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February 11th, 2009Domenica 22 febbraio 2009 dalle ore 20,00 in poi il M.I.T. organizza
LA GRAN FESTA MASCHERATA

Il cattolico Uruguay autorizza il cambio di sessoþ
January 13th, 2009La legge salutata dalle comunità trans. Inferocita la destra: «E'
un'aberrazione che apre la strada ai matrimoni gay»
Il cattolico Uruguay autorizza il cambio di sesso
Angela Nocioni
Buenos Aires (nostra inviata)
Il Senato uruguayano ha approvato la legge che permette di
cambiare
nome e genere nei documenti. Non c'è bisogno di mostrare d'esser stati
sottoposti a una operazione di cambiamento di sesso. Anche i minori
senza
l'approvazione dei genitori potranno sollecitare l'applicazione della
norma. Il limite d'età è stato fissato ai dodici anni. In questo caso il
cambiamento d'identità è considerato provvisorio e potrà essere
confermato
a diciotto anni.
«La questione emerge quasi sempre nell'adolescenza - dice Maria
Paz
Gorostizaga, del collettivo trans Ovejas negras di Montevideo,
attivissima
lobby a favore della nuova legge che dovrà ora essere votata alla
Camera -
e qualsiasi ragazzino ha diritto a veder rispettata la sua identità
sessuale, anche di fronte ai genitori. Perché costringerlo ad
aspettare?».
La richiesta deve essere sottoposta a un giudice, che la esamina
insieme a un gruppo di psicologi. Basta dire che da almeno due anni si
vive con un'identità sessuale diversa da quella dichiarata nei
documenti.
La norma, assai controversa, è stata promossa dalla maggioranza
del
Frente Amplio, un'ampia alleanza che tiene insieme ex guerriglieri
Tupamaros e cattolici di centro e che governa senza grandi sussulti da
quattro anni l'Uruguay, Paese cattolico ma con una classe politica
tradizionalmente laica rispetto al resto del continente.
I numeri con cui è passato il progetto sono simili a quelli con
cui è
stato approvato il diritto al divorzio e alle unioni civili. Il diritto
all'aborto invece non è diventato legge, è stato l'attuale presidente
Tabaré Vazquez ad opporsi. Temeva di perdere voti cattolici in vista
delle
prossime presidenziali. Ha bloccato la legge, già approvata, ed è uscito
per questo dal partito socialista, che si era invece battuto per
l'approvazione.
La norma sul cambiamento di genere non piace a tutti. La destra
promette battaglia. «Un'aberrazione, una mostruosità, uno scandalo!»
grida
il senatore Francisco Gallinal, del partido nacional. «E' il segno che
ormai siamo in tempi in cui la rettitudine morale non è più un valore».
La stampa cattolica titola "siamo a un passo dal matrimonio
gay". I
trans di Ovejas negras ridono: «Non si preoccupino: quando in Spagna il
matrimonio tra persone dello stesso sesso fu approvato non sono saltati
fuori dai tombini eserciti di maricones col vestito bianco! - dicono
- E'
solo un diritto riconosciuto, un diritto umano, il diritto al proprio
nome».
Maria Paz spiega perché ha voluto la legge: «Lasciamo stare il
principio, guardiamo il quotidiano. Vado a votare, vado a fare un esame
del sangue, cerco un lavoro. Devo ogni volta spiegare perché sono Maria
Paz e sulla carta d'identità c'è scritto Julian. Non è simpatico».
La senatrice Margarita Percovich, del Frente Amplio, si occupa dei
numeri. «Siamo tre milioni in Uruguay, aspettano questa legge per
sollecitare subito il cambiamento del nome almeno in tremila. Certo, la
legge da sola serve a poco, siamo lontani dall'accettazione della
transessualità come genere, ma è comunque importante approvare questo
progetto così come è perché nei testi normativi vigenti appare una
concezione rigidamente binaria del sesso. O sei uomo o sei donna.
Chiunque
non sia ipocrita sa che può esistire una identità sessuale differente,
perché non riconoscerlo? Per proteggere cosa? E da chi?».
Nel primo articolo c'è scritto: «Ciascuna persona ha diritto al
libero sviluppo della propria personalità, d'accordo con la propria
identità di genere, indipendentemente dal suo sesso biologico». Se il
testo sarà approvato alla Camera dovrà passare al vaglio del presidente
Tabaré Vazquez. Che per adesso tace.
