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Claude Cahun di Mariagrazia Pecoraro PDF Stampa E-mail

CLAUDE CAHUN.
(Nantes 1894 - Jersey Island 1954)

"Gender is a kind of imitation for which there is no original" ("Il genere è una specie di imitazione per la quale non esiste l'originale" Judith Butler da "Inside/Out")

"Come è strana la gente che crede che sia successo! Ma come possono? Una sola cosa nella vita, il sogno, mi pare abbastanza bella, abbastanza commovente, per meritare che ci si turbi fino alle risa, fino alle lacrime.
Ho creduto di trovare lo scopo della mia indifferenza quotidiana (il luogo e la formula), un prolungamento delle mie notti: l’arte (Ah! Come ero giovane, quindi!). Vergine, infatti, fino all’anima, io non mi ero ancora occupata di questioni artistiche – sarà la mia scusa. Capii presto l’orribile trappola: pittori, scrittori, scultori, musicisti anche, copiavano la vita. Al posto di ingannarla, di tradirla, questa sposa eterna! Si faceva a gara a chi le era più fedele, invece. Potevo io ammirare le loro oleografie, io che già non amavo per niente il modello? Però, a volte i “falliti” mi piacevano, quei ritratti che non ci riesce fare somiglianti. Ma altri, sedicenti amanti dell’Ideale, assicuravano di deformare apposta i tratti dell’eroina (Certo! E se ne vantavano!) – Imbellettate, truccate, mettetele un naso finto – grattate: la smorfia riappare; la donna, lei è sempre sotto! – Altri uomini pretendevano di creare in modo assoluto, o almeno di riprodurre l’altra vita, spontanea, quella che sorge, si muove sotto le palpebre chiuse…E, fieri della loro rivolta, si contentavano di mettere insieme, e senza nessun discernimento, quel che trovavano sparso nella natura, o nelle case dei loro colleghi: i decalcomani. Di tali opere, ah! che un dio si degni di decidere! Credendosi tutti distruttori, costruttori, misconosciuti, maledetti, parricidi, incendiari – come se si facessero paura da sé! Come sono, davanti a ciò che essi chiamano: la gloria, dei bravi bambini, e sottomessi, e picchiati! Come gli manca l’audacia!... Loro credono all’immortalità del genio (scemenza come tante!). Pensano anche, gli uni che è successo, gli altri che succederà.
Non vale neanche la pena di dirlo? Si vede: non mi piacciono per nulla. Dipende dall’avere troppo voluto che mi piacessero.
... La mia ripugnanza è tutta estetica. Toccarla? Sì, essi vogliono sempre questo: che si ammiri come è imitata bene!... Non sapevo che avessero tanta immaginazione.
...
Questo che cosa prova? Semplicemente che avevo ragione:
l’arte, la vita: si equivalgono. Fanno a gara a chi sarà più lontano dal sogno – e anche dall’incubo. Ammetto che esistano degli stupidi sui quali ciò fa molto effetto. A me no, mi lascia fredda."

Claude Cahun "Heroines" da SALOME’ LA SCETTICA 1925 (dedicato ad Oscar Wilde) traduzione Moira Ferrari

 

claude cahunL'interesse contemporaneo nella figura di Lucy Schwob, in arte Claude Cahun, sembrerebbe quasi una conseguenza diretta degli studi sulle teorie queer, sull'identità di genere, sul transgender e sul cyborg.
Ci troviamo infatti di fronte ad una donna, termine che nel suo caso sembra veramente troppo “restrittivo”, anche senza addentrarci nelle teorie di genere, che fu poeta, saggista, critica letteraria, romanziera, surrealista, traduttrice, attrice, "costruttrice ed esploratrice di oggetti", fotografa, artista rivoluzionaria, militante oppositrice del nazismo, lesbica ed ebrea, ma soprattutto sperimentatrice nelle sue performance, giocate sul mistero, sulla confusione e sull'ironia, che sembrano precorrere ed anticipare exploit artistici ben più recenti.
Questo alone di mistero, creatosi intorno alla sua immagine, in qualche modo adesso è diventando oggetto di culto appunto da parte di chi è particolarmente interessato ai gender studies, proprio perché Cahun sembra smaterializzare il corpo, per decodificarlo ed assumere di volta in volta un aspetto fisico e un ruolo altro da sé.

