaso ed il loro leader spirituale e politico, il Dalai Lama, costretto all'esilio in India.
La particolarità della storia di Ngawang sta nell'età in cui è entrata in prigione, 13 anni ed una condanna lunghissima.
Lessi il libro di Philip Broussard e Danielle Laeng "la prigioniera di Lhasa". Venni a conoscenza delle dure condizioni in cui la giovane ragazza versava. La lettura del libro mi rattristò molto ed allo stesso tempo mi creò inquietudine, mi sentivo impotente, cosa si poteva fare per aiutare Ngawang? Le scrissi diverse lettere indirizzate al carcere di Drapchi dove era detenuta, probabilmente non ha mai ricevuto alcuna lettera però volevo farle sentire che là fuori il mondo si stava preoccupando per lei. Entrai in contatto con Paolo Pobbiati, coordinatore Asia di Amnesty International, il quale mi informava periodicamente sul destino di Ngawang. Email di speranza e distensione politica fra Tibet e Cina, si alternavano a notizie tragiche, condanne a morte, condizioni di salute precarie della giovane monaca tibetana oppure l'inquietante silenzio dal carcere di Drapchi.
Nel frattempo la storia di Ngawang fece il giro del mondo. Io nel mio piccolo mi sono preoccupato di scrivere articoli per far conoscere la sua storia, città come Firenze le hanno conferito la cittadinanza onoraria, a Bologna si sono svolte manifestazioni per il Tibet e per Sangdrol.
Il 17 ottobre 2002 la notizia della sua scarcerazione ha destato uno scalpore relativo, la mobilitazione internazionale aveva sortito i suoi effetti. Ngawang era libera e pronta a chiedere asilo polito negli Stati Uniti.
Martedì 22 febbraio ho avuto l'emozione di incontrare personalmente a Bologna la piccola monaca tibetana, la prima prigioniera politica che ho personalmente adottato. La Sala Farnese del Comune di Bologna era gremita di gente, ragazzi e persone adulte, un pubblico variegato per ascoltare la testimonianza di Ngawang Sangdrol.
Una donna minuta, fisico gracile ed una voce sottile, potrebbero dare la sensazione di una donna debole ma sapendo la sua storia mi è venuto da chiedere dove e come ha trovato la forza per affrontare le più atroci torture durante gli anni di prigione. Alla mia domanda risponde subito "la mia fede nel Dalai Lama e le poche preghiere buddiste che conosco. Non ero al corrente di quanto il mondo stesse facendo per me e per questo vi sono infinitamente grata".Se la storia di Ngawang ha avuto un lieto fine, non lo è stato per molte sue compagne di cella morte di stenti. Sono ancora numerosi i prigionieri politici in Tibet. La Cina non intende assolutamente concedere l'indipendenza al Tibet ed anzi, sta perfezionando la propria strategia neo colonialista. Il governo cinese concede vantaggi economici ai propri cittadini che intendono trasferirsi in Tibet. Nel 2007 sarà completata la linea ferroviaria ad alta velocità per collegare più comodamente il Tibet alla Cina. Si vuole lentamente cancellare la storia del popolo tibetano. "Oggi in Tibet", dice Ngawang Sangdrol, "anche per diventare monaca devi superare un esame delle autorità cinesi per verificare l'idoneità…". Chiunque diffonda la cultura tibetana subisce il destino di Ngawang. Lei ha subito un incremento della pena solo per aver cantato una canzone tibetana.
Purtroppo le prospettive per il Tibet non sembrano buone ed anche il Dalai Lama ha preso atto della dura linea politica cinese. E' di pochi giorni fa la notizia che il Dalai Lama stia vagliando la possibilità di non rivendicare l'indipendenza ma una semplice "autonomia". Sappiamo bene che autonomia nel vocabolario cinese significa solo rimandare un destino già segnato. Anche Hong Kong dovrebbe godere di autonomia rispetto alla Cina da quando non è più sotto il dominio britannico ma lentamente e culturalmente sta diventando cinese.
Ngawang dichiara di non essere politicamente preparata su questi temi ma condivide la strategia del Dalai Lama che deve oggi preoccuparsi della sorte e dell'incolumità del suo popolo.
Viene chiesto alla monaca cosa possiamo fare per aiutare il Tibet. "Parlare del mio popolo, scrivere, attuare pressioni sul vostro Governo affinché a livello internazionale vengano presi in esame i nostri problemi". La realtà è ben diversa.
La Cina è una potenza economica membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non dobbiamo dimenticarlo. Il suo peso nello scacchiere internazionale è rilevante e se la scelta sarà economia o diritti umani, di certo non verrà scelta la seconda. Recentemente il nostro Presidente della Repubblica Ciampi, si è recato in Cina con una delegazione di nostri imprenditori. Seppur Ciampi abbia sempre mostrato sensibilità verso i diritti umani, stavolta, "casualmente", non ha fatto riferimenti alla situazione dei diritti umani in Cina né ha riconosciuto un "problema Tibet". Anzi, è andato nella direzione opposta facendosi promotore dell'abolizione sull'embargo della vendita di armi.
Ngawang non si scoraggia affatto e continuerà a girare per il mondo portando il suo messaggio di amore e speranza, quello che ha trasmesso alla platea bolognese che l'ha salutata con un lunghissimo applauso.

