L’acqua è una risorsa di inestimabile valore, fondamentale per la vita dell’uomo. Questa non sembra una definizione così ovvia dato che 1,4 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua; ogni giorno muoiono 30.000 persone perché utilizzano acqua non potabile. Le prospettive illustrate all’ultimo Forum Alternativo sull’Acqua tenuto a Firenze non sono rosee: nel 2020 tre miliardi di persone non avranno accesso alla prima fonte di sostentamento per l’uomo.
E’ possibile che il nostro pianeta non sia in grado di sostenere i suoi abitanti? Improbabile, è piuttosto l’uomo ad avere aggravato la situazione. L’ultimo libro di Vandana Shiva “Le guerre dell’acqua” (ed. Feltrinelli) analizza i motivi della scarsità di questa risorsa in zone tradizionalmente ricche di acqua come l’Himalaya. Il disboscamento ha fatto aumentare le frane e le inondazioni rendendo eccessivamente aridi territori per lungo tempo. In India, nella terra natale di Gandhi, l’acqua è imbevibile perché gli impianti di estrazione di bauxite hanno inquinato ben 22 fiumi. Questo paese aveva una legislazione piuttosto rigida in materia ambientale ma negli ultimi anni si è dovuto piegare alle “esigenze di mercato”. I capitali stranieri pretendono “flessibilità” e il paese ospite deve adattarsi alle richieste aziendali, non importa che a farne le spese siano i diritti umani, l’ambiente o le condizioni di lavoro.
La globalizzazione ha avuto indubbiamente aspetti positivi ma dal punto di vista dello sfruttamento delle risorse idriche non ha fatto altro che peggiorare la situazione. Nel subcontinente indiano molte zone agricole sono state convertite alla coltivazione dell’eucalipto perché adatto per la produzione della carta che sul mercato ha una quotazione molto elevata. Non si è considerato che l’eucalipto richiede una quantità di acqua esorbitante. La storia è uguale in Africa, in Asia come in India; i politici devono sempre scegliere fra l’ingresso di capitali e quindi svendere il paese oppure considerare certi fattori non negoziabili come i diritti umani, la salute e l’acqua. Purtroppo la scelta raramente cade sulla seconda ipotesi perché capitali freschi significano possibilità di creare un minimo di lavoro in paesi con economia disastrata e poter ottemperare ai debiti verso il Fondo Monetario Internazionale o della Banca Mondiale.
Tornando all’esempio dell’eucalipto in India, quando era ormai evidente che la zona non poteva sostenere fisiologicamente tale tipo di coltura, piuttosto che finanziare progetti alternativi, la Banca Mondiale ha preferito stanziare milioni di dollari per la costruzione di pozzi con pompe elettriche potenti per poter raggiungere le falde acquifere in profondità. Del resto quando il mercato comanda, qualcuno deve rispondere! Oggi molte falde sono state prosciugate anche per colpa della tanto decantata “rivoluzione verde”. Negli anni ’80 sembrava la soluzione alla fame nel mondo promettendo rese miracolose da sementi speciali che però richiedevano quantitativi di acqua doppi rispetto ai sementi normali.
Le aziende prima di effettuare un investimento compiono indagini, mobilitano esperti di settore, analizzano le prospettive nel medio lungo termine per essere sicuri che l’investimento venga remunerato. Se fosse stata applicata la stessa dedizione nella valutazione di questi progetti, non dal punto di vista economico ma da quello sociale e ambientale, sicuramente adesso non ci troveremo in queste condizioni.
Purtroppo nemmeno l’acqua sfugge dalla logica del mercato ed oggi sta diventando una fonte di guadagno sempre più allettante infatti la Monsanto sta pensando di investire in questo nuovo business.
Il concetto che sta dietro alla privatizzazione dell’acqua si basa su una verità economica molto semplice: più cresce il prezzo di un bene e più si riduce il consumo. Secondo i “fondamentalisti” del libero mercato anche l’acqua non potrà sfuggire a questo assioma e ne permetterà una gestione più accurata. Forse questi teorici si dimenticano che il bene in questione non è un bene qualunque, è un bene fondamentale per la vita dell’uomo.