Cahun fu un'artista la cui opera sembra veramente avere precorso i tempi per ciò che riguarda l'esplorazione critica dei discorsi sull'identità di genere. Guardando le sue fotografie si percepisce una "stranezza eccentrica" molto familiare, specialmente di fronte ai suoi autoritratti. Chi è riuscito a leggere alcuni dei suoi scritti ha avuto conferma di questa sua eccentricità e del suo desiderio di esplorare territori della psiche umana che per molte e molti di noi sono tutt'ora estremamente rilevanti.
Le sue opere hanno però dovuto attendere gli anni 90 e l'ultima ondata di femminismo per uscire dall'oscurità ed essere seriamente rivalutate. Nel '92 lo studioso François Leperlier le ha dedicato la prima monografia ed ha redatto un catalogo delle sue opere fotografiche in occasione di una retrospettiva parigina.

Non è quindi così facile collocare questa artista in maniera obiettiva nel periodo storico in cui è vissuta, cioè nella Parigi degli anni 20 e 30 del novecento, più semplice è la tendenza di molte/i ad interpretarla con occhio postmoderno, dimenticando appunto che visse in un periodo in cui una donna generalmente si poteva permettere di dedicarsi all'arte soltanto se proveniva da una famiglia agiata ed acculturata, quale la sua, la cui popolarità le facilitò la carriera, d'altro canto le origini ebraiche paterne, la sottoposero a non pochi insulti razzisti durante l'infanzia, mentre le sue affiliazioni politiche si orientarono sempre a sinistra anche quando abbandonò qualsiasi appartenenza partitica o movimentista.

Cahun visse la sua giovinezza artistica e intellettuale negli anni 20 del secolo scorso, durante il passaggio tra il movimento Dada e il Surrealismo e da queste correnti artistiche fu formata e assorbita.
Gli artisti che fondarono il Surrealismo compirono un'esplorazione dell'inconscio con lo scopo di liberare lo spirito creativo represso e il proprio desiderio. Con l'innegabile influenza del movimento Dada alcuni di loro tentarono di applicare le teorie psicoanalitiche alle arti.
I fondatori, tra cui Andrè Breton, che incoraggiò Cahun nel suo lavoro artistico e letterario, (pur avendo spesso dimostrato indifferenza se non intolleranza nei confronti degli omosessuali), vissero attraverso la I^ Guerra Mondiale e ne uscirono nauseati e in totale opposizione a tutte le ideologie totalitarie dell'ordine esistente.
Il loro obiettivo fu di cambiare la società superando tutte le false dicotomie, quindi il sogno dalla realtà, la coscienza dall'inconscio, il maschile dal femminile, il lavoro dal gioco, attraverso una liberazione delle potenzialità poetiche dell'individuo nell’ottica di un’utopia libertaria per tutta l’umanità.
Le donne furono molto attive nel movimento surrealista fin dall'inizio, anche se, come spesso è accaduto nella storia dell'arte e non solo, ad eccezione di poche, la critica le ignorò per decenni, soffermandosi quasi esclusivamente sulla strana idealizzazione e distorsione psichica che Il Surrealismo fece della figura femminile, spesso vissuta più come metafora nascosta delle fantasie erotiche maschili. Tutto questo a scapito delle artiste.

Claude Cahun, è stata una delle più dimenticate, oltre che a causa della ben nota centenaria discriminazione contro il genio e il talento artistico femminile, forse anche per la sua riservatezza personale (non gradiva mostrare i suoi lavori fotografici pubblicamente), aggiungendo il fatto che una grande parte dei suoi lavori fotografici furono distrutti durante la perquisizione della sua casa nell’isola di Jersey da parte dai nazisti, dopo la carcerazione sua e della sua compagna Suzanne Malerbe (in arte Marcel Moore).

Nonostante questo, ciò che è rimasto ci ha rivelato una maestria del mezzo che ci conduce facilmente ad equiparare i risultati tecnici ed estetici della sua opera fotografica a quella di Man Ray.

