Perché un archivio delle buone pratiche?
Il nostro progetto comprende una fase di censimento delle buone
pratiche volte a dare inizio a nuove forme di autorità femminile e a nuove forme di
azione pubblica nella politica. In questa raccolta e catalogazione è previsto uno studio
di caso, costituito dal settore della sanità pubblica. L'indagine si svolgerà dapprima in
Italia e nei paesi partner per arrivare,
nellarco di tre anni, a tracciare un panorama in tutti i paesi europei. Per quale
ragione abbiamo avviato questa "impresa"?
In primo luogo abbiamo ritenuto
utile contribuire allinformazione e allo scambio di esperienze su ciò che le donne
fanno nei vari paesi per accrescere i livelli di potere femminile. Una conoscenza non
certo "accademica", ma con il preciso scopo di creare legami e relazioni tra
donne che si muovono su obiettivi simili nelle diverse realtà. Una messa in rete che
dovrebbe contribuire a rafforzare le donne nelle loro azioni e accrescere il loro stesso
potere.
La seconda ragione, ma non
certo in ordine di importanza, che ci ha spinto su questa strada è il bisogno che abbiamo
sentito di riflettere sul significato e contenuti di quelle che in termini generali si
definiscono buone pratiche. Troppo spesso, forse, si è fatto riferimento ad
elementi quantitativi, misurabili, trascurando gli elementi qualitativi, certo più
sfumati, del problema. Il nostro lavoro si propone invece di censire le buone pratiche a
partire da una concezione essenzialmente qualitativa delle stesse. Infatti abbiamo rivolto
lattenzione a quelle azioni efficaci, valide, socialmente giuste, capaci di incidere
nei processi decisionali, sul piano qualitativo o quantitativo, direttamente o
indirettamente.
Che cosa intende
dunque per buone pratiche?
Una buona pratica tiene conto
delle differenze, in primo luogo la differenza di genere, e mira all'uguaglianza e alla
giustizia sociale. A partire da ciò è in grado di produrre cambiamenti - anche se
limitati e parziali - nei comportamenti e nelle relazioni nella sfera pubblica (ad esempio
nei modi di esercitare la leadership). E' una buona pratica quella che vuole costruire un
noi (plurale, relazionale, a rete...) che sia soggetto dell'agire politico e allo stesso
tempo non annulli, anzi valorizzi, le differenti identità individuali o di gruppo. E' una
buona pratica quella che sa dare impulso e valore a nuove forme di autorità e
autorevolezza femminile che diventano con ciò visibili e trovano riconsoscimento nella
sfera pubblica. Insomma una buona pratica è quella che tende a costruire connessioni.
Quali buone
pratiche?
Lattenzione
rivolta a pratiche femminili in cui anche gli uomini possono essere attori a diversi
livelli. Si può trattare di pratiche messe in atto fuori e dentro le istituzioni, ma
anche attuate in una collocazione intermedia partecipante fra il dentro e il fuori,
formalizzate e non. Prendiamo in considerazione larea generale della politica,
intesa essenzialmente come sostanziale attuazione dei diritti di cittadinanza e
all'interno di questa c'è un approfondimento specifico nel campo sanitario e
socio-sanitario, che può essere relativo alla dimensione istituzionale e/o associativa.
Maria Grazia Ruggerini
Per informazioni, o se
volete segnalare delle buone pratiche da inserire nell'Archivio e nel Data-base
informatico, potete contattare
Fernanda Minuz, coordinatrice del
progetto "Scuola di Politica Hannah Arendt"
Paola Vinay, responsabile delle attività di
progetto nel settore della Sanità Pubblica

Per informazioni rivolgersi a:
Fernanda Minuz, coordinatrice del
progetto
Associazione di donne Orlando - Bologna
via Galliera 8 - tel. 051-233863 fax 051-26346O
Progetto - Marzia Vaccari
Ideazione grafica e Html - Piera Morselli
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