A Firenze è stato organizzato il Forum Alternativo dell’Acqua in concomitanza dell’altro Forum tenuto a Kyoto. Gli organizzatori del Forum Alternativo hanno criticato il fatto che nessuno della comunità internazionale riunita a Kyoto si è preoccupato di riconoscere il diritto all’acqua come un diritto umano. Il perché è molto semplice: acqua vuol dire business.
A Plachimada in India, esiste uno stabilimento della Coca Cola che dal 1998 sfrutta quasi la totalità dell’acqua disponibile per la produzione della bevanda ma anche per ripulire le bottiglie dai processi chimici. Il paradosso sta nel fatto che alla popolazione locale conviene bere Coca Cola piuttosto che acqua altrimenti per un povero contadino il 50% dello stipendio dovrebbe essere utilizzato per l’approvvigionamento idrico.
Sfuggire alle privatizzazioni dell’acqua è difficile quando la stessa Banca Mondiale concede finanziamenti solo a condizione di privatizzazioni e l’acqua non può esimersi da questo processo “naturale”. Nei paesi sviluppati il servizio idrico è spesso gestito da compagnie private ma se applichiamo lo stesso modello nei paesi più poveri, la situazione diventa drammatica.
Privatizzare non vuole dire automaticamente miglior servizio, anzi, spesso è dimostrato il contrario. L’Argentina durante la fase di privatizzazioni (voluta dal FMI) ha ceduto la compagnia statale Obras Sanitaria (in ottima salute finanziaria) ad un consorzio gestito in gran parte da una sussidiaria della Suez Lyonnais Des Eaux, uno dei colossi francesi del business dell’acqua. Sono state licenziate molte persone addette ai controlli ed i prezzi aumentati improvvisamente creando tensioni sociali.
Ovviamente non tutti decidono di sottostare a questi diktat quando le ripercussioni sulla società possono essere così negative. Teofila Lopez, una contadina indigena boliviana presente al Forum Alternativo di Firenze, ha parlato della sua esperienza, la lotta della popolazione di Cochabamba nel cuore della Bolivia. Il copione per il paese sudamericano sembra lo stesso degli altri paesi: su richiesta del FMI la Bolivia doveva privatizzare il servizio idrico. Una volta avvenuto questo processo i prezzi sono aumentati del 50% provocando rivolte popolari soprattutto dei contadini che non potevano più produrre.
Gli scontri sono stati violenti con centinaia di morti ma alla fine il consorzio internazionale (Usa ed U.K.) ha dovuto lasciare il paese. Adesso la Bolivia sta pagando penali assurde perché il progetto non è decollato. Da quel momento Cochabamba gestisce l’acqua in modo collettivo, è stato nominato un direttorio composto da comune e lavoratori ed hanno iniziato a pianificare le esigenze della collettività sfruttando al meglio le risorse disponibili.
Vandana Shiva afferma che la gestione collettiva dell’acqua ha dato risultati positivi anche nel Rajastan dove sono stati rimessi in piedi i vecchi serbatoi per la raccolta dell’acqua e la distribuzione è stata pianificata in modo capillare. Sono piccoli successi che però hanno garantito ad alcune comunità di rendere almeno tollerabile una vita già complicata per natura.
Scontrarsi contro i poteri economici è impossibile anche per i governi. In Messico una società americana, la Metalclad che si occupa di smaltimento di rifiuti tossici, ha dovuto chiudere perché non a norma con la legislazione ambientale messicana. Secondo gli accordi Nafta, l’azienda ha potuto far ricorso e chiedere un risarcimento di 17 milioni di dollari al governo messicano per il mancato profitto.
L’acqua non è solo fonte di business ma è origine di molti conflitti nel mondo. Il controllo dell’acqua viene utilizzato per indebolire la lotta palestinese. Per dare un esempio della disuguaglianza basti pensare che gli israeliani hanno a disposizione 260 liltri di acqua al giorno pro capite contro i 70 dei palestinesi. La Turchia sta cercando attraverso la costruzione di dighe, di controllare e gestire le risorse idriche a discapito del Kurdistan. In India si susseguono dispute continue fra i vari stati per lo sfruttamento dei corsi d’acqua.
