Claude Cahun "PLAYING A PART!" Regia di Lizze Thynne Inghilterra, 2004 44’ Il film Playing a Part è dedicato all’artista surrealista Claude Cahun, fotografa e scrittrice nella Parigi degli anni 20 e 30 (dove fu amica del poeta Robert Desnos e ammirata da André Breton), e al suo sodalizio di arte e vita con la fotografa, costumista e illustratrice Marcel Moore, che alle loro attività di resistenza all’occupazione nazista dell’isola di Jersey (l’unica parte di territorio inglese che fu invasa dai nazisti), che portò, oltre che la confisca e distruzione della maggior parte delle loro opere, al loro arresto e incarcerazione, conclusasi solo con la fine della guerra.
Prodotto nel 2004, il film narra la vita di Cahun e Moore attraverso riproduzioni delle loro opere e filmati d’archivio, interviste a critici e brevi ricostruzioni filmate dei loro set fotografici, messe in scena dalla danzatrice e coreografa Lea Anderson, già responsabile delle coreografie del film Velvet Goldmine con Ewan McGregor. 
Nata nel 1894 a Nantes, da famiglia di origini ebraiche (tra cui lo zio Marcel Schwob era un famoso scrittore) Claude Cahun è oggi considerata una delle più grandi artiste nella storia delle Avanguardie: le sue elaborate “messe in scena†fotografiche costituiscono una straordinaria riflessione sui concetti di ruoli e identità femminile e maschile, che precorrono di cinquant’anni il lavoro di artiste contemporanee come Cindy Sherman. Presentandosi in abiti stravaganti o con monocolo e completo maschile, con i capelli rasati o dipinti di rosa o argento, come ballerina-ginnasta o Buddha, come Vamp alla Theda Bara o come una Alice invecchiata addormentata in un cassettone, la serie di ruoli e “maschere†indossate nelle sue foto denunciano ed espongono la propria artificiosità ed intercambiabilità , dissolvendo le distinzioni binarie tra i generi. Il suo lavoro, noto solo in circoli ristretti negli anni 20 e 30, È stato riscoperto organicamente solo a partire dagli anni 90, con la pubblicazione di uno studio biografico di François Leperlier e con una grande mostra al Centre Pompidou a Parigi nel 1995.
Lucie Schwob conobbe Suzanne Malherbe nel 1909, quando aveva 15 anni. Tormentata da problemi di anoressia e tentativi di suicidio, ne uscì iniziando a scrivere, e venne pubblicata per la prima volta nel 1913, sotto il nome che scelse (di genere indefinito) Claude Courlis, poi mutato in Cahun nel 1915. Nel 1919 pubblicò il suo primo libro con illustrazioni di Suzanne Malherbe (che a sua volta prese il cognome Moore, alternando il nome Suzanne a quello di genere maschile Marcel), “Vue et Visionsâ€. Dopo il trasferimento a Parigi nel 1920, Cahun produsse una serie di racconti su “eroine incomprese†della storia (come Salomè, Eva, e Saffo), che vennero pubblicati dalla prestigiosa rivista letteraria Mercure de France. Dal 1925 al 27 lei come attrice, e Moore come costumista, presero parte alla compagnia del Thèatre Esotèrique, che metteva in scena spettacoli esoterici come “Babilonia†e “Edipo e la Sfingeâ€, nei quali recitò anche …douard de Max (idolo delle folle parigine che era stato partner sulle scene di Sarah Bernardht nella sua famosa interpretazione vestita da uomo, del figlio di Napoleone, e che nel 1908 aveva lanciato Cocteau organizzando la prima lettura pubblica delle sue poesie).
Nel 30 pubblicò il libro con fotomontaggi suoi e di Moore “Aveux non Avenus†e nel 32 si unà alla Associazione degli Artisti e Scrittori Rivoluzionari, di ispirazione comunista e trotkysta; nel 34 pubblicò il saggio “Les Paris sont ouvertsâ€, che esaminava le possibilità dell’atto poetico nel promuovere una coscienza rivoluzionaria, e nel 35 partecipò alla pubblicazione Surrealista “Contro-Attacco†(con la foto del fantoccio di un soldato tedesco fatto di strisce incollate del quotidiano comunista l’Humanitè) ed esibì una serie di “dipinti fotografici†all’esposizione surrealista internazionale di Londra.
Nel 1937 Cahun e Moore decisero di trasferirsi nell’isola di Jersey, nel Canale della Manica, un luogo di vacanze popolare per le famiglie borghesi di Nantes che avevano già visitato più volte. Acquistata la tenuta di Le Rocquaise (ribattezzata “La fattoria senza nomeâ€) vi vivevano sotto i loro veri nomi, in isolamento quasi totale, salvo la corrispondenza che continuarono a scambiare con i Surrealisti a Parigi. L’isola, a poca distanza dalla costa Francese, fu occupata nel 1940 dai nazisti, divenendo l’unica parte di territorio inglese occupato durante la guerra. Durante i quattro anni di occupazione, le due donne si impegnarono in una campagna di propaganda anti-nazista. Conoscendo perfettamente il tedesco, scrivevano a macchina messaggi disfattisti su piccoli foglietti, firmati “il Soldato senza Nomeâ€, che invitavano i soldati all’ammutinamento o che riportavano i bollettini di Radio Londra (captati dalla radio che continuavano a possedere nascosta, dopo l’editto che le aveva rese illegali sull’isola). I fogli venivano gettati appallottolati nelle auto parcheggiate dei soldati, o inseriti nelle tasche dei cappotti lasciati appesi nell’attaccapanni del bar che frequentavano, oppure messi in pacchetti di sigarette lasciati per strada. In un’altra occasione, nella chiesa di St Brelade, prima di una messa che doveva venire celebrata per dei soldati morti, affissero il cartello “Gesù è morto per i nostri peccati ma noi dobbiamo morire per Hitlerâ€. I loro flyer si concludevano sempre con la dicitura “per favore distribuiteâ€, cosa che apparentemente alcuni fecero: 350 messaggi, circa un settimo dei totali prodotti, vennero confiscati per tutta l’isola. Per tre anni, i nazisti cercarono un inesistente gruppo di resistenza a Jersey, fino a che le donne vennero sospettate e, dopo una prima convocazione nel marzo del 44 a causa del cognome tedesco di Lucie/Claude, vennero arrestate nel luglio del 44, e la loro casa perquisita più volte, distruggendo la maggior parte del loro archivio, e aggiungendo il “possesso di materiale pornografico†alla lista delle loro imputazioni. Mentre venivano portate in prigione, le due tentarono il suicidio con dei tranquillanti. Il numero di pillole era insufficiente per togliere la vita, ma il ricovero in ospedale tardò il loro interrogatorio evitando loro la deportazione. L’ultima nave era partita infatti la mattina del loro risveglio. Nel novembre del 1944 vennero condannate a morte, ma per le proteste del consolato francese e dell’ufficiale giudiziario di Jersey la sentenza non venne eseguita. Le donne vennero liberate all’arrivo degli Alleati sull’isola, l’8 maggio 45; lo stesso giorno, Claude Cahun volle farsi fotografare sulla porta della sua casa, con tra i denti uno stemma militare tedesco che le era stato regalato da una compagnia di prigionia. Cahun, la cui salute non si era più rimessa dopo i maltrattamenti subiti in prigione, e Moore continuarono a produrre fotografie fino alla morte della prima, nel 1954. Marcel Moore continuò ad abitare sull’isola, togliendosi la vita a 79 anni, nel 1972.
(Walter Rovere) |