Raffaella Lamberti, marzo 1998 Perché una Scuola di politica? Perché una Scuola di politica proposta da donne o da realtà esterne/interne alle istituzioni che si misurano con lidentità di genere e le relazioni tra i generi? Per la rilevanza e il carattere trasformativo delle visioni e delle pratiche messe in campo dai movimenti delle donne negli ultimi decenni e il loro insufficiente impatto nella sfera pubblica in generale e nelle politiche istituzionali. Per la necessità conseguente di mettere al centro della riflessione e della trasmissione le pratiche ottimali prodotte dalle donne ai fini del mainstreaming e dellempowerment femminili. Perché una scuola di politica inititolata ad Hannah Arendt  | Al momento di pensare tale "scuola" la proposta di intitolazione riguardava due diverse figure femminili: una figura significativa nella tradizione filosofica europea - Hannah Arendt, appunto - e una figura di grande rilievo nella critica a questa stessa tradizione da parte di donne di altre esperienze, visioni e opzioni - il pensiero era andato alla grande teorica femminista statunitense nera bella hook. Si è poi preferito optare per un primo riferimento ad Hannah Arendt, fermo restando il confronto con femminismi diversi a livello europeo e planetario. |  | La scelta si colloca allinterno della "renaissance" contemporanea di Hannah Arendt e dal desiderio di "Orlando" di dare "riconoscimento" ad una pensatrice che ha mostrato come il pensiero possa essere produttivo nella sfera politica. La riconsiderazione attuale dellopera della pensatrice ebrea tedesca perseguitata dal nazismo si colloca infatti allincrocio di più attenzioni e sensibilità: 1) limportanza in unepoca di postotalitarismi di una teoria politica che si è misurata con il totalitarismo; 2) la rilevanza di una riflessione critica sullidentità nella fase di affermazione di politiche dellidentità: dalle pratiche di genere delle donne e le politiche delle identità culturali alle rinascenti politiche nazionalistiche; 3) linteresse di una precoce e pregnante analisi della "doppia perdita di mondo e casa" da parte di milioni di rifugiati e di senza fissa dimora nel nostro tempo; 4) il peculiare rapporto di Hannah Arendt con la propria identità di donna e di ebrea (vedi anche Seyla Benahabib, The Reluctant Modernism of Hannah Arendt, Sage Publications, 1996). |  | Ad Arendt "Orlando" in particolare si è riferita ab initio quando ha privilegiato "il pensiero della nascita" sull "essere per la morte" di memoria heideggeriana ed una contestuale attenzione allindividualità e alla pluralità delle e dei viventi, la politica risultando così la capacità di convivenza tra diversi. | Il momento e il contesto  | La "scuola", immaginata anni orsono, sorge tuttavia in un momento che viene chiamato postfemminismo e che - comunque lo si intenda chiamare - vede grandi trasformazioni nei rapporti tra donne e uomini legati appunto alla presa di coscienza e alle pratiche sociali e politiche messe in atto da donne delle più diverse afferenze ideali e provenienze geografiche. Si tratta di processi contraddittori che, se da un lato hanno visto affermarsi la libertà femminile nei più diversi ambiti, dal lavoro alla famiglia e dallistruzione alla sfera pubblica, dallaltro vedono le reazioni differenziate degli uomini al cambiamento e un sostanziale "contrattacco" di molti di essi. Studiare le "gender transformatios" vuol dire infatti non solo occuparsi delle buone pratiche messe in atto dalle donne, ma anche della reazione ad esse da parte della società e degli uomini e del cambiamento che le tecnologie stanno a loro volta introducendo nellesistenza di tutti (vedi anche Barbara Duden, Der Körper der Frau als öffentlicher Ort. Über den Mißbrauch des Lebensbegriffs: and Sylvia Walby, Gender Transformations, Routledge,1997). |  | Non è facile del resto analizzare la transizione in atto e molto suggestiva può essere lipotesi che, comparando la mutazione in corso con il passaggio dal Medio Evo al capitalismo, vede questultimo come sostanzialmente caratterizzato da uno spostamento di corpi di lavoratori divenuti liberi e dalle relazioni lavorative e la prima segnata invece dalla emergenza di nuove soggettività e da spostamenti nella mentalità e psichicità e nelle relazioni intersoggettive a tutti i livelli (vedi Patricia S. Mann, Musing as a Feminist on a Postfeminist Era, in Feminism and the New Democracy, Re-siting the Political, Sage Publications, 1997). | Le attenzioni della "scuola" e le pratiche ottimali  | Come è stato scritto in un primo materiale di informazione sulla "scuola", la documentazione e gli interventi che ci si ripropongono al duplice fine dello scambio e della comparazione europea e del radicamento nella città di Bologna coprono una vasto raggio di azione, andando dalle pratiche significative ed efficaci di donne e femministe e dalle teorie del femminismo a nuove forme dellautorità femminile e al riposizionamento della politica. Ciò sarà favorito dalla natura dei diversi partner europei che operano dentro e fuori le istituzioni e hanno esperienze di luoghi autonomi delle donne e in spazi istituzionali assai diversi tra loro pur avendo di mira lo stesso obiettivo di un diverso ruolo ed efficacia delle pratiche delle donne a tutti i livelli pubblici. |  | Se nodi problematici oggi individuati allinterno della riflessione femminile e femminista internazionale sono quelli di coniugare il tema della libertà e quello della giustizia, nonché di dare una nuova rappresentazione della politica che superi il tradizionale e statico dualismo tra la società civile e lo stato (vedi anche Raffaella Lamberti, Democrazia senza Leadership e Doppia Sovranità. A proposito di Pechino, in "Femminismi", Bollettino della Biblioteca del centro delle Donne di Bologna, n° 1 maggio 1996, e Nancy Fraser, Equality, Difference and Democracy: Recent Feminist Debates in the United States, in Feminism and New Democracy, Re-siting the Political, Sage Publications, 1997), allora si tratta di configurare nuove rappresentazioni e pratiche che, spostando in avanti il peso e lautorità delle donne, sappiano occuparsi insieme di sussistenza e di convivenza, di libertà personale giustizia sociale. |  | A tale scopo, la scuola indagherà, documenterà e comparerà pratiche assai differenti tra di loro, dalle trasformazioni nei processi decisionali dellamministrazione della sanità quando vi siano donne ad avere a parola decisiva nella decisione, alla soluzione non violenta dei conflitti proposta e praticata da donne in guerre recenti conchiuse o in atto, dalle pratiche di donne nelle campagne elettorali amministrative e politiche a livello europeo e mediterraneo alla costituzione di un "noi allargato" negli spazi autonomi delle donne, ecc. |  | Lattenzione sarà quindi rivolta sia alle pratiche formali sia a quelle informali, spesso prevalenti tra le donne. Una particolare cura sarà rivolta agli usi linguistici che possono favorire o sfavorire laffermarsi di una "solidarietà riflessiva" o di "politiche dellattenzione e della connessione", come esito di una collaborazione proficua e continuativa tra i diversi partner europei. |  30 Giugno 1998 Per informazioni rivolgersi a: Fernanda Minuz, coordinatrice del progetto Associazione di donne Orlando - Bologna via Galliera 8 - tel. 051-233863 fax 051-26346O Progetto - Marzia Vaccari Ideazione grafica e Html - Piera Morselli |