La Banca Mondiale ha affermato che il mondo è diviso in leoni e gazzelle e tutti devono diventare leoni per sopravvivere. Fino a quando regnerà questa mentalità il problema dell’acqua rimarrà attuale e ogni giorno moriranno 10 volte le vittime dell’11 settembre per carenze idriche.
Fino a quando potremo accettare tutto questo?
Federico Bastiani

Vandana Shiva
Water is an inestimable resource, fundamental for the life of man. This doesn't seem such an obvious definition since 1,4 million people don't have access to the water; every day 30.000 people die because they use non drinkable water. The illustrated perspectives to the last Word Water Forum held in Florence are not rosy: in the 2020 three million of people they won't have access to the first source of maintenance for the man.
And' possible that our planet is not able to sustain its inhabitants? Unlikely, it is rather the man to have worsened the situation. Last book of Vandana Shiva " water's wars" analyzes the motives for the shortage of this resource in rich zones of water as the Himalaya. The deforestation has made to increase the landslides and the floods excessively making arid territories for long time. In India, in the earth native of Gandhi, water is undrinkable because the fittingses of bauxite extraction have polluted well 22 rivers. This country had a rather rigid legislation in environmental subject but in the last years it is had to fold up to the "demands of market". The foreign capitals pretend "flexibility" and the country "guest" has to suit themselves for the business applications, it doesn't care if the human rights are erased, conditions of job unbearable .
The globalization has undoubtedly had positive aspects but from the point of view of the exploitation of the water resources it has not done anything else other than to worsen the situation. In the Indian subcontinent a lot of agricultural zones are been converted to the cultivation of the eucalyptus because proper for the production of the paper that has a very elevated quotation on the market. It is not considered that the eucalyptus asks for an exorbitant quantity water. The history is equal in Africa, in Asia as in India; the political ones always have to choose among the entry of capitals and therefore to undersell the country or to consider certain non negotiable factors as the human rights, the health and the water. Unfortunately the choice rarely falls around second hypothesis because fresh capitals mean possibility to create a minimum of job in poor countries and to be able to comply to the debts toward the International Monetary Fund or of the World Bank.
Returning to the example of the eucalyptus in India, when it was by now evident that the zone could not physiologically sustain such type of crop, rather than to finance alternative projects, the World Bank has preferred to invest million of dollars for the construction of wells with powerful electric pomps to be able to reach water in depth. After all when the market commands, someone has to answer! Today a lot of strata have been dried up also for guilt of "green revolution". In the years '80 seemed the solution to the hunger in the world promising made miraculous by special seeds that however required quantitative of water double in comparison to the normal seeds.
Factories before effecting an investment complete investigations, they mobilize experienced of sector, they analyze the perspectives in the middle long term to be sure that the investment comes. If the same devotion had been applied in the evaluation of these projects, not from the economic point of view but from that social and environmental, now we won't surely find us under these conditions.
Unfortunately even water escapes from the logic of the market and it is becoming more and more today a source of tempting profit in fact the Monsanto is thinking about investing in this new business.
The concept that is behind the privatization of the water founds him on a very simple economic truth: more it grows the price of a good and more the consumption reduces him. According to the "fundamentalists" of the free market also water cannot escape this axiom and it will allow a more accurate management of it. These theorists perhaps forget him that the good in matter is not an any good, it is a fundamental good for the life of the man.
Water Forum of the water has been organized in concomitance of the other Forum held to Kyoto. The organizers of this alternative Forum have criticized the fact that none of the reunited international community to Kyoto is worried about to recognize the right to the water as a human right. The why very simple is: water means business.
To Plachimada in India, an establishment of the Coke exists it Strains that from 1998 it almost exploits the totality of the available water for the production of the drink but also to polish up the bottles from the chemical trials. The paradox is in the fact that is worthwhile to drink Coke to the local population it Strains rather than water otherwise for a country poor man the 50% of the salary should be used for the water provisioning.
To escape privatizations of the water is difficult when the same World Bank grants financings condition only of privatizations and water cannot refuse from this trial "natural". In the developed countries the water service is often managed by private companies but if we apply the same model in the poorest countries, the situation becomes dramatic.
