
Da prima donna alla conduzione di un Tg serale, a scrittrice di successo passando dalla politica europea. Serverdonne ha intervistato Lilli Gruber
Nata a Bolzano da una famiglia di imprenditori, Lilli Gruber si laurea in lingue e letteratura straniera all'Università di Venezia.
Nel 1982 diventa giornalista professionista e nell'84 viene assunta al Tg3 regionale. Solo tre anni più tardi diventerà la prima donna a condurre un Tg serale.
Nel 1990 viene chiamata da Bruno Vespa al Tg1 e per due anni segue gli eventi più importanti di politica estera, dalla Guerra del Golfo al crollo dell'Unione Sovietica.
Vincitrice di numerosi premi giornalistici, nel 2004 decide di candidarsi al Parlamento Europeo dove viene eletta con larghi consensi.
Ma l'attività di Lilli Gruber non si esaurisce qua. Dall'esperienza di inviata del Tg1 in Iraq, nel 2003 pubblica "i miei giorni a Bagdad" (ed. Rizzoli) che diventa subito un best-seller.
Sei stata la più popolare giornalista italiana, stai avendo grande successo come scrittrice ed il risultato che hai ottenuto in termini di voti per il Parlamento Europeo, è stato stupefacente. Giornalismo, politica, scrittura, cosa ti ha dato maggiori soddisfazioni? "Penso che ci sia un periodo buono per ogni cosa ed io ho avuto la fortuna, forse anche il merito, di costruirmi una storia professionale interessante e piena di soddisfazioni. Anche facendo la Parlamentare europea e scrivendo libri, resto comunque un po’ giornalista".
Ho incontrato Lilli Gruber qualche mese fa a Bologna durante la presentazione del suo ultimo libro "Chador" (Ed. Rizzoli)

Da cosa nasce il tuo interesse verso i Paesi mediorientali? "Sentivo e sento tuttora la necessità di raccontare una realtà molto complessa che spesso viene ridotta dall'informazione a sterili luoghi comuni. Questo sentimento è stato rafforzato dagli sviluppi dei rapporti con l'islam dopo l'11 settembre e la questione Iran ne è un esempio lampante. Oggi più che declamare assi del male è più importante costruire quelli del bene".
Nel suo libro Lilli ha voluto parlare del simbolo che rappresenta lo chador in Iran, per alcune donne garanzia di libertà e protezione, per altre segno di oppressione. La contraddizione di questo Paese, radicato nella tradizione ma anche attratto dalla modernità, ha spinto Lilli Gruber a trascorrere un lungo soggiorno in Iran insieme al marito Jaqcues Charmelot, intervistando intellettuali, gente comune, la figlia di Khomeini, Shirin Edadi, nobel per la pace.

Prima raccontavi la politica, adesso la fai. Cosa ti ha insegnato questa esperienza? "Il Parlamento Europeo è sicuramente un osservatorio particolare dove spesso si incontra il meglio ed a volte il peggio della politica. Penso si debba fare un ulteriore sforzo per ascoltare e possibilmente capire le istanze che vengono dalla cosiddetta società civile".
Le donne nella politica europea, sono poche. La legge in Italia sulle quote rosa non è passata. In Europa sono nati i movimenti femministi eppure abbiamo presidenti donna in Cile, Liberia, Filippine, non è assurdo? "Non è del tutto vero. Negli stati scandinavi ma anche in un paese grande ed importante come la Germania ci sono tante donne anche ai vertici di partiti ed istituzioni. Come sempre è un problema prima culturale e poi politico, che ha bisogno di stimoli anche legislativi per evolvere. Quindi le quote rosa, per quanto odiose dal punto di vista filosofico, rimangono una necessità per un periodo di tempo di transizione possibilmente breve. L'Italia non può permettersi il lusso di rinunciare alla grande risorsa rappresentata dalle donne".

(Le nozze di Lilli Gruber con Jacques Charmelot)
Come riesci a conciliare tutte le tue attività con la vita privata? "Non ci riesco. Il segreto sta nella capacità di fare contaminare ogni attività, professionale e personale, con tutte le altre in modo costruttivo. Ovviamente perché funzioni bisogna essere in due".
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi? "Lo scoprirete presto….." Forse vedremo Lilli Gruber nel prossimo scenario politico italiano?
Federico Bastiani