19/12/2008
Da: Liberazione
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Transessuali: Il Consiglio d'Europa denuncia troppe discriminazioni. E' ora di dire basta
January 13th, 2009Gen 10th, 2009
Tropppe discriminazioni in Europa nei confronti dei transessuali, soprattutto in materia di lavoro, sanita' e assegnazioni di abitazioni. La denuncia e' del Commissario dei Diritti Umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg che ha invitato oggi tutti gli Stati membri della piu' antica organizzazione del Vecchio Continente a "prendere tutte le misure concrete necessarie per metter fine alla transfobia e a tutte le discriminazioni verso i transessuali". L'appello di Hammarberg parte dalla constatazione che i transessuali debbono affrontare oggi in Europa "gravi problemi quotidiani" frutto, afferma, "di una mancanza di sensibilita' circa la loro identita', di pregiudizi o piu' semplicemente di un rigetto". (AGI
giovedì 08 gennaio 2009, 07:00 Trans «assunti» per 500 euro: da clandestini diventano operai Il lavoro era la copertura della vera attività di prostituzione 50 i «cerbiatti» nel giro: in sei mesi avevano fruttato 20mila euro
January 13th, 2009Per ora è stato solo fermato e indagato per favoreggiamento della permanenza di clandestini sul territorio italiano. A suo carico gli investigatori milanesi della squadra mobile e dell’ufficio immigrazione hanno scritto ben 18 pagine di verbale di sequestro, arrivato ieri sul tavolo del pm Stefano Civardi che deciderà se arrestarlo o no. Gli estremi ci sono tutti. L’indagato è un industriale che vive in provincia di Novara ed è titolare di due società, due ditte di abbigliamento e sartoria. Lunedì mattina ha ricevuto a casa la visita della polizia milanese che, da un po’, aveva scoperto strani «legami» tra lui, Milano e almeno una cinquantina di clandestini, tutti transessuali brasiliani. Sudamericani che risultano essere stati regolarmente assunti nelle sue ditte del Novarese come operai. E che invece continuano ad «esercitare» la loro professione sui marciapiedi meneghini senza aver mai lavorato nemmeno un giorno per questo fantomatico datore di lavoro. Lui, intanto, si arricchiva a spese loro tanto che procurare documentazione falsa per il soggiorno degli stranieri sul nostro territorio era diventato molto più redditizio della sua occupazione ufficiale. Per ciascuna pratica il titolare delle ditte di abbigliamento, infatti, si faceva pagare salato: 50 euro per ogni busta paga, 200 euro per il contratto di soggiorno e 150 per la dichiarazione di assunzione. Insomma, per mettere in regola ciascun brasiliano l’imprenditore incassava dai 400 ai 500 euro. Che, moltiplicati per almeno 50 finti operai (e si tratta solo di quelli scoperti finora dagli investigatori durante la lunga perquisizione nelle ditte dell’industriale) fa circa 20mila euro nel giro di sei mesi.
Una bella sommetta, soprattutto se si considera che la voce, a Milano, si era sparsa e il giro d’affari dell’uomo mirava ad aumentare nel giro di poco tempo o, comunque, non certo a rallentare i propri ritmi. Questo almeno a giudicare da tutta «l’attrezzatura» contraffatta ritrovata dai poliziotti milanesi nelle aziende del Novarese. Timbri, buste paga false, nulla osta al lavoro: nelle ditte dell’imprenditore il lavoro ufficiale di produzione di abbigliamento e sartoria andava di pari passo con quello della produzione della falsa documentazione.
Il nome dell’imprenditore era diventato piuttosto noto tra i transessuali brasiliani che desideravano una copertura per nascondere la loro vera identità. D’ora in poi, all’indirizzo novarese, non ci sarà più alcuna presenza compiacente in questo senso.
Strasburgo condanna la Svizzera: "Risarcite la trans"
January 13th, 2009Lunedì 12 Gennaio 2009
Una transessuale 71enne era stata costretta a pagare l'intero costo dell'operazione per il cambio di sesso, ma secondo la Corte europea è una grave violazione dei diritti umani.
Ogni tanto le cattive notizie arrivano anche da posti da cui non ce le aspetteremmo mai. La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ha condannato la Svizzera per violazione dei diritti fondamentali di una transessuale di 71 anni. La donna, nata uomo, aveva fatto passare più di due anni tra la decisione di cambiare sesso e l'operazione per farlo e per questa ragione era stata costretta a pagare di tasca sua l'intero costo dell'intervento.
La transessuale è stata spinta ad aspettare così a lungo da un sentimento di rispetto nei confronti della moglie, che nel frattempo è deceduta, e dei figli. Ma il tribunale svizzero non ha voluto sentire ragioni, schierandosi a favore del sistema sanitario nazionale che ha preteso l'intera somma.
Il termie di due anni è stato stabilito dal legislatore svizzero per dare la possibilità a chi decide di cambiare sesso di ripensarci o, comunque, di prendere una decisione ben ponderata e non impulsiva. Nel caso, specifico, però, considerata l'età della trans, la corte di Strasburgo ha ritenuto che il termine stabilito fosse privo di senso ed ha stabilito che lo Stato cersi alla donna un'indennità a titolo di torto morale di 15.000 euro e un risarcimento di 8.000 euro.