Privatization doesn't mean automatically good service, rather, the contrary one is shown often. Argentina during the phase of privatizations (wanted by the IMF) it has surrendered the government company Obras Sanitaria (in good financial health) to a consortium managed to a large extent from a subsidiary of the Suez Lyonnais Des Eaux, one of the French colossuses of the business of the water. They have been dismissed a lot of people employed to the controls and the prices suddenly increased creating social tensions.
Obviously not all decide to undergo to these diktats when the repercussions on the society can be so negative. Teofila Lopez, a farmer native Bolivian present to the Forum in Florence, has spoken of its experience, the struggle of the population of Cochabamba in the heart of Bolivia. The script for Bolivia seems the same of the other countries: on application of the IMF this country owed privatize the water service. Once happened this prices are increased of 50% provoking above all popular revolts some farmers that could not produce anymore.
The clashes have been violent with hundreds of corpses but at the end the international consortium (Usa and U.K.) have had to leave the country. Now Bolivia is paying absurd penalties because the project is not taken off. From that moment Cochabamba manages the water in collective way, they have begun to plan the demands of the collectivity exploiting to the best the available resources.
Vandana Shiva affirms that the collective management of the water has also given positive results in the Rajastan where Ithey have been put again standing the old reservoirs for the harvest of the water and the distribution has been planned in capillary way. Successes are small that however they have guaranteed to some communities to make at least tolerable an already complicated life for nature.
Fight against the economic powers is also impossible for the governments. In Mexico an American society, the Metalclad that deals him with disposal of toxic refusals, has had to close because not to norm with the Mexican environmental legislation. According to the accords NAFTA, the firm has been able to make petition and to ask a reimbursement of 17 million dollars to the Mexican government for the missed profit.
Water is not only source of business but it is origin of many conflicts in the world. The control of the water is used for weakening the struggle of palestinian people. To give an example of the inequality are enough to think that the Israelis have available 260 liltres of water per day intestead of 70 of the palestinesis. Turkey is looking for through the construction of dikes, to check and to manage the water resources to damage of the Kurdistan. In India continuous disputes among the various states are followed for the exploitation of the courses of water.
The World Bank has affirmed that the world is separated in lions and gazelles and all they have to become lions to survive. Up to when this mentality the problem of the water will be actual and every day they will die 10 times the victims of September 11 for water lacks.
Up to when can e accept all this?
Federico Bastiani

Vandana Shiva
La Turchia si appresta ad entrare nell’Unione Europea ed il nuovo presidente turco sta tentando di diffondere un’immagine diversa del suo paese tristemente noto per le ripetute violazioni dei diritti umani soprattutto nei confronti del popolo kurdo.
Leyla Zana, parlamentare kurda e simbolo della lotta democratica per la convivenza pacifica tra il popolo kurdo e quello turco, è la vittima più illustre della repressione attuata contro i kurdi.
La Turchia si appresta ad entrare nell’Unione Europea ed il nuovo presidente turco sta tentando di diffondere un’immagine diversa del suo paese tristemente noto per le ripetute violazioni dei diritti umani soprattutto nei confronti del popolo kurdo.
Leyla Zana, parlamentare kurda e simbolo della lotta democratica per la convivenza pacifica tra il popolo kurdo e quello turco, è la vittima più illustre della repressione attuata contro i kurdi.
Nasce il 3 maggio del 1961 nel villaggio di Bahcekoyu nei pressi della città di Silvan. Vive e cresce in un ambiente legato alle consuetudini tradizionali alle quali, nonostante il suo spirito ribelle, è costretta a sottostare.
Leyla, come le altre ragazze, è costretta a coprirsi il capo, a non studiare ed a sposarsi con il cugino di suo padre vent’anni più vecchio di lei, Mehdi Zana.
Leyla e Mehdi si trasferiranno a Diyarbakir, la capitale virtuale del Kurdistan, dove nel 1977 Mehdi Zana viene eletto sindaco. Poi nel 1980 il colpo di stato militare che attuò una violenta repressione contro questo popolo oppresso; Leyla e Mehdi furono arrestati. Leyla fu rilasciata poco dopo perché incinta del secondo figlio mentre Mehdi fu pesantemente torturato e condannato a 36 anni di carcere.