Federico Bastiani

Pubblicato da Federico il 11:43 | Comments (0)

A SONG FOR FREEDOM

I follow the human rights since many years, I come to knowledge of repeated violations of human rights in every angle of the earth included called "civilized countries", but in 1999 I was starting to study human rights and the history of the Tibetan nun Ngawang Sangdrol immediately struck me.
foto ngwang

Amnesty International had adopted her as prisoner of conscience who is a person to which also pacifically manifesting her own ideas, liberty is denied and as in her case, sentenced to 21 years in jail to have shouted in public "free Tibet."
Tibet vindicates its own independence from China since 1950 year in which was illegally invaded and its spiritual and political leader, the Dalai Lama, forced to the exile in India.
The particularity of the Ngawang's history, is the age which she has entered in jail, 13 years and a long sentence.
I read the book of Philip Broussard and Danielle Laeng "the prisoner of Lhasa". I came to knowledge of the hard conditions of Ngawang in jail. Reading the book, made me feel sad and at the same time it created me restlessness, I felt impotent, what could we do to help Ngawang? I wrote her different letters addressed to the jail of Drapchi where she was held, probably she has never received any letter however I wanted to make to feel her that there out the world was worried for her. I came into contact with Paolo Pobbiati, coordinator Asia of Amnesty International who periodically informed me on the destiny of Ngawang. Sometimes email of hope and political relaxation between Tibet and China, other times tragic news, death sentences, precarious conditions of health of the young Tibetan nun or the anxious silence from Drapchi's jail.
In the meantime the history of Ngawang made the turn of the world. I tryed to do something: i wrote articles to make to know her history; city as Florence conferred her the honorary citizen, in Bologna demonstrations for Tibet and Sangdrol.
October 17 th 2002 the news of Ngawang freedom has aroused a relative sensation, the international mobilization had gotten its effects. Ngawang was free and ready to ask politic asile in the United States.
Tuesday 22 February I had the personal emotion to meet in Bologna the small Tibetan nun, the first political prisoner that I have personally adopted. The Room Farnese of the Commune in Bologna was full of people, boys and adult people, a variegated public to listen to the testimony of Ngawang Sangdrol.
A minute woman, physical delicate and a thin voice, could give the feeling of a weak woman but knowing her history has come me to ask where and as she has found the strength to face the most atrocious tortures during the years of jail. Her answers "my faith in the Dalai Lama and the few buddhist prayers that I know. I did not know all that people were doing in the world to ask for my freedom. Thank you very much for all that you made for me".
If the history of Ngawang has had a happy ending, we can't say the same for her companions of cell, dead in jail. The political prisoners are still numerous in Tibet. China doesn't absolutely intend to grant the independence to Tibet and rather they are improving their own colonialist strategy. The Chinese government grants economic advantages to its own citizens that intend to move to Tibet. In 2007 the railway line will be completed for connecting more comfortably Tibet to China. They wants slowly to cancel the history of the Tibetan people. "Today in Tibet", Ngawang Sangdrol says, "also to become nun has to overcome an examination of the Chinese authorities to verify the fitness… ". Whoever spreads the Tibetan culture suffers the destiny of Ngawang. She has suffered an increase of the punishment to have sung a Tibetan song.
Unfortunately the perspectives for Tibet don't seem good. Few days ago the news that the Dalai Lama is sifting the possibility not to vindicate the independence but a simple "autonomy". We know that autonomy in the Chinese dictionary means only to postpone a destiny already marked. Also Hong Kong should enjoy of autonomy in comparison to China from when it is not under the British dominion anymore but slowly and culturally it is becoming Chinese.
Ngawang declares not to be politically prepared on these themes but she is agree with strategy of the Dalai Lama who is worried for the fate and of his population.Someone asks to her what we can do for helping Tibet. "To speak of my people, to write, to effect pressures on your Government to find an international solution" . Thereality is well different.
China is an economic power we can't forget this. Its weight in the chessboards international it is remarkable and if the choice will be economy or human rights, of certain the second won't be chosen. Recently Italian President Ciampi, is brought in China with a delegation of our entrepreneurs. Even though Ciampi has always shown sensibility toward the human rights, this time, "casually", he has not made references to the situation of the human rights in China neither he has recognized a "Tibet problem". Rather he has gone to the opposite direction making himself promoter of the abolition on the embargo of the sale of weapons.
Ngawang doesn't discourage at all her and will keep on turning for the world bringing her message of love and hope what has transmitted to the stage bolognese that has greeted her with a long applause.

Federico Bastiani

Pubblicato da Federico il 11:40 | Comments (0)