01.10.06

STATI UNITI SOLO ANDATA

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Alessandra Lanzara è fra le più note ricercatrici italiane emigrate negli Stati Uniti. Oggi è professore associato all'Università di Berkeley, una delle più prestigiose università del mondo. L'intervista per Serverdonne

Nei film neorealisti del dopoguerra era frequente vedere emigranti italiani con le valige di cartone in partenza alla volta degli Stati Uniti in cerca di fortuna. Quegli italiani hanno contribuito a fare grande il paese americano.
Se una volta era manodopera e spirito imprenditoriale ad emigrare, oggi sono le conoscenze perché gli Stati Uniti hanno appreso l'importanza della ricerca e dello sviluppo per il futuro di un paese.

Alessandra Lanzara è siciliana e l'anno scorso è diventata professore associato all'Università di Berkeley, non male per una ragazza di 34 anni.
Il padre è professore universitario nella facoltà di ingegneria, la madre professoressa di matematica, la scienza le scorreva nelle vene.
"Da piccola in realtà sognavo di diventare giocatrice di calcio e di giocare nella nazionale italiana poi un giorno la mia professoressa di fisica del liceo classico ci portò al luna park per farci vedere come i concetti della fisica si applicano alla vita di ogni giorno. Alla fine di quella giornata avevo scoperto un nuovo mondo".
Si laurea in fisica all'Università di Roma, la Sapienza, nel 1995 e nel 1999 consegue il dottorato di ricerca per partire subito dopo per un post dottorato all'Università di Standford negli Stati Uniti per due anni.
"La mia idea era di impadronirmi di nuove tecniche sperimentali e dopo portarle in Italia".
Tornare in Italia, un desiderio che Alessandra conserva ancora oggi ma le cose andarono diversamente come per molti altri ricercatori italiani emigrati all'estero.
"Alla fine del post dottorato mi sono trovata davanti ad un dilemma. Da un lato avevo ricevuto varie offerte da università americane di primo livello dove non solo mi veniva offerto un posto di docente universitario ma anche mi venivano assegnati sostanziali fondi di ricerca dell'ordine di milioni di dollari. Dall'altro lato avevo la prospettiva di tornare in Italia con una borsa di studio di un anno forse rinnovabile con un futuro sconosciuto dove mi doveva mettere in fila per un posto fisso".
La scelta di Alessandra in realtà è stato un percorso obbligato che oggi l'ha portata ad essere professore associato dell'Università di Berkeley, capo di un gruppo di ricerca di dieci persone e con un budget annuo da gestire pari a due milioni di dollari all'anno.
La dottoressa Lanzara lavora sullo studio dei superconduttori ovvero di quei materiali che possono offrire resistenza elettrica nulla.
Quali ripercussioni possono avere sulla vista di tutti i giorni le scoperte di Alessandra?"Una volta che saremo capaci di costruire materiali superconduttori su grandi scale, si aprirebbe uno scenario di applicazioni impensabili. L'energia elettrica si potrebbe trasferire anche su lunghissime distanze senza alcuna perdita; si potrebbero avere treni che viaggiano alla velocità degli aerei utilizzando il principio della levitazione magnetica una proprietà dei superconduttori. Stiamo lavorando anche sui semiconduttori per applicazioni nel campo fotovoltaico. Il sogno è poter realizzare una rete elettrica che utilizzi l'energia solare per alimentare le abitazioni, uffici etc. e quindi ridurre la dipendenza dal petrolio".
Ma come mai l'Italia lascia emigrare all'estero i cervelli migliori? Il nostro paese preferisce comprare le tecnologie da altri paesi invece dovrebbe essere nell'interesse delle aziende italiane investire in questo tipo di ricerche.

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(Alessandra Lanzara con il suo gruppo di ricerca multietnico)

Negli Stati Uniti la connessione fra aziende e università è molto stretta e permette alle varie facoltà di ricevere fondi per la ricerca.
Molti elogiano la preparazione delle università americane ma secondo Alessandra le università italiane su questo piano non hanno niente da invidiare ricordando tutti gli italiani che lavorano con successo nella Silicon Valley. Allora come mai l'Italia è così indietro nella ricerca rispetto agli Stati Uniti? il problema sta nelle differenza fra sistema pubblico e privato?
"Non credo sia questo il problema. L'Università di Berkeley dove lavoro è pubblica e nella graduatoria delle università americane è al secondo posto allo stesso livello di università private come Harvard. Il problema di fondo è di mentalità e di mezzi. Le università italiane hanno bisogno di più fondi per la ricerca. Basti pensare che in media in Italia si affidano budget di ricerca fra i 100 ed i 200 mila euro l'anno contro il milione di dollari degli Stati Uniti e poi dobbiamo cambiare mentalità. L'Italia deve fare largo ai giovani. Negli Usa a 32 anni un giovane è pronto per fare il professore ma soprattutto gli viene affidata piena libertà di decidere la direzione della ricerca. In Italia a 40 anni forse è solo l'inizio per fare il professore!".
Per Alessandra oltre ad incrementare i fondi basterebbe effettuare modifiche al "sistema Italia", "personalmente cambierei il modo in cui i docenti universitari vengono scelti. L'Italia è uno dei pochi paesi al mondo in cui per diventare docente universitario bisogna fare un esame. Negli altri paesi vengono scelti in base a quello che producono, è interesse dell'Università scegliere il cavallo vincente".

L'ex ministro della Pubblica Istruzione Letizia Moratti nel 2005 tentò di arginare la fuga dei ricercatori italiani varando una legge soprannominata "rientro dei cervelli".
In pratica chi rientra presso un'università italiana ha un contratto da due a quattro anni ed un compenso da 35 a 75 mila euro all'anno con un impegno anche di docenza.
Alessandra non ha voluto usufruire di questa legge.
"Il problema fondamentale non è tornare ed avere il posto. Senza risorse non si può far niente e questa legge non offre niente in termini di risorse. Come posso tornare in Italia e fare ricerca se non si cono nemmeno i fondi per comprare le attrezzature?"

Ma la vita di Alessandra negli Stati Uniti non è tutta rosa e fiori. "Vivo in america da sette anni e la difficoltà principale che ho incontrato è stata la differenza culturale e la poca importanza che si attribuiscono ai valori come la famiglia e l'amicizia. La società americana è una corsa continua a produrre. Gran parte delle persone che vive qui rincorre un sogno con la speranza di realizzarlo al più presto e tornare nel proprio paese. Questo fa si che spesso i valori umani vengano trascurati".
Alessandra continua a coltivare il sogno di un'Italia diversa che possa permetterle di tornare e contribuire allo sviluppo del nostro paese.
Forse al momento è più facile realizzare un altro sogno di Alessandra, quello di giocare a calcio con Roberto Baggio.

Federico Bastiani


Pubblicato da Federico il 01.10.06 08:36
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