Da quel momento Leyla decise di battersi per il suo popolo e così riprese a studiare ed imparare il turco per portare avanti la sua battaglia. Nel 1991 decide di candidarsi alle elezioni politiche nelle liste del Partito Socialdemocratico.
Viene eletta con una valanga di voti ma le difficoltà si presentano fin dal giuramento in parlamento dopo il suo discorso..”io lotto per la fraterna convivenza del popolo kurdo e del popolo turco in un quadro democratico”. Scoppia il pandemonio!
Accusata di essere una traditrice separatista, la sua vita è presto minacciata. Viene invitata a lasciare il partito, sfugge nel 1993 a due attentati, ma Leyla non si da per vinta. Nel 1994, insieme ad altri deputati kurdi eletti democraticamente, parte per un viaggio in Europa e Stati Uniti per far conoscere la realtà kurda.
Al ritorno da questo viaggio, Leyla Zana, Hatip Dicle, Orhan Dogan e Selim Sadak vengono arrestati e portati nel carcere di massima sicurezza ad Ankara.
Il processo lampo iniziato l’8 dicembre 1994 e concluso due giorni più tardi, condanna a morte gli imputati, pena poi commutata soprattutto per le pressioni internazionali, a 15 anni di carcere per Leyla Zana.
La sentenza desta subito scalpore. Nel 1997 il governo turco le propone la scarcerazione sotto la pressione personale di Bill Clinton per le pessime condizioni di salute ma Leyla rifiuta. Nella lettera che successivamente invierà a Clinton, Leyla spiega in questi termini la sua decisione “sono disposta ad uscire solo in seguito ad un’amnestia generale per tutti i detenuti politici ed a consistenti passi avanti di reale democratizzazione da parte del governo turco”.
Non finisce qui: nel 1998 le sono inflitti altri due anni di carcere per “incitamento all’odio raziale”.
Nonostante queste tristi vicissitudini, l’opinione pubblica internazionale è con lei, tant’è che è stata candidata al premio Nobel, ha ricevuto il “premio Sakharov” per la libertà di espressione da parte del Parlamento Europeo e dichiarata cittadina onoraria di Roma e Palermo.
Il governo turco è stato condannato a pagare 200.000 dollari di multa dalla Corte Europea dei diritti umani per il non corretto svolgimento del processo a carico della Zana la quale non ha avuto modo di preparare un’adeguata difesa e nel giugno di quest’anno ad un’ulteriore sanzione per aver violato la Convenzione Europea dei diritti umani togliendo l’immunità parlamentare a Leyla ed ai suoi colleghi.
Dopo le recenti elezioni politiche il nuovo governo turco sembra voler dare segnali positivi all’Europa, sono infatti state varate leggi che permettono una minima libertà di espressione per i kurdi, ad esempio nelle programmazioni radiofoniche.
Leyla Zana dalla prigione dove attualmente è detenuta afferma “mi auguro che il Parlamento Europeo non valuterà l’ingresso della Turchia in Europa solo in base alla sua posizione geografica e strategica ed al suo mercato di 65 milioni di abitanti, ma soprattutto in base al grado di civiltà e democrazia che la Turchia dovrà dimostrare con i fatti”.
Federico Bastiani

Leyla Zana
STORIA DEL KURDISTAN
Il Kurdistan è un territorio montuoso geograficamente unitario di circa 500.000 kmq che si estende fra Turchia, Iran e Iraq e compare nelle carte geografiche fin dal 1561. Il territorio kurdo già nel ‘500 fu diviso fra l’impero ottomano e quello persiano e per tutto il 1800 i kurdi organizzarono rivolte popolari. Solo nei primi del ‘900 l’impero ottomano cambia politica nei confronti dei kurdi: vengono riconosciuti i loro capi feudali ed i giovani arruolati nei loro reggimenti. Poi nel 1908 la rivoluzione dei giovani turchi fece nascere l’entusiasmo di tutti i movimenti nazionalisti dell’impero ma poca influenza ebbero nel Kurdistan che rimaneva una realtà tenacemente feudale. Con la prima guerra mondiale i kurdi si allearono con i russi contro l’impero ottomano ed il territorio kurdo fu teatro di scontri tra turchi, russi e inglesi. Durante la guerra, nel 1916, i rappresentanti di Francia, Inghilterra e Russia, ancor prima della vittoria, si erano spartite le zone di influenza. Il Kurdistan fu diviso in tre parti: la parte meridionale fu divisa fra Francia e Inghilterra mentre la parte settentrionale andò alla Russia.
Dopo l’armistizio il popolo kurdo tentò di organizzarsi per rivendicare i loro territori e nel 1927 si unificarono nella Lega Nazionale Kurda. L’idea nazionalista si rafforzò e si tentò di portarla a livello internazionale. Nel 1919 i kurdi presentarono le loro rivendicazioni di autonomia alla Conferenza di Parigi. Con il Trattato di Sèvres ai kurdi viene riconosciuta l’indipendenza dato che alle grandi potenze interessava costituire uno stato “cuscinetto” tra Russia e Turchia.
Il trattato fu molto fragile e scatenò la guerra turca contro i greci. Con la vittoria turca del 1922 tutte le scelte precedenti furono messe in discussione. Nel 1925 il Consiglio delle Società della Nazioni sancisce la spartizione del territorio del Kurdistan in 5 stati.
Da tale epoca fino ad oggi l’unica ulteriore occasione di indipendenza per i kurdi fu la fondazione della repubblica di Mahabad nel gennaio del 1946 in Iran. Fu un’esperienza breve perché il 13 marzo del 1947 le truppe iraniane invasero i territori kurdi.
Le scuole kurde furono chiuse, i libri in kurdo bruciati e moltissime persone arrestate. Ancora oggi nelle carceri turche sono più di 30.000 i prigionieri kurdi.
Federico Bastiani
Turkey is prepared to enter the European union and the new Turkish president is trying to sadly spread a different image of his country known for the repeated violations of the human rights especially in the comparisons of the kurdish people.
Leyla Zana, kuridsh parliamentary and symbol of the democratic struggle for the pacific cohabitation between kurdish and turkish, is the most illustrious victim of the repression effected against the kurdish
She was born on 3 May of 1961 in the village of Bahcekoyu near the city of Silvan. She grows in a tied up environment to the traditional customs to which, despite her rebellious spirit, she is forced to undergo.
Leyla as the other girls, is forced to cover her head, not to study and to marry father's cousin twenty years older than her, Mehdi Zana.
Leyla and Mehdi will be transferred to Diyarbakir, the virtual capital of the Kurdistan, where in the 1977 Mehdi Zana become mayor. Then in 1980 the military coup d'état that effected a violent repression against this oppressed people; Leyla and Mehdi were arrested. Leyla was released shortly after because pregnant of the second child while Mehdi was heavily tortured and convict to 36 years in jail.
From that moment Leyla decided to fight for her people and so resumptions to study and to learn Turkish to bring forth her battle. In 1991 she decides to run to the political elections in the lists of the Social Democratic Party.
She elected with many vote but difficulties arrive since the oath in parliament after her discourse.. "I fight for the friendly cohabitation between kurdish and turkish people in a democratic background". the pandemonium bursts!
Accused to be a traitress separatist, her life is threatened. She is invited to leave the party, she escapes in 1993 two attacks. In 1994, together with other kurdish deputies , they leave for a traverl to Europe and United States to make to know the kurdish reality.
To the return from this trip, Leyla Zana, Hatip Dicle, Orhan Dogan and Selim Sadak are arrested and brought in the jail of maximum safety to Ankara.
The trial begun lightning December 8 th 1994 and concluded two days later, death sentence the accused, punishment commuted above all then for the international pressures, to 15 years in jail for Leyla Zana.
The awake sentence immediately sensation. In 1997 the Turkish government proposes her freedom under the personal pressure of Bill Clinton for the bad conditions of health but Leyla refuses. In the letter that will subsequently send to Clinton, Leyla explains in these terms his/her decision "I will leave the jail only afrter a general amnesy for all the political prisoners and to consistent footsteps to a reality democratization" ,
Despite these sad vicissitudes, the international public opinion is with her, and shet has run to the Nobel prize, she received the "Sakharov prize" for the liberty of expression from the Parliament European and declared honorary citizenship of Rome and Palermo.
The Turkish government has been condemned to pay 200.000 dollars of damages from the European Court of the human rights for the not correct trial of the Zana which has not had the opportunity to prepare a suitable defense and in June 2003 to a further sanction to have violated the European Convention of the human rights removing the parliamentary immunity to Leyla and her colleagues.
After the recent political elections the new Turkish government seems to want to give positive signals to Europe, they have been in fact you launch laws that allow a least liberty of expression for the kurdish, for instance in the broadcast plannings.
Leyla Zana from the jail where currently is held, she affirms "I wish me that the European Parliament won't appraise only the entry of Turkey in Europe in base to its geographical and strategic position and its market of 65 million inhabitants, but especially in base to the degree of civilization and democracy that Turkey will have to show with the facts."
Federico Bastiani

Leyla Zana
A distanza di un anno dobbiamo tornare ad occuparci di Aung San Suu Kyi. L’ultima volta avevamo dedicato spazio a questa donna di 57 anni anni, Premio Nobel per la Pace, era stato in occasione della sua liberazione dagli arresti domiciliari durati ben 5 anni.
Aung San Suu Kyi è il leader del partito di opposizione al regime birmano (oggi Myanmar) la Lega Nazionale per la Democrazia. Nel 1990 il partito di Suu Kyi vinse le elezioni ma di fatto non è mai riuscito a prendere il governo del paese e come se non bastasse il regime militare lo pose da subito fuori legge perseguitando i suoi militanti.
La lotta della signora Suu Kyi, per ottenere la democrazia nel suo paese, è durata ben dodici anni molti dei quali trascorsi agli arresti domiciliari. La mobilitazione di organizzazioni non governative, dell’opinione pubblica mondiale nonché del mondo della musica come gli U2, hanno fatto sì che nel giugno del 2002 Aung San Suu Kyi venisse liberata. Molto probabilmente è stata una scelta del governo birmano per allentare la pressione internazionale che avevano attirato.
L’esile donna da subito ha rimesso in piedi il suo partito per lavorare alle prossime elezioni.
La notizia che ha meravigliato tutto il mondo è di pochi giorni fa: il regime birmano ha di nuovo messo agli arresti domiciliari Aung San Suu Kyi. Secondo le fonti vicino al regime, la notte del 30 maggio si sono registrati scontri fra i sostenitori della Lega Nazionale per la Democrazia ed i membri filo governativi dell’USDA (Union Solidarity Development Association) con 4 morti proprio il giorno antecedente al comizio che Aung doveva tenere a Yaway Oo nel nord del paese.
Il generale Than Thun, portavoce del governo, ha dichiarato che Aung San Suu Kyi ed altri 17 membri della Lega Nazionale per la Democrazia sono stati messi agli arresti domiciliari per “proteggerli” e le sedi del LND chiuse in via cautelativa.
Curiosamente non sono stati presi provvedimenti per gli attivisti facinorosi dell’USDA!
Fin qui le notizie ufficiali, ma se utilizziamo altre fonti lo scenario che emerge appare più preoccupante. Secondo il National Coalition Government of Union of Burma (governo uscito dalle elezioni del 1990 ed attualmente in esilio negli Usa) gli scontri avvenuti nel nord del paese sarebbero stati ben più violenti tant’è che Aung San Suu Kyi risulta essere stata ferita gravemente alla testa con bastonate ed i militari, al contrario di quanto affermato, avrebbero preso parte attiva agli scontri.
Tutte le università e le scuole sono state chiuse a tempo indeterminato.
Il governo birmano non sembra intimorito dall’arrivo nei prossimi giorni dell’inviato delle Nazioni Unite Razali Ismail che ha come obiettivo proprio riportare il dialogo fra la giunta militare e l’opposizione.