Un altro aspetto interessante dell'opera di Cahun è l'uso che fece dei costumi, dei trucchi e di un tipo di scrittura che contribuivano volutamente a confondere le idee dello spettatore e del lettore (Cahun scriveva in prima persona anche nei dialoghi a due, per cui qualsiasi interlocutore diventava, ed in realtà era, un suo alter ego). Si evince da questo quanto il progetto surrealista rappresentò per lei un'opportunità irrinunciabile dandole la possibilità di dare sfogo alla sua personalità idiosincratica.

Per la maggior parte delle sue fotografie, specialmente per quanto riguarda i fotomontaggi, tratti dal volume Aveux non avenus ("Confessioni nulle, vuote"), l'artista agì in collaborazione con la sorellastra e amante, Suzanne Malerbe ( Marcel Moore), particolare non trascurabile: questa doppia intimità assume un significato particolare se riflettiamo sulle immagini che Cahun progettò adottando un approccio un po’ transazionale, cioè relazionandosi al suo doppio/all'altra: Marcel Moore regolava l'esposizione della luce ed era la prima spettatrice/co-organizzatrice alla quale Cahun si rivolgeva e con la quale costruiva pose e travestimenti.
Nell'introduzione al suo libro "I'll be your mirror", Fabiola Naldi cita Roland Barthes : "Davanti all'obiettivo io sono contemporaneamente: quello che io credo di essere, quello che vorrei si creda io sia, quello che il fotografo crede io sia e quello di cui egli si serve per far mostra della sua arte".
Cahun oscillò continuamente tra un sé fisico e un sé fittizio e li spinse fino a smaterializzarsi e rendersi oggetto delle sue stesse manipolazioni; le impersonificazioni di ruoli maschili e femminili erano "citazionismi mitologici e scenografici" (Fabiola Naldi).

Oltre al’utilizzo dell’antica metafora della maschera e dello specchio, oltre alla estremizzazione della teatralità e delle identità opposte o intermedie, perché volutamente androgine/asessuate, uno dei fattori più affascinanti di Cahun fu la sua abilità nel travestire se stessa attraverso lo sguardo a volte fisso, quasi vacuo e indifferente, a volte inquisitivo, rivolto all'obiettivo o al suo doppio.
Per quanto riguarda i fotomontaggi, gli oggetti-montaggi e i vari allestimenti, Cahun, come aveva già fatto Marcel Duchamp, utilizzò e riciclò continuamente tutto il suo lavoro, in una perenne citazione dei concetti che più le stavano a cuore. Attingeva continuamente ad un vasto archivio fotografico di immagini di se stessa, di oggetti quotidiani e di materiali deperibili, tornando e ritornando sul tema dello specchio, del volto e del corpo in trasformazione, smembrato e dis-integrato, della maschera, della trasformazione degli oggetti più comuni. I "foto/oggetto-montaggi" diventano curiose ed intriganti rappresentazioni oniriche e qui ritroviamo l'esperienza surrealista.

In un saggio intitolato 'The equivocal "I": Claude Cahun as lesbian subject' (letteralmente "L'Io equivoco: C.C.come soggetto lesbico", ma in inglese la lettera I, cioè Io, si pronuncia come la parola eye, cioè occhio), la critica d’arte Abigail Solomon-Godeau arriva ad ipotizzare che la posizione enunciativa di lesbica di Cahun potrebbe in qualche modo facilitare ed allo stesso tempo complicare il gioco di imitazione non meno del gioco di identificazione.
In realtà, pur vivendo da tale, Cahun non parlò mai di sé come lesbica, ma la sua opera sicuramente scuote le certezze e le limitazioni identitarie.

Concludo riferendomi all'attività politica di Claude Cahun che sempre assieme a Marcel Moore, nella loro residenza nell’isola britannica di Jersey, seppe rendere le loro strategie artistiche, adottate precedentemente negli autoritratti, parte integrante della resistenza ai nazisti, portando le due donne a travestirsi da soldati tedeschi, oppure ad indossare stracci e parrucche per infiltrarsi negli avamposti nemici e far scivolare volantini, stampati da loro stesse, con slogan antinazisti, che incitavano apertamente i soldati a disertare.

(Mariagrazia Pecoraro)