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Lettera aperta e richiesta di adesione Al presidente del Consiglio dei Ministri, Massimo D'Alema I) La "Scuola di Politica Hannah Arendt" nel corso del seminario internazionale "Presenza: le Donne nella Sfera Pubblica", pur consapevole della complessità delle circostanze storico-politiche e della necessità che intere popolazioni, e donne e bambini in esse, siano difese da regimi etnocratici e da politiche di pulizia etnica, s’è interrogata con dolore e sgomento sulla legittimità ed efficacia dell’azione di guerra in corso in Serbia-Montenegro e Kosovo. II) Lo scavalcamento dell’ONU ad opera degli Stati Uniti e del loro presidente, la scelta dei paesi europei di non esprimere una politica internazionale autonoma e coerente ai valori di pace e convivenza iscritti nei trattati costitutivi dell’Unione, la sovraestensione delle finalità e dell’ambito territoriale d’intervento della NATO, la forzatura dei limiti posti dalla Costituzione italiana all’uso lecito della guerra, segnalano un clima d’illegittimità e l’affermarsi di una cultura militarista largamente accettata, che vengono prevalendo nel dibattito sui nuovi principi e regole del diritto internazionale. III) Ciò fa apparire come esclusivo ed inevitabile il ricorso allo strumento bellico, laddove invece esistono da anni elaborazioni e pratiche di donne, della società civica e di settori delle stesse organizzazioni internazionali che ricercano e sperimentano alternative alla soluzione violenta dei conflitti. Tali esperienze vengono ignorate nei processi di negoziazione, così che si é poste continuamente di fronte al dilemma per cui o si violano i diritti umani di donne e uomini o si ricorre alla guerra. Questo corrisponde all’interesse di poteri forti, economici, militari, politici, ma non fa nessun conto della necessità di sussistenza e del desiderio di convivenza della pluralità delle e dei viventi. Peraltro, fino dalla guerra di Bosnia, si sapeva che senza un sostegno tempestivo alle forze democratiche attive in Kossovo e in Serbia si sarebbe giunti ad uno sbocco repressivo e cruento. IV) Anche in giorni tragici come quelli che viviamo, in Serbia donne di centri che esprimono culture femministe e pacifiste e in Kosovo donne di altri centri, costrette a nascondersi per sfuggire alla repressione dell’esercito jugoslavo, cercano di mantenere relazioni con noi, donne d’un Occidente divenuto temibile, e tra di loro. Spesso gli spazi pubblici che hanno creato in anni d’interminabili guerre nell’area balcanica, sono tra i pochi in cui si praticano forme democratiche di confronto e iniziativa. V) Appare, perciò, urgente dare attuazione alle indicazioni, emerse fino dalla Piattaforma d’Azione di Pechino, secondo cui figure femminili impegnate e competenti nella soluzione nonviolenta dei conflitti debbono prendere parte a trattative che decidono la sorte d’intere popolazioni. Ad esse, infatti, è chiaro l’intreccio che lega la violenza alle donne e l’ordine militare; ad esse è chiaro come le negoziazioni debbano offrire soluzioni in grado di riconoscere le differenti ragioni di ogni parte in causa. Chiediamo pertanto la cessazione immediata dei bombardamenti e delle violenze e che nelle attività di negoziato vengano inserite le competenze femminili presenti nelle istituzioni e nelle società interessate. VI) Sappiamo che l’azione di chi vuole costruire un’alternativa giusta ed efficace alle logiche simmetriche della violazione dei diritti umani e dei bombardamenti deve conoscere un salto di qualità e di consenso. E’ un impegno radicale che ci aspetta. Tuttavia, opporre fino da ora voci, visioni e azioni irriducibili alle scelte del Presidente Clinton, dei governi europei, della Nato, di Milosevic e dei nazionalismi in campo resta un obbligo irrinunciabile. Per la Scuola di politica "Hannah Arendt": Associazione di donne "Orlando", Centro interculturale delle donne "Almaterra",Associazione di ricerca, cooperazione e formazione interculturale tra donne "Crinali", Cooperativa di ricerche statistiche esociali "Prospecta", "ONDA – Organizzazione Nazionale Donne Autonome", Osservatorio sul lavoro delle donne di Milano,Donatella Barazzetti, Maria Grazia Ruggerini (Cooperativa di studi e ricerche sociali "Le Nove"), Gabriella Rossetti (Universitàdi Ferrara), Lidia Menapace, Chiara Sebastiani. Bernadette Rigaud, Anna Draghetti, Maria Merelli, Paola Vinay, Sandro Cittadini, Rivista Marea(Monica Lanfranco), Tina Capone, Stefania Doglioli, Scuola di Lenor (prov. Ancona) Marisa Saracinelli, Adriana Perrotta Rabissi (Milano), Foglio il paese delle donne redazione di Firenze Milly Mazzei, Libreria delle Donne (Firenze), Mili Romano, Arcilesbica Padova Elisabetta Torresin, Ass. Casa della donna Pisa Cristina Calasso, Elisabetta Campus, Angila Falconetti, Maria Blanco Facal, "Trame di Terre" Ass. Donne Native e Migranti-Imola, "Commissione pari Oppurtunita'" (Ancona), Sara Gandini Ist. Europeo di Oncologia (Milano), Cristina Cecchini Consigliera Regionale Marche, Donne che militano nella Ass. "Rinnovare la Sinistra"(Pesaro),Liana Chiappa insegnnte di Osimo, Silvana Amati Presidente Consiglio Regionale Marche, Lidia Licari John Hopkins University (Bologna), Osservatorio delle Donne Trevigiane "La Panchina", Maria Assunta Vecchi Storia e Sociologia, Monica Naldi Arcilesbica "Zami" (Milano), Gabriella Grasso, Centro Documentazione Donne di Bari,Antonietta Pastore di Torino. Per informazioni rivolgersi a: Progetto - Marzia Vaccari -
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