Attualmente nessuno sa con esattezza dove si trovi Aung San Suu Kyi, forse agli arresti domiciliari o molto più probabilmente nell’ex capitale Rangoon nelle mani dei servizi segreti militari.
Kofi Annan ha già dichiarato che non può esistere alcuna giustificazione per la detenzione di Suu Kyi. Ne siamo convinti anche noi ma la cosa più preoccupante è che l’Onu non sembra disporre dell’autorità necessaria per la liberazione di Aung.
Sembrano più efficaci le proteste internazionali che in poche ore hanno mobilitato Francia, Gran Bretagna e soprattutto Giappone e Tailandia dove si trovano oggi molti dissidenti birmani.
La strada per la democrazia nello Myanmar che sembrava ben avviata, ha subìto una brusca interruzione.
Aung San Suu Kyi dovrà superare un’altra prova difficile nella sua vita ma non dubitiamo che anche stavolta ne uscirà vincitrice.
Federico Bastiani
Aung San Suu Kyi
PRECENDENTI NOTIZIE SU AUNG SAN SUU KYI (2002)
Aung San Suu Kyi è il leader del partito di opposizione al regime militare birmano (SLORC) che si insediò nel 1988. Nel 1990 furono indette libere elezioni e il partito di Suu Kyi ottenne la maggioranza assoluta ma il risultato elettorale non si concretizzò: lo SLORC, sconfitto, attuò una forte repressione nei confronti dei dissidenti per mantenere il governo del paese. Aung si è sempre battuta per cercare un dialogo con il regime affinché il suo paese potesse avere un futuro di democrazia e per questi suoi sforzi nel 1991 le è stato conferito il Premio Nobel per la pace. I suoi sforzi furono vani e Aung San Suu Kyi venne tenuta agli arresti domiciliari per ben 6 anni sotto strettissimo controllo fino al 10 luglio 1995 quando venne liberata. In realtà la situazione per il premio nobel non cambiò molto nemmeno dopo il 15 novembre del 1997 quando con una mossa a sorpresa lo SLORC fu sciolto e venne sostituito con il CSPS (Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo). In realtà molti militari del governo precedente vennero riconfermati e la repressione verso il partito di opposizione continuò ferocemente: fu impedito ad Aung di convocare congressi del suo partito (Lega Nazionale per la democrazia), i suoi iscritti furono arrestati e rilasciati solo dopo espressa dichiarazione di non svolgere attività di opposizione al regime. Suu Kyi subì anche aggressioni fisiche come nel 9 novembre 1996 quando fu vittima di un agguato mentre era in viaggio sulla sua auto. Nonostante tutte queste difficoltà ed avendo un marito malato in Inghilterra, Aung ha sempre deciso di rimanere nel suo paese pur avendo la possibilità di espatriare. Anche se non formalmente, Suu Kyi fino a pochi giorni fa era costretta agli arresti domiciliari. Grazie all’intervento e alle pressioni delle Nazioni Unite e di molte organizzazioni non governative come Amnesty International, Aung è stata rilasciata senza condizioni e limitazioni personali e ha già ripreso la sua attività in seno al suo partito.
Nonostante questa buona notizia, il cammino verso la democrazia sembra ancora lungo: sono ancora molti i detenuti per motivi di opinione e la liberazione di Suu Kyi è stata interpretata da molti come un segnale da parte del regime affinché venga tolto l’embargo al paese che versa in situazione economica disastrosa. L’opinione pubblica è stata sensibilizzata su questo argomento anche grazie al gruppo rock degli U2 che nell’ultimo loro album “All that you can’t leave behind”, hanno dedicato una canzone ad Aung San Suu Kyi, “Walk on”, album che il regime del Nyamnar ha sottoposto a censura. Gli U2 nel loro ultimo tour mondiale hanno presentato questa nuova canzone che racchiude tutta la speranza di una donna coraggiosa...

(copertina dell'ultimo cd degli U2)
“sei stata costretta a fare le valige per un posto dove nessuno è stato mai, un posto che per essere creduto deve essere visto; potevi volar via, un uccello che canta con la gabbia aperta per volare via verso la libertà...”
Federico Bastiani