Presenza. Le donne nella sfera
pubblica
Politica è per noi linsieme dei luoghi dellesperienza
politica, linsieme delle concezioni, delle pratiche e dei soggetti che agiscono.
Questa definizione ci pare ampia abbastanza da comprendere la varietà delle forme e dei
terreni di iniziativa delle donne che producono sfera pubblica, precisa abbastanza da
fondare un riconoscimento reciproco delle scelte, individuali o di gruppo, nelle forme e
nei terreni di azione.
Il comune e impellente interesse emerso nei precedenti seminari della
Scuola di Politica "Hannah Arendt" era proprio trovare i modi per superare,
nella riflessione e nellazione, la frammentazione della sfera pubblica e le
contrapposizioni che ne conseguono: agire nel sociale contrapposto ad agire nel politico,
società civile contrapposta a stato, stare nelle istituzioni come scelta in conflitto
allo stare fuori delle istituzioni, agire attraverso organizzazioni formali alternativo
allagire informale e così via. Il seminario di marzo rilancerà
linterrogativo: oggi come e dove stanno le donne nella politica? Proponiamo di
discutere, in quel seminario, la nozione di "presenza" come chiave per
rispondere a quellinterrogativo e individuare spazi di azione comune tra donne, e
donne e uomini.
La "presenza" non si riduce alla visibilità, né equivale
semplicemente allo stare nei luoghi della politica: è invece un esserci in modo
consapevole, riflessiva ed efficace. Solleva interrogativi che forse ci permettono di
mettere a fuoco alcuni nodi del difficile e variegato stare delle donne nella sfera
pubblica. Che cosa caratterizza, infatti, questa presenza delle donne? A quali livelli e
in quali forme si manifesta? Come interagisce con le istituzioni e le forme esistenti
della politica?
"Presenza", dunque. Ma presenza di quali soggetti? Questo
interrogativo si è posto come centrale nelle discussioni interne alla Scuola di Politica
"Hannah Arendt" che hanno preparato il prossimo seminario. Illustriamo qui di
seguito in forma estremamente schematica questioni, punti di vista, contrasti e pezzi di
analisi emersi nel nostro dibattito; li proponiamo come punto di avvio per il lavoro che
svolgeremo in comune nel seminario.
- Identità:
come costituiscono la propria identità i soggetti che pure possono
essere presenti in organi partecipativi del governo locale, quali ad esempio i
"board" e "committee" del Derby City Council. Esiste il rischio che
assumano unidentità e una forma di auto-rappresentazione attribuite
dallesterno. È questo spesso il caso delle individue e individui cosiddetti
"deboli" nella società definiti nella loro identità di immigrate, anziane,
disabili, prostitute ecc. dallocchio e dalle categorie dei tecnici e degli
amministratori che intervengono sul disagio.
- Diritti:
il passare dallesprimere bisogni al sentirsi soggetto di diritti è
tuttaltro che automatico e agevole Questo accade per le donne e uomini immigrati in
Italia, che non godono di diritti di cittadinanza: fa differenza, per chi non ha diritti
formali, la presenza in luoghi in cui lessere soggetto di diritti è discriminante.
Si possono fare iniziative, organizzare spazi come "Almaterra", ma
lassenza dei diritti impedisce che lagire diventi presenza, cioè
capacità dei soggetti di cambiare quei valori e quelle dinamiche che li escludono dalla
cittadinanza reale"
- Sovranità:
nella tradizione dei femminismi, molte preferiscono usare un linguaggio
che ricorre allidea di sovranità delle individue e individui anziché a quella dei
soggetti portatori di diritti. Molte sfumature possono essere espresse in ordine a tali
posizioni.
- Autonomia:
che tipo di autonomia, che tipo di negoziati sono possibili per i
soggetti della presenza? Occorre uscire dalla pura alternativa tra lessere nella
società, da un alto, e lessere cooptate o le "consigliere del principe"
nelle istituzioni, dallaltro. Ad esempio, di fronte a una candidata donna alla
carica di sindaco, donne di Bologna ritengono di dover mettere a punto un programma di
donne della città, che non è il programma della sindaca, ma che può essere negoziato
con lei. Oppure si può pensare allimmissione di pezzi della politica fatta dalle
donne nella politica generale di una istituzione o di una amministrazione, vale a dire a
esperienze e luoghi "misti" tra società e istituzioni.
- Soggetti e contesti
: pur ponendo laccento sulla soggettività femminile,
sempre più occorre dare attenzione alle dinamiche del contesto attuale, che lo si dica
globalizzazione, transizione, rivoluzione nascosta. Occorre intensificare analisi e
ricerca
- Soggetti forti e rappresentanza
: la presenza sembrerebbe presupporre un soggetto
forte se è in relazione a atti come "negoziato" o "immissione di pezzi di
politica". Il problema allora di come diventare un tale soggetto della presenza non
è irrilevante. La presenza si viene così a confrontare con il potere. Come può
sedimentarsi questa presenza a livello istituzionale per lasciare dei segni? Da questo
punto di vista il tema della rappresentanza è un modo per ancorare la presenza delle
donne in modo da darle continuità nel tempo.
- Pluralità dei soggetti:
il tema della cittadinanza, richiamato sia quando si parla
di assenza di diritti, sia quando si parla di rappresentanza, non esaurisce né la sfera
dei diritti, né la sfera dellesclusione, né le possibilità della politica. Per
esempio, le/gli sono soggetti di diritti, ma esistono dispositivi che impediscono la
attuazione di questi diritti. Con ciò non si tratta di contrapporre una mancanza o
limitazione dei diritti (omosessuali) ad altra mancanza di diritti (per esempio,
immigrati), in una gerarchia di soggetti.
- Sussistenza e convivenza
: quale cittadinanza? Non si può rinunciare a tenere
insieme i livelli della sopravvivenza e della convivenza, o, con altri termini, della
cittadinanza civile e politica e quella della cittadinanza sociale.
- Efficacia
: come fare in modo che le pratiche politiche delle donne lascino un segno
nella politica più in generale ed impediscano che, dopo un primo impatto, tutto si
riassesti su precedenti equilibri di forza e modi di fare politica? Andrebbero ripensate
alcune parole dordine in auge oggi, ad esempio "mainstreaming", che
rischia di svuotare di contenuti originali e specifici la politica delle donne.
Come nei precedenti seminari, come nel dibattito sommariamente
presentato, nel prossimo seminario chiediamo apporti di riflessione teorica agganciata a
situazioni concrete. Chiediamo inoltre di mettere a fuoco, alla luce di questa
riflessione, casi, iniziative e pratiche specifiche.
Fernanda Minuz
(Il testo su basa sui verbali delle riunioni tra le promotrici della
Scuola di Politica "Hannah Arendt" a cui hanno partecipato: Donatella
Barazzetti, Antonia Ciavarella, Elisabetta Donini, Giovanna Gozzi, Virginia Griffith,
Raffaella Lamberti, Fernanda Minuz, Maria Grazia Negrini, Lyn Perry, Maria Grazia
Ruggerini, Paola